Intellettuale cosmopolita e interdisciplinare, Maldonado ha accompagnato tanto la sua produzione artistica quanto quella di designer con una feconda ricerca teorica, sfociata in un’intensa attività conferenziale e nella scrittura di numerosi articoli, saggi e libri, tradotti in diverse lingue e diventati ben presto punti di riferimento della comunità scientifica internazionale. È considerato uno dei protagonisti dell’avanguardia artistica latino-americana degli anni ‘40-’50 e le sue opere sono state esposte in oltre quindici paesi. Nel 1954 è tra i fondatori della Hochschule für Gestaltung di Ulm, scuola superiore di progettazione in cui ricopre rilevanti incarichi accademici e dove svolge una vasta attività didattica e di ricerca. Dopo il suo trasferimento in Italia - avvenuto nel 1967 - inizia una lunga carriera accademica che lo conduce a ideare importanti progetti universitari: introduce nell’università italiana il corso di «Progettazione ambientale» (1976, Università di Bologna), coordina il primo dottorato di ricerca in Disegno industriale (1990, Politecnico di Milano) e promuove la fondazione del primo corso di laurea in Disegno industriale in una università pubblica italiana (1993-1994, Politecnico di Milano). Per il contributo dato alla vita culturale italiana, il Presidente della Repubblica gli conferisce nel 1998 la Medaglia d’oro e il diploma di prima classe come Benemerito della scienza e della cultura e nel 2012 la massima onorificenza al merito, con il titolo di Cavaliere di Gran Croce. Biografia In Argentina

Figlio di Ramon Tomás Maldonado Ortiz, chimico, medico, farmacista di origini spagnole, e di Margarita Elisa Bayley Bustamente, attrice di teatro irlandese, Tomás Maldonado è il secondo di tre fratelli: il poeta Edgar Bayley e il neurobiologo Héctor, entrambi esponenti di spicco nei rispettivi ambiti.

Inizia la sua formazione artistica nel 1939, presso la Escuela Nacional de Bellas Artes “Manuel Belgrano”. Successivamente, grazie agli intellettuali europei rifugiatisi in Argentina, si avvicina alle tendenze spiccatamente astrattiste delle avanguardie europee, con un’attenzione particolare a correnti geometriche quali il movimento De Stijl e il suprematismo di Kazimir Malevič. Nel 1944 prende parte all’esperienza di «Arturo», prima rivista sudamericana dedicata alle avanguardie astratte che propugnava la necessità di un’arte invenzionista, ovvero non rappresentativa e non espressiva. Nel marzo dello stesso anno sposa l’artista concretista Lidy Prati e il 19 settembre ‘45 annuncia - sull’organo di propaganda «Orientación» - di essersi iscritto al Partido Comunista de la Argentina (PCA). Nel novembre successivo si distacca dalla redazione di «Arturo» per dare vita - insieme a Prati e Bayley - alla Asociación Arte Concreto-Invención (AACI), movimento artistico che esprime un radicale programma estetico-politico di stampo materialista molto vicino alle istanze poste dal concretismo europeo.

Sotto la doppia influenza dell’arte concreta di Theo van Doesburg e dell’ala produttivista del costruttivismo russo, Maldonado si avvicina alle discipline progettuali e a quell’orizzonte pratico-teorico poi denominato industrial design. In tal senso, risulta decisivo il viaggio in Europa del 1948: a Milano Maldonado conosce l’intellettuale comunista Elio Vittorini e il designer italo-svizzero Max Huber, e incontra alcuni protagonisti del concretismo italiano quali Piero Dorazio, Achille Perilli, Bruno Munari, Gillo Dorfles; a Zurigo conosce i principali esponenti del concretismo elvetico e inizia una fertile amicizia con Max Bill; in Francia incontra intellettuali comunisti quali Paul Éluard e Louis Aragon e conosce il maestro Georges Vantongerloo.

Tornato in Argentina, dopo aver presentato al PCA le critiche che Vittorini rivolgeva al realismo socialista viene espulso dal partito. Poco dopo, anche l’esperienza dell’AACI arriva al suo epilogo: motivi personali, divergenze estetiche e la volontà di Maldonado di contaminare l’arte concreta con le discipline progettuali sono tra i motivi che causano la fine di cinque intensi anni di sperimentazione collettiva. Maldonado inizia così la frequentazione di celebri architetti – quali Ernesto Nathan Rogers e Amancio Williams – e di un gruppo di giovani studenti di architettura – autodefinitisi «giovani moderni». Nonostante continui la sua ricerca strettamente pittorica, Maldonado si impegna in quel periodo in organizzazione di mostre, allestimenti fieristici, impaginazioni di riviste. Crea inoltre Axis (con Alfredo Hlito e Carlos Méndez Mosquera), la prima agenzia di progettazione e comunicazione del paese, e pubblica quello che viene considerato il primo articolo sul disegno industriale mai comparso in Argentina: El diseño y la vida social (1949). In accordo con tali idee, fonda nel 1951 «nueva visión», rivista di cultura visuale da lui diretta. Avamposto sudamericano della cultura moderna, «nueva visión» propone un ambizioso programma interdisciplinare che si configura come un radicale tentativo di ridefinire il rapporto tra l’uomo e il suo ambiente.

Accanto allo sforzo teorico per legittimare le discipline progettuali, Maldonado continua la sua attività artistica: nel 1952, prende parte al Grupo de Artistas Modernos de la Argentina, collettivo artistico fondato da Aldo Pellegrini, che viene presto coinvolto in importanti esposizioni nazionali e internazionali.

In Germania

Nell’autunno del 1954, Maldonado accetta l’invito del suo amico Max Bill e si trasferisce - insieme alla seconda moglie Sigrid von Schweinitz - nella Repubblica Federale Tedesca, dove entra a far parte del corpo docenti della neonata Hochschule für Gestaltung di Ulm, istituto privato internazionale fondato da Inge Scholl, dedicato alla formazione nel campo del disegno industriale e della comunicazione grafica.

Nella sua fase iniziale, la Scuola è diretta da Max Bill che, oltre ad aver progettato l’edificio per ospitare attività didattiche e residenze per studenti e docenti, era riuscito a dare risonanza internazionale all’istituto grazie a un programma molto ambizioso: «contribuire, dal cucchiaio alla città, all’edificazione di una nuova cultura». Nella Germania tragicamente colpita dal nazismo e dalla distruzione materiale della guerra, la Scuola di Ulm appare dunque come il tentativo di continuare criticamente la tradizione del Bauhaus, scuola di arte, architettura e design che Bill aveva frequentato come studente.

Giunto ad Ulm per assistere Bill nel Corso fondamentale e per occuparsi di impegni amministrativi, ben presto Maldonado si afferma - secondo la definizione di Ralf Dahrendorf - come «il teorico dei principi fondamentali» della Scuola. Durante i circa tredici anni di permanenza Maldonado riveste infatti importanti ruoli istituzionali e didattici: dapprima membro del Rettorato collegiale (1956-1960), è stato Vicerettore (1962-1964) e infine Rettore (1964-1966); insegna Introduzione visiva (al "Corso fondamentale"), Semiotica (nei Dipartimenti di "Comunicazione visiva" e "Informazione") e Teoria del design (nel Dipartimento di "Design del prodotto"). Per propagandare e discutere l’attività culturale e pedagogica della scuola, a partire dall’ottobre 1958 Maldonado pubblica la rivista «ulm», che dirige fino al maggio 1964 (doppio numero 10-11).

Durante questo periodo, Maldonado si dedica soprattutto a dare legittimità epistemica e dignità professionale a una disciplina giovane come il design industriale. Questo lo impegna su tre fronti strettamente connessi: una vasta attività didattica e di ricerca nell’ambito del disegno industriale e della pianificazione dei prodotti (collaborando allo sviluppo di articoli, specie nel settore delle apparecchiature elettromedicali), la revisione del programma di studi dell’HfG e la chiarificazione del ruolo del design e del designer all’interno della cultura industriale. Rispetto a tale ultimo punto, si deve sottolineare la vasta attività conferenziale di quegli anni (soprattutto in Italia, Argentina, Germania, Inghilterra e Stati Uniti) che lo conduce a diventare uno dei protagonisti del dibattito internazionale. A testimoniare l’alacre opera di ricerca in questo ambito, la sua definizione di «disegno industriale», proposta al Congresso dell'ICSID (International Council of Societies of Industrial Design) di Venezia del 1961, verrà poi adottata ufficialmente.

Dopo la chiusura della Scuola di Ulm, avvenuta nel dicembre del 1968, Maldonado, come molti altri ex ulmiani, estende l’influenza della Scuola a livello internazionale: è Presidente del Comitato Esecutivo dell’ICSID (’67-69); è Visiting Senior Professor del Council of Humanities dell’Università di Princeton e della Graham Foundation (‘66-’67) e Visiting Professor alla School of Architecture dell’Università di Princeton (’67-’68; ‘69-’70); contribuisce alla nascita di Università del design sul modello ulmiano in Sudamerica, India e Giappone.

In Italia

Nel 1967, Maldonado si trasferisce definitivamente in Italia, dove ottiene la cittadinanza, e si stabilisce a Milano. Sempre attento a formulare proposte realistiche ed efficaci, il Maldonado italiano si dedica soprattutto all’insegnamento, al confronto accademico, alla ricerca teorica e a un’intensa produzione saggistica, senza tralasciare l’attività di consulenza progettuale. Nel 1970 pubblica in Italia il suo primo libro, La speranza progettuale. Ambiente e società, in cui porta a completa maturazione le sue riflessioni sulla “progettazione ambientale”, iniziate a Ulm e proseguite durante i soggiorni negli Stati Uniti.

Dal 1971 al 1979, insegna al DAMS di Bologna, neonato corso di laurea della "Facoltà di Lettere e Filosofia" dove tiene i corsi di Disegno industriale e di Progettazione ambientale (ambito disciplinare da lui introdotto nell’università italiana). Dal 1977 al 1981 dirige la storica rivista «Casabella», attraverso la quale vuole aprire il dibattito architettonico alla vasta gamma delle discipline progettuali, avendo sempre presenti i reali problemi e le esigenze innovative che in quel momento caratterizzano l’Italia. La grande novità della sua direzione è l’organizzazione delle pubblicazioni in numeri monografici, che si concentrano, di volta in volta, attorno a precise tematiche o questioni di grande interesse (università, sport, questione femminile, ambiente dello spettacolo).

Politicamente vicino al PCI, nel giugno del 1980 viene eletto consigliere comunale di Bologna con la lista civica indipendente Due Torri. Durante questo periodo è scelto come membro della Commissione di esperti incaricata di predisporre il bando di un concorso nazionale di idee per la progettazione della ristrutturazione della Stazione Ferroviaria di Bologna, commissione nata in seguito alla strage alla stazione di Bologna dell’agosto di quello stesso anno.