Biografia Appartenente alla celebre famiglia Scarlatti,Egli stesso si dichiara nipote di Domenico Scarlatti nella dedicatoria inserita nel paratesto del libretto dell'oratorio La SS.ma Vergine annunziata: «L'Ardire, che io mi prendo di far uscire alla luce sotto gli auspici dell' E.V. Questo Sacro Componimento, il primo, che ho adornato di Note Musicali nella gran Roma, vene avvalorato da quella somma Clemenza, che risplende nel di Lei Animo, e che rende l’ E.V. oggetto del pubblico amore, e della comune ammirazione. Potrebbe lusingarmi di dover' io trovare maggior compatimento appresso l' E.V. il rammemorarle l'attual servitù, che da tanto tempo, a riguardo della medesima genial Professione, nella Persona di mio Zio gode per nostra somma fortuna la mia Famiglia nella splendidissima Corte del Gran Monarca Cattolico [...] ». si dedicò soprattutto alla produzione di Opera seria e Opera buffa. Poco si conosce della sua biografia e tutto quello che si sa è relativo ai suoi viaggi, che intraprese attraverso l'Italia e oltralpe, per presentare le proprie opere.Per l'elenco completo delle rappresentazioni e dei libretti si fa riferimento a: Claudio Sartori, I libretti italiani a stampa dalle origini al 1800: catalogo analitico con 16 indici, Bertola & Locatelli, Cuneo, 1993
Gli esordi a Roma Formatosi a Napoli probabilmente sotto la guida di Leonardo Leo,Secondo Edward Dent, Giuseppe Scarlatti fu un pupillo di Leonardo Leo, che lo avviò alla carriera musicale, in Edward J. Dent: New light on the Scarlatti family, «The Musical Times», vol. 67 (1926) fu attivo a Roma dal 1739 al 1741 grazie all'interessamento del Cardinale Trojano Acquaviva d'Aragona.R. Ricci, I Cardinali Francesco e Troiano Acquaviva d'Aragona nella cultura di corte del Settecento romano, in Diplomacy and the Aristocracy as patrons of music and theatre in the Europe of the Ancien Régime, Hollitzer Verlag, Vienna 2019 Inizialmente si dedicò prevalentemente alla composizione di musica sacra e in questi anni compose l'oratorio La Santissima Vergine annunziata, un Componimento per musica per il compleanno della regina Maria Amalia Walpurga, un Laudate pueri e un Laetatus sum. Non si è certi se appartenga a questi anni anche la composizione di due Inni sacri: Jesu Corona Virginum e Jesu Redemptorium omnis. La composizione di questi ultimi potrebbe anche essere collocata durante il periodo veneziano, intorno al 1757, quando Scarlatti fu chiamato spesso a sostituire il maestro di coro dell'Ospedale della Pietà.Cfr. Pier Giuseppe Gillio: L'attività musicale negli ospedali di Venezia nel Settecento (2006)
Fu durante il soggiorno romano che iniziò a dedicarsi al teatro d'opera presentando la MeropeTutte le date delle prime rappresentazioni e delle riprese, da qui in avanti, sono desumibili dai libretti a stampa originali. Cfr. Claudio Sartori: I libretti italiani a stampa dalle origini al 1800: catalogo analitico con 16 indici, Bertola & Locatelli, Cuneo (1993); Cfr. CORAGO al Teatro Capranica il 23 gennaio 1740Chracas, Diario ordinario Num. 3506 e il Dario l'anno seguente il 14 gennaio 1741Chracas, Diario ordinario Num. 3660 al Teatro Argentina. Charles de Brosses, che assistì alla rappresentazione di Merope, fu impietoso nel giudizio della messa in scena: «violini ubriachi [...] una Merope abominevole e un Polifonte da bastonare». Sulla rappresentazione del Dario le notizie provengono, oltre che dal Diario Ordinario romano di Chracas, anche dal Diario di Valesio,F. Valesio, Diario di Roma: 1700-1742 da cui si apprende che l'opera «non ha molto soddisfatto i spettatori».
L'attività nel Granducato di Toscana Dal 1741 al 1747 fu particolarmente attivo nei principali teatri di Firenze, Lucca e Pisa, facendo rappresentare Arminio in Germania, Siroe,Su Arminio in Germania e Siroe Cfr. William C. Holmes, Opera Observed. Views of a Florentine Impresario at the early Eighteenth Century, U.C.Press, Chicago 1993, pag. 47-51, 192 Pompeo in Armenia, Ezio, Olimpiade, Il giocatore e Artaserse. Fu un periodo di importante formazione per il compositore, che avviò collaborazioni con l'Accademia degli ImmobiliCfr. Holmes, op. cit., pagg. 47 - Cfr. anche M. Alberti, A. Bartolini, I. Marcelli, L'Accademia degli Immobili "Proprietari del Teatri di Via della Pergola in Firenze" Inventario, MIBACT, Roma, 2010 e strinse legami con personalità del calibro di Gasparo Angiolini (che ritroverà a Vienna negli anni Sessanta). Nel 1747 Scarlatti avviò i primi contatti con l'ambiente veneziano in occasione della ripresa del Pompeo in Armenia al Teatro Sant'Angelo;E. Selfridge-Field, A New Chronology of Venetian Opera and Related Genres, 1660-1760, Stanford, 2007 fu anche l'occasione per conoscere il soprano Barbara Stabili che divenne sua moglie nel 1749.Cfr. Eva Badura-Skoda e Gordana Lazarevich, THE NEW GROVE Dictionary of Music and Musicians (1984-2001) Prima di trasferirsi a Venezia, Scarlatti debuttò anche a Torino con la prima rappresentazione di Partenope e con una ripresa del Siroe. Lasciò definitivamente il Granducato nel 1751, non prima di aver presentato a Firenze la Semiramide riconosciuta.
La maturità a Venezia Dal 1752 al 1757 fu a Venezia, con alcune brevi interruzioni per le rappresentazioni de L'impostore (Barcellona, 1752 - opera composta in collaborazione con Gioacchino Cocchi), Antigona (Milano, Teatro Ducale, 1755), Caio Mario (Napoli, Teatro San Carlo, 1755) e la ripresa di Merope a Napoli (Teatro San Carlo, 1755).Cfr. Claudio Sartori: I libretti italiani a stampa dalle origini al 1800: catalogo analitico con 16 indici, Bertola & Locatelli, Cuneo (1993)
Nel 1752, dopo il successo di Adriano in Siria (Teatro San Cassiano, gennaio 1752), ottenne la commissione per la cantata L'amor della Patria (Chiesa della Salute, maggio 1752)Eleanor Selfridge-Field: A New Chronology of Venetian Opera and Related Genres 1660-1760 (2007) in occasione dell'elezione del nuovo doge Francesco Loredan. Il testo della cantata fu scritto da Carlo GoldoniGiuseppe Ortolani: Carlo Goldoni. Tutte le opere, Mondadori, Milano (1952) e da quel momento iniziò una proficua collaborazione tra i due: a novembre dello stesso anno fu presentata I portentosi effetti della madre natura commissionata a Scarlatti in occasione del matrimonio tra Caterina Loredan, nipote del doge, e Giovanni Alvise dei Mocenigo di San Samuele, nobile patrizio veneto e rappresentata al Teatro San Samuele l'11 novembre; l'anno dopo andò invece in scena De gustibus non est disputandum sempre su testo di Goldoni (Teatro San Cassiano, 27 dicembre 1753). Il soggiorno a Venezia fu spesso interrotto da nuove produzioni o riprese di altri lavori: Alessandro nelle Indie (Reggio, Teatro di Città, 1753; Amsterdam, Teatro di Città, 1755), Adriano in Siria (Livorno, Teatro San Sebastiano, 1754), De gustibus non est disputandum (Brescia, Teatro dell'Accademia, 1754; Milano, Teatro Ducale, 1754; Amsterdam, Teatro di Città, 1755).Cfr. Rudolf Rasch: Italian Opera in Amsterdam, 1750-1756: The Troupes of Crosa, Giordani, Lapis and Ferrari
Nell'autunno del 1756 si rappresentò al Teatro San Cassiano il dramma giocoso in tre atti La povertà superba, ovvero chi si contenta gode (libretto di Goldoni), caratterizzato dalla distribuzione anomala dei ruoli cantati (quattro baritoni e tre soprani), che non ebbe grande successo e finì presto nel dimenticatoio. Nel 1757 andò in scena la prima rappresentazione de L'Isola disabitata (libretto di Goldoni), considerato uno dei suoi maggiori capolavori e una delle opere di Scarlatti che registrò il maggior numero di repliche. Richiesta e allestita nei maggiori teatri d'Europa (Vienna, Dresda, Copenaghen, Bonn, Praga) L'isola disabitata può considerarsi il punto culminante della sua carriera.Cfr. G. Migliore: «D’uscir di tanti affanni ormai si tenti» Giuseppe Scarlatti Maestro di Cappella napoletano (1712-1777) Grazie al successo riscosso dalle sue opere buffe veneziane riuscirà ad inserirsi nei difficili ambienti culturali viennesi dominati, in quel periodo, da personalità come il conte Giacomo Durazzo, il letterato Ranieri de' Calzabigi e il compositore Christoph Willibald Gluck.Bruce Alan Brown, Gluck and the French Theatre in Vienna (1991)
Tra il 1757 e il 1759 non ci furono nuove produzioni scarlattiane a VeneziaCfr. Claudio Sartori: I libretti italiani a stampa dalle origini al 1800: catalogo analitico con 16 indici, Bertola & Locatelli, Cuneo (1993); Cfr. E. Selfridge-Field, A New Chronology of Venetian Opera and Related Genres, 1660-1760, Stanford, 2007 a parte una controversa produzione de Il mercato di Malmantile. L'opera in questione ha sollevato molti dubbi a causa della presenza di correzioni del nome dell'autore su una placchetta della prima edizione del libretto.Giovanni R. Ricci: Chi ha scritto la partitura del dramma per musica goldoniano Il mercato di Malmantile?, «A Journal of Italian Studies» Non è certo che quest'opera sia stata effettivamente composta da Scarlatti ed è molto probabile che l'opera sia stata composta, come ripiego, da Domenico Fischietti.Cfr. Giovanni R. Ricci: Chi ha scritto la partitura del dramma per musica goldoniano Il mercato di Malmantile?, «A Journal of Italian Studies»; Cfr. Giuseppe Migliore: «D’uscir di tanti affanni ormai si tenti» Giuseppe Scarlatti Maestro di Cappella napoletano (1712-1777) La mancanza di produzioni veneziane in questo biennio è attribuibile ad un allontanamento di Scarlatti da Venezia, impegnato nelle messe in scena de I portentosi effetti di madre natura (Monaco, Teatro di Corte, 1758), L'isola disabitata (Bonn, 1758) e De gustibus non est disputandum (Monaco, Teatro di Corte, 1759) portate in tournée dalla compagnia di Giuseppe Ferrini.Cfr. Juliane Riepe: “Essential to the reputation and magnificence of such a high-ranking prince”: Ceremonial and Italian Opera at the Court of Clemens August of Cologne and other GermanCourts Sul finire del 1759 a Venezia andò in scena La serva scaltra ancora di Goldoni (Teatro Giustiniani di San Moisè, 8 ottobre 1759) e nell'autunno del 1760 Scarlatti si congedò definitivamente dalla Serenissima con la prima rappresentazione de La clemenza di Tito (Teatro San Benedetto, 1760).Hermann Springer: Das Partiturautograph von Giuseppe Scarlatti’s bisher verschollener Clemenza di Tito, in «Beiträge zur Bibliotheks und Buchwesen» (1913)
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