Il Comitato Nazionale per l'Energia Nucleare (CNEN) è stato un ente per la promozione dello sviluppo dell'energia nucleare per usi civili in Italia.

Nasce nel 1960 in seguito alla ristrutturazione del preesistente Comitato nazionale per le ricerche nucleari (CNRN), a sua volta istituito nel 1952.

Occorre dire che il comitato non aveva una istituzione formale ed essendo privo di potere giuridico non era in grado di gestire risorse economiche. Nonostante si trovasse a svolgere i propri compiti in condizioni assolutamente non indipendenti, riuscì a portare l'Italia ad un ottimo livello di competenza nucleare su scala mondiale. Fu in questo clima che nel 1963 Felice Ippolito fu accusato di avere commesso illeciti nella gestione e condannato penalmente. La vicenda fu ed è ancora molto controversa, ma comunque segnò un duro colpo per il comitato e lo sviluppo energetico italiano.

Nel 1982, in seguito alla crisi del nucleare, il comitato si è trasformato nell'attuale ENEA.

Storia del CNEN Nel 1960 il Parlamento italiano trasforma il CNRN in Comitato Nazionale per l'Energia Nucleare (CNEN), distaccandolo definitivamente dal CNR. Il presidente è il ministro dell'Industria (che nel 1960 era Emilio Colombo) mentre Felice Ippolito continua a ricoprire il ruolo di Segretario Generale. Nello stesso anno il Governo italiano cede (a condizioni abbastanza svantaggiose) all'Euratom il Centro Ricerche di Ispra e il reattore CP5 dopo soli pochi mesi dal suo completamento. La trattativa viene condotta in maniera poco trasparente e l'esito causa grandi proteste sui giornali e le dimissioni del direttore del centro di Ispra, il Prof. Carlo Salvetti (1918-2005).

Gran parte della ricerca tecnologica sviluppata ad Ispra viene trasferita nel Centro della Casaccia, che assume un ruolo ancora più rilevante. La Casaccia diventa il centro più importante per la ricerca nucleare applicata in Italia: i primi laboratori ad entrare in funzione sono il laboratorio di genetica (fondato da Adriano Buzzati Traverso insieme a Gian Tommaso Scarascia Mugnozza) e il laboratorio di elettronica.

All'inizio degli anni 60 viene sviluppata e costruita a Frascati una nuova macchina acceleratrice di particelle elementari denominata ADA (Anello Di Accumulazione da 250 MeV) che sarà la capostipite di tutti gli altri anelli di accumulazione che verranno costruiti nel mondo. Sempre negli anni 60 il CNEN realizza a Frascati, in collaborazione con EURATOM, il laboratorio Gas Ionizzati che è il primo nucleo di ricerca italiano ad occuparsi dei problemi della fusione termonucleare ed apre un centro a Bologna che orienta i suoi obiettivi all'informatica configurandosi come uno dei maggiori Centri nazionali di calcolo scientifico.

Contemporaneamente il CNEN si propone anche come struttura di sviluppo tecnologico in stretto collegamento con l'industria, per la progettazione e realizzazione di impianti nucleari e impianti per il ciclo del combustibile.

In questo settore il primo progetto avviato dal CNEN (sempre sotto la guida del segretario generale Ippolito) è denominato PRO e sorprendentemente riguarda la realizzazione di un reattore di un tipo ancora diverso dalle tre centrali in costruzione. PRO sta infatti per Progetto Reattore Organico, una tecnologia basata su uranio arricchito raffreddato con un fluido organico. Era una tecnologia su cui si lavorava solo negli USA e di cui si sapeva ancora poco ma si decide comunque di partire non con degli studi di base ma direttamente con la progettazione del reattore. Questa tecnologia fu abbandonata negli USA nel 1962 e fallì anche ad Ispra determinando una crisi irreversibile di quei laboratoriD. Lavrencic, G. Valli, “In ricordo del Prof. Salvetti”, Energia, Ambiente e innovazione, n.3, (2005).

Il secondo progetto varato dal CNEN è il PCUT e cioè il “Progetto Ciclo Uranio Torio” che all'epoca era una tecnologia assolutamente marginale. Si decide comunque di realizzare un impianto per il riprocessamento del torio irraggiato. Non essendo in costruzione in Italia alcun reattore autofertilizzante a ciclo uranio-torio, l'impianto (che finirà per costare una trentina di milioni di dollari) doveva servire a riprocessare del combustibile irraggiato in una piccola centrale statunitense (quella di Elk River) che poi andava riconsegnato agli statunitensi a fronte di un corrispettivo di un solo milione di dollari. L'impianto, denominato impianto ITREC, venne costruito nel centro ricerche della Trisaia a Rotondella in Basilicata.

Il terzo progetto è quello riguardante la costruzione di un impianto di riprocessamento degli elementi di combustibile nucleare esauriti provenienti non solo dai reattori di ricerca italiani ma anche da quelli del resto d'Europa. Il progetto, chiamato EUREX, viene avviato con la costruzione nel 1963 dell'impianto a Saluggia ma in seguito fallisce visto che le richieste di ritrattamento dal resto d'Europa risultano minime (l'impianto verrà chiuso definitivamente nel 1983).

Nel novembre del 1962 vengono nazionalizzate le aziende operanti nella produzione, commercializzazione, distribuzione e trasporto di energia elettrica e viene istituita l'ENEL. Ippolito entra a far parte del consiglio di amministrazione dell'ENEL e per legge si deve dimettere dall'incarico di Segretario Generale del CNEN. Lo fa ma si fa subito riassumere come consulente con gli stessi compiti.

Nel 1962 entra in funzione la centrale di Latina, nel 1963 quella di Sessa Aurunca e nel 1964 quella di Trino. Le tre centrali furono pagate molto care e produssero energia nettamente più costosa di quella prodotta da impianti convenzionali (a quel tempo il petrolio costava solo 2 dollari al barile) ma furono utili per ottenere una conoscenza approfondita dei problemi connessi all'esercizio di impianti di questo tipo.

Nell'agosto del 1963 il segretario del partito socialdemocratico Saragat sferra, tramite i giornali, un attacco alla validità economica della costruzione delle tre centrali nucleari e pochi giorni dopo un suo collega di partito, il deputato Preti, bolla il piano quinquennale del CNEN come un insieme di "iniziative azzardate". L'irregolarità della posizione di Ippolito (e cioè l'incompatibilità ENEL-CNEN) viene usata per sospenderlo dall'incarico nel CNEN. Subito dopo viene istituita una commissione di indagine ministeriale. L'accertamento di irregolarità amministrative nella gestione del CNEN e di assunzioni di personale “segnalato” da politici che poi, in due casi, non si presenta neanche al lavoro porta all'apertura di un processo penale nei confronti di IppolitoOrazio Barrese, Un complotto nucleare - Il caso Ippolito, Newton Compton, 1981.. È bene notare che, legalmente, il primo responsabile delle irregolarità amministrative è il presidente Emilio Colombo che però, “stranamente”, non viene rinviato a giudizio. Ippolito viene sostituito, nominando vicepresidente, nel febbraio 1964, il professor Carlo Salvetti.

Il 29 ottobre 1964 Felice Ippolito viene condannato a 11 anni e 4 mesi di prigione senza le attenuanti generiche, il che sembra a molti osservatori una pena sproporzionatamente alta. In appello la pena verrà ridotta a cinque anni e tre mesi e, dopo due anni e venti giorni trascorsi nel carcere di Rebibbia, Ippolito viene liberato. Infine, nel 1968, riceverà la grazia dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, lo stesso che aveva avviato la campagna contro di lui. Bisogna notare che all'incirca nello stesso periodo avvengono sia l'attentato (il 27 ottobre 1962) al presidente dell'Eni Enrico Mattei che l'arresto (l'8 aprile 1964) per "peculato" di Domenico Marotta, direttore dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), nato da un finanziamento della Rockefeller Foundation e che aveva avuto ottimi risultati di ricerca e una gestione efficiente. Questi eventi sono stati spesso interpretati come azioni ispirate dagli Stati Uniti d'America e appoggiate dal Governo italiano per limitare lo sviluppo e l'autonomia scientifica e tecnologica dell'Italia e per difendere gli interessi degli USA a venderci tecnologie nucleari e a sostenere le loro compagnie petrolifere. Non va dimenticato inoltre che Mattei e Ippolito avevano anche avuto un ruolo determinante rispettivamente nell'"accordo tripartito" e nell'avvio del progetto del sottomarino "Guglielmo Marconi".

Dopo la sostituzione di Ippolito vengono istituite delle commissioni per effettuare una revisione dei programmi che nel 1964 producono i seguenti risultati: Cancellazione del progetto per la realizzazione del reattore PRO visti i costi enormi previsti per il suo completamento. Si mantiene invece la ricerca di base sui moderatori e refrigeratori organici. Continuazione del progetto EUREX estendendolo anche al riprocessamento dei combustibili delle centrali di potenza. Continuazione del progetto PCUT visto l'interesse degli americani ed il contributo già assegnato dall'EURATOM. Tuttavia la decisione si rivelerà infelice dato che il progetto causerà un passivo 15 volte maggiore delle previsioni e che gli elementi riprocessati saranno alla fine inservibili per gli americani. Impegno in un nuovo progetto sul reattore nucleare CIRENE (CIse REattore a NEbbia) inizialmente lasciato al CISE che lo aveva concepito. Si tratta di un reattore ad uranio naturale in cui il liquido refrigerante è un gas contenente una frazione liquida in sospensione. Il progetto passerà al CNEN nel 1967 quando si deciderà anche di costruire un reattore prototipo da 35 MW. Avvio di un'attività di ricerca sui reattori veloci che pochi anni dopo porterà all'avvio del progetto PEC (Prova Elementi di Combustibile). Si tratta di un progetto molto ambizioso che prevede la costruzione di un reattore veloce di prova che doveva entrare in funzione nel 1972.

In questi anni il mondo è preso da un grande entusiasmo per le prospettive dell'energia nucleare e l'Italia non fa eccezione. Si creano però due schieramenti tecnologici-produttiviCarlo Troilo, “1963-1982: i venti anni che sconvolsero l'IRI”, Bevivino editore (2008). Il primo costituito da FIAT-Tosi-Marelli basato sulla licenza PWR-Westinghouse, e l'altro (basato sulla licenza BWR General Electric) formato dall'IRI-Ansaldo e dall'ENI per il combustibile nucleare.

Il 4 agosto 1967, Ansaldo Meccanico Nucleare (dell'allora gruppo IRI-Ansaldo) e General Electric costituiscono, tramite joint venture, una società (Fabbricazioni Nucleari S.p.A.) per la fabbricazione di elementi di combustibile in un nuovo stabilimento ubicato a Bosco Marengo in provincia di Alessandria.

Nel 1967 il presidente dell'ENEL annuncia in modo ufficiale che il suo Ente avrebbe ordinato almeno una centrale elettronucleare all'anno.

La lotta tra le Partecipazioni Statali (appoggiate dalla lobby genovese e dal PCI) e la FIAT è però molto accanita e ritarda le decisioni: continuerà fino alla sconfitta definitiva della FIAT che lascerà il campo nel 1980. Solo nel 1970 l'ENEL inizia la costruzione della centrale elettronucleare di Caorso (850 MW con la tecnologia BWR):il suo completamento richiederà più di otto anni. È da notare che nel periodo 1967-71 furono costruite 30 centrali in Francia e 15 in Germania).

A rallentare ulteriormente le iniziative italiane concorre in quegli anni una lotta tra l'IRI e l'ENI che tenta di fare tutto da sola accordandosi con una società tedesca per costruire anche i reattori. La ripartizione dei compiti (IRI per le centrali ed ENI per il combustibile) viene formalizzata dal CIPE nel 1971.

Nel 1971 l'INFN viene separato dal CNEN divenendo un ente pubblico con una sua personalità giuridica e nell'anno successivo i laboratori di Frascati vennero divisi, non senza problemi, tra CNEN ed INFN.

Nel 1972 nasce la Nucleare Italiana Reattori Avanzati (50% Ansaldo e 50% Agip Nucleare) per lo studio e la sperimentazione dei reattori veloci.