Biografia Nacque nel palazzo di via Galliera a Bologna il 19 maggio 1626 dal senatore Marco Antonio conte della Porretta, e da Orinzia Albergati. Fu battezzato quello stesso giorno avendo per padrino il senatore Marco Antonio Bianchetti. La sua famiglia, nel contesto cittadino e dello Stato pontificio, si considerava in ascesa. Il padre, discendente da esponenti delle società d'arti divenuti feudatari della Chiesa nel XV secolo, oltre a essere membro del Senato locale, fu insignito di varie cariche, fra cui quella di ambasciatore bolognese a Roma (1654-1659). I suoi figli segnarono un culmine della storia familiare: il primogenito Annibale si trasferì in una nuova sede, un palazzo degno delle migliori residenze europee; il secondogenito Angelo divenne il primo cardinale del casato. Un terzo fratello, Silvio Antonio,ecclesiastico, morì in giovane età, mentre una sorella, Anna Maria, sposò Cesare Marsili, unendosi a un altro importante clan senatorio, quello appunto dei Marsili. Ancora giovanissimo, ricoprì la carica di Ufficiale delle Acque per l'anno 1649 e con patente rilasciatagli dal Senato il 10 agosto di quell'anno fu preposto capitano di una delle compagnie di fanteria appena istituite. Qualche anno più tardi, il cardinale legato Lomellini gli rilasciò la patente di podestà di Galliera per il secondo semestre del 1654. Dimorò per qualche tempo alla corte di Toscana dove conobbe Dorotea Cospi, che a quel tempo era dama della granduchessa Vittoria della Rovere, e pensò di chiederla in sposa. Allo stesso tempo fece pressioni al fratello Annibale perché rinunciasse alla successione della contea dei Bagni della Porretta, ma non si riuscì a raggiungere un accordo, per cui la convinzione di sposarsi si affievolì e Dorotea finì per sposare Annibale. Forse deluso nei suoi progetti di vita, Angelo partì per un grand tour alla rovescia, dal sud al Nord dell'Europa, di cui lasciò nell'archivio familiare un diario dal 1654 al 1657. Il viaggio iniziò a Roma e qui terminò;dopo una partenza dalle coste toscane, toccò Genova, poi la Francia, l'Inghilterra, l'Olanda, la Germania e l'Europa centrale per conoscere l'indole e i costumi delle diverse nazioni.

Ranuzzi comprò quadri, stampe, cartografie, strumenti scientifici e musicali, e molti libri, specialmente ad Amsterdam, dimostrando gli interessi di un uomo colto del Seicento, che spaziavano dalla politica alla memorialistica, dall'arte militare alla geografia e alla navigazione. Abbiamo le sue impressioni sull'Olanda, l'Inghilterra di Cromwell, la Francia di Mazzarino, dove venne presentato al re e alla regina madre.Furono i primi approcci con l'ambiente e le persone che avrebbero avuto tanto peso nei suoi anni più celebri e difficili: "Parigi, ch' è un mondo, più che una città, o s'è città, non ha pari". Al ritorno dal viaggio, intanto laureatosi in giurisprudenza e più specificamente in utroque iure all'Università di Padova nel 1657, accettò la volontà del padre, ancora ambasciatore a Roma, di fargli intraprendere la carriera ecclesiastica, a cui da allora in poi si dedicò con impegno. Infatti era morto nel frattempo Silvio Antonio nel 1656 e il padre pensò di sostituirlo nella carriera ecclesiastica con Angelo. Nel 1657 è definito per la prima volta clericus in un atto notarile, beneficiando della laurea in utroque iure, titolo necessario per ottenere la prelatura. Dopo aver insegnato diritto canonico nella città di Fano, si recò a Roma dove prendendo l'abito prelatizio fu nominato referendario dell'una e dell'altra Segnatura. Mentre era referendario delle due segnature e quindi passato al servizio della Santa sede, fu inviato come governatore nella città di Rimini. Seguirono il governo della città di Rieti, Camerino e Ancona, in cui si distinse per le sue capacità e con fama di somma giustizia e saggezza. I consoli della città di Rimini, in data 26 agosto 1660, gli concessero la cittadinanza nobile, e il medesimo privilegio ricevette dal Consiglio e dal Senato di Rieti il 10 dicembre 1660. Per le capacità dimostrate nello svolgere questi uffici divenne poi vice legato di Urbino (1664) e commissario generale delle milizie pontificie per nomina di Alessandro VII il 1º febbraio 1664. Due anni dopo Alessandro VII, con brevi del 15 e 16 novembre 1666 lo inviò a Malta come inquisitore generale del Sant'Uffizio, nonché delegato generale della Santa Sede, con facoltà di conoscere, giudicare e terminare tutte le cause criminali che riguardavano quella giurisdizione. La prima fase della sua carriera terminò con il memoriale redatto durante l'inquisitorato, che era una specie di anticamera della nunziatura, sulla Religione, e Cavalieri di Malta, e remedij proposti per levare in essa alcuni abusi introdotti. Dopo Malta, tornò a Roma, il nuovo pontefice Clemente IX, il 30 aprile 1668, lo nominò arcivescovo titolare di Damiata il 24 giugno 1668 (Damietta, nel basso Egitto) e il 24 giugno ricevette la consacrazione episcopale a Roma dal cardinale Cesare Facchinetti, per essere poi nominato, alcune settimane dopo, il 6 luglio assistente al soglio pontificio o prelato domestico del Papa.

Il 30 giugno del 1668 Clemente IX lo inviò come nunzio apostolico in Savoia, a Torino, alla corte Sabauda, la prima nunziatura, ricevuta all'età di 42 anni; gli fu assegnato insieme il governo del feudo pontificio di Tigliole in Piemonte. Durante il soggiorno piemontese Angelo fu incaricato di ascoltare, giudicare e terminare le cause nel principato di Masserano, anch'esso feudo della S. Sede.

Il 13 maggio 1671 papa Clemente X lo inviò in Polonia, alla corte di re Michele I di Polonia. Partì da Torino per raggiungere la nuova sede di Varsavia con un seguito sfarzoso e il nipote primogenito, annotando le spese di rappresentanza, che avrebbero finito per costituire il suo problema economico più rilevante. Nunziatura particolarmente delicata per il pericolo incombente legata all'avanzata turca, ma anche per le discordie interne all'aristocrazia polacca. Con la sua abilità e prudenza sedò le discordie che laceravano quel regno, seppe introdursi con le sue qualità diplomatiche e morali, intrattenendo ottimi rapporti con i sovrani, persuadendoli a una pur momentanea riappacificazione e a combattere contro il nemico della civiltà e della Chiesa. Mancando il denaro necessario a sostenere la guerra, egli primo fra tutti, contribuì con duemila scudi in contanti, e donò a quella zecca le proprie argenterie, affinché fossero convertite in moneta. L'esempio venne seguito dal clero che contribuì con denaro per poter compiere quella campagna. Ma vari fattori tra cui le risorte inimicizie tra magnati, il clima polacco troppo rigido che non era propizio alla sua salute, l'ostilità fra lui e il nunzio straordinario Francesco Buonvisi, inviato dal papa Clemente X a causa delle minacce di una guerra civile polacca, fecero sì che Ranuzzi chiese di essere richiamato.