Tolve (Tólvə, in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Potenza in Basilicata.
Geografia fisica Tulbium è l'antico nome di Tolve. Il paese, 30 km a nord-est di Potenza, sorge su uno sperone arenario su cui si sviluppa il rione castello, a 568 metri sul livello del mare, alla confluenza dei corsi del torrente Castagno con la fiumara del Bosco. La collina è circondata da monti alti fino a 1000 metri, ricoperti di boschi abitati da una fauna variegata, tra cui vanno segnalati il lupo appenninico ed il cinghiale. Andando fuori regione geograficamente, Tolve è situata al centro di un immaginario triangolo avente per lati mar Adriatico, Ionio e Tirreno: tutti e tre sono equidistanti poco più di 70 km.
Storia Età preistorica Dell'età preistorica sono giunte a noi, almeno finora, solo tracce. Due insediamenti neolitici, risalenti al 2800-2500 a.C. sono stati ritrovati alle falde del monte Moltone (816 m) e in località Magritiello. Si tratta di villaggi composti di capanne neolitiche con materiali di risulta di scarso valore, importanti tuttavia perché attestano la frequentazione del luogo già nel III millennio a.C. grazie alla sua posizione strategica.
Alcuni studiosi hanno ipotizzato frequentazioni neolitiche delle numerose grotte che caratterizzano il territorio, come farebbero pensare incisioni rupestri ritenute autentiche e ritrovate sulle pareti delle grotte stesse.
Epoca pre-romana Le testimonianze dell'epoca arcaica, quando la Basilicata era abitata dal popolo dei Lucani (il cui sovrano sarebbe stato il mitologico re Italo) sono decisamente più ricche, sono stati infatti ritrovati numerosi insediamenti, anche di notevole interesse storico ed archeologico. I ritrovamenti più noti sono quello della tomba di un guerriero lucano, in località Cappuccini, del quale restano un elmo di tipo corinzio, uno schiniere in bronzo ed un frammento della spada. Si tratta sicuramente della tomba di un personaggio di rango, vissuto tra il VII ed il V secolo a.C.
Tra il VII ed il IV secolo a.C. la presenza umana a Tolve si fa più importante, in relazione alle numerose ed evolute comunità nel territorio. Nella vicina Serra di Vaglio il tempio della Dea Cibele è una testimonianza dei culti di divinità di tradizione italica a cui si affiancavano le tradizioni di origine greca. A questo periodo (IV secolo a.C.) risalgono le ville del Moltone e di piana San Pietro, case coloniche di grandi dimensioni, dotate di comfort evoluti per l'epoca (al momento del ritrovamento il bagno della villa del Moltone era il più antico esempio al mondo di bagno con condotte di scarico), autonome per la produzione di suppellettili e abbellite con elementi decorativi che, seppur rozzi, testimoniano lo spirito evoluto degli abitanti. Sono stati ritrovati elementi fittili e decorazioni che dovevano regalare al prospetto della villa una visione elegante ed imponente a chi vi si avvicinava dalle pendici del Moltone. La villa aveva un cortile con impluvium su cui gravitavano un'area residenziale con 4 stanze ed un piccolo ma funzionale impianto termale ed un'area di servizi per la produzione di suppellettili (una fornace attiva sino al momento dell'incendio che distrusse la villa stessa) e per la custodia degli animali.
La villa venne abitata stabilmente fino al III secolo a.C., quando, anche a causa delle razzie delle truppe di Annibale, il territorio fu progressivamente abbandonato dalle numerose unità rurali di cui si ha traccia.
Epoca romana Dalla fine del III secolo al I secolo le tracce di presenza umana stabile sono piuttosto scarse. Si deve arrivare al periodo imperiale per ritrovare segni di una presenza stabile documentata dalla già citata villa di San Pietro, corredata anch'essa di un impianto termale e di pavimentazioni a mosaico dell'età tardo-imperiale e della villa di Piforni. La villa di San Pietro, il cui impianto originale risale al IV secolo a.C., viene abitata a più riprese, soprattutto nel III secolo d.C. e sono state ritrovate tracce di frequentazioni fino al XIII secolo. Numerosi frammenti di colonne romane, di iscrizioni funerarie e di monete di età augustea sono la testimonianza della riabitazione del territorio da parte di autoctoni che ritornano nelle campagne ridiventate sicure dopo l'affermazione dell'Impero di Roma.
Un elemento molto discusso è il cosiddetto Ponte Vecchio o Ponte del Diavolo la cui struttura originaria è di chiaro impianto romano e modificata in epoca medioevale. Alcuni studiosi affermano che è stato costruito in epoca medioevale, ma altri ritengono che vi siano passate le truppe di Gaio Terenzio Varrone di ritorno a Roma, sconfitte nella battaglia di Canne da Annibale.
Medioevo all'età moderna In epoca medioevale, Tolve conosce un'ampia espansione dell'attuale abitato. Lo stemma del comune, con un castello a tre torri, ha fatto pensare all'esistenza nel paese di una struttura castellare, ma Tolve non ha mai avuto un castello bensì una fortificazione muraria che avvolgeva tutto il borgo antico, l'attuale centro storico. All'interno del borgo numerose abitazioni e botteghe artigiane raccontano una vita attiva che ne struttura definitivamente le caratteristiche di centro agricolo-pastorale-artigiano conservato fino ai giorni nostri. La dominazione longobarda lascia molte tracce negli usi e nelle abitazioni dei centri fortificati lucani, poi modificati durante la dominazione normanna. A quest'epoca risale la fortificazione dell'attuale rione castello, di cui restano le scarse tracce sopravvissute ai terremoti e all'incuria dell'uomo. Un altro documento importante è datato 1001: si tratta di un documento bizantino, sottoscritto dal catapano Gregorios Tarkaneiotes,Pubblicato nel Codice Vaticano Latino nº 7401 - fol. 247 che nell'ambito di una contesa territoriale con la vicina città fortificata (kastron) di Tricarico cita Tolve (Toulbas) riportando anche i nomi di cinque suoi cittadini. Tra essi, oltre a Goinandos, Pancratios, Giovanni di Kara e suo figlio, spicca un Sighenoulphos (nome che tradisce la sua origine longobarda). Tra il IX e l'XI secolo il paese rappresenta insieme ad Acerenza la linea di confine tra il mondo cattolico e il mondo bizantino, di cui si conserva traccia nell'antica chiesa del Purgatorio del IX secolo.
Centro fortificato gotico e longobardo, in epoca successiva il paese venne inglobato dai Normanni nella Contea di Tricarico e nel 1250 il feudatario di Tolve è il conte Galvano, zio materno di Manfredi. Tra il 1300 ed il 1500 il feudo di Tolve passa di mano in mano dagli ungheresi ai francesi, e conosce un periodo di prosperità per la fervida attività artigianale nella produzione di armi da fuoco.
Nella ricostruzione proposta dall'Avvocato Giuseppe Antonio Maria Mattia (1935 - 2022) nel libro Tolve nella storia, basata soprattutto sugli archivi privati del dottor Carlo D'Auria, nei secoli XVI e XVII Tolve fu ceduta dapprima al duca Fabrizio Pignatelli di Monteleone, dopodiché passò, per alcuni decenni, a Berlingiero Carafa e da questi a Ettore Brajda; nel 1583 diventa città demaniale. Nel 1628, tuttavia, la Regia Camera dispone, con provvedimento "fedifrago" e perciò impugnato, la vendita di Tolve; se la aggiudica il Barone Rinaldi. Nel 1651 questi la cede a Giovanni Francesco Iovine, duca di Sant'Angelo a Fasanella. Dagli Iovine, nel 1667 il feudo torna alla famiglia Pignatelli, nella persona di Giovan Battista, che acquisisce il titolo di duca di Tolve. Di lì, nel 1722 passa al Principe di Colobraro D. Francesco Carafa, che lo detiene fino alla successione a favore della duchessa D. Faustina Pignatelli nel 1741. Cedendo alle insistenze dei cittadini, oramai da secoli desiderosi di affrancarsi, la duchessa cede il feudo nel 1759 alla c.d. Università di Tolve per la somma di 40.826 ducati, con la garanzia del nobile don Giuseppe Laviano, marchese di Tito e duca di Satriano.
Nel 1647/48 partecipò ai moti antispagnoli, e nel 1799 all'insurrezione repubblicana, innalzando l'Albero della Libertà. A seguito dell'insurrezione, fu catturato e giustiziato il sacerdote tolvese Oronzo Albanese.
Età contemporanea
Negli anni della seconda guerra mondiale, tra il 1940 e il 1943, una decina di profughi ebrei tedeschi e rumeni furono confinati a Tolve. Uno di loro morì in paese per cause naturali durante il periodo di soggiorno coatto il 26 ottobre 1942. Gli internati furono tutti liberati con l'arrivo dell'esercito alleato nel settembre 1943. Alcuni poterono già emigrare negli Stati Uniti nel luglio 1944; gli altri rimasero in varie località dell'Italia meridionale in attesa della fine della guerra.Ebrei stranieri internati in Basilicata.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Nell’ambito del territorio di Tolve vi sono chiese e monasteri extramoenia che anche se abbandonati all’incuria testimoniano la vitalità civile e religiosa della comunità tolvese nei secoli passati. Esse sono state oggetto di svariate indagini, ma sulla ricostruzione della storia di alcune permangono zone d’ombra.
Chiesa di Santa Maria dell’Olivo e di Santa Margherita Alla fine del XII secolo, Tolve ospitò delle fondazioni verginiane (presenti in un numero massiccio nella Basilicata). A testimonianza di ciò vi è una Bolla di Papa Celestino III del 1197 che autorizzava due comunità monastiche a risiedere a Tolve e a erigere due chiese extramoenia, quella di Santa Maria dell’Olivo e quella di Santa Margherita con annessi i monasteri. Delle due chiese non sono rimaste molte tracce, ma sia il toponimo, sia parte di edifici ancora esistenti portano a identificare quella di Santa Maria dell’Olivo con la chiesa triabsidata; abbandonata ancora visibile all’entrata del paese nei pressi di un’antica mulattiera.
Della chiesa di Santa Margherita, invece, non sono pervenute nemmeno queste labili tracce. La sua presenza è comunque confermata da alcuni documenti quali una sottoscrizione e una decretale di un abate del 1220 dove risultava che le due chiese in oggetto erano cresciute grazie alla costituzione di un priorato diretto da un certo Frate Bartolomeo Pegna di Sarmiento. Di particolare valore e importanza storica è il diploma di Federico II del 1220 che attesta la presenza di entrambe le chiese nel territorio di Tolve. Altre fonti che testimoniano l’esistenza delle due chiese sono le bolle di Alessandro IV e Urbano IV.
All’interno dei due monasteri oltre all’ufficio divino con continue orazioni e celebrazioni di messe conventuali, molta importanza veniva data al lavoro manuale, un aspetto della regola sconosciuto alle precedenti comunità monastiche. Il lavoro costituiva un mezzo per vincere l’ozio, per allontanare le insidie della vita sedentaria, oltre che per garantire l’indipendenza economica del monastero. Questo rilievo dato al lavoro permise ai monasteri verginiani di entrare con determinazione nel tessuto sociale, e la cultura del lavoro venne vista come strumento di lotta e di propaganda per fare proseliti alla Chiesa. La presenza dei monaci verginiani a Tolve si era inoltre arricchita delle moderne professioni teologiche. Questo indirizzo dell’attività monastica a Tolve fu di vitale importanza per lo sviluppo economico del paese e per il rinnovamento dell’assetto sociale.