Alife (Alìfe in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Caserta, in Campania.

Si fregia del titolo di città, e fa parte della comunità montana del Matese. Antica sede vescovile documentata storicamente a partire dall'anno 499, ma sicuramente di fondazione precedente: dal 1986, pur mantenendo la cattedra vescovile, è unita alla vicina diocesi di Caiazzo in un'unica comunità, con il nome di diocesi di Alife-Caiazzo. La cittadina è conosciuta a livello nazionale anche come "città della cipolla": la coltivazione di quest'ortaggio è qui storicamente attestata fin dai tempi della dominazione romana e la sua esportazione è stata per secoli la principale fonte di sostentamento dei suoi abitanti.

Geografia fisica

Territorio La cittadina si trova nella parte sud-occidentale della regione storica del Sannio. È posta alle pendici del versante meridionale del massiccio del Matese, in un'ampia pianura che ne prende il nome (piana alifana), solcata dal medio corso del fiume Volturno e da altri torrenti. La vastità del suo territorio comunale () la colloca al terzo posto della provincia (dopo Sessa Aurunca e Teano): esso va dalle sponde del fiume, naturale confine verso sud, ai vasti pianori intensamente coltivati e, attraversando una stretta fascia collinare, raggiunge la parte montuosa la cui vetta più alta è Monte Acuto (m. 1265 s.l.m.).

Idrografia Alife è bagnata a sud dal fiume Volturno, mentre il centro storico è lambito a destra dal Torano affluente dello stesso Volturno. Il Torano si divide in due rami, denominati nuovo e vecchio, e tale distinzione risale a prima del XIII secolo. Nella suddivisione in tre parti del percorso del Volturno, dalla sorgente alla foce (alto, medio, basso Volturno), il territorio alifano è pienamente inserito nel Medio Volturno. Altri torrenti, numerosi ruscelli e diverse sorgenti ne completano il quadro idrografico.

Sismicità Alife rientra nella classificazione nazionale di sismicità media (zona 2). Al 369 risale il primo terremoto storicamente noto che interessò l'intero Sannio, al quale fece seguito il sisma dell'847. Eventi sismici conosciuti ed oggetto di studi geologici e storici, con origine lungo la faglia del monte Matese, hanno provocato seri danni alla città nel settembre 1349, dicembre 1456 (crollo di abitazioni, grave danneggiamento della cattedrale e 60 vittime), giugno 1688 (crollo della cattedrale e di vari edifici). Danni minori si sono registrati in seguito ai terremoti del luglio 1805 e novembre 1980. Il 29 dicembre 2013, con gli altri comuni limitrofi, Alife è stata colpita da un sisma di magnitudo 4.9, poi ricalcolato a 5.0, con epicentro a distanza di , riportando lievi danni; all'evento principale sono seguite oltre 200 repliche di bassa intensità.

Clima

Il clima è quello tipico dei comuni della pianura Campana: l'estate è caratterizzata da caldo afoso, mentre l'inverno è mediamente freddo con rare nevicate.

Origini del nome L'etimologia del nome Alife è ancora oggetto di studi. L'esatta pronuncia sabellica dovrebbe essere ALIPHA; su una moneta d'argento del IV a.C. la forma osca è grecizzata in ALIOHA. In greco è Ἀλλιφαί per Strabone e Diodoro Siculo, Ἄλλιφα per Tolomeo. Per i romani è Allifae, con qualche variante, ed è nominata da Silio Italico, Plinio il Giovane, Cicerone, Orazio ed altri numerosi. Nel medioevo la forma definitiva Alife compare su pergamene dell'XI secolo, il nome continuerà a circolare su documenti e cronache in varianti come Alifia e Alifi. Il termine greco Elaias (oliva) sembrerebbe essere l'origine più plausibile del termine latino (sostantivi di origine greca pluralizzati) Aliphae, con possibile riferimento all'antica varietà di olivo autoctona 'tonda allifa'.

Storia Origini e periodo sannitico Le origini di Alife risalgono all’età osca o sannitica. Il centro coniò una propria monetazione, della quale è noto un didramma d’argento databile al IV secolo a.C. Durante le guerre sannitiche fu a lungo impegnato nel confronto con Roma, tra il 343 e il 290 a.C., subendo infine la distruzione nel corso del conflitto.

Numerose testimonianze della fase preromana provengono dalle necropoli rinvenute nel territorio comunale, in particolare nella località Conca d’Oro, dove sono state individuate diverse sepolture di età sannitica.

Età romana Dopo la conquista romana la città fu ricostruita come oppidum secondo i criteri urbanistici propri della colonizzazione romana, con un impianto regolare organizzato attorno al decumanus maximus e al cardo maximus.

Inizialmente incorporata nella repubblica romana come præfectura sine suffragio, divenne successivamente municipium Romanorum, dotato di proprie magistrature civiche, tra cui decurioni, decemviri, questori, censori, edili e pontefici. La città fu iscritta alla tribù Teretina.

Le iscrizioni conservate documentano numerosi aspetti della vita pubblica della città romana e ricordano magistrati locali e personalità che raggiunsero importanti cariche nell’amministrazione imperiale. Del cosiddetto Calendario alifano si conservano frammenti relativi ai giorni compresi tra l’11 e il 19 agosto e tra il 22 e il 29 agosto. Il documento menziona anche un circo cittadino, del quale tuttavia non sono state individuate tracce archeologiche, a differenza dell’anfiteatro e del teatro.

La città romana era protetta da una cinta muraria in larga parte ancora conservata e continuò a essere abitata senza soluzione di continuità anche dopo la fine dell’Impero romano d’Occidente.

Alto Medioevo Durante l’alto Medioevo Alife mantenne il proprio ruolo di centro religioso e amministrativo. La diocesi alifana è tra le più antiche dell’Italia meridionale: il primo vescovo storicamente documentato è Clarus, attestato nel 499, mentre una nuova serie episcopale è documentata dopo il 969 con il vescovo Paolo.

Tra l’VIII e il IX secolo il territorio fu interessato da un’intensa attività monastica. Tra il 719 e il 774 sorsero numerosi monasteri, tra cui quelli di Santa Maria e San Pietro a Massano, Santa Maria in Cingla, San Giovanni e San Salvatore, ai quali si aggiunsero altri insediamenti minori come San Nazario e San Martino al Volturno.

Durante la dominazione longobarda Alife fu sede di gastaldato. Il IX secolo rappresentò una fase particolarmente difficile: la città fu coinvolta nelle lotte tra i signori longobardi, subì i danni del terremoto dell’847, venne saccheggiata dai Saraceni e, nell’860, fu riconquistata dall’imperatore Ludovico II.

Nel X secolo si registrò una fase di ripresa politica e religiosa. Alife divenne contea e il primo conte storicamente attestato è Bernardo, seguito da Aldemario. Parallelamente venne ristabilita la sede episcopale. Dopo Paolo sono documentati i vescovi Vito, Gosfrido e Arechi, ricordati nelle iscrizioni della cattedrale cittadina.

Dominazione normanna Nella seconda metà dell’XI secolo il territorio alifano fu conquistato dalla dinastia normanna dei Drengot Quarrel, sotto il cui governo la città conobbe una fase di crescita politica ed economica. Primo conte della nuova casata fu Rainulfo, cui succedettero il figlio Roberto di Alife e il nipote Rainulfo II, conte di Alife e Caiazzo.

Durante il suo governo Rainulfo II ottenne dall’antipapa Anacleto II, nel 1131 o nel 1132, le reliquie di san Sisto I, che divenne il patrono della città e della diocesi. A lui fu dedicata la cattedrale, intitolata a Santa Maria Assunta.

Nel 1132 Rainulfo entrò in conflitto con Ruggero II di Sicilia e le milizie alifane parteciparono alla battaglia di Nocera, conclusasi con la vittoria della coalizione antinormanna. Nel 1135 la città venne occupata dalle truppe regie, ma fu riconquistata nel 1137 dallo stesso Rainulfo, nel frattempo elevato alla dignità di duca di Puglia e Calabria.

Dopo la morte di Rainulfo e la repressione voluta da Ruggero II di Sicilia nel 1138, il controllo della contea passò a Malgerio Postella. La città rimase coinvolta nelle lotte tra il potere regio e le signorie ribelli. La dinastia normanna alifana riuscì a recuperare temporaneamente il controllo della contea con Andrea di Ravecanina a partire dal 1154, per poi ristabilirlo stabilmente nel 1193 con Giovanni di Ravecanina, considerato l’ultimo rappresentante dei Drengot.

Età sveva e angioina Anche durante il periodo svevo Alife fu interessata dalle lotte per il controllo dell’Italia meridionale. Nel 1205 il castello riuscì a resistere a un assedio, mentre l’abitato venne incendiato. In questa fase la contea fu governata dal conte Siffrido, di origine germanica.

Nel 1221 l’imperatore Federico II di Svevia assunse il controllo diretto della città. Nel 1229 Alife aprì le porte all’esercito pontificio durante il conflitto tra l’imperatore e la Santa Sede, ma tornò rapidamente sotto il dominio svevo. In tale occasione Federico II dispose il restauro del castello normanno.

Il 2 novembre 1254 papa Innocenzo IV annesse formalmente Alife ai domini della Chiesa, ma la città rientrò poco dopo nel Regno di Sicilia. Nel 1266 vi transitò Carlo I d’Angiò durante la campagna militare che culminò nella sconfitta di Manfredi nella battaglia di Benevento.

Nel 1269 la contea era retta da Filippo di Courtenay, figlio di Baldovino II, ultimo imperatore latino di Costantinopoli. Alla stessa epoca risalgono numerose testimonianze dell’attività religiosa cittadina. Tra queste figura la vicenda dell’eretico alifano Pietro, raffigurata in un affresco attribuito a Giotto. Nel corso dei secoli XII e XIII risultano inoltre attive numerose chiese, monasteri e istituzioni assistenziali; nel 1226 la chiesa di San Pietro al Mercato ospitava una confraternita e la città disponeva di due ospedali.

Dal Trecento al Cinquecento Nel corso del XIV secolo la contea passò più volte tra diverse famiglie feudali, tra cui i D’Avella, i Janvilla e i Marzano. Tra il 1324 e il 1335 appartenne per oltre un decennio all’Ordine dei Cavalieri Ospitalieri di Gerusalemme.

Nel 1320 Alife comprendeva anche una comunità ebraica ed era sottoposta a una tassazione di 78 once, 2 tarì e 12 grani, mentre il casale di San Simeone contribuiva con 2 once e 8 tarì. La popolazione complessiva è stata stimata tra i e i abitanti.

La città subì danni a seguito del terremoto dell'Appennino centro-meridionale del 1349. Nello stesso secolo emerse la figura di Niccolò Alunno († 1367), che ricoprì gli incarichi di maestro razionale e gran cancelliere del Regno di Napoli, oltre a essere autore degli Arcani Historici. Suo figlio Francesco Renzio venne elevato al cardinalato da papa Urbano VI. Alla fine del secolo la diocesi era guidata da Giovanni de Alferis, appartenente alla stessa famiglia di Alferio, già vescovo di Alife e successivamente di Viterbo.

Nel XV secolo la città passò sotto il controllo delle famiglie Stendardo, Origlia, Marzano, Gaetani e Diaz Garlon. Il terremoto del 5 dicembre 1456 provocò gravi distruzioni in tutto il Sannio; ad Alife causò circa sessanta vittime e numerosi crolli. Il vescovo Antonio Moretta promosse il restauro della cattedrale.

Alife mantenne il proprio ruolo di centro amministrativo del territorio e si dotò di propri Statuti Municipali, promulgati nel 1464 e successivamente aggiornati nel 1503 e nel 1506. Nella contrada di San Simeone si insediarono comunità di origine albanese ed ebraica.

Nel 1536 risulta attiva la tipografia del primicerio Luigi Cilio, che pubblicò il Tempio de Amore di Iacopo Campanile, dedicato alla contessa Cornelia Piccolomini. Attraverso la stessa officina tipografica, successivamente trasferita a Napoli, il professore alifano Cesare Benenato pubblicò il De puerorum institutione.

Dal 1557 fu vescovo della diocesi il giurista e storico Antonio Agustín, che raccolse e trascrisse le epigrafi latine della città e studiò numerosi documenti antichi. Nella seconda metà del XVI secolo Alife, governata dai Diaz Garlon, attraversò una fase di progressivo declino. Nel 1561 fu saccheggiata da truppe pontificie e del Regno di Napoli.