Esilio repubblicano spagnolo (anche detto La Retirada republicana) è il termine con cui gli storici chiamano l'esodo dal territorio spagnolo dei combattenti antifascisti che avevano combattuto per la seconda repubblica spagnola durante la guerra civile spagnola e che, al termine della guerra civile, impossibilitati a proseguire la lotta contro le truppe franchiste ormai dilaganti, cercarono scampo dalla feroce repressione dei vincitori rifugiandosi in Francia.
Parte di questi continuò per oltre venti anni a combattere contro i franchisti con azioni di guerriglia contro il regime, attraversando moltissime volte i Pirenei per ritornare poi sul versante francese.
Breve cronologia degli antefatti "Di tutti i popoli, di tutte le razze, veniste a noi come fratelli, figli della Spagna immortale, e nei giorni più duri della nostra guerra, quando la capitale della Repubblica spagnola era minacciata, foste voi, valorosi compagni delle Brigate Internazionali, che contribuiste a salvarla con il vostro entusiasmo combattivo, il vostro eroismo e il vostro spirito di sacrificio".
Dolores Ibárruri Discorso per lo scioglimento delle Brigate Internazionali (1938)
febbraio 1936: il Fronte Popolare dei partiti della sinistra vince le elezioni. Viene eletto Presidente del Consiglio il repubblicano Manuel Azaña, e nel giugno viene nominato presidente della Repubblica e sostituito da Santiago Casares Quiroga. luglio 1936: viene assassinato dalla polizia il deputato monarchico José Calvo Sotelo. Inizia la rivolta militare in Marocco capeggiata da José Sanjurjo, che in seguito muore in un incidente aereo. Come capi della rivolta restano E. Mola, G. Queipo de Llano e Francisco Franco. agosto 1936: a Burgos viene costituita una giunta militare contro il governo repubblicano. Léon Blum preferisce non intervenire, mentre i militari ribelli conquistano Badajoz. Rimpasto del governo repubblicano capeggiato da Largo Caballero, mentre Francisco Franco diviene l'unico capo della giunta militare. febbraio 1937: i nazionalisti prendono Malaga. Il governo italiano manda in appoggio ai franchisti un corpo di volontari che viene sconfitto dalle Brigate Internazionali a Guadalajara. aprile 1937: gli aerei della Legione Condor, germanica, eseguono il tragico bombardamento a tappeto su Guernica, nei paesi Baschi maggio 1937: Barcellona è al centro di sanguinosi scontri fra comunisti e anarchici. Juan Negrín sostituisce Largo Caballero in qualità di capo del governo. giugno 1937: i franchisti prendono Bilbao e occupano le Asturie e i Paesi Baschi ottobre 1937: i franchisti prendono Gijón e occupano la Spagna nordoccidentale. novembre 1938: le Brigate Internazionali ricevono l'ordine di ritirarsi dal fronte. gennaio 1939: i franchisti conquistano Barcellona. febbraio 1939, Francia e Inghilterra riconoscono il governo di Francisco Franco. Manuel Azaña va in esilio a Parigi e rassegna le dimissioni. marzo 1939: i franchisti entrano a Madrid. aprile 1939: termine delle ostilità.
Pesantissime e incalcolabili sono le perdite in vite umane, che secondo alcuni storici superano il milione di unità.
Prologo
Caduta la Catalogna (gennaio 1939), confluiscono in Francia, attraverso i Pirenei, circa 500.000 miliziani antifascisti, con al seguito molti civili. Moltissimi, pur di continuare a combattere i nazifascisti, entrano in eserciti e formazioni militari disparate, compresa la Legione straniera, come riferisce Pietro Ramella:
Gli anarchici e i comunisti non filomoscoviti non possono rifugiarsi in URSS a causa delle lotte fratricide di cui erano stati vittime, durante la guerra civile spagnola, da parte dei gruppi di comunisti di osservanza sovietica. Fra coloro che raggiungono l'URSS c'è invece Rubén, figlio di Dolores Ibárruri, eroe dell'Unione Sovietica. Decorato per il valore con l'Ordine di Lenin e l'Ordine della Bandiera Rossa, Rubén combatterà per la difesa di Stalingrado perdendo la vita subito prima dell'avanzata vittoriosa verso ovest dell'Armata Rossa, che, iniziata nel 1943, culminerà con la conquista di Berlino.
Inizio della vicenda
Fin dall'estate del 1938, Franco intraprende una tattica militare di sicura efficacia, instaurando un regime di terrore sia verso i miliziani antifascisti che verso le popolazioni civili che li appoggiano o che semplicemente non sono loro ostili. Vengono pertanto effettuate numerose esecuzioni sommarie. Anche se la sua marcia verso la vittoria subisce notevoli ritardi, Franco ha la sicurezza che il terreno conquistato è stato "bonificato" (limpieza) dagli antifascisti in maniera efficace. In tale situazione, in cui è utile ricordare il fragile (e inefficace) Patto Molotov-Ribbentrop, che se non ancora formalizzato è già in nuce, anche l'URSS non ha più interesse ad appoggiare i miliziani antifascisti, allineandosi alla linea seguita dalle potenze occidentali. Queste ultime, nonostante le prese di posizione formali, temono (la guerra civile non è ancora terminata) che in Spagna si possa ancora produrre una vittoria dell'ala radicale di sinistra dei miliziani antifascisti, e la conseguente possibile incrinatura del già fragile equilibrio con la Germania nazionalsocialista e l'Italia fascista. Il 23 dicembre 1938 Franco dà inizio all'attacco contro la Catalogna, che viene quasi interamente conquistata nella seconda metà di gennaio del 1939, con il conseguente esodo dei reparti superstiti dell'esercito regolare e di coloro che lo sostengono. Gli ultimi a ritirarsi sono gli anarchici della 26ª colonna Buenaventura Durruti il 10 febbraio 1939, coprendo la ritirata a compagni e civili in fuga.
La Retirada comincia quindi quando è evidente che senza più il supporto di un armamento pesante (i treni carichi di artiglieria per i repubblicani sono bloccati nelle stazioni francesi), le forze repubblicane non possono più contrastare l'avanzata dei franchisti: in quel momento le forze fasciste, sia spagnole che italiane, attaccano la Catalogna sia da sud che da ovest. Franco, utilizzando la tattica militare di matrice terrorista già ampiamente sperimentata in passato e che privilegia il "castigo" dei miliziani antifascisti e delle popolazioni che appoggiano questi ultimi, ottiene lo scopo di confondere e disorganizzare la loro già difficile difesa. A nulla valgono le prese di posizione pubbliche contro tale massacro nei confronti di inermi, da parte di uomini di cultura anche cattolici e di organizzazioni sia di sinistra che liberali. Il mancato appoggio delle potenze occidentali con armamenti adeguati avrà conseguenze negative: il pur forte contingente di aviatori francesi ha in dotazione bombardieri desueti rispetto a quelli italiani e tedeschi, e lo stesso Primo Gibelli, eroe dell'Unione Sovietica, è costretto a volare con un antiquato e lento Breguet XIX.Fotografia del Breguet XIX
Il metodo del terrore Arthur Koestler, ebreo, comunista, miliziano antifascista, nel libro Dialogo con la morte descrive con crudezza il clima di terrore delle carceri spagnole in cui erano imprigionati gli antifascisti catturati. Il libro è dedicato a uno sconosciuto miliziano antifascista dell'Andalusia, poi fucilato.
Accanto a tale testimonianza, considerata di parte, ve ne sono altre, provenienti da personaggi non implicati personalmente né politicamente nella vicenda della rivoluzione spagnola, che condannano altrettanto nettamente le barbarie perpetrate dal franchismo in quegli ultimi mesi di guerra. Fra questi si segnalano in particolare due scrittori cattolici, Jacques Maritain e Georges Bernanos. Il primo stigmatizza, in modo inequivocabile, la cosiddetta cruzada (crociata) in quanto contraria all'etica cristiana. Il secondo, ne I grandi cimiteri sotto la luna, descrive le stragi perpetrate dai franchisti a Maiorca agli ordini del fascista Arconovaldo BonacorsiBiografia di Arconovaldo Bonaccorsi, ANPI mettendo in luce l'appoggio fornito al militare italiano da José Miralles y Sbert, vescovo di Maiorca.
Migliaia di civili sono trucidati a Maiorca, Badajoz, Granada e Malaga, nelle province catalane e in altre, dove giungono i rifugiati abbandonando la Catalogna. Essi sanno che l'unica via di scampo è fuggire da Barcellona e dai paesi limitrofi. Alcune centinaia di migliaia di anziani, donne, bambini, civili, miliziani antifascisti feriti, ormai lontani dalla rispettive brigate di appartenenza, si dirigono verso il Nord sperando di trovare la salvezza in Francia: gli avvenimenti successivi deluderanno in gran parte le speranze dei fuggitivi.
I profughi tentano di attraversare i Pirenei superando vette di 2550 m., poi è la volta dell'armata di Catalogna che percorre la via del Nord, alla ricerca della salvezza, coperta durante la ritirata dalla colonna Durruti, ultimo baluardo contro i franchisti. Il 10 febbraio molti appartenenti a quest'ultimo contingente armato di anarchici attraversano il ponte di Llívia, altri riescono invece a superare le linee franchiste senza essere visti.
Episodi riguardanti italiani Vi sono episodi che riguardano anche italiani durante la Retirada: Giovan Battista Frati fu fra i difensori del ponte di Hendaye. di Giovan Battista Frati sul quadrimestrale "La Risveglia". La tenace difesa sua e dei compagni del ponte stesso permise a migliaia di profughi spagnoli l'espatrio in Francia. Con lui si trovavano i compagni Pietro Bertoni e Juan López, René Pasque, Alberto Donati, caduti in combattimento, Stern (nome di battaglia: il tedesco rosso), Remigio Maurovich, Arrigo Gojak. Vengono feriti Arrigo Gojak (che sarà assassinato dai franchisti, il quattro settembre, all'ospedale di Irun), il "tedesco rosso" Stern (che morirà in un nosocomio francese) e lo stesso Frati. Frati ferito verrà curato in un ospedale della Legione straniera a Nizza.
Pietro Pajetta, ufficiale bersagliere e comunista, verrà ferito gravemente durante la Retirada dall'Aragona per poi perdere una mano nella Resistenza. In Italia prenderà il nome di battaglia di "Nedo". Nella Retirada e nel successivo internamento nei campi di concentramento in Francia sono coinvolti anche Giandante X, anarchico e artistaBiografia di Giandante X su http://www.mescalina.it e Francesco Fausto Nitti, che al suo arrivo in Spagna comanda un battaglione di giovani anarchici inquadrati nell'esercito repubblicano. Aggregato coi suoi alla 140ª brigata mista, copre il ritiro degli antifascisti repubblicani al ponte di Fraga e partecipa alla battaglia dell'Ebro come comandante di batteria di artiglieria. Dopo il passaggio in Francia viene internato nel campo di raccolta di Argelès-sur-Mer. 2.Biografia di Francesco Fausto Nitti su Istituto per la storia della Resistenza e della societ� contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia
L'arrivo in Francia I fuggiaschi verso la Francia non ricevono l'accoglienza sperata per svariati motivi. La loro sorveglianza spesso è affidata alle truppe coloniali francesi, che ricordano ai miliziani antifascisti i tristemente noti "mori di Franco" aggregati alla legione spagnola, il Tercio Etranjero; le stesse guardie di frontiera spesso depredano o chiedono il "pedaggio" per il varco della frontiera. Le autorità centrali non vedono di buon occhio quella moltitudine di "rivoluzionari rossi", soprattutto dopo la caduta, circa un anno prima, del governo di sinistra presieduto da Léon Blum. La situazione internazionale, infine, rende problematico l'accoglimento. Le potenze occidentali sono infatti indecise sull'atteggiamento verso la Germania nazionalsocialista che appoggia Franco, indecisioni che portano agli ammiccamenti fra Hitler e Stalin con il Patto Molotov-Ribbentrop.