La Vetta d'Italia (Klockerkarkopf o anche Glockenkarkopf in tedesco; ), è una montagna delle Alpi Orientali situata al confine tra Austria e Italia. È tradizionalmente considerata il punto più a nord d'Italia, sebbene tale primato spetti in realtà alla cima della Testa Gemella Occidentale, situata circa 400 metri più a est e 100 metri più a nord.

Posizione Il crinale montuoso su cui si trova la Vetta d'Italia, conformato a ferro di cavallo, abbraccia la valle dell'Aurino (intorno al territorio del comune di Predoi), separando l'Alto Adige dal Salisburghese. I valichi di confine più vicini sono il Passo dei Tauri e la Forcella del Picco.

La Vetta è una cima poco appariscente del crinale, poco distante dalla più alta Cima del Prete (Pfaffenschneidkopf) (). Ha un isolamento topografico di circa 300 metri e una prominenza topografica di neanche 40 metri.

Situata a nord del 47º parallelo, la zona supera per latitudine media anche la Svizzera. In realtà il punto più settentrionale dell'Italia non è comunque la Vetta d'Italia, ma la montagna situata a nord-est da essa sul crinale orientale del massiccio, la Testa Gemella Occidentale (Zwillingsköpfe, ) e distante alcune centinaia di metri.

Non lontano dalla vetta, sul versante italiano, si trova il rifugio Vetta d'Italia (Krimmler-Tauern-Hütte o Neugersdorfer Hütte - 2 567 m)Relazione, dal sito www.inalto.it.. Quest'ultimo, assegnato alla Guardia di Finanza dal 1949, è passato in proprietà della provincia autonoma di Bolzano con la Guardia di Finanza abilitata al suo uso fino al 2022.

Toponimo L'antico nome della montagna è attestato dalla fine dell'Ottocento come Glockenkaarkofl e si riconduce al nome della malga "Klocker" (spesso trascritto quale "Glocker") che a sua volta deriva dal verbo tedesco klocken, ovvero "picchiare in miniera" (attività attestata dal XV secolo in quella zona)Egon Kühebacher, Die Ortsnamen Südtirols und ihre Geschichte, vol. 3, Bolzano, Athesia, 2000, p. 144. ISBN 88-8266-018-4. In dialetto sudtirolese la montagna è chiamata Klöckenkorköpf o scherzosamente Wätta ("Vetta")Kühebacher, op. cit., p. 144: "scherzhaft [= ironicamente] auch Wätta"..

"Vetta d'Italia" fu il nome creato da Ettore Tolomei nel 1904 per designare il punto più settentrionale dell'Italia geografica e comparve e su alcuni bollettini alpinistici europei sin dai primi anni del NovecentoLa Montagne: revue mensuelle du Club Alpin Français, Volume 2, Club Alpin Français, 1905, pagina 139: «Sur la ligne de la séparation des eaux, mais en dehors du territoire italien, il y avait encore une cime vierge, et Monsieur Tolomei, de la Section de Rome, a eu l'heureuse fortune de faire la première ascension du sommet le plus septentrional de la Vetta d'Italia, dans les Alpes du Tirol.»Bollettino del Club alpino italiano, Volume 36, Edizione 69; Volume 37, Edizione 70, Club Alpino Italiano, 1904., Club Alpino Italiano, sezione di Verona..

Storia e rivendicazioni

La prima ascensione documentata fu fatta della guida alpina di Krimml Franz Hofer e da Fritz Koegel (primo direttore del Nietzsche-Archiv di Naumburg, poi spostato a WeimarDavid Marc Hoffmann, Zur Geschichte des Nietzsche-Archivs: Chronik, Studien und Dokumente, New York-Berlino, de Gruyter, 1991, p. 183.) il 10 luglio 1895Norbert Burger, Südtirol wohin? Ein politisches Problem unserer Zeit und seine Lösung, Druffer Verlag, Leoni am Starnberger See 1966, p. 33., quando essa si trovava ancora interamente nel territorio dell'Impero austro-ungaricoAlpi Aurine: Brennero, Gran Pilastro, Vetta d'Italia, di Fabio Cammelli, pag. 316 (Werner Beikircher).Fritz Koegel, Die Reichenspitzgruppe, in "Zeitschrift des Deutschen und Österreichischen Alpenvereins", 1897, pp. 192 ss..

Il 16 luglio 1904, la vetta venne raggiunta dall'irredentista trentino Ettore Tolomei, accompagnato dal fratello FerruccioFerruccio Tolomei — insigne studioso di questioni di confine — condivideva col proprio fratello Ettore lo stesso sentimento irredentista., da alcuni conoscentiGli accompagnatori erano il nobile siciliano Enrico Alliata duca di Salaparuta e due donne trentine: Elvira e Ilda Tommasi. e da una guida alpina di Predoi. Egli nella relazione che scrisse per il Bollettino del Club Alpino Italiano affermò di aver raggiunto il punto più a settentrione del territorio geografico italiano e di essere il primo scalatore a giungere in cima (solo in seguito venne appurato che così non eraRichard Hartner-Seberich, Glockenkarkopf = Vetta d'Italia - die Geschichte einer Fälschung, in «Der Schlern», 34, 1960, pagine 168-172.), ritenendo di avere il diritto di poterla battezzare, e scegliendo quindi il nome di Vetta d'Italia:

In quegli anni Tolomei stava infatti elaborando il "Prontuario dei nomi locali dell'Alto Adige", opera in cui traduceva la toponomastica sudtirolese autoctona definenendone le forme italiane da adoperarsi per il territorio, una volta conquistato. All'epoca della salita della Vetta d'Italia da parte di Tolomei, gli altri irredentisti trentini erano tuttavia contrari a portare i confini italiani fino al BrenneroStefano Morosini, Sulle Vette della Patria. Politica, guerra e nazione nel Club alpino italiano (1863-1922), Franco Angeli Editore, 2009, p. 96. ma negli anni successivi l'irredentismo trentino seguì in gran parte Tolomei in queste rivendicazioni territoriali massimalisteBreve riassunto storico dal sito del Consiglio Provinciale di Trento .. Tolomei scolpì nella roccia una grande "I", come auspicio per un futuro spostamento dei confini fra Italia e AustriaEttore Tolomei, op. cit., p. 422..

Il nome Vetta d'Italia fu quindi usato già a partire dal 1905 da alcuni cartografi italiani e, dalla fine della prima guerra mondiale, la frontiera tra i due Stati passa proprio da qui. La montagna acquistò un notevole valore simbolico per l'Italia, mentre la popolazione germanofona continuò a usare il nome tedesco che si basa appunto sull'etimo Klockeralm.

Nel 2002 un gruppo di Schützen pose in vetta in segno di rivendicazione politica una placca in bronzo con l'aquila tirolese e la scritta in lingua tedesca «Klockerkarkopf – Mitten in Tirol» («Klockerkarkopf – In mezzo al Tirolo»). A nord della Vetta d'Italia, tuttavia, vi è il Salisburghese e non il Tirolo.

Il 26 febbraio 2011 i Verdi del Sudtirolo/Alto Adige hanno proposto ufficialmente di rinominare la cima con il toponimo "Vetta d'Europa" (Europagipfel), appoggiati in questo dall'ANPI, dal "Forum Trentino per la Pace" e dal "Punto Pax Christi di Bolzano", auspicando che si ponesse «rimedio alla volontà sopraffattrice della dannosa dottrina del fascista Tolomei». Già nel 1989 il leader locale dei Verdi Alexander Langer al termine dell'ascesa sulla Vetta d'Italia l'aveva ribattezzata simbolicamente Europagipfel - Vetta d'EuropaF. Kronbichler, Was gut war - Ein Alexander-Langer-Abc, Raetia, Bolzano 2005, p. 130 (con foto)..

Note

Bibliografia Ettore Tolomei, Alla vetta d'Italia. Prima ascensione della vetta più settentrionale della grande Catena Alpina spartiacque, in "Bollettino del Club Alpino Italiano", anno 1905, vol. XXXVII, n. 70, pp. 421–423. Richard Hartner-Seberich, Glockenkarkopf = Vetta d'Italia - die Geschichte einer Fälschung, in «Der Schlern», 34, 1960, pp. 168–172.

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