La guerra civile romana dell'83-82 a.C. vide il conflitto tra la fazione degli optimates, guidata da Lucio Cornelio Silla, e quella dei populares (o "mariani", perché seguaci del sette volte console Gaio Mario morto nell'86 a.C.). Quest'ultima fazione era guidata dal giovane Gaio Mario, figlio del grande generale, e da Gneo Papirio Carbone; alla fazione democratica si unirono anche le agguerrite milizie Sannite e Lucane che temevano dalla vittoria dei sillani la perdita dei diritti civili ottenuti dopo la guerra sociale.

La guerra civile, costellata di battaglie dall'esito alterno, di repressioni e di efferati massacri, venne combattuta in Italia, in Sicilia, in Spagna e in Africa, e si concluse con la completa vittoria di Silla e con la morte o l'esilio dei principali capi della fazione democratica.

Contesto storico Da diverso tempo la repubblica romana era percorsa da un conflitto politico tra due fazioni: quella dei populares, guidata dall'uomo nuovo Gaio Mario (almeno fino alla sua morte avvenuta nell'86 a.C.), e quella degli ottimati, guidata dal nobile Lucio Cornelio Silla, che si combattevano, con alterne fortune, per il predominio politico sull'Urbe.

Casus belli 88 a.C.-87 a.C.La lotta per il potere presto si era spostata dal piano politico a quello militare, così avvenne che, grazie all'appoggio delle legioni a lui fedeli, Silla scacciò i mariani dall'Urbe e ottenne il comando per la guerra a Mitridate,Velleio Patercolo, Historiae Romanae ad M. Vinicium libri duo, II, 18.5-19.3. e fu sempre grazie alla forza delle armi che, con Silla impegnato in Asia Minore, i populares e Gaio Mario poterono rientrare in città e controllarla, almeno fino al ritorno di Lucio Cornelio Silla.

86 a.C.Sappiamo infatti che mentre Silla combatteva in Grecia, ottenendo numerosi e importanti successi, prima ad Atene nel marzo di quell'anno,Plutarco, Vita di Silla, 16.Appiano, Guerre mitridatiche, 38.Velleio Patercolo, Historiae Romanae ad M. Vinicium libri duo, II, 23.3 (parla di morti ed altrettanti fatti prigionieri). poi al Pireo,Appiano, Guerre mitridatiche, 40-41.Floro, Compendio di Tito Livio, I, 40.10. a Cheronea,Floro, Compendio di Tito Livio, I, 40.11. dove secondo Tito Livio caddero ben armati del regno del Ponto,Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 82.1.Appiano, Guerre mitridatiche, 42-45.Plutarco, Vita di Silla, 16-19. e infine a Orcomeno,Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 82.2.Plutarco, Vita di Silla, 21.Appiano, Guerre mitridatiche, 49. a Roma Silla era dichiarato nemico pubblico da Gaio Mario e Cinna. Le sue abitazioni cittadine e di campagna furono distrutte e i suoi amici messi a morte.Appiano, Guerre mitridatiche, 51. Contemporaneamente il Senato deliberava di inviare in Grecia il nuovo console, Lucio Valerio Flacco, collega di Lucio Cornelio Cinna, con due legioni per succedere nel comando a Silla.Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 82.4.Plutarco, Vita di Silla, 20.

85 a.C.Silla, conclusa prima del tempo quella che sarebbe stata ricordata come la prima guerra mitridatica con il Trattato di Dardano nell'85 a.C., decise allora di tornare in Italia per contrastare le manovre del partito avverso, che lo aveva addirittura dichiarato nemico della patria. I più attivi nel campo dei populares erano i consoli Lucio Cornelio Cinna e Gneo Papirio Carbone,Plutarco, Vita di Silla, 22. consoli per l'85 a.C. e l'84 a.C., che a cavallo tra i due consolati tentarono di organizzare ad Ancona un esercito per contrastare quello di Silla, una volta che fosse terminata la campagna in Asia. L'impresa non ebbe seguito perché nell'84 a.C. l'esercito, forse perché scontento delle dure condizioni di vita imposte dai due consoli, si ribellò e uccise Cinna, mentre Carbone fuggiva. Molti per sottrarsi alla tirannide dei due consoli avevano abbandonato Roma e si erano rifugiati nell'accampamento di Silla, come in un porto di salvezza. Così in breve tempo venne a crearsi, attorno allo stesso, una parvenza di Senato. Anche la moglie, Cecilia Metella Dalmatica, riuscì a stento a fuggire con i figli e raggiunse il marito in Grecia, portando la notizia che i suoi oppositori avevano bruciato la casa in città e le ville in campagna, pregandolo quindi di far ritorno in Italia in aiuto dei suoi sostenitori.

84 a.C.Conclusa la pace a Dardano in Asia con Mitridate VI, e obbligato quest'ultimo a ritirarsi dalle province romane asiatiche, Silla trascorse i successivi due anni in Grecia per riorganizzare le forze, prima di rientrare in Italia. Egli, infatti, una volta conclusa la pace, salpò da Efeso nel corso dell'inverno dell'85-84 a.C. e si trasferì al Pireo e poi ad Atene dove fu iniziato ai misteri.Plutarco, Vita di Silla, 26.1. Verso la fine dell'anno attraversò la Tessaglia e la Macedonia e fece i preparativi per il suo rientro in Italia da Durazzo, con una flotta di navi.Plutarco, Vita di Silla, 27.1.

Guerra civile 83 a.C. Sbarco di Silla in Italia Lucio Cornelio Silla sbarcò con il suo esercito a Brindisi nella primavera dell'83 a.C.T. Mommsen, Storia di Roma antica, vol. II, tomo I, p. 385.; il condottiero disponeva delle cinque legioni di veterani con le quali aveva condotto la vittoriosa campagna contro Mitridate. Si trattava di un esercito relativamente limitato di circa uominiT. Mommsen, Storia di Roma antica, vol. II, tomo I, p. 383.Velleio Patercolo, Storia romana, II, 24. Lo storico antico afferma che l'esercito sillano era formato da uomini, ma costituito da legionari esperti, fortemente legati al loro comandante, disciplinati e pronti a battersi sotto la guida di Silla contro l'autorità legale di Roma. I soldati prestarono un formale giuramento di fedeltà e parteciparono anche con un piccolo contributo alle spese di guerra. Silla aveva piena fiducia nei suoi uomini ma era tuttavia consapevole delle difficoltà della guerra civile di fronte alla netta superiorità iniziale delle forze della fazione democraticaT. Mommsen, Storia di Roma antica, vol. II, tomo I, pp. 383-384..

Secondo Plutarco, vi erano ad attenderlo 15 generali nemici e 450 coortiPlutarco, Vita di Silla, 27.; Theodor Mommsen ritiene che almeno soldati fossero immediatamente pronti ad affrontare l'esercito sillano e che il loro numero fosse in rapido aumentoG. Velleio Patercolo, Storia romana, II, 24. Lo storico scrive che gli eserciti democratici erano formati da circa soldati in totale.. Inoltre Silla doveva attendersi l'opposizione alla sua restaurazione oligarchica anche da parte della maggioranza delle popolazioni italiche che, dopo la guerra sociale, avevano finalmente ottenuto la cittadinanza romana e che temevano la perdita di questo diritto sotto la spinta della fazione aristocratica rappresentata da SillaT. Mommsen, Storia di Roma antica, vol. II, tomo I, p. 384., che era famoso per la sua spietata condotta durante la rivolta degli italici e per le devastazioni perpetrate dalle sue truppe in particolare in Campania e nel Sannio.

In realtà le forze militari democratiche erano molto numerose ma inesperte, eterogenee, scarsamente organizzate e prive di comandanti veramente capaci. I nuovi consoli eletti per l'anno 83 a.C. furono Lucio Cornelio Scipione Asiatico e Gaio Norbano che, pur essendo popolari tra i populares, erano mediocri capi militari; l'esperto Papirio Carbone e gli energici Quinto Sertorio e Gaio Mario, il giovane figlio del grande generale, per il momento ricevettero incarichi secondari alle dipendenze dei due consoliT. Mommsen, Storia di Roma antica, vol. II, tomo I, pp. 382-383.. Lo sbarco in Italia di Silla e del suo esercito era atteso e temuto da molto tempo ma, nonostante i lunghi preparativi, al momento dell'arrivo a Brindisi dell'esercito sillano, le forze militari democratiche erano quasi completamente concentrate a Rimini e la costa dell'Apulia era completamente priva di difese. Il Senato si affrettò a dichiarare Cornelio Silla "nemico pubblico" e la "patria in pericolo" e conferì poteri illimitati ai due consoli per affrontare la minaccia, ma nel frattempo il condottiero oligarchico poté occupare senza difficoltà Brindisi, che si arrese senza combattere, e organizzare le sue forze per la guerra; tutta l'Apulia e la Messapia passarono subito dalla sua parte.

Silla ritenne decisivo non allarmare gli italici e mostrare moderazione; egli seppe tranquillizzare almeno in parte le popolazioni italiche dando ripetute assicurazioni sulla sua adesione alle istanze di autonomia e partecipazione con pieni diritti dei nuovi cittadini e fu in grado di controllare strettamente la marcia delle sue sperimentate e disciplinate legioni. L'esercito sillano si mosse dall'Apulia e avanzò verso la Campania marciando con ordine e correttezza verso la popolazione; ben presto gli esponenti della fazione oligarchica, sfuggiti alle repressioni mariane degli anni precedenti, ricomparvero per dare il loro appoggio a Silla. Quinto Cecilio Metello Pio era giunto in Liguria dopo essere partito dall'Africa dove si era rifugiato durante il predominio democratico; venuto a conoscenza dello sbarco di Silla, si recò subito al campo del condottiero che gli assegnò il comando proconsolare in Italia meridionale; dall'Africa arrivò anche Marco Licinio Crasso a cui Silla affidò l'importante incarico di recarsi nel territorio dei bellicosi Marsi e reclutare truppe. Vi furono anche le prime defezioni nel campo mariano; Lucio Marcio Filippo, Quinto Lucrezio Ofella e Publio Cornelio Cetego passarono nelle file dei sillani e ricevettero incarichi di secondo piano.

Vittorie di Pompeo nel Piceno e di Silla in Campania L'aiuto più importante per Silla giunse soprattutto dal giovane Gneo Pompeo che, recatosi nella sua regione natale del Piceno, reclutò tra i veterani del padre Gneo Pompeo Strabone tre ottime legioni che mise a disposizione della fazione aristocratica. Il giovane Pompeo dimostrò per la prima volta le sue grandi capacità militari e il suo valore personale; la fazione democratica inviò nel Piceno numerose truppe al comando di Gaio Albino Carrina, Lucio Giunio Bruto Damasippo e Gaio Celio Caldo che tuttavia, in disaccordo tra loro, non coordinarono la loro azionePlutarco, Vita di Pompeo, 7.. Pompeo attaccò Lucio Damasippo guidando personalmente la carica della cavalleria; i mariani furono volti in fuga e si ritirarono separatamente. Il giovane condottiero poté scendere con il suo esercito in Apulia e collegarsi con Cornelio Silla che aveva temuto per la sorte del suo giovane luogotenente; lieto dei successi di Pompeo, lo proclamò di sua iniziativa ImperatorPlutarco, Vita di Pompeo, 8..

Mentre le sue forze crescevano con l'apporto di nuovi luogotenenti, Silla prese l'iniziativa e incominciò, accompagnato da Metello Pio, l'avanzata verso la Campania dove stavano affluendo anche i due eserciti dei consoli democratici; Gaio Norbano infatti era giunto con le sue legioni a Capua mentre Cornelio Scipione si stava avvicinando marciando lungo la via AppiaT. Mommsen, Storia di Roma antica, vol. II, tomo I, p. 387.. Silla decise di impedire la concentrazione delle forze dei suoi nemici e raggiunse rapidamente il campo dell'esercito di Norbano a Capua; dopo tentativi infruttuosi da parte di Silla di ricercare un accordo, il condottiero aristocratico passò all'attacco e sbaragliò sulle pendici del Monte Tifata l'esercito democratico; Gaio Norbano fu duramente sconfitto, perse soldati e fu costretto a ripiegare all'interno della colonia di Capua e della città di Napoli dove venne circondato dall'esercito sillanoPlutarco, Vita di Silla, 27..