Caltanissetta (Cartanissètta in siciliano) è un comune italiano di abitanti, capoluogo dell'omonimo libero consorzio comunale in Sicilia.

I primi ad abitare il territorio circostante furono i Sicani, che si stanziarono in diversi villaggi a partire dal XIX secolo a.C. L'odierna città fu invece fondata verosimilmente nel X secolo, durante il periodo islamico in Sicilia, epoca alla quale risale con ogni probabilità anche l'origine del toponimo Qalʿat al-Nisāʾ, da cui deriva l'attuale nome "Caltanissetta", sebbene nel tempo siano state formulate diverse ipotesi alternative. Con la conquista normanna l'abitato fu trasformato in feudo e, dopo varie vicissitudini, nel 1405 passò sotto il dominio dei Moncada di Paternò, che mantennero il titolo di conti della contea di Caltanissetta fino al 1816, in seguito all'abolizione del feudalesimo. Della loro signoria rimane il secentesco Palazzo Moncada, tra le principali testimonianze dell'architettura barocca cittadina.

A partire dall'Ottocento Caltanissetta conobbe un notevole sviluppo economico e industriale grazie allo sfruttamento dei vasti giacimenti di zolfo, che ne fecero uno dei principali centri estrattivi europei. Il ruolo rivestito nell'industria solfifera le valse l'appellativo di "capitale mondiale dello zolfo", mentre nel 1862 vi fu istituito il primo istituto minerario d'Italia.

Negli anni trenta del Novecento la città visse una vivace stagione culturale che, pur sviluppandosi nel contesto della censura imposta dal regime fascista, indusse Leonardo Sciascia a definirla una «piccola Atene». Nel secondo dopoguerra il progressivo declino dell'attività estrattiva determinò una profonda crisi dell'economia locale, oggi basata prevalentemente sul settore terziario.

Geografia fisica

Il territorio comunale di Caltanissetta, quattordicesimo d'Italia per superficie e quarto della Sicilia dopo Noto, Monreale e Ragusa, si estende nell'entroterra dell'isola, nel cuore dei monti Erei, ed è privo di sbocchi sul mare. Il paesaggio è prevalentemente collinare e culmina a quota , mentre il centro abitato sorge a , caratteristica che ne fa il settimo capoluogo di provincia italiano per altitudine e il secondo della Sicilia dopo Enna.

Territorio La città domina dall'alto la valle del Salso, che si estende fino al territorio di Enna, e presenta una morfologia tipica dell'entroterra siciliano, caratterizzata da rilievi argilloso-calcarei modellati dall'erosione.

Il centro abitato sorse tra tre rilievi – il colle Sant'Anna, il monte San Giuliano e il poggio Sant'Elia – che, disposti ad arco, delimitano una conca naturale nella quale si sviluppano il nucleo storico e gran parte dei quartieri meridionali.

Nel vigente Piano Territoriale Paesistico del Libero Consorzio Comunale di Caltanissetta, redatto dall'Assessorato dei beni culturali e dell'identità siciliana della Regione Siciliana, gran parte del territorio comunale ricade nei paesaggi locali n. 9 «Aree delle Miniere», n. 8 «Sistemi urbani di Caltanissetta e San Cataldo» e n. 5 «Valle del Salito».

Dal punto di vista geologico il territorio comunale appartiene al cosiddetto «Bacino di Caltanissetta», riconosciuto dal D.Lgs. 30/2009 come uno dei diciannove corpi idrici sotterranei della Sicilia e pertanto sottoposto al monitoraggio qualitativo delle acque da parte della Regione Siciliana.

Le prime indagini scientifiche sulle formazioni geologiche affioranti furono condotte da Luigi Baldacci e Sebastiano Mottura, cui seguirono, negli anni trenta del Novecento, gli studi del geologo tedesco Behermann.Behermann R.B.(1938) - Appunti sulla geologia della Sicilia centro-meridionale Successivamente Leo Ogniben approfondì la conoscenza della serie solfifera siciliana, mentre Paolo Schmidt di Friedberg ne ricostruì le successioni stratigrafiche. Ulteriori contributi furono forniti da Decima e Wezel, che studiarono le evaporiti messiniane distinguendone il complesso inferiore e quello superiore.

Tra i fenomeni geologici più caratteristici del territorio figurano le maccalube di Terrapelata, piccoli vulcanelli di fango situati nei pressi del villaggio Santa Barbara, nei quali fuoriescono, con intensità variabile, fango argilloso e gas metano. Il fenomeno costituisce una manifestazione del vulcanismo sedimentario, legata alla risalita di gas in pressione attraverso terreni argillosi saturi di acqua salmastra; la bassa consistenza dei sedimenti impedisce tuttavia la formazione di veri e propri edifici vulcanici.

Clima

Il clima è di tipo continentale, con inverni generalmente freddi e asciutti ed estati calde, secche e ventilate. Le precipitazioni risultano relativamente scarse, con meno di sessanta giorni piovosi all'anno.

Il vento costituisce uno degli elementi caratteristici del clima cittadino. Durante l'inverno possono verificarsi brevi e sporadiche nevicate, mentre le precipitazioni si concentrano prevalentemente nei mesi di gennaio, febbraio, marzo, aprile, ottobre e dicembre; l'estate è invece quasi del tutto priva di piogge, con una media annua di 458 mm.

Le temperature presentano un'escursione stagionale marcata: le massime medie oscillano tra i 9 e i 12 °C in inverno e tra i 30 e i 35 °C in estate, mentre le minime medie variano rispettivamente tra i 4 e i 6 °C e tra i 15 e i 20 °C. Gli estremi registrati dalla stazione meteorologica sono di −7 °C, rilevati nel 1934, e di 44,0 °C, misurati nell'estate del 1983.

Origini del nome Il toponimo "Caltanissetta" (di cui esiste anche la variante desueta Caltanisetta) deriva generalmente dall'arabo Qalʿat an-nisāʾ, traducibile come "rocca delle donne" o "castello delle donne". Tale denominazione compare già nel 1154 nell'opera Il libro di Ruggero del geografo arabo Muhammad al-Idrisi e trova conferma anche in un testo dell'XI secolo di Goffredo Malaterra, il quale scrive:

L'origine di tale denominazione non è tuttavia certa. L'ipotesi secondo cui il castello di Pietrarossa avrebbe ospitato un harem appare generalmente incompatibile con la funzione eminentemente militare della fortezza. La storica Rosanna Zaffuto Rovello ha invece proposto che il toponimo fosse legato alle abitudini di vita della popolazione locale: gli uomini, costretti a soggiornare per lunghi periodi presso i terreni agricoli più lontani dal centro abitato, avrebbero lasciato il villaggio abitato prevalentemente dalle donne.

Una diversa interpretazione è stata avanzata dallo studioso Luigi Santagati, secondo il quale il toponimo costituirebbe un indizio dell'esistenza di un precedente insediamento di origine bizantina, mai confermato dalle fonti archeologiche. Secondo questa teoria, il termine arabo nisāʾ ("donne") deriverebbe dalla deformazione del nome Nissa, città dell'Anatolia dalla quale sarebbero provenuti gli stratioti bizantini incaricati della costruzione del castello di Pietrarossa e del vicino villaggio, corrispondente all'attuale quartiere degli Angeli. Dopo la conquista islamica, gli Arabi avrebbero aggiunto il prefisso Qalʿat ("castello"), analogamente a quanto avvenne in altre località siciliane, come Enna, ribattezzata Qasr Yannae e successivamente nota come Castrogiovanni.

Con la conquista normanna dell'XI secolo il nome della città venne progressivamente latinizzato. Goffredo Malaterra utilizzò la forma Calatenixet, mentre nella traslitterazione latina del testo di Idrisi compare Calatanesat. Alla fine del XII secolo anche Ugo Falcando, nel Liber de regno Sicilie, attestò la forma Caltanixettum, considerata la traduzione latina dell'attuale toponimo.

Storia

Le più antiche testimonianze della presenza umana nel territorio di Caltanissetta risalgono al IV millennio a.C. e comprendono reperti attribuiti all'età del bronzo e sepolcri a camera scavati nella roccia, rinvenuti nei siti di Sabucina e Gibil Gabib. I due insediamenti, riferiti alle popolazioni dei Sicani, furono conquistati dalla colonia greca di Gela intorno al VI secolo a.C. e passarono successivamente sotto il dominio di Akragas, l'odierna Agrigento. Testimonianze di epoca romana sono costituite da alcuni reperti, tra i quali un busto dell'imperatore Geta, rinvenuti nelle tombe a fossa di contrada Lannari, ai piedi del colle di Sabucina, nonché dalle strutture inglobate nell'attuale Abbazia di Santo Spirito, interpretate come parte di un antico avamposto militare romano, successivamente trasformato in granaio e infine in abbazia in età normanna.

Le prime attestazioni documentarie relative alla città risalgono al 1087, quando Ruggero il Normanno sottrasse agli Arabi il cosiddetto «castello delle donne», identificato con l'attuale castello di Pietrarossa, e lo concesse in feudo a diversi membri della propria famiglia. Durante la dominazione sveva, l'imperatore Federico II elevò la chiesa di Santa Maria degli Angeli a parrocchia cittadina, in sostituzione dell'Abbazia di Santo Spirito. In epoca aragonese Caltanissetta fu elevata a contea e assegnata alla famiglia Lancia; nella prima metà del XIV secolo passò quindi agli Aragona, duchi di Randazzo. Nel 1407 la città entrò infine nei domini dei Moncada di Paternò, che ne conservarono il possesso fino al 1816, in seguito all'abolizione del feudalesimo.

Durante la signoria dei Moncada furono promosse numerose opere pubbliche, tra cui il ponte Capodarso, realizzato per migliorare i collegamenti con la vicina Castrogiovanni, l'odierna Enna. Nello stesso periodo furono edificati o ampliati diversi complessi civili e religiosi, tra i quali il Palazzo Moncada, rimasto incompiuto, la cattedrale di Santa Maria la Nova, decorata dagli affreschi del pittore fiammingo Guglielmo Borremans, e la Chiesa di Sant'Agata al Collegio, sede cittadina dell'Ordine gesuita.

Nel 1816, durante il regno dei Borbone, Caltanissetta fu elevata a capoluogo di provincia. La nuova funzione amministrativa contribuì alla mancata adesione della città ai moti antiborbonici del 1820, circostanza che provocò la rappresaglia degli insorti e il saccheggio dell'abitato. Caltanissetta partecipò invece attivamente ai moti del 1848 e del 1860, accolse Garibaldi e i Mille e fu successivamente annessa al Regno d'Italia.

Nel corso del XIX secolo la città conobbe un intenso sviluppo economico legato all'estrazione dello zolfo, che le valse l'appellativo di «capitale mondiale dello zolfo». La crescita dell'industria mineraria produsse una diffusa prosperità, ma fu accompagnata da condizioni di lavoro estremamente gravose e da numerosi incidenti, che colpirono soprattutto gli operai delle miniere, comunemente detti «zolfatai»..

Nel 1943 Caltanissetta subì pesanti bombardamenti da parte delle forze anglo-americane, che provocarono centinaia di vittime. Il secondo dopoguerra fu segnato dalla crisi irreversibile dell'industria zolfifera, culminata nella chiusura definitiva delle miniere del circondario alla fine degli anni 1980.

Nello stesso periodo la città conobbe tuttavia una vivace stagione culturale, animata dalla presenza di intellettuali quali Salvatore Sciascia, Leonardo Sciascia, Vitaliano Brancati, Rosario Assunto e Luigi Russo, che contribuì alla diffusione dell'appellativo di «Piccola Atene».

La progressiva riconversione dell'economia cittadina fu accompagnata da una diffusa disoccupazione, stabilizzatasi negli anni settanta e nuovamente aggravatasi alla fine del decennio successivo, nonché dalla diffusione del clientelismo e dalla speculazione edilizia. L'espansione dei nuovi quartieri e delle aree residenziali modificò profondamente l'assetto urbano, favorendo il progressivo spopolamento del centro storico.

Nel 1999 la città fu al centro dell'attenzione nazionale in seguito all'uccisione del sindaco Michele Abbate, accoltellato da un uomo affetto da disturbi psichici.