Longone al Segrino (semplicemente Longone fino al 1863; Longon in dialetto brianzolo, AFI: ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Como in Lombardia. È adagiato in una piccola conca formata da colline moreniche.
Origini del nome Il toponimo "Longone" sarebbe da attribuire a Caio Manlio Longone, condottiero romano resosi protagonista di una vittoriosa battaglia combattuta all'interno dell'odierno territorio comunale..
Nel 1865 fu aggiunto al nome di Longone l'attributo "al Segrino" per poterlo così distinguere dal comune di Longone Sabino. Il lago del Segrino è il vicino laghetto alimentato da sorgenti sotterranee ai piedi del monte Cornizzolo. Gli antichi pagani avevano dedicato il lago agli dei chiamandolo "Fonte Sacra", da cui derivò il nome popolare Sacrino che poi divenne Segrino.
Storia Preistoria ed età antica Antichi abitanti Le notizie sui primi abitanti sono scarse e non si conosce nulla del luogo prima dell'arrivo dei Celti: popolazione caucasica emigrata nel nord d'Italia, i quali fondarono molti paesi della zona e probabilmente furono loro i primi abitanti di Longone al Segrino. Del loro passaggio rimangono numerose testimonianze archeologiche.
Nel 26 novembre 1894, scavando le fondazioni della casa Bramani posizionata ai confini del paese verso il lago, alla profondità di circa un metro vennero rinvenute tre tombe celtiche formate con lastre di beola non lavorate e dell'altezza di circa . Le tre tombe contenevano vasi di terracotta nerastra, levigata e decorata, con residui di ossa umane combuste ed alcuni monili di bronzo lavorato. Nella prima tomba venne trovata una collana di anellini, due fermagli a grandi coste, una fibula a sanguisuga, un anello ed una rotella a otto raggi. Nella seconda tomba vennero trovate tre fibule di bronzo a sanguisuga, un anello decorativo, alcuni braccialetti aperti, alcuni orecchini di bronzo ed una fusaiola di terracotta. Nella terza tomba venne ritrovato un frammento di collana decorata con pezzi di corallo, alcuni orecchini, alcuni braccialetti aperti, un ornamento a forma di occhiale e alcuni relitti di bronzo.
Nel 1878 furono scoperte tombe preromane con vasi di terracotta nerastra contenenti ossa umane combuste.
Arrivo dei romani Circa nel 222 a.C. il proconsole romano Caio Metello fa passare Longone sotto l'Impero romano. Sono molto numerose a Longone i resti della dominazione romana. Il 9 marzo 1765 durante gli scavi delle fondazioni del nuovo oratorio di Santa Maria per sostituire il vecchio oratorio ormai diroccato, venne rinvenuta un antico altare di marmo fatto costruire da Domizio Germano per sciogliere un voto ad Ercole, il dio pagano della forza. La lastra venne trasportata a Desio nell'allora villa Traversi, poi divenuto istituto missionario.
Alla fine del 1866 furono scoperte cinque tombe romane nell'allora parco Tagliasacchi; tre di queste tombe erano costruite con lastre di beola, mentre le altre due erano in muratura. Il contenuto consisteva in scheletri umani, oggetti di vetro, di terracotta e metallo ed alcune monete romane. Tra questi vennero ritrovati due bicchieri di vetro molto preziosi, di color verdastro con il labbro incurvato uno a forma di cono e l'altro a forma di ovale. I reperti di terracotta erano lavorati al tornio e consistevano in: due orinali, due vasi di terra neri, una scodella verniciati di nero, una scodella schiacciata e molti utensili da cucina in frantumi. Tra gli oggetti in metallo fu trovata un'armilla di bronzo, tredici bracciali di bronzo, un bracciale di ferro a forma di testa di serpente, una fibbia di bronzo, otto fibbie di ferro, un anello d'argento a staffa con tre lettere sullo scudo, tre orecchini di bronzo, alcune catenelle di bronzo ed uno spillone di rame contenuto in un astuccio di bronzo lavorato. L'oggetto più prezioso ritrovato era un cilindro di rame contenente due foglietti arrotolati fatti di rame esteriormente e d'argento interiormente sui quali erano presenti cinque righe con scritte indecifrabili.
Nel 1880 il signor Cavalieri scoprì altre tombe romane contenenti tra l'altro monete di Diocleziano e Costantino Magno.
Nel 1910 in un prato del Beldosso venne dissepolto un sepolcro scavato in un trovante di serpentino. Fu esposto nella piazza dell'oratorio.
Dal Medioevo ad oggi I barbari invasero queste terre ripetutamente arrivando dalla Valtellina, dalla Valsassina e dalla Valassina, portando distruzione e morte. Nel 452 gli Unni, nel 476 gli Eruli, nel 489 i Goti, nel 569 i Longobardi, nel 744 i Franchi e dall'850 al 930 si ebbero violente irruzione degli Ungari.
Gli abitanti della zona terrorizzati da principio fuggirono sui monti, poi iniziarono a costruire torri e castelli per difesa propria e protezione del territorio. È di questo periodo l'origine della torre quadrata e massiccia fatta di blocchi lavorati che sorge al centro dell'abitato di Longone al Segrino, usata come sbarramento sulla strada che porta ai piani d'Erba. La torre aveva funzioni di casello daziario.. Da fonti storiche risulta che la torre esisteva già nel 990 e ad essa era annesso un possente castello, di cui ora non rimane più traccia, appartenuto alla famiglia dei Miglio.
Successivamente Longone appartenne alla Corte di Casale insieme agli allora paesi di Canzo, Caslino, Castelmarte, Proserpio, Cassina Mariaga, Cassina dei Zani. Tale feudo venne concesso da Galeazzo Maria Sforza nel 1472 ai fratelli Antonio e Damiano Negroni di Ello, detti i Missaglia; la cui casata si estinse nel 1697, anno in cui Tiberio Crivelli acquistò il feudo dalla Corte del Casale. Nel 1799 Giuseppe Tagliasacchi acquistò il castello riparandolo ed abbellendolo.
Le continue scorribande di eserciti amici e nemici e le piogge torrenziali e forti tempeste rovinarono i raccolti già scarsi. Nel 1628 e nel 1629 la carestia e la fame flagellarono il paese. Nel 1629 i lanzichenecchi scesero dalla Valassina diffondendo la peste che porto terrore, desolazione e morte nella popolazione. Dagli annali risulta che la prima vittima di Longone fu il contadino Bartolomeo De conti abitante nella frazione Arsago. Il curato Francesco Piantanida andò a portargli l'estrema unzione e ne scrisse il testamento martedì 30 luglio 1630; il religioso morì il giorno dopo per la stessa malattia. Dopo il 1630 non vi furono altre epidemie di peste, grazie anche all'aria salubre del luogo. Ma nell'agosto 1836 arrivò il colera; chi veniva infettato moriva dopo un giorno di malattia e veniva seppellito di notte. Tale morbo ricomparve anche nel 1855 e nel 1867, ogni volta causando molte vittime tra la popolazione.
Fino alla seconda metà XIX secolo i boschi che coprivano le colline erano di proprietà comunale; tutti gli abitanti di Longone potevano raccogliere legna e, nelle radure, far pascolare liberamente il bestiame. Il 5 dicembre 1853 venne deciso di suddividere la proprietà comunale in lotti, assegnandone uno ad ogni famiglia in enfiteusi. Da questa suddivisione vennero esclusi i boschi occupati dall'ingegnere Geremia Tagliasacchi, come ricompensa per le spese sostenute per la conduttura dell'acqua sorgiva, ceduta in parte alla comunità. Nacquero attriti con gli abitanti di Galliano che avanzavano diritti sui boschi allivellati; tali contrasti vennero risolti pacificamente.
Simboli Lo stemma del Comune di Longone al Segrino è stato concesso con decreto del presidente della Repubblica del 12 gennaio 2007.
Il gonfalone è un drappo partito di bianco e di azzurro.
L'argento e l'azzurro richiamano i colori del vicino lago del Segrino. Il leone si ritrova nel blasone della famiglia Longoni, o de Longono (d'azzurro, al leone d'argento). Nella seconda partizione è rappresentata la torre di Longone che sorge al centro dell'abitato ed è simbolo del paese.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa di San Fedele Costruita sulla base di una chiesa attestata nella pieve di Incino a partire dal XIII secolo ed elevata a sede di una parrocchia dal 1519, la chiesa deve il suo aspetto attuale ad alcuni interventi di ristrutturazione avvenuti nel 1721 e nel 1928.
Secondo i primi dati disponibili, la chiesa di San Fedele fu fondata nel 995 dal prete Arderigo. Mentre nel 1250 risulta elencata la cappella di San Fedele (dati presenti nel catalogo di Goffredo da Bussero). La cappella di San Fedele, dedicata a San Fedele martire (i santi guerrieri erano molto graditi ai Longobardi), era di stile longobardo; misurava 16 braccia dalla porta al presbiterio, 13 braccia di larghezza e 11 di altezza. Il coro e l'altare misuravano 8 braccia in lunghezza e 3 in larghezza. Possedeva un unico altare e la volta era senza soffitto. Aveva un'unica porta con quattro gradini. Nel 1484 venne decorata e tali decorazioni vennero alla luce nelle riparazioni posteriori.
Nel 1517, dopo la morte del curato Leone del Conte, la Curia di Corneno era divisa in tre rettorie: di San Giorgio con Corneno e Mariaga; di San Fedele con Longone e Morchiuso; di San Lorenzo con Penzano e Pusiano.
Il 15 ottobre 1519 il notaio Angelo De Vignaria assegna come rettore della chiesa di San Fedele il prete Bernardino De Parravicini di Mazzonico, già canonico di Corneno. Gli furono assegnati i seguenti beni: mezzo staio di frumento per ogni focolare; i terreni: Campo del Fico, Vilatica, Costa, in Costa, alla Costa, Campora, Camporetta e Bodiguzzo; l'affitto di 200 lire pagato dagli eredi De Giudici per la Costaiola. Il rettore doveva offrire ogni anno un cero di 12 once alla festa di San Giorgio a Corneno. Gli abitanti avrebbero provveduto alle suppellettili, ai paramenti,all'olio, alla cera e a quanto necessario per la celebrazione della messa.
Il 5 marzo 1567 gli abitanti di Longone supplicarono il cardinale Carlo Borromeo di creare la chiesa di San Fedele, con diritto di suggerire il sacerdote da eleggere, purché idoneo all'incarico e approvato dalla curia. L'arcivescovo acconsentì alla domanda, elevando la chiesa al rango di parrocchiale, e i parrocchiani si presero carico delle riparazioni future della chiesa e alla fornitura di tutto il necessario per le funzioni religiose; promisero anche di fornire una mina di vino o 25 lire imperiali per focolare al parroco. Nel 1570 venne stabilito un aumento di 200 lire annue al parroco causa l'insufficienza dei redditi a sua disposizione.
All'inizio del XVIII secolo la popolazione andava sempre più aumentando e la chiesa parrocchiale non era più in grado di contenere tutti i fedeli, senza contare le riparazioni che andavano fatte. Il curato Giuseppe Farina nell'aprile del 1721 iniziò i lavori di ingrandimento che furono terminati nell'agosto del 1722. La chiesa così ingrandita fu inaugurata dal prevosto di Erba. La chiesa ora era lunga 20,5 braccia, larga 13 ed alta 25; fu anche costruito il campanile come richiesto da San Carlo e dal cardinale Federico Borromeo. Nel campanile vi era una sola campana con inciso il motto: A fulgure et tempestate, libera nos Domine. Nel 1790 il curato Civati ottenne le tre campane appartenute al convento di San Vincenzo di Milano, soppresso nel frattempo. Nel 1904 il campanile ebbe al suo interno 5 campane.
Nel 1906 la chiesa di San Fedele e le sue suffraganee vennero comprese nel Vicariato foraneo di Canzo e assegnate alla giurisdizione del prevosto di Canzo, restandovi fino al 1971-72, quando venne ricompresa nel Decanato di Erba.
Nei registri parrocchiali, sono elencati fin dal 1600 stanziamenti per il suono ed il canto durante le funzioni religiose. Nel 1848 la ditta Bernasconi di Borto Varesino ha costruito l'organo per la chiesa parrocchiale (San Fedele); è stato rifatto nel 1950 e nel 1952 è stato motorizzato. Nel 1908 il parroco don Colombo ha istituito la banda musicale per accompagnare le processioni religiose, celebrare le solennità patriottiche e rallegrare la popolazione.
Chiesa di Santa Maria in Prato All'uscita del paese, sulla strada verso il lago esisteva un antico oratorio, le cui origini si sono perse nel tempo.