La chiesa di San Giorgio dei Greci è un edificio religioso della città di Venezia, situato nel sestiere di Castello in calle della Madonna, nelle vicinanze della chiesa di San Zaccaria. Isolato, verso il rio dei Greci si erge il campanile. È una delle più antiche e storiche chiese dell'Ortodossia nella diaspora, insieme alla chiesa dei Santi Pietro e Paolo dei Greci a Napoli. Essa è stata per secoli una delle più splendide chiese ortodosse nel mondo.

La sua costruzione fu resa possibile dai contributi dei greci ortodossi di Venezia e dei marinai greci di passaggio nella città. Il permesso per la costruzione della chiesa venne concesso dalla Serenissima dopo numerose richieste e interminabili trattative. Due gruppi sociali svolsero un importantissimo ruolo per ottenere tale concessione: i mercenari greci che militavano sotto le armi veneziane e gli intellettuali greci. La costruzione dell'edificio iniziò nel 1539 per concludersi nel 1573.

L'edificio divenne la sede religiosa e il punto di riferimento in modo particolare dei marinai greci di passaggio nella città, la cui professione di fede li accomunava.

Nel novembre del 1991, con decisione del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, la chiesa è stata elevata a cattedrale dell'arcidiocesi ortodossa d'Italia e Malta.

Storia Venezia ha conosciuto da sempre la presenza e i contatti con cristiani dei Balcani e più orientali praticanti il rito orientale essendo un porto commerciale in continuo contatto con l'Impero Bizantino.

Nel 1081 i Veneziani si impegnarono ad aiutare i Greci contro i Normanni di Roberto il Guiscardo che si accingeva ad attaccare l'impero bizantino; in cambio l'Imperatore Alessio I Comneno promise, e concesse nel 1082, ai mercanti veneziani la preminenza su tutti gli altri Mercanti, così che Roberto il Guiscardo fu sconfitto dalla flotta del Doge Domenico Silvo.La Comunità dei Greci Ortodossi si costituisce a Venezia

Il patto tra l’imperatore e il Doge fu fondamentale per la Repubblica di Venezia, in quanto segnò l'inizio della sua potenza politica, militare e commerciale nel vicino Oriente dove poterono veleggiare le sue navi.

Dopo il 1092 si sviluppò un flusso migratorio di commercianti veneziani che raggiungevano Costantinopoli, mentre molti mercanti greci si recavano a Venezia.

Con la Quarta crociata (del 1204), i Veneziani si impadronirono di una larga parte dell’Impero Bizantino, (la costa occidentale della Grecia, la Morea, Nasso, Andro, Eubea, Gallipoli, Adrianopoli e i porti della Tracia sul Mar di Marmara) così che fu facilitato lo spostamento dei Greci di quelle terre. Questi vennero occupati principalmente nella navigazione e nel commercio, oltre che in altri diversi mestieri.

XV secolo I Greci, cristiani di rito ortodosso, giunti a Venezia erano soliti pregare presso la chiesa di San Giovanni in Bragora, dove il papas Michalis, figlio di Cosmàs da Eubea, officiava secondo il rito bizantino. Nell'aprile del 1412 il Consiglio dei Dieci rinviò il suo caso all'inquisitore dell'eresia, il quale condannò il sacerdote alla pena dell’esilio. Un mese dopo, lo stesso Consiglio annullò la sentenza del magistrato ecclesiastico, obbligando però il prete a rinunciare all'esercizio dei sacri offici sotto pena di essere confinato a vita. Nel 1430, papas Michalis, che continuava a officiare secondo il rito bizantino nella parrocchia di San Martino, fu condannato con la minaccia dell'esilio per cinque anni e allontanato da Venezia. Nello stesso anno il Consiglio dei Dieci proibì a due altri ecclesiastici greci di celebrare a Venezia e deliberò la distruzione della cappella eretta nella casa di Demetrio Filomatis, dove si riunivano dei Greci per praticare il culto ortodosso.I Greci a Venezia in: Atti del Convegno internazionale di studio (Venezia, 5-7 novembre 1998), p. 103

Nel 1445, subito dopo il concilio di Firenze (1439), Papa Eugenio IV ordinò al vescovo di Castello, Lorenzo Giustiniani, di permettere ai preti greci di celebrare i sacri offici senza ostacoli secondo il rito bizantino, sia nella chiesa di San Biagio, sia altrove.

Dopo l'inizio del XIV secolo, divenne sempre più consistente la minaccia ottomana verso la Grecia, costringendo un gran numero di Greci a rifugiarsi a Venezia; con la caduta dell'Impero bizantino nel 1453 incrementò ulteriormente la diaspora greca verso Venezia e il numero dei rifugiati crebbe con l'estendersi dell'avanzata ottomana, così che i Greci diventarono la più importante componente straniera nella capitale della Serenissima; tanto che, nel 1479 la popolazione complessiva dei Greci raggiunse le 4.000 persone circa,Storia della comunità ortodossa in: Istituto Ellenico mentre la popolazione intera della città contava sulle 150.000 anime.I Greci a Venezia e la loro posizione religiosa nel XV secolo, Studio su documenti veneziani, p. 108

Con l'aumento della popolazione greca accresceva la loro necessità di esercitare il culto secondo il rito bizantino che sino ad allora esercitavano solamente nella piccola chiesa di San Biagio, che serviva anche come chiesa parrocchiale latina. Così che i Greci si appellarono alla Serenissima e al pontefice per poter costruire una chiesa dove si sarebbe officiato secondo le usanze orientali. Ora i Greci non erano più considerati scismatici, ma cattolici uniti alla Chiesa romana pur praticando il rito bizantino.I Greci a Venezia in: Atti del Convegno internazionale di studio (Venezia, 5-7 novembre 1998), p. 104

Il 18 giugno 1456 il Senato veneziano concesse il relativo permesso e si incominciò la costruzione della chiesa. Ma quando i Veneziani si resero conto che la maggioranza dei Greci intendeva restare ortodossa e non accettava l'unione con la Chiesa cattolica, fecero interrompere la costruzione della chiesa e limitarono le loro funzioni religiose alla sola chiesa di San Biagio, concedendo loro uno spazio all'interno della chiesa stessa.

I tentativi dei Greci, che non erano disposti a fare concessioni né al Papa né al Patriarca di Venezia, continuarono anche negli anni successivi, senza alcun risultato. Inoltre, nel decreto del Consiglio dei Dieci del 28 marzo 1470, i Greci venivano chiamati "sectatores grece heresis" (seguaci eretici di rito greco) e "scismatici".

Il 28 novembre 1498 i Greci ritentarono e fecero domanda al Consiglio dei Dieci per la fondazione di una "Confraternita dei Greci Ortodossi o Nazione Greca" (Scuola) che avrebbe avuto come patrono San Nicolò e come sede la chiesa di San Biagio.. Nello stesso giorno la richiesta fu esaudita e subito venne redatto lo statuto, approvato dalle autorità veneziane. Inoltre venne permesso loro di eleggere i propri sacerdoti. Ciò nonostante, il problema dello spazio rimase insoluto.

XVI secolo

Agli inizi del XVI secolo i Greci rimisero in moto la questione dell'esercizio del culto in una loro chiesa. A tale scopo si ritennero più adatti i soldati greci (stradioti), che in ragione del loro grande contributo alle guerre di Venezia contro gli ottomani, godevano di rispetto e di particolare benevolenza presso le autorità.

Nella domanda che i Greci sottoposero al Consiglio dei Dieci il 4 ottobre 1511 chiedevano il permesso di acquistare un terreno edificabile per costruirvi una chiesa dedicata al loro patrono San Giorgio. La domanda fu accolta, ma la definitiva approvazione fu data dallo stesso Doge il 30 aprile 1514, dopo che si constatò l'avvenuto acquisto del terreno. I Greci ottennero il permesso di erigere una chiesa con un campanile e annesso il cimitero, con l'obbligo di versare annualmente un contributo di cinque libbre di cera bianca, che però non fu mai pagato, né fu mai richiesto.Venezia e le sue lagune, vol. 1, p. 83

Il 3 giugno del 1514, papa Leone X con un Breve confermò il consenso per la costruzione di una propria chiesa con campanile e con l'uso di un cimitero. In seguito i Greci riuscirono ad ottenere l'emissione di un'altra bolla da parte del papa Clemente VII (1523-1534), con cui veniva loro concesso il privilegio di non essere sottoposti alla giurisdizione del patriarca di Venezia.

Il 3 aprile del 1514Marino Sanuto, I Diarii, XX, p. 56, i Greci nominarono come loro procuratori Teodoro PaleologoTeodoro Paleologo muore a Venezia nel settembre del 1532. Le sue esequie si svolgono nella chiesa ortodossa di San Giorgio in Sant’Antonino. (Teodoro Paleologo, su condottieridiventura.it) di Mistrà (capitano degli stradioti), Andrea de Zeta di Servia, Paolo Coressi di Costantinopoli e Matteo Barelli di Corfù. Questi, il 27 settembre del 1526, acquistarono un terreno dal signor Pietro Contarini di Agostino da Londra, pagandolo 2.168 ducati.

Dopo aver ottenuto l’approvazione del Consiglio dei Dieci della Serenissima, e dopo aver offerto spontaneamente alla Signoria 500 ducati, incominciarono a costruire una chiesa e alcune cellette per uso dei sacerdoti, e il 13 marzo 1527, primo giorno di quaresima, fu celebrata la prima messa dal primo cappellano (allora eletto) Giovanni Augerinò di Cefalonia.Venezia e le sue lagune, vol. 1, p. 84

La chiesa non era però quella che vediamo oggi; quella era di fattura rozza costruita provvisoriamente, per lasciare quella di San Biagio e poter raccogliere dalla carità dei connazionali quanto occorreva per la fondazione di una chiesa migliore e più grande. Per questo che nel 1536 venne fatto un modello in legno che rispettava le modalità e le caratteristiche secondo l'uso orientale con l'abside a est. E il primo novembre del 1539, durante l'amministrazione di Marco Samariari di Zante, fu posata la prima pietra con grande solennità.

Durante il lungo periodo che va dagli inizi del XIV secolo fino al 1577, anno in cui venne ultimata l'odierna chiesa, nella comunità greca di Venezia nacquero discordie tra filo- e anti-unionisti cosicché, il 6 marzo del 1542, papa Paolo III reagì rimettendo in vigore il decreto del 1534, che prevedeva che i cappellani greci fossero approvati dal patriarca latino di Venezia. Nel 1546, il metropolita di Cesarea Metrofane III fece visita a Venezia e Roma. Egli era l’esarca inviato dal patriarca ecumenico di Costantinopoli Dionisio II (1546-1555) a Venezia per risolvere le discordie nate nella comunità greca di Venezia. Quando il "caso greco" sembrava rientrato, lo stesso Paolo III tornò sui suoi passi e il 22 giugno 1549 ridiede vigore alle bolle di papa Leone X che davano ai Greci libertà di culto.Storia dei Rapporti Roma Costantinopoli dal 1453 al 1958, p. 22

Nel 1564 papa Pio IV annullò tutti i privilegi concessi dai suoi predecessori (Leone X, Clemente VII e Paolo III) ai Greci di Venezia. Nel 1573 veniva fondata la "Congregazione per la riforma dei Greci viventi in Italia" e tre anni dopo (1576) si apriva il Collegio greco di Roma.I Greci a Venezia in: Atti del Convegno internazionale di studio (Venezia, 5-7 novembre 1998), p. 107

Il metropolita di Filadelfia di Lidia a Venezia Venezia fu sede di un metropolita che portava il titolo di Filadelfia di Lidia. La comunità di rito orientale lungo tutta la sua storia, specialmente quella più recente, oscillò tra tentazioni di seguire gli accordi di unione del Concilio ecumenico delle Chiese cristiane di Basilea, Ferrara e Firenze (1431-1445) e i forti legami con l'ortodossia del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli.

Dopo alcuni prelati, che avevano già officiato nella chiesa di San Giorgio, nel 1572 arrivò a Venezia il cappellano Gabriele Severo (nativo di Malvasia; † 1616) che nel 1577, come metropolita di Filadelfia in Asia Minore divenne capo spirituale dei Greci ortodossi di Venezia e obbligato dalla Serenissima a rimanere a Venezia.I Greci a Venezia in: Atti del Convegno internazionale di studio (Venezia, 5-7 novembre 1998), p. 105