Le operazioni in Val Vestino del 1866 furono degli episodi della terza guerra di indipendenza e consistettero nella penetrazione di reparti austriaci della 8ª Divisione del generale Von Kuhn il 25 giugno prima, il 1º luglio poi e nella immediata controffensiva italiana del Corpo Volontari Italiani del generale Giuseppe Garibaldi che portò alla conquista della Val Vestino, nell'attuale Bresciano, fino alla sospensione d'armi del 10 agosto tra il Regno d'Italia e l'Impero d'Austria.
Contesto Con lo scoppio della terza guerra di indipendenza tra il Regno d'Italia e l'Impero austriaco il 20 giugno 1866, la Val Vestino, nell'attuale provincia di Brescia, ma ai tempi sotto l'Impero austriaco, si trovò, a causa della penetrazione militare del Corpo Volontari Italiani di Garibaldi lungo la direttrice della Valle del Chiese al fine di raggiungere la Valle dell'Adige ed espugnare Trento, al centro dei piani militari di ambo gli eserciti contendenti. Difatti gli austriaci la occuparono con l'intenzione di accerchiare la Rocca d'Anfo, mentre i garibaldini come transito verso la Valle di Ledro per porre l'assedio del Forte d'Ampola.
I garibaldini a Gargnano L'arrivo nella giornata del 28 giugno 1866 delle camicie rosse del 2º Reggimento Volontari Italiani tra Toscolano Maderno e Gargnano, suscitò molto entusiasmo e curiosità fra la popolazione. La gente era impressionata dal modo trasandato di vestire di quei giovani volontari.
“«»Alcuni di essi portavano la camicia rossa, altri vestiti borghesi”. La popolazione gargnanese li accolse con evviva. Le memorie locali, raccolte dall'ingegner Tommaso Samuelli di Bogliacco soggiungevano che i garibaldini “diedero prova di discutibile disciplina. […] In paese il 2º Reggimento, aveva occupato le limonaie dei signori Giacobini, Zanini, Aliprandi, Veronesi, Bernini per mettervi dei corpi di guardia: così aveva fatto pure a San Carlo e a Bogliaco in quelle dei signori Erculiani, Badinelli e dei conti Bettoni. Il Comune forniva la legna per il rancio dei soldati e aveva assegnato ad una compagnia, come alloggio, il bel teatro: agli ufficiali la casa Parisini. I volontari si spargevano nei campi di Villavetro, Zuino e Fornico, e, naturalmente, “alleggerivano i contadini delle fatiche” della “spiccanda” dei limoni e, a suo tempo, del raccolto della frutta più o meno matura… “Ma ciò veniva sopportato, perché ogni giorno le cannoniere austriache passavano minacciose e si temeva uno sbarco […]”Antonio Fappani, La Campagna garibaldina del 1866 in Valle Sabbia e nelle Giudicarie, Brescia 1970..
In realtà le intenzioni austriache erano ben altre e minacciavano seriamente il fronte tenuto dal Corpo dei Volontari. Il 29 giugno l'arciduca generale Alberto, comandante in capo delle forze austriache, inviava al generale Von Kuhn il seguente ordine di operazione: “Occupate, con dei tiragliatori territoriali i passi del Tonale e dello Stelvio, e avanzate in meno tempo possibile, da questi luoghi con delle truppe mobili verso Edolo, Tirano, e Telio, per fare una piccola guerra. Nello stesso momento con le forze disponibili, avanzate, verso la Valle del Chiese e il lago di Garda verso Salò, e tentate di prendere alle spalle la Rocca d'Anfo”.
Il colonnello von Thour occupa la Val Vestino
Il generale Von Kuhn predispose subito il piano offensivo per espugnare la Rocca d'Anfo in tre direttrici d'attacco ordinando al tenente colonnello Hoffern di occupare il 30 giugno RiccomassimoOggi è una frazione del Comune di Storo., Monte Macao, Vessil e Col Bruffone e di proseguire il 1º luglio a Bagolino, facendo delle diversioni verso il Passo del Maniva e Croce Domini sopra Breno; al centro dello schieramento, al capitano Ludwig von Gredler con quattro compagnie della brigata di Bruno Freiherr von Montluisant, di attestarsi, per la giornata del 2, nella Valle del Chiese a Monte Suello con il compito di sbarrare il passo alla fortezza di Rocca d'Anfo e infine a sud, al tenente colonnello von Thour con la sua mezza brigata, dopo essersi assicurato il controllo di tutti i passi della Valle di Ledro (Passo Nota e Tremalzo), di occupare Magasa, Turano e la Valvestino, il 1º luglio, e il 2, per il monte Vesta e Manos, rispettivamente sopra Bollone e Capovalle, di procedere al completo accerchiamento della Rocca d'Anfo scendendo a Treviso e a Idro. L'operazione in Val Camonica fu invece affidata alla mezza brigata del maggiore Metz.
La colonna austriaca di von Thour era composta da una mezza brigata imperniata principalmente sull'11º Reggimento fanteria "Principe ereditario di Alberto di Sassonia" del colonnello Beckers, un'unità boema di prima linea dell'esercito imperiale stanziata normalmente in tempo di pace nella città di Písek; dal 1º Battaglione fanteria dell'11º Reggimento "Principe ereditario Alberto di Sassonia", comandato dal capitano Henrich Melzer von Bärenheim; da due compagnie (della 17ª Divisione: 33ª del primo tenente Schindl e 34ª cp.) del 6º Battaglione "Cacciatori dell'Imperatore"; da un plotone (3º) del 5º Squadrone del 13º Reggimento ulani "Conte di Trani", al comando del primo tenente barone von Paumgarten; da una Batteria da montagna n° 2/V; e infine, da quattro compagnie di tiratori stanziali o Landesschützen. In totale una forza considerevole e ben agguerrita di circa combattenti con 4 cannoni da montagna, formata in maggior parte da jager e schützen, le truppe d'élite dell'esercito austriacoGianpaolo Zeni, La guerra delle sette settimane: la campagna garibaldina del 1866 sul fronte di Magasa e Val Vestino, Comune e Biblioteca di Magasa, 2006..
La relazione militare austriaca
L'operazione militare è così dettagliatamente descritta nella relazione stilata a fine guerra dallo stato maggiore austriaco:
“La mezza brigata del tenente colonnello Thour si mise in movimento il 30 giugno diretta a forte Ampola, nei cui pressi mise il campo all'aperto, con il 1º battaglione, di cui la 4ª compagnia rimase di guarnigione a Riva, 2 compagnie cacciatori, 1 batteria da montagna ed 1 plotone di soldati del genio.
La marcia proseguì il 1º luglio risalendo la gola di Lorina solcata da aspri crepacci fino a quota 1900 del passo di Monte Alpo fino a Val Vestino. Una marcia degna di grande ammirazione se si considera le difficoltà e i pericoli che dovette superare la colonna nell'arrampicarsi su imponenti e impervie cime rocciose per sentieri insidiosi, spesso non più larghi di un piede, al margine di profondi precipizi.
Dopo aver camminato per 16 ore la colonna giunse la sera a Turano dove, nella profondità della valle ai margini del torrente VestinoÈ un errore il torrente è il Toscolano., mise il campo e consumò il rancio. Ma appena gli uomini si furono addormentati, ecco giungere la notizia che 900 garibaldiniCostoro erano i componenti della colonna del maggiore Luigi Castellazzo. erano attesi a Turano quella stessa notte. Dato che il luogo non si prestava ad una difesa, Thour condusse subito le sue truppe verso Moerna situata un po' più verso ovest e il cui alto pianoro si prestava ad un'eccellente difesa. Qui la colonna giunse a mezzanotte inoltrata.
Dopo tre ore di calma le truppe si misero nuovamente in marcia. Direzione Bollone dove si doveva superare il confine. Qui però si venne a sapere che era impossibile far transitare i muli, sui quali era caricata la batteria da montagna, attraverso il passo di Monte Vesta, perciò la mezza brigata deviò a destra e puntò su HanoOggi Capovalle..
Improvvisamente, appena superata questa località, la 1ª compagnia che marciava davanti, scorse davanti a sé, ad appena 800 passi di distanza, la testa di una colonna nemica. I garibaldini, avvertiti dalla loro avanguardia corsa subito indietro della presenza degli Austriaci, fecero dietro front e discesero, in gran disordine e ognuno per conto proprio, i ripidi pendii con sorprendente agilità fino alla vicina sella che venne occupata.
Tuttavia il tenente colonnello Thour non poté pensare di inseguirli, in quanto essendo contemporaneamente minacciato sui fianchi e da tergo, come venne a sapere, da reparti nemici presenti a Bollone e a CadriaVerso Cadria stava muovendo la colonna comandata dal capitano Luciano Mereu forte di circa 800 uomini., dovette preoccuparsi per la sua ritirata. Quel pomeriggio se ne tornò a Moerna. Il 3 luglio la colonna fu sottoposta per la seconda volta e sotto un violento temporale, alle difficoltà connesse al superamento del passaggio di Alpo, tornando poi a sera tardi a forte Ampola attraverso la gola di Lorina.
Qui Thour trovò un messaggio del capitano Gredler col quale avvisava che era costretto ad abbandonare Monte Suello se non riceveva rinforzi. Questi non potevano arrivare dato lo stato di stanchezza degli uomini di Thour e in ogni caso era già troppo tardi in quanto Gredler nel frattempo era tornato a Lodrone.
Il giorno 4 luglio Thour si diresse verso questa località congiungendosi così con Gredler, poi se ne tornò in Val di Ledro essendo arrivato l'ordine di rientrare nel suo settore e il 5 luglio era a Riva. Il comandante di reggimento, colonnello conte Beckers, ora ebbe il comando di Trento, mentre il generale Von Kuhn rimase a Comano col quartier generale. […] Il 9 luglio, il tenente colonnello Thour, caduto ammalato, passò il comando della mezza brigata al capitano Heinrich Melzer von Bärenheim. In quello stesso giorno dal comandante del forte di Ampola (tenente Anton von Preu zu Corburg e Lusenegg) giunse notizia che a Lodrone il nemico stava allestendo delle batterie e lavorava per riattare il distrutto ponte di legno sul Chiese, cosiddetto "Ponte tedesco", tra Caffaro e Bondone, inoltre dalla Val Vestino parecchie centinaia di camicie rosse erano giunte a Bondone.
Per sviare il nemico dai suoi piani Melzer decise subito di compiere una nuova avanzata e nel pomeriggio di quello stesso giorno si mosse in direzione di Ampola con cinque compagnie cacciatori, la compagnia Tiratori stanziali di Kitzbichel-Hopfgarten e l'11ª Compagnia "Sassonia" oltre alla batteria da montagna. […] L'11 luglio il maggiore Philipp Graf Grunne assunse il comando della mezza brigata dopo che il 10 luglio cedette il 2º battaglione al capitano Vinzenz Ruzicka. Melzer tenne il 1º battaglione”Relazione militare austriaca, 1866.
La controffensiva del Corpo Volontari Italiani
L'abile manovra di Von Kuhn suscitò subito la reazione degli italiani. Garibaldi inviò verso il Caffaro il 1º e 3º reggimento con il 1º battaglione bersaglieri e in Val Camonica il 4º reggimento con il 2º battaglione bersaglieri. A Gargnano, il colonnello Pietro Spinazzi, dal canto suo, onde contrastare possibili infiltrazioni di truppe austriache dalla Valvestino o da Tremosine predisponeva: “Giacché sino dal dì 29 allorché fui a visitare quei luoghi occupati dalla mia truppa conobbi indispensabile coprirmi il fianco sinistro e le spalle, che per la postale di Riva e valle di Droanello potevano essere minacciati.
A scongiurare tale pericolo inviai, fin da quel giorno (29) il bravo capitano Luciano Mereu con tre compagnie perché occupasse Piovere, Tignale e Costa; collocai in pari tempo un forte distaccamento a S. Faustino, sul lago, superiormente a Gargnano, ed uno a Muslone, donde si domina gran tratto dello stradale che da Gargnano mette a Riva del Garda; per tale disposizione semicircolare la mia sinistra e le mie spalle restavano validamente coperte e difese”Pietro Spinazzi, Ai miei amici: Parole di Pietro Spinazzi, L. Tenente Colonnello comandante il 2.o Regg. Volontari Italiani nella campagna del 1866., Stabilimento tipografico di Genova, 1867..
Il movimento delle truppe austriache fu puntualmente spiato e trasmesso anche alle autorità civili. Alla sottoprefettura di Salò giunse un'allarmante notizia sulla presenza di pattuglie nemiche a Vesio di Tremosine, nella Valle di San Michele e in Valvestino: