Belisario intraprese la carriera militare giovanissimo, in qualità di soldato nel corpo di guardia dell'Imperatore Giustino I (518-527), per poi, scalando la struttura gerarchica dell'esercito bizantino, divenire magister militum (generale). Si distinse nella guerra iberica contro i Sasanidi, per poi salvare il trono dell'imperatore Giustiniano sedando con successo la rivolta di Nika (532). Successivamente, Giustiniano gli affidò il comando delle sue grandi guerre di conquista in Occidente: la prima, la guerra vandalica, combattuta contro il regno africano dei Vandali (533-534), la seconda, la guerra gotica, svoltasi nel Regno d'Italia sotto il dominio degli Ostrogoti (535-540). Le due campagne ebbero buon esito: Belisario riuscì non solo a sottomettere tutto il Nordafrica e gran parte dell'Italia, ma anche a condurre il re vandalo Gelimero e il re goto Vitige in catene ai piedi di Giustiniano. In seguito alla vittoria africana, Giustiniano gli concesse il trionfo e l'onore del consolato per l'anno 535. Richiamato a Costantinopoli, fu inviato in Oriente contro i Persiani.
Dopo due anni di guerra contro i Sasanidi, Belisario venne inviato per la seconda volta in Italia (544). A causa della scarsità di uomini e mezzi fornitigli da Giustiniano, non riuscì però a contrastare efficacemente il nuovo re dei Goti Totila, che era riuscito a riconquistare gran parte della penisola. Tornato a Costantinopoli nel 548, ricoprì negli anni successivi alcuni incarichi di tipo religioso venendo inviato presso il Papa per cercare di convincerlo ad accettare la politica religiosa dell'imperatore (Tre Capitoli). Nel 559 fu di nuovo utile all'Impero riuscendo, alla testa di un esercito formato per lo più da contadini, a scacciare un'orda di barbari che stava devastando la Tracia mettendo in grande pericolo Costantinopoli.
Nonostante il suo notevole contributo alla difesa dell'Impero, Belisario cadde più volte in disgrazia con l'imperatore: accusato di tradimento, venne però ogni volta riabilitato. Secondo una leggenda che prese vigore nel Medioevo, Giustiniano avrebbe ordinato di accecarlo, riducendolo a un mendicante, e lo avrebbe condannato a chiedere l'elemosina per le vie di Costantinopoli, oppure, secondo una variante, presso la Porta Pinciana di Roma. Sebbene la maggioranza degli storici moderni non dia credito alla leggenda, la storia della cecità divenne un soggetto popolare per i pittori del XVIII secolo. Divenne uso comune rievocare il nome di Belisario per ricordare (e condannare) l'ingratitudine mostrata da alcuni sovrani nei confronti dei loro servitori.
Biografia Gioventù Belisario nacque molto probabilmente a Germana o Germania (l'odierna Sapareva banja, in Bulgaria)Germania, Sapareva Banya - Digital Atlas of the Roman Empire., una città della provincia romano-orientale della Mesia Superiore, situata presso il confine delle province della Tracia e della Macedonia II Salutaris, in una modesta famiglia romanizzataL'ipotesi che i suoi avi fossero Slavi romanizzati, basata sul fatto che il suo nome è simile allo slavo beli tsar ("principe bianco"), è rigettata dalla storiografia moderna, in quanto la parola tsar è sicuramente posteriore al VI secolo. Cfr. di stirpe illirica. o trace. Servì sotto le armi sin da ragazzo, prestando servizio nelle file del corpo di guardia personale dell'imperatore Giustino I.Procopio, De Bello Persico, I, 12.
Sposò Antonina, figlia di un auriga del circo.Procopio, De Bello Persico, I, 25. Ebbe da lei una figlia, Giovannina.Procopio, Storia segreta, 8 e 9. Belisario aveva anche un figliastro, Fozio, nato dal precedente matrimonio di Antonina.Procopio, Storia Segreta, 3. Si può dedurre che avesse anche una figliastra dal fatto che Antonina avesse un genero di nome Ildigero:Procopio, De Bello Gothico, II, 7. il fatto che Ildigero fosse genero di Antonina implica, infatti, che avesse sposato una delle sue figlie, che però è certo che non fosse Giovannina; ciò, unito all'affermazione di Procopio secondo il quale Antonina ebbe molti figli prima del matrimonio con BelisarioProcopio, Storia segreta, 1., conferma l'esistenza implicita di una figliastra.
Guerra iberica
Le sue prime campagne militari avvennero intorno al 526, quando, insieme al suo collega Sitta, condusse i suoi uomini a compiere un'incursione nella Perarmenia, dalla quale si ritirarono con un consistente bottino e con molti prigionieri. Una seconda campagna in Armenia, avvenuta poco tempo dopo, fu invece fallimentare, dato che le truppe di Belisario e Sitta vennero sconfitte dalle truppe sasanidi condotte da Narsete Persarmeno e Arazio, che peraltro dopo non molto tempo sarebbero passate dalla parte bizantina. Nel 527 Belisario fu nominato Dux Mesopotamiae con sede a Dara.
Uno dei suoi primi incarichi fu quello di costruire una fortezza a Mindouos per ordine del nuovo imperatore Giustiniano I (succeduto in quell'anno a Giustino I), ma non fu possibile portare a termine i lavori di fortificazione a causa dell'intervento di truppe sasanidi, che sconfissero le truppe di Belisario e rasero al suolo la fortificazione.Procopio, De Bello Persico, I, 13. Anche Zaccaria Scolastico parla di questa battaglia (avvenuta a nord di Nisibi),Zaccaria Scolastico, IX, 5. ma, insieme a Giovanni Malala, afferma che, prima ancora di questa sconfitta, Belisario perse una battaglia contro i Persiani a Tanurin (a sud di Nisibi), di cui Procopio non parla.Zaccaria Scolastico, Historia Ecclesiastica, IX, 2. Gli studiosi ritengono che avvennero due battaglie distinte, e che Procopio abbia fatto confusione tra le due battaglie, attribuendo erroneamente alcuni eventi della battaglia di Tanurin a quella di Mindouos..
Secondo il resoconto di Zaccaria Scolastico, l'esercito bizantino, posto sotto il comando di Belisario, di Cutzes (fratello di Buze), Basilio, Vincenzo, e altri comandanti, e rinforzato dagli alleati saraceni condotti da Atafar, marciò attraverso il deserto di Thannuris (Tanurin) per confrontarsi con i Persiani; quando i Persiani ne vennero a conoscenza, escogitarono un tranello, in cui l'esercito bizantino cadde in pieno, subendo perdite considerevoli: entrando nelle trincee persiane a tutta velocità, i Bizantini caddero nelle buche allestite dai difensori, venendo presi prigionieri. Cutzes fu così ucciso. Nella battaglia cadde anche il comandante saraceno Atafar, mentre tentava la fuga. Solo i cavalieri riuscirono a fuggire a Dara con Belisario, mentre i fanti furono o massacrati o fatti prigionieri. Poiché Procopio accusa Buze e Cutzes di essere stati troppo «imprudenti nello scontrarsi con il nemico», è possibile che la colpa della sconfitta fu attribuita soprattutto a loro, poiché avevano fatto cadere i loro soldati nella trappola persiana per eccesso di imprudenza, mentre Belisario non sembrerebbe aver ricevuto rimproveri per il suo operato. Sempre Zaccaria Scolastico, nello stesso capitolo, scrive che Belisario era un generale incorruttibile e non permetteva al suo esercito di commettere violenze ai danni dei contadini; inoltre, ci informa che all'epoca Belisario aveva al suo seguito Salomone, un eunuco proveniente dalla fortezza di Edribath, da cui veniva consigliato.
Nel 529 ottenne la prestigiosa carica militare di magister militum per Orientem e ricevette l'ordine di marciare contro i Persiani. Belisario, allestito un esercito poderoso, si recò a Dara insieme al magister officiorum Ermogene, che lo assistette nell'organizzazione delle truppe; qui ricevette la notizia che i Persiani intendevano prendere d'assalto proprio la città di Dara. Era il giugno 530.Teofane Confessore, AM 6022. Il comandante persiano era talmente sicuro della propria vittoria che il giorno precedente alla battaglia inviò a Belisario un messaggio sfrontato nel quale gli chiedeva di preparargli il bagno per il giorno successivo, certo che sarebbe riuscito a penetrare nelle mura. Belisario aveva invece ben allestito le difese, facendo scavare intorno alla città un alto fossato dotato di parecchie uscite, il cui scopo era di ostacolare la mobilità della cavalleria che costituiva uno dei punti di forza dell'esercito persiano.. Belisario aveva a disposizione soldati, e si trovava pertanto in inferiorità numerica rispetto all'armata persiana che poteva contare su uomini. Anche in virtù di ciò, nonché in conformità al suo credo tattico, Belisario combatté una battaglia principalmente difensiva, studiando nei minimi dettagli un piano che potesse garantirgli con un alto grado di probabilità la vittoria: il fossato fu scavato in modo tale da favorire che la battaglia prendesse la direzione prevista dal generale e che le mosse dei Persiani fossero costrette e quindi prevedibili.
Dopo aver respinto un primo assalto persiano, il terzo giorno la battaglia entrò nella fase decisiva. Belisario aveva previsto che i Persiani avrebbero probabilmente attaccato a mezzogiorno, sperando di trovare l'esercito bizantino intento nel pasto e quindi impreparato, e in questo modo riuscì a sventare il piano persiano.. Inoltre, Belisario accettò il suggerimento del comandante degli Eruli, Faras, di nascondere gli Eruli dietro una collina in modo che nel momento più opportuno assalissero da dietro il nemico, e questo accorgimento si rivelò determinante: dopo le prime fasi equilibrate dello scontro, caratterizzato dal lancio di dardi e di lance, avvenne l'attacco a sorpresa degli Eruli posizionati dietro la collina, che mise in seria difficoltà i Persiani; dopo che l'esercito sasanide ebbe già perso tremila uomini, il comandante persiano decise di spostare gli Immortali (il corpo di guardia personale del re persiano), fino a quel momento mantenuti in riserva, nell'ala sinistra e ordinò loro di caricare l'ala destra bizantina; dopo alcuni successi iniziali, l'ala sinistra persiana fu messa in fuga dai soldati che fino a quel momento si erano tenuti inoperosi dentro il fossato; l'esercito persiano batté allora in ritirata e, nel corso della loro fuga, altri soldati persiani perirono inseguiti dall'esercito di Belisario.Procopio, De Bello Persico, I, 14.. Belisario era riuscito così a difendere l'importante fortezza di Dara dall'assalto nemico.
Nella primavera del 531 un esercito di cavalieri persiani condotto da Azarete e rafforzato dagli alleati Lakhmidi condotti dal loro capo Alamundaro (al-Mundhir), invase il territorio bizantino, non attraversando però, come nelle precedenti scorrerie, la Mesopotamia, bensì la Commagene: il loro obbiettivo era saccheggiare le città siriane e soprattutto la più importante di esse, Antiochia.Procopio, De Bello Persico, I, 17. Belisario, dopo una iniziale esitazione sul da farsi, decise di andare incontro all'invasore alla testa di un esercito di soldati, ma al contempo non trascurò di munire di adeguati presidi le fortezze della Mesopotamia in modo che non rimanessero esposte, prive di difese, a un'eventuale incursione a sorpresa per mano di un'altra armata persiana.Procopio, De bello persico, I, 18. I Persiani, ritenendo poco prudente affrontare in battaglia l'esercito bizantino, superiore numericamente, decisero allora di ritirarsi dalla zona; parimenti anche il generale bizantino riteneva contrario al suo credo tattico rischiare uno scontro in campo aperto contro un nemico che si stava già ritirando, e si accontentò di affrettare la loro ritirata inseguendoli ma prestando attenzione a non raggiungerli.