Il movimento rastafari (detto anche solo rastafari, movimento rasta o rastafarianesimo) è un modo di vivere spirituale (livity) nato negli anni trenta del Novecento, che si presenta come erede del cristianesimo. È considerato da molti una vera religione, per la presenza di un libro sacro (il Kebra Nagast) e la venerazione di un Dio (chiamato Jah). Prende il suo nome da Ras, titolo nobiliare etiope, e Tafari, ossia il nome dell'imperatore Hailé Selassié prima della sua incoronazione
In seguito alla sua incoronazione, i rastafari (nome di chi si riconosce in questo movimento, spesso anche abbreviati in rasta) riconobbero in lui Gesù Cristo nella sua "seconda venuta in maestà, gloria e potenza", o in ogni caso come una manifestazione di Dio in terra come profeticamente annunciato dalle Sacre Scritture, essendo egli diretto discendente della tribù di Giuda che affonda le sue radici nell'incontro tra re Salomone (figlio di Davide) e la regina di Saba, episodio narrato nella Bibbia1 Re 10:1-13; 2 Cronache 9:1-12. e nell'antico libro chiamato Kebra Nagast, che riveste una certa importanza nella tradizione della Chiesa ortodossa etiope a cui tutti i rasta fanno riferimento (in accordo con l'esempio di Ras Tafari stesso)Lorenzo Mazzoni. Kebra Nagast. La Bibbia segreta del Rastafari. (Roma: Coniglio editore, 2007).. L'incoronazione di Hailé Selassié aveva anche una valenza politica, oltre che religiosa, essendo all'epoca l'Etiopia l'unico stato indipendente del continente africano. Centrale alla spiritualità rastafari è la credenza monoteistica in un unico Dio, chiamato Jah, forma contratta del nome biblico di Dio YHWH, (come ad esempio nel termine Allelujah) che risiede parzialmente in ogni individuo.
Il movimento rastafari è afrocentrico e concentra l'attenzione sulla diaspora africana, che crede sia oppressa dalla società occidentale, o "Babilonia". Molti Rasta chiedono il reinsediamento di questa diaspora in Africa, un continente che considerano la Terra Promessa, o "Zion". I Rasta si riferiscono alle loro pratiche come "livity", una via di vita spirituale che si manifesta anche tramite le azioni quotidiane. Gli incontri comunitari sono noti come "groundations" o nyahbinghi e sono caratterizzati da musica, canti, discussioni e il fumo di cannabis, quest'ultimo considerato un sacramento con proprietà benefiche ma non un obbligo, infatti non tutti i rasta utilizzano la cannabis e non in tutti gli incontri viene utilizzata.
Il movimento si è ispirato alla predicazione del leader Marcus Mosiah Garvey. Altri elementi di spicco, che hanno avuto un ruolo primario nella nascita di questo credo sono stati Leonard Howell, H. Archibald Dunkley e Joseph Nathaniel Hibbert. A partire dagli anni settanta la cultura rasta ha aumentato la propria diffusione nel mondo grazie agli artisti della musica reggae, tra i quali Bob Marley, Peter Tosh, Burning Spear e numerosi altri, che ne veicolavano i contenuti. Nel 2001 il numero di rasta nel mondo è valutabile a 1.000.000 di persone (da altre fonti anche 10.000.000 o 15.000.000 di persone).
Origini storiche
Sebbene questo sentimento religioso sia nato in Etiopia, esso si è sviluppato contemporaneamente in tutto il mondo, presso popolazioni non-etiopiche, soprattutto nei caraibi e con un gran numero di fedeli in Giamaica in seguito all'incoronazione di Hailé Selassié, verificatasi nel 1930.
Fondamentale per la sua affermazione fu il movimento etiopista, che già nel XIX secolo agitava molte comunità africane e della diaspora nera. Era una corrente di ispirazione cristiana che rivendicava il recupero della dignità culturale e nazionale degli africani, turbati dalla deportazione e dalla schiavitù, mediante il riferimento spirituale e politico all'Etiopia. Nei primi del Novecento, gli etiopisti, guidati da Marcus Garvey, il cui ministero è spesso assimilato dai rasta a quello di Giovanni Battista precursore di Cristo, cominciarono a proiettare una viva attesa messianica di riscatto sull'Etiopia, e, il 2 novembre 1930, dopo aver assistito alla sua incoronazione, alcuni discepoli di Garvey, capeggiati dal carismatico Leonard Howell, videro in Hailé Selassié il Messia atteso, che non era però, nella loro interpretazione, un generico liberatore politico, ma Gesù stesso come descritto nelle profezie biblice della seconda venuta di Cristo.
Questa persuasione diede il via ad un nuovo e autonomo movimento, detto in seguito Rastafari, in virtù del titolo nobiliare Ras e il nome di Hailé Selassié prima dell'incoronazione, quindi Ras Tafari , per indicare la propria identificazione con Hailé Selassié, la cui rivelazione diventò il punto di riferimento essenziale. Dopo l'intensa predicazione dei primi seguaci in Africa e in America ed una prima rapida espansione, a metà del XX secolo, nelle Indie occidentali, negli Stati Uniti e in Inghilterra, il movimento rastafari si è di seguito radicato ovunque sul globo, grazie agli insegnamenti del libro sacro, la Bibbia, del Kebra Nagast e soprattutto grazie al potere mediatico della sua vivace cultura musicale, legata in particolare al reggae, che ne veicola il messaggio teologico, seppur la musica sacra rastafari e il nyahbinghi.
Dottrina e caratteristiche fondamentali
La dottrina rastafari è fondata sull'esempio e la predicazione di Hailé Selassié. I rastafari accettano gli insegnamenti teologici e morali di Gesù, custoditi dall'antichissima tradizione etiopica ortodossa, e credono che l'imperatore abissino li attualizzi e compia profeticamente in quanto Cristo, tornato secondo le esigenze dell'uomo moderno. Perciò, essi credono nella divinità di Cristo, nella Trinità, nella resurrezione dei corpi, nella verginità di Maria ed in tutti gli altri dogmi della cristianità ortodossa. Anche se molti membri lo considerano Dio sceso in terra (il Padre, chiamato Jah).
Il loro Testo Sacro è costituito dal canone biblico etiopico, stabilito da Hailé Selassié, composto dall'Antico e dal Nuovo Testamento e dai testi ufficiali che contengono la testimonianza storica del re. In accordo con la tradizione etiopica, raccolta nel Kebra Nagast, e nei passi biblici, i rastafari credono che l'Etiopia sia la Nuova Gerusalemme, la nazione eletta alla custodia della cristianità nei tempi della frammentazione e della falsificazione, sino all'avvento secondo di Cristo, compiutosi nel sovrano di Addis Abeba.
Nel Kebra Nagast è riportato l'incontro tra re Salomone e la regina di Saba, descritto anche dalla Bibbia (1 Re ; 2 Cronache ); ella, curiosa di conoscere la straordinaria saggezza del Re, si reca a Gerusalemme e dalla relazione amorosa sorta tra i due nasce Menelik, capostipite della dinastia regale etiopica. L'Etiopia riceve la missione di preservare la purezza della cristianità dopo il rifiuto di Israele e di custodire il carisma del trono davidico a cui è destinato sin dall'inizio del mondo. A riprova della sua elezione, l'Etiopia riceve l'arca dell'Alleanza, oggi conservata in un santuario di Axum. Hailé Selassié fu l'ultimo regnante ad occupare il seggio di Davide, prima della dissoluzione della monarchia, e questo incoraggia i rastafariani a riconoscere in lui il compimento delle promesse divine. La Bibbia dice infatti:
Non sarà tolto lo scettro da Giuda, né il bastone del comando tra i suoi piedi, finché verra colui al quale esso appartiene e a cui è dovuta l'obbedienza dei popoli. Genesi 49:10
Essi osservano i dieci comandamenti del Sinai e alla legge ebraica, oltre che alle regole d'amore dettate da Cristo: "Ama il Signore Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente" e "Ama il prossimo tuo come te stesso" (Luca 12, 28-31). Istruiti dalla tradizione etiopica e dalla decisiva predicazione di Hailé Selassié, i rastafari nutrono un particolare rispetto per le altre culture religiose, ripudiando comunque ogni politeismo, e parlano di "parentela spirituale" dei mistici di tutte le culture storiche, utilizzando un'espressione del Re stesso. Pur difendendo il primato della propria identità, i rastafari sostengono che si pervenga alla salvezza mediante la Fede nel Divino e l'osservanza della morale naturale, al di là delle posizioni teologiche e metafisiche: da questo procede il loro vivo interesse per gli altri culti monoteistici considerati, sempre in riferimento ad una frase di Hailé Selassié, "vie del Dio vivente", che non è possibile giudicare. Sono dottrinalmente contrari al settarismo religioso.
Inoltre essi professano i precetti politici che il Re ha trasmesso loro, completando la rivelazione storica. Credono dunque in una moralità internazionale retta dal principio della sicurezza collettiva, dell'autodeterminazione dei popoli, dell'uguaglianza dei diritti, della non-interferenza, e nel riconoscimento di un ordine sovra-nazionale che ripudi la guerra, per la ricomposizione pacifica delle dispute e per la risoluzione dei problemi comuni, istituzionalmente governato dall'ONU. Credono nella necessità di costruire sistemi politici liberali e democratici, fondati sull'osservanza della dichiarazione dei diritti umani e difensori della libertà civile, economica, spirituale e culturale, rifiutando dunque ogni ideologia e statolatria totalitaristica, di destra e sinistra, che assorba l'anima umana, possesso esclusivo di Dio; credono inoltre nella necessità di uno Stato socialmente impegnato, che non si limiti a garantire negativamente la libertà, ma che guidi ed educhi l'uomo, pur laicamente, al rispetto del prossimo e del Signore.
Inoltre, i rastafari sostengono che sia necessario affrontare con particolare attenzione, per il benessere dell'intero globo, il problema del continente africano, il più povero ed afflitto del pianeta in virtù di secoli di sfruttamento e aggressioni, eticamente meritevole di una riparazione storica. Forti dell'esempio di Hailé Selassié, considerato comunemente il padre dell'Africa unita e principale fondatore dell'Organizzazione dell'unità africana, chiedono che l'Africa realizzi l'unione continentale, liberandosi dalla dipendenza dai poteri stranieri, recuperando la propria identità, e sviluppandosi secondo modelli politici e culturali propri, che tali poteri hanno cercato e cercano di strapparle. Gli africani deportati, in particolare, per raggiungere la pienezza di sé e fronteggiare il proprio disagio storico, devono ricordare le proprie origini e onorarle, e lavorare attivamente per questa causa: è in tale ottica che l'idea di rimpatrio, a cui Hailé Selassié dedicò parte delle sue energie e per cui mise a disposizione un ampio territorio etiopico, acquisisce un significato vitale.
I rastafari hanno fede in Hailé Selassié per varie ragioni: credono che egli esprima una santità assoluta e che abbia compiuto opere miracolose, principalmente di natura politica, in Etiopia e nel mondo; credono che egli, come Gesù, compia le profezie della Bibbia, sia in termini espliciti che allegorici, ponendo particolare attenzione sull'Apocalisse di Giovanni; credono nella veridicità dei suoi titoli e nella sua testimonianza, che tendono a proiettarlo nella trascendenza e nel mistico; pensano che tali posizioni ignorino il contenuto della Rivelazione, e che l'atteggiamento "restio" di Hailé Selassié compia perfettamente le linee della cristologia cristiana.
I rastafari rifiutano l'idea del decesso fisico o spirituale di Hailé Selassié, credendo nel suo occultamento volontario agli occhi degli uomini secondo la teologia cristiana. I misteri che ancora oggi avvolgono la scomparsa di Hailé Selassié (la mancanza di foto, video, la negazione dei funerali, la scelta di non mostrare il suo corpo, la provata falsità delle cause fisiche addotte per giustificare il decesso) sono per loro la dimostrazione della veridicità della propria fede. Credono dunque che Hailé Selassié sia ancora corporalmente vivo e presente sul trono d'Etiopia e che essi costituiscano il Suo Regno.