Figura importante e controversa all'interno del movimento psicanaliticoDavid Macey, "Introduction", Jacques Lacan, The Four Fundamental Concepts of Psycho-Analysis (London 1994) p. xiv, Lacan fu una delle personalità di spicco della corrente filosofico-antropologica strutturalista e post-strutturalista tra la fine degli anni cinquanta ed i primissimi anni ottanta, assieme a pensatori come Claude Lévi-Strauss, Michel Foucault, Louis Althusser, Roland Barthes, Pierre Klossowski e Gilles Deleuze. Le sue idee innovative e non sempre condivise hanno esercitato una considerevole influenza sul successivo sviluppo della clinica psicoanalitica, della linguistica, della teoria critica, della critica cinematografica e, più in generale, della sociologia e filosofia europee del XX secolo.

Biografia Lacan studia medicina, si specializza poi in psichiatria alla scuola di G. Clérambault"nostro unico maestro in psichiatria" J. Lacan, "Dei nostri antecedenti", 1948, negli Scritti, p. 61.. Si laurea nel 1932 con una tesi su "La psicosi paranoica nei suoi rapporti con la personalità""La psychose paranoïaque dans ses rapports avec la personnalité", 1932, trad. it. Einaudi, Torino, 1980. Si basa su 30 osservazioni, ma è soprattutto una monografia: il caso Aimée. È un caso di psicosi paranoica molto nota negli ambienti surrealisti: Marguerite Pantaine, internata in un ospedale psichiatrico in seguito a un tentativo di omicidio compiuto ai danni di un'attrice conosciuta.. In seguito è anche allievo del filosofo Alexandre Kojève, che lo ha influenzato soprattutto nella prima parte della sua elaborazione.

Nel 1938, terminata un'analisi con Loewenstein, entra nella Société psychanalytique de Paris per poi abbandonarla nel giugno 1953, a causa di una mozione votata contro di lui per aver abbandonato la durata standard della seduta analitica (50 minuti) a favore di una a "durata variabile" (da pochi minuti ad alcune ore).Janet Malcolm, Psychoanalysis: The Impossible Profession (London 1988). Insieme a F. Dolto, D. Lagache e altri fonda la Société française de Paris che attese invano un riconoscimento ufficiale da parte dell'International Psychoanalytical Association (IPA). Dopo dieci anni viene praticamente scomunicato e per tutta risposta fonda una sua scuola, l'École Freudienne de Paris, poi la scioglie e adotta l'École de la Cause freudienne, di cui fu il primo presidente. Il suo insegnamento è trasmesso soprattutto oralmente nei seminari (pubblicati postumi) che hanno visto una numerosa partecipazione per trent'anni.

Teoria e clinica Generalità

Il Lacan degli Altri Scritti mette in primo piano il rapporto tra l'inconscio e il godimento. La presenza del godimento significa che gli esseri umani sono attraversati dalla pulsione. Ma la pulsione è muta. Parla tramite i significanti.

Lacan ha tramutato in logica le modalità di funzionamento dell'inconscio. L'inconscio "è strutturato come un linguaggio" significa che l'inconscio è come una rete che funziona secondo una logica, anche se non è quella dell'io cosciente. In questa rete circola il godimento.

Il linguaggio, combinatoria non solo verbale di elementi discreti, manca di un elemento, quello che potrebbe dargli senso, ed è questo il trauma, per ogni essere umano: l'incontro con questo sapere bucato.

Lacan riconosce a Marx di avere intuito meglio di Freud il sintomo analitico. Il plusvalore non si sostiene che sulla base del più di godere (di qualcuno su qualcun altro), ergo, per Lacan, gli oggetti del capitalismo sono tutti fasulli.

Il soggetto della psicoanalisi è il soggetto della scienza. Non c'è psicoanalisi senza scienza moderna, ma mentre la scienza non si occupa del soggetto, puro riferimento simbolico, svuotato di ogni rappresentazione, errore soggettivo, la psicoanalisi si occupa proprio di esso.

È solo grazie al metodo scientifico che è possibile una trasmissione della psicoanalisi. Il sapere è reso letterale attraverso la matematizzazione. Il matema riveste un'importanza notevole nella teoria analitica e il suo uso è uno degli aspetti più originali della teoria e della clinica lacaniane.

Lacan utilizza un metodo che è quello di ricorrere a due strategie. La prima è quella di ritornare ai testi di Freud, approfondire ostinatamente soprattutto i suoi casi clinici: Dora, L'uomo dei topi, Il piccolo Hans, L'uomo dei lupi e così via. La seconda strategia è di leggere l'inconscio (essendo omogeneo al sapere, poiché anche esso ha struttura di linguaggio) attraverso altri saperi: la linguistica, la filosofia, l'antropologia e la topologia.

Lacan prende, ogni volta, Freud "e poi gli manda un laser di traverso (...) che non viene mai dalla psicoanalisi", secondo le parole di Antonio Di Ciaccia. Ad esempio è proprio tramite il laser della linguistica di Ferdinand de Saussure e Roman Jacobson che Lacan scopre la struttura di linguaggio delle formazioni dell'inconscio."Il metodo di lavoro che ha Lacan è stato sempre il solito, riprende la realtà che gli proviene da Freud, una realtà scritta, come è scritto l’inconscio, una realtà che prende come tale, senza aggiustarla, prende Freud come tale, e poi gli manda un laser di traverso, ogni volta gli manda un laser di traverso. Il laser non viene mai dalla psicoanalisi." Antonio Di Ciaccia, "Il Seminario sul Transfert di Jacques Lacan", inedito, Roma. 1991-92.

L'inconscio strutturato come un linguaggioAntonio Di Ciaccia, intervento al Convegno "Simbolo, metafora, linguaggio", inedito, Roma, 1996

Il trauma per Lacan non è il sesso, ma il linguaggio. Il linguaggio manca di un significante. Gli esseri umani, tutti, anche quelli che non parlano, sono traumatizzati dall'incontro con il linguaggio. L'inconscio è un linguaggio, senza codice.

La struttura cattura l'uomo, lo divide, prende il corpo e il suo godimento. In questo modo si intende la pulsione freudiana, diversa dall'istinto. E si spiega la perdita costitutiva dell'oggetto come è inteso da Freud.

Abbiamo almeno tre diverse accezioni del celebre aforisma "l'inconscio è strutturato come un linguaggio".

Nella prima l'inconscio è un capitolo censurato del libro della storia del soggetto. Qui centrale è la funzione della parola, in particolare quella parola piena che si svolge in analisi che può permettere la trascrizione dell'inconscio, come capitolo censurato. La psicoanalisi, in questa prima concezione, è una pratica di parola che permette al soggetto di ricomporre il capitolo mancante e ristabilire la continuità del discorso cosciente. Il desiderio che smuove l'analisi è un desiderio di riconoscimento e l'analista è il testimone della verità del soggetto.

Nella seconda accezione l'inconscio è più direttamente correlato con il linguaggio e le leggi del linguaggio. La struttura di linguaggio emerge nelle formazioni dell'inconscio (sogno, lapsus, motto di spirito, sintomo) come vengono descritte da Freud nei saggi e nei suoi casi clinici. Tutte le formazioni dell'inconscio, compreso il blaterare in psicoanalisi, hanno struttura di linguaggio, sono pensieri articolati e rispondono a leggi proprie, anche se il soggetto non ha sempre accesso alla comprensione poiché si tratta di un linguaggio cifrato, da decodificare, che si svolge al di fuori del soggetto, ma che lo interessa perché lo veicola in quanto appunto 'soggetto'.

L'inconscio è, come il linguaggio, una combinatoria di elementi discreti e non solo il linguaggio verbale.

Particolarmente in questa fase dell'elaborazione teorica, Lacan fa ricorso alla linguistica di De Saussure e di Jakobson.

Il discorso inconscio si svolge lungo due assi: l'asse della sincronia, che è quello della metafora, e l'asse della diacronia, che è quello della metonimia. Il sogno è una metafora e il sintomo stesso è una metafora. Così come il desiderio è metonimia, gli enigmi del desiderio inconscio si spiegano nel movimento in cui sono presi, che è metonimico.

Questa presentazione della metafora e della metonimia si accorda con le moderne analisi linguistiche, nelle quali la tradizionale diversità tra i due meccanismi viene ridotta al semplice gioco di modalità formali di articolazione tra significanti.

La terza accezione dell'inconscio strutturato come un linguaggio ha a che fare con la pulsione di morte di Freud. Nel 1956, ne Il seminario su 'La lettera rubata commento al racconto di Edgar Allan Poe, Lacan elabora la tesi che collega l'elaborazione di Freud sulla pulsione di morte alla presa dell'ordine simbolico, responsabile dell'innegabile innaturalità dell'esistenza umana. L'automatismo di ripetizione trae principio dall'insistenza della catena significante.

Con la pulsione di morte Freud, secondo Lacan, incontra il linguaggio per la seconda volta, dopo il primo periodo delle decifrazioni dell'inconscio. In questo momento gli si svela l'aspetto più terribile del linguaggio: la sua natura mortifera, che Lacan poi concettualizza con la nozione di inerzia del godimento.

A questo punto, l'inconscio è strutturato come un linguaggio, ma non tutto nell'inconscio è significante. Ciò che sfugge al livello del significante è un residuo del godimento. Tale resto della struttura di linguaggio viene chiamato oggetto piccolo (a).

Questa mancanza è effetto della struttura, ma è inclusa nella struttura stessa. Questo specifica la struttura lacaniana e la distingue da quella degli altri strutturalisti. Il significante di una mancanza nell'Altro è la base della logica del significante.

Il soggetto è mancanza a essere, per questo tende a identificarsi. L'oggetto (a) è il resto dell'operazione significante, oggetto causa del desiderio, che ha il suo prototipo nell'oggetto pregenitale; la pratica clinica permette a Lacan di isolare due oggetti, oltre quelli freudiani (orale e anale): lo sguardo e la voce.

Lo stadio dello specchio

Tra i sei e i diciotto mesi il bambino, in braccio alla madre, davanti allo specchio reagisce dapprima all'immagine come se appartenesse a un altro reale, ma, nel momento in cui incrocia lo sguardo della madre nello specchio, l'immagine gli si rivela come sua. Se quest'altro sguardo non dicesse al bambino che l'immagine gli appartiene, egli continuerebbe a considerarla un oggetto esterno.

L'investimento del bambino si attua prima ancora che sul proprio corpo, percepito come frammentato, sull'immagine completa dello specchio, sull'altro riflesso nello specchio. Questa è la prima identificazione, immaginaria, ed è due volte alienante perché dipende dallo sguardo della madre: se questo sguardo nello specchio non lo vedesse, egli non si riconoscerebbe.

L'immagine del corpo sostituisce la realtà del corpo. Ciò che è investito è l'altro nello specchio e nello stesso tempo il desiderio dell'altro, attraverso lo sguardo della madre. Identificandosi con la madre, il bambino assume il desiderio della madre come proprio.

Già a partire dallo stadio dello specchio, Lacan va in una direzione diversa da quella di Loewenstein, Kris, Hartmann e in generale della psicoanalisi dell'io. Mentre essi interpretavano l'io come istanza centrale e sintesi della personalità, per Lacan l'io è alienato in modo primordiale. Inoltre, per la dialettica hegeliana della lotta a morte, l'io è minacciato da quello stesso altro senza il quale non esisterebbe; il nucleo più profondo dell'io è paranoico.

Per la psicoanalisi dell'io, e anche per le teorie cognitivo-comportamentali, l'io è l'elemento centrale della cura, alleato del terapeuta che ha il compito di rafforzarlo. La cura termina con un io completo e identificato a quello dell'analista. In Lacan, al contrario, e secondo lui anche in Freud, l'io viene decentrato, come in una rivoluzione copernicana, e la cura può essere definita anche una "paranoia controllata". Che senso avrebbe che l'io, peraltro mai completo, dal nucleo paranoico del paziente debba plasmarsi su quello dell'analista? La risposta arriva pian piano, elaborando il simbolico, o linguaggio.

L'etica della psicoanalisi