LAgro nocerino-sarnese, collocato a metà strada tra Napoli e Salerno, è un territorio che comprende 14 comuni della provincia di Salerno e due della città metropolitana di Napoli, per una superficie complessiva di con abitanti e una densità di popolazione pari a abitanti per km². La piana è attraversata dal fiume Sarno ed è circoscritta dai monti Lattari, dai Picentini e dal Vesuvio. Il territorio è stato abitato sin dalla preistoria e ha visto il succedersi di diverse civiltà, tra cui quella romana, per poi passare sotto il controllo dei bizantini e dei longobardi nel medioevo.

Geografia fisica Territorio La dizione "agro nocerino-sarnese", anche se comunemente accettata, è in realtà impropria. L'agro nocerino e l'agro sarnese sono state sempre due aree distinte, sebbene adiacenti: l'agro nocerino corrispondeva alle terre tra Nocera Inferiore e Nocera Superiore, Pagani, Sant'Egidio del Monte Albino, Corbara, Angri, Scafati, Roccapiemonte, Castel San Giorgio, Siano e Bracigliano; l'agro sarnese corrispondeva alle terre tra Sarno, San Marzano sul Sarno, San Valentino Torio, Poggiomarino e Striano. La dizione "agro nocerino-sarnese" nasce negli anni venti del XX secolo all'indomani della fusione dei consorzi di bonifica dell'agro nocerino e dell'agro sarnese.

L'area comprende una porzione della valle del Sarno ed è geograficamente racchiusa a nord-est dai monti Picentini, che la separano dalla provincia di Avellino; a nord-ovest confina, invece, con il nolano e a ovest con il vesuviano, aree della città metropolitana di Napoli. A sud ne è confine la barriera naturale dei monti Lattari.

Fanno parte dell'Agro i comuni di Angri, Bracigliano, Castel San Giorgio, Corbara, Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Pagani, Poggiomarino, Roccapiemonte, San Marzano sul Sarno, San Valentino Torio, Sant'Egidio del Monte Albino, Sarno, Striano, Scafati, Siano

Clima Circa il clima, l'Agro risente della benefica influenza del mare. Le escursioni termiche non sono notevoli e qualora il termometro scende al disotto dello zero, non vi permane a lungo. La grandine è piuttosto rara. I venti dominanti sono il Maestro del nord e lo Scirocco del sud.

Le piogge sono abbondanti in autunno, inverno e primavera; scarse o quasi nulle nell'estate. Sebbene le piogge difettino nei mesi estivi, l'umidità relativa dell'aria si mantiene piuttosto alta.

Assetto idrogeologico L'assetto idrogeologico dell'Agro è fortemente instabile. Oltre ai fenomeni di alluvioni occasionali e ciclici (la storia ne ricorda diverse, anche funeste), il territorio è soggetto a frane. Precipitazioni di carattere eccezionale possono portare a colate di fango dalle conseguenze spesso mortali.

Particolarmente grave fu l'alluvione del 5 maggio 1998, quando una terribile frana colpì duramente l'Agro e il confinante Vallo di Lauro facendo 137 vittime nella sola Sarno e altre decine nei centri limitrofi di Quindici, Bracigliano e Siano.

La furia della montagna mise in ginocchio i paesi colpiti, spazzando via interi quartieri e distruggendo per sempre la tranquilla vita di numerose famiglie. Questa grande tragedia commosse l'Italia intera, giunsero infatti sul posto centinaia di giovani da ogni parte del Paese per aiutare nelle operazioni di soccorso e per dare una mano alle popolazioni colpite.

L'ultimo fenomeno si verificò il 4 marzo 2005, quando una frana in località Santa Croce (al confine tra i comuni di Nocera Inferiore e Nocera Superiore) causò la morte di tre persone. In passato una frana di dimensioni minori interessò il tratto nocerino dell'A3, travolgendo alcune auto in transito causando un morto.

Orografia Il territorio è circoscritto da due catene montuose (i monti Lattari e i Picentini), in questa zona la vetta più alta è quella del monte Cerreto (1316 m s.l.d.m comune di Tramonti) Ad ovest la valle è chiusa dal Vesuvio.

Idrografia La piana è dominata dal Sarno, alimentato principalmente dall'Alveo Comune Nocerino, formato a sua volta dai torrenti Cavaiola e Solofrana.

Storia Età antica Il territorio è stato abitato sin dalla Preistoria. Le testimonianze più antiche risalgono al Bronzo Antico.

La Cultura delle Tombe a Fossa La cosiddetta Cultura delle Tombe a Fossa della Valle del Sarno è cronologicamente inquadrabile nell'Età del Ferro. Si tratta di una facies fino a pochi anni fa nota soltanto per le ampie e ricche necropoli.

La recente scoperta del villaggio di Poggiomarino ha mostrato l'ubicazione e l'organizzazione di uno dei primi insediamenti di questa popolazioneNel 2004 fu annunciato, sulla base di prospezioni di superficie, un altro rinvenimento in località Affrontata dello specchi nel territorio del comune di Sarno (cfr. D'Angelo in bibliografia). Tuttavia successive prospezioni e carotaggi hanno escluso la possibilità della presenza di un villaggio..

Le necropoli principali sono note tra i comuni confinanti di San Valentino Torio e Striano, San Marzano sul Sarno e Pagani.

Le fonti Le origini storiche del territorio sono state in parte documentate, grazie a leggende tramandate e rielaborate oralmente nel corso dei secoli, ad una parte della storiografia latina, rappresentata dal poeta e filosofo del I secolo a.C. VirgilioPublio Virgilio Marone, Eneide, Libro VII, 733-738., dall'avvocato e poeta latino del I secolo d.C. Silio ItalicoSilio Italico, poema, Punica, Libro VIII, 536-537. e da un'importante scoperta archeologica fatta nel 2000 in località Longola, nel comune di Poggiomarino. Infatti durante i lavori per il depuratore del fiume Sarno, gli operai s'imbatterono in alcuni reperti archeologici che diedero il via a una serie d'indagini che hanno permesso con il tempo di fare più luce su quest'area ancora poco conosciuta.

Secondo le fonti antiche le popolazioni che abitavano queste aree erano note con il nome sarrastri (o sarrasti). I sarrasti erano una tribù che la tradizione fa discendere dalla mitica ondata dei pelasgi che, nell'alta età del bronzo (intorno al 1600 a.C.) e provenienti dal Peloponneso, si insediarono in gran parte dell'Italia meridionale. Queste popolazioni si stabilirono anche nella valle sarnese, considerata precedentemente spopolata (addirittura senza un nome), e la tribù locale ribattezzò "Sarno" o "Sarro" il fiume ivi presente (in memoria di un altro fiume, il "Saron", che scorreva nella madrepatria da cui essi erano emigrati); questa tribù si autodenominò SarrastiMario Onorato Servio, studioso e grammatico latino della fine del IV secolo d.C., nel suo commento all'Eneide, Ad Aeneida, Libro VII, 738. e con tale nome essi erano conosciuti anche dagli Etruschi.

Servio, citando Conone, ci dice che:

In alternativa, secondo una parte della storiografia greca rappresentata da Antioco di Siracusa nel V secolo a.C.Antioco di Siracusa, frammento 7 Jacoby, in Polibio, XXXIV, 11, 6., da Aristotele nel IV secolo a.C.Aristotele, Politica, Libro VII, 1329b, 15-20., da Polibio nel II secolo a.C.XXXIV, 11, 6-7, cit. in Strabone, Geografia, V, 4, 3, 242., l'intera zona vesuviana fino alle sorgenti del fiume Sarno era abitata dagli Opici, popolazione di origine indoeuropea, i quali si erano sostituiti ai più antichi Ausoni, anch'essi di origine indoeuropea (Antioco, in realtà, considera questi due etnonimi come riferiti a un'unica popolazione).Ettore Lepore, Gli Ausoni e il più antico popolamento della Campania: leggende delle origini, tradizioni etniche e realtà culturali, in Archivio storico di Terra di Lavoro, V, 1976-1977.Ettore Lepore, Origini e strutture della Campania antica, Ed. Il Mulino, Bologna, 1989.

Gli Opici erano un antico popolo di ceppo latino falisco (o proto-latino), estesosi nella Campania pre-romana in una vasta regione che da loro prese il nome di "Opicia"Giacomo Devoto, Popolazioni autoctone e stanziamenti allogeni in "Tuttitalia": Campania, Vol. I, Novara, 1962, pag. 22-23.; tale popolo si insediò nel contesto del primo processo di indoeuropeizzazione dell'Italia peninsulare, quello che portò all'ingresso nella penisola dei Protolatini (nel II millennio a.C.). Nei primi secoli del I millennio a.C. gli Opici furono anch'essi sopraffatti e assimilati dall'irruzione nella loro area di un nuovo nucleo di indoeuropei, questa volta di ceppo osco-umbro: il popolo degli Osci.Giacomo Devoto, Gli antichi Italici, 2ª Ed. Vallecchi, Firenze, 1951, pag. 137. Che gli Opici fossero una popolazione proto-osca distinta e non sovrapposta o confusa con essa è una tesi condivisa da diversi studiosi moderni.Ettore Lepore, La Campania preromana in Storia della Campania, Napoli, 1978. La presenza degli Osci in queste zone è tramandata anche da una parte della storiografia latina, rappresentata dallo scrittore Plinio il VecchioPlinio il Vecchio, Naturalis Historia, Libro III, 60. e dal geografo Strabone nel I secolo d.C.Strabone, Geografia, V, 4, 8, 246-247.. Lo stesso Strabone, tuttavia, nello stesso passo dà conto della presenza pelasgica nel territorio, considerandola successiva a quella osca.

Le fasi protostoriche e pre-romane L'abbandono del villaggio di Poggiomarino e degli altri villaggi coevi comportò uno spostamento della popolazione verso luoghi più facilmente difendibili.

Molti ripararono verso la costa, altri verso l'interno dando vita, nel corso del VII secolo a.C., alle città di Nuceria e Pompei.

Le città furono fondate per volere degli Etruschi, che colonizzarono quest'area (fino a Sorrento da un lato e Salerno e Pontecagnano dall'altro), per contrastare il dominio dei Greci che avevano colonizzato Ischia e Cuma a nord e Paestum ed Elea a sud.

Con le sconfitte etrusche del 474 a.C. e del 423 a.C., questa popolazione si ritirò e il territorio entrò a far parte della Confederazione sannitica meridionale, con capitale Nuvkrinum Alafaternum.

Quando, nell'VIII secolo a.C., iniziò la colonizzazione delle coste della Campania ad opera di mercanti, contadini, allevatori, artigiani provenienti dalle singole comunità greche del Mar Egeo, la navigabilità del fiume Sarno favorì i rapporti di scambio di merci tra le popolazioni osche stanziate nell'entroterra delle valli del sarnese e quelle cosiddette "italiote" delle città greche fondate sulla costa; i traffici maggiori si instaurarono soprattutto con lo stanziamento di Pithecusa, fondato sull'isola d'IschiaMarisa Conticello De' Spagnolis, Pompei e la Valle del Sarno in epoca pre-romana: la cultura delle Tombe a Fossa, Roma, 2001., e in seguito anche con CumaTito Livio, ab Urbe condita, Libro VIII, 25..

Intorno al 600 a.C. la piana attorno al Vesuvio vide il proliferare di insediamenti isolati di Etruschi, provenienti da Nord con base a Capua, principale città stato etrusca in Campania, da essi fondata nel X secolo a.C. La massima espansione etrusca in Campania giunse fino al golfo di Salerno, attraverso tutto il retroterra (la cosiddetta mesògaia, cioè terra di mezzo). L'estensione dei traffici dei coloni greci verso l'interno li portò in rotta di collisione con tali stanziamenti etruschi: nel 524 a.C. gli Etruschi cercarono di conquistare Cuma in una battaglia terrestre, ma furono battuti dalla cavalleria greca del tiranno Aristodemo.

Da quella fallita incursione, col passare del tempo, gli avamposti degli Etruschi nella zona del fiume Sarno rimasero sempre più isolati e andarono indebolendosi definitivamente, specie dopo l'ulteriore pesante sconfitta navale subita nella battaglia di Cuma del 474 a.C.Diodoro Siculo, Bibliotheca Historica, Libro XI, 51.Pindaro, Pitica I, 140..

Di tale momento di debolezza approfittò la lega di popoli Sanniti che nel 423 a.C. conquistò Capua: ad essi gli Etruschi dovettero cedere il dominio anche delle aree di stanziamento poste più a Sud, corrispondenti all'attuale Agro nocerino-sarnese.

Le guerre sannitiche tra il IV ed il III secolo a.C. e le guerre puniche tra il III ed il II secolo a.C. ebbero per teatro l'Italia meridionale e Nuceria AlfaternaSilio Italico, op. cit., Libro XII, 420-433..