La storia della letteratura persiana, chiamata anche letteratura iraniana, può essere fatta risalire fino all’antichità. I primi esempi di poesia iranica, che presentano già uno schema retorico destinato a divenire tradizionale, si trovano nelle Gāthā (Canti), le parti più antiche dell’Avesta, il testo sacro della religione zoroastriana (si veda anche Zarathustra).
Con l’espressione poesia persiana si intende l’insieme della cultura poetica classica dell’altopiano iranico, composta nella lingua letteraria persiana. Essa si sviluppò nei territori del mondo persiano, che comprende l’Iran, l’Afghanistan, il Tagikistan e l’Uzbekistan.
Nell’area culturale e linguistica persiana, l’arte poetica gode di grandissima considerazione, tanto che il mondo persiano ha dato origine a un gran numero di poeti celebri e di successo. Nel corso dei secoli, i poeti persiani hanno esercitato una notevole influenza anche su altre culture e lingue, incluso il mondo occidentale.
Inoltre, per un lunghissimo periodo, la lingua persiana fu lingua di cultura e lingua amministrativa anche in Pakistan e nell’India settentrionale, motivo per cui la tradizione poetica del subcontinente indiano fu profondamente influenzata dalla poesia persiana.
La letteratura persiana antica (V sec. a. C. - VIII sec. d. C.) Il persiano, appartenente al complesso delle lingue iraniche, è una lingua indoeuropea e la sua evoluzione può essere suddivisa in tre fasi: fase antica: il persiano della fase antica è definito antico persiano; era usato sotto la dinastia achemenide (550-331 a. C.) ed è testimoniato da numerose iscrizioni su roccia, o dai testi religiosi dell'Avestā (in questo caso si parla di avestico, lievemente differente dalla lingua delle iscrizioni) in scrittura cuneiforme, presa in prestito dalla Mesopotamia. fase media: il persiano della fase media è detto medio persiano o pahlavi, distinto a sua volta in pahlavi partico (o pahlavik) e in pahlavi sasanide (o parsik). Il primo era utilizzato sotto la dinastia dei Parti (247 a. C. - 224 d. C.) e sotto la dinastia Sasanidi (224-651) ed è scritto con alfabeti di derivazione aramaica. fase recente: è detto neopersiano o pārsi, nato dopo la conquista araba (nel 651) e ancora oggi lingua ufficiale in Iran (farsi), Afghanistan (dari) e Tagikistan (tajiki, scritto in caratteri cirillici); esso è imparentato con il pashtu (l'altra lingua ufficiale dell'Afghanistan), il curdo (parlato nelle regioni curde di Iraq, Iran, Turchia, Siria e territori caucasici dell'ex-Unione Sovietica, scritto in vari alfabeti), il baluchi (parlato nel Belucistan, regione che si estende dall'Iran del sud-est al Pakistan meridionale fino alla frontiera afghana) e l' osseto (lingua ufficiale dell'Ossezia del Nord inserita nella Federazione Russa, e della Repubblica dell'Ossezia del Sud, recentemente autoproclamatasi Stato indipendente). Il neopersiano presenta un lessico largamente arabizzato ed è scritto con l'alfabeto arabo modificato con l'aggiunta di quattro lettere per esprimere suoni non presenti in arabo. Come lingua letteraria ha conosciuto una vastissima fortuna anche fuori dei territori persofoni, divenendo, dopo il 1000, lingua colta o seconda lingua anche di scrittori turchi dall'Asia Centrale (alle corti di Herat, Bukhara, Samarcanda) e della Istanbul ottomana e, più a est, dell'India, ove è stata ampiamente coltivata dall'XI secolo in poi, sino all'epoca dei Moghul. Inoltre è stata per secoli, fino al tardo medioevo, la lingua franca dei mercanti che operavano in Asia Centrale e sulle rotte commerciali tra la Cina e il Mediterraneo.
La letteratura neopersiana classica (secoli IX-XVIII): considerazioni generali
La scrittura La letteratura neopersiana è scritta in alfabeto arabo adattato e nasce solo dopo la conquista araba della Persia (640 d. C.) e la conversione sia pure lenta e graduale alla religione islamica. Gli Arabi possedevano una fiorente produzione poetica, mentre i Persiani, prima della conquista araba, praticavano sicuramente la poesia sia pure in forme essenzialmente orali e in ambienti cortigiani. Della letteratura persiana prima degli Arabi, a parte le iscrizioni cuneiformi sulla roccia e iscrizioni su coppe e suppellettili, ci resta una consistente letteratura scritta di epoca sasanide non solo di testi religiosi (commento all'Avesta, testi teologici), ma anche di testi epici e trattatistici, che è stata fatta oggetto di numerosi e approfonditi studi in Europa e in Iran (v. bibliografia). La conquista araba portò a una vasta diffusione della lingua araba e a una massiccia arabizzazione di tutti i paesi conquistati. Fa eccezione l'area iranica, dove il persiano non si estinse bensì conobbe una lenta evoluzione che portò alla nascita, circa un secolo e mezzo dopo la conquista, dei primi documenti della lingua neopersiana, caratterizzata da una ampio ingresso di termini arabi (a partire dalle aree semantiche della amministrazione e della religione) e dall'adozione dell'alfabeto arabo modificato. Quest'ultimo rappresentò indubbiamente un miglioramento decisivo rispetto ai precedenti alfabeti (cuneiforme, aramaico) in uso nell'area iranica, risolvendo in questo modo un millenario problema di scrittura che risaliva alla fase più antica della lingua (antico persano). Dagli arabi, i persiani adottarono anche schemi metrici e alcuni generi (la qasida o panegirico, in particolare). Si discute tra gli iranisti se il ghazal (ode lirica) sia una derivazione dalla prima parte della qasida o se sia autonoma evoluzione di forme poetiche in auge nelle corti sasanidi; mentre invece la quartina sillabica è sicuramente una forma iranica autoctona che si è giovata solo più tardi anche della metrica quantitativa araba; la narrativa in versi si giovò sin da Ferdowsi di una forma autoctona, il mathnavi (ovvero poema a rime baciate, schema: aa, bb, cc...), di lunghezza variabile da un centinaio alle decine di migliaia di distici.
La metrica I metri neopersiani sono di derivazione araba e di tipo quantitativo (come il greco e il latino). Tutti i versi rimano obbligatoriamente, come presso gli arabi. L'unità di base della poesia persiana è il verso (detto beyt) diviso quasi sempre in due emistichi (mesra). Eccezione: la roba'i (quartina) persiana, che è chiamata così perché, anche se era costituita originariamente da due distici (con rime: aa, ba), ogni emistichio finì in seguito per venire considerato come un verso indipendente dagli stessi persiani.
La figura del poeta e i principali temi in poesia Riguardo ai temi della poesia neopersiana, si può dire che la conquista araba e l'introduzione dell'Islam furono una vera e propria linfa vitale per la Persia. I temi tradizionali della poesia araba, soprattutto lelogio del vino, infatti, entrarono in Persia e si fusero con il sostrato culturale greco ellenistico (ancora bene vivo dopo la conquista di Alessandro Magno) e con la cultura religiosa mazdaica, manichea e cristiana, anche quest'ultima incentrata intorno al vino. Bisognerà qui fare però delle specificazioni essenziali, come già nella poesia araba: l'introduzione della poesia non fu ovvio nell'Islam: il Corano infatti condanna i poeti e la poesia come portatori di falsità perché "dicono cose che non fanno" (XXVI:226), inventano, sono preda dei sogni (XXI:5), e sono seguiti dagli uomini smarriti (XXVI:224) ed ispirati dai jinn, non da Dio, come il Corano. La condanna del profeta non fu sufficiente comunque a sradicare la tradizione letteraria araba preislamica che, alla fine, con l'Islam divenne solo più rigogliosa e ne trasse grande energia creativa facendo assurgere la poesia araba a rilevanza mondiale. Idem si dica per l'uso del vino, condannato dall'Islam, che era una delle bevande comuni presso gli arabi prima dell'Islam e che tale resterà anche dopo (molti sono i trattati arabi sulle vigne e il vino, specie in Spagna, ad esempio). La poesia islamica quindi nasce in parte in conflitto con la religione, ma questo conflitto viene risolto in modi diversi. Dopo l'incontro con l'Islam, la poesia araba si piega soprattutto a un orizzonte mondano dove l'ode del vino, la frequentazione di taverne e monasteri (spesso cristiani, i quali avevano vino), le belle donne, vengono inserite della cornice della fastosa capitale califfale, un mondo in cui il divieto religioso ormai non vige più. Esempio della grande tradizione bacchico-anacreontica nella poesia araba sono i poeti muhdathun (moderni) della scuola di Baghdad (X secolo), tra i quali spicca il famoso Abu Nuwas. La poesia persiana, invece, sente gravare su di sé la maledizione coranica e il dissidio fra poesia e religione viene ricomposto non in chiave mondana ma in chiave mistica. Il poeta ritrae sé stesso come un reietto e la sua poesia è sotto l'etichetta del malamat (biasimo) della gente che lo evita. Il vino diviene metafora di una conoscenza superiore, platonica ed erotica, e il monastero cristiano viene a legarsi al tema della coppa mistica detta Giam (mito che giungerà in occidente nel Graal) legata, a sua volta, al mitico sovrano Giam e al suo calice 'che vede il mondo' (Giam-e Giam) e al mito di Alessandro Magno. A questi temi si lega ancora la figura onnipresente del coppiere (saki) o del cantore (moghanni), protagonisti delle poesie persiane d'amore, 'dal viso di luna', 'alto e flessuoso come cipressi', che diviene incarnazione idolatrica del divino, manifestazione visibile di Dio in terra tassativamente negata dal Corano, che non crede, come noto, all'incarnazione. Al coppiere e al cantore sono dedicati due poemetti che sono ritenuti fra i capolavori immortali della poesia persiana (il Sakinamè e il Moghanninamè) del forse più grande poeta persiano: Hafez Questi sono solo alcuni dei temi principali che informano la poesia persiana, temi mistici e spiccatamente lirici che si fondono assieme e lentamente e, nell'andare dei secoli, portano a una massiccia 'liricizzazione' di molti generi letterari: è il caso del mathnavi (poema), nato come epico con Ferdusi, che si trasforma lentamente in mistico-didattico con Attar, o si fonde con il ghazal come in Hafez, o diviene mistico-estatico come in Rumi. Alla grande mistica si lega anche lo straordinario sviluppo nelle lettere persiane al genere del ghazal, una sorta di 'sonetto' della tradizione d'amore islamica, genere bacchico o erotico di tradizione araba ma a cui la tradizione araba non aveva dato particolare risalto e che sarà uno dei punti di forza della poesia persiana. Nell'impostazione generale del discorso esposto di seguito e nella scelta di illustrare prima i generi letterari e solo dopo la storia letteraria del paese, si è seguita l'impostazione data dal grande Alessandro Bausani nella sua Storia della letteratura persiana (Firenze, 1960), ancora oggi insuperata sia per vastità di orizzonti storici, per la complessità del discorso e la raffinatezza interpretativa. Per il quadro storico delle diverse epoche, si è consultato, dello stesso autore, anche il volume I Persiani (Firenze, Sansoni, 1962). I testi sono indicati nella sezione "Bibliografia". Si tenga presente anche la voce poesia araba e relativa bibliografia, che implicitamente è sottesa al discorso essendo la letteratura persiana figlia diretta dell'araba.
I principali generi di poesia
L'ode panegiristica (qaside) La qaṣīda, genere principe della poesia araba, è un'ode panegiristica, che conta da poche decine a diverse centinaia di versi. Tutti i versi sono doppi (emistichi) e rimano fra loro, tranne il primo, nel quale rima anche il primo emistichio (schema: a-a / b-a / c-a / d-a...). La qaside tipica possiede un preludio (detto nasib) di carattere lirico, in cui si descrive in modo alquanto stilizzato un giardino primaverile e i suoi vari elementi (rami, fiori, uccelli, temporali ecc.), segue un verso di passaggio (gorizgah) che abilmente introduce la lode (madīḥ) finale del mecenate o patrono dell'autore