Bianco, rosso e Verdone è un film del 1981 co-scritto, diretto e interpretato da Carlo Verdone.
Trama Il film è un comico road movie ambientato durante un fine settimana elettorale. I protagonisti, tutti interpretati da Carlo Verdone, le cui storie si alternano durante il film, sono tre uomini in viaggio per raggiungere i rispettivi seggi elettorali: Pasquale Amitrano, un emigrato del sud Italia residente in Germania, che in Italia trova un'accoglienza tutt'altro che calorosa, Furio Zòccano, un funzionario statale logorroico e morbosamente pignolo, e Mimmo, un giovane goffo e ingenuo ma allo stesso tempo premuroso con sua nonna.
Pasquale Amitrano
Pasquale Amitrano è un emigrante italiano che vive a Monaco di Baviera, nella Germania Ovest. Tifoso della Juventus, con tanto di poster di Franco Causio in camera, è sposato con una robusta donna locale che lo ama molto e si prende cura di lui con fare quasi materno. Parte per l'Italia con un'Alfa Romeo Alfasud rossa, chiassosamente bardata, per raggiungere la sua circoscrizione elettorale di Matera; lungo il viaggio emerge un quadro di un uomo taciturno e spendaccione, ma anche eccessivamente ingenuo tanto da subire a più riprese furti, truffe e addirittura un pestaggio. Al culmine dei rovesci negativi, è costretto ad abbandonare in autostrada la propria vettura.
Giunto a destinazione esausto e malconcio, all'uscita della cabina elettorale interromperà bruscamente il proprio silenzio prorompendo in un furioso monologo liberatorio – una sorta di grammelot in un dialetto pressoché incomprensibile anche per i locali – nel quale, dopo aver narrato tutta la sua grottesca disavventura, si lascia andare a un colorito giudizio sull'Italia e gli italiani.
Furio Zòccano
Furio Zòccano, funzionario romano residente a Torino, logorroico, sparagnino e pedante oltre ogni limite, pianifica e calcola ogni cosa nei minimi dettagli: la sua famiglia è completata dai due figli Anton Giulio e Anton Luca e dalla moglie Magda Ghiglioni, cui è molto attaccato.Sovente Furio si rivolge alla moglie dicendole "Magda tu mi adori?", per poi aggiungere "Allora lo vedi che la cosa è reciproca?". La donna all'apparenza sopporta gli assurdi comportamenti di Furio, con silenzio e rassegnazione, sfogandosi più volte in separata sede con la frase "Non ce la faccio più!" .
Durante il tragitto, percorso a bordo di una FIAT 131 Mirafiori Panorama bianca, Magda conosce Raoul, un avvenente playboy, che le manifesta il proprio interesse dopo essersi fermato a cambiare la gomma bucata della loro auto, mentre Furio si è allontanato per contattare l'Aci e richiederne l'intervento.
Più tardi, la famiglia viene coinvolta in un grottesco tamponamento a catena causato da Furio. Questi viene ricoverato in ospedale per accertamenti, mentre la moglie pernotta con i figli in un albergo dove rincontra il dongiovanni, che le dedica una serenata al pianoforte dal piano di sotto e alle cui avances sta quasi per cedere, prima che la contatti Furio al telefono.
Giunti a Roma, approfittando dell'assenza del marito impegnato al seggio, Magda si congeda dai figli e fugge via con Raoul che ha seguito la famiglia per tutto il tempo.
Mimmo
Mimmo, goffo e ingenuo giovanotto romano, giunge in ritardo a Verona (da lui confusa con Vicenza), a bordo di una Fiat 1100 verde scuro, per prelevare sua nonna Teresa e condurla a Roma per votare. A dispetto dell'età e dello stato di salute, l'anziana si dimostra assai più acuta e vispa del nipote, deridendolo puntualmente, seppur senza cattiveria. Lui, dal suo canto, si dimostra molto apprensivo nei suoi confronti, tra la curiosità degli astanti che assistono ai loro frequenti e vivaci battibecchi.
Durante il viaggio incontrano un burbero camionista romano, soprannominato Er Principe, che riscuote la simpatia dell'anziana dopo essersi efficientemente sostituito a Mimmo nel praticarle un'iniezione.
Giunta la sera, pernottano nello stesso albergo dove sosta la famiglia di Furio. Qui Mimmo conosce Milena, una prostituta ex-insegnante che vive in una sfarzosa camera dell'albergo e che concentra le proprie attenzioni su lui, dopo aver tentato vanamente di sedurre Raoul. Quando finalmente Milena lo convince a seguirla in camera, Mimmo con la sua goffaggine fa cadere a terra una boccia colma di pesci rossi. Ciò provoca la reazione fortemente stizzita della donna e il giovane, spaventato, torna a dormire accanto alla nonna, a cui racconta sconcertato di aver visto "il triangolo delle donne".
Al mattino Mimmo e Teresa trovano Er Principe nella loro vettura, dove si è nascosto perché erroneamente convinto di aver provocato l'incidente e la morte di Furio. Al primo controllo della polizia, la dabbenaggine di Mimmo desta il sospetto degli agenti e il conseguente fermo del camionista.
Giunti al seggio, Mimmo ha l'ennesimo screzio con la nonna, che lo schernisce davanti ai militari di guardia. Una volta entrata nella cabina elettorale, l'anziana muore per un malore, tra la disperazione di Mimmo, affranto perché le ultime parole tra loro non sono state amichevoli, e l'indifferenza degli scrutatori, che si limitano a dibattere sulla validità del voto della defunta.
Produzione Pre-produzione Carlo Verdone era scettico sulla realizzazione del film − percepito come una normale continuazione del suo precedente lavoro, Un sacco bello − e temeva di andare incontro a un insuccesso: la riserva fu sciolta dopo una lunga riflessione nella quiete della sua residenza di campagna.Intervista nei contenuti speciali del DVD. Il personaggio di Pasquale fu un'invenzione di Carlo Verdone: infatti, volle compensare la logorrea di Furio Zòccano con un personaggio completamente muto, ispirandosi ai personaggi dei film di Jacques Tati, visti più volte al cineclub Filmstudio di Roma.
I colori delle auto dei protagonisti come anche il titolo del film, si rifanno al tricolore italiano: l'auto di Mimmo è una Fiat 1100 D verde, quella di Furio è una Fiat 131 Panorama bianca, quella di Pasquale è una Alfa Romeo Alfasud 1.2 rossa.
Il personaggio del saccente logorroico viene spesso riproposto dall'attore. Già noto al pubblico con gli sketch cabarettistici di Non stop, lo si ritrova anche in Raniero di Viaggi di nozze e Callisto di Grande, grosso e... Verdone. La maschera goffa di Mimmo diviene la continuazione di Leo in Un sacco bello, per poi riapparire in età matura con Grande, grosso e... Verdone.
Su indicazione di Sergio Leone, per la celebre inquadratura audace attraverso il vaso di pesci rossi, si ricorse ad una vera prostituta.
Cast
Per il personaggio di Magda si cercava un volto tipicamente torinese (occhi grandi e dolci, viso aristocratico e un po' slavato, sullo stampo dei personaggi pubblici della famiglia Agnelli) e dopo molti provini fu scelta l'attrice sovietica Irina Sanpiter, doppiata con un marcato accento torinese dall'attrice italiana Solvejg D'Assunta. Il produttore Sergio Leone non era d'accordo nello scritturare Elena Fabrizi per il ruolo della nonna di Mimmo, in quanto l'attrice aveva un quadro clinico precario (soffriva, tra l'altro, di diabete) e si temeva non potesse reggere il ritmo delle riprese. Il regista era però rimasto profondamente colpito da "Sora Lella" dopo averla ascoltata sulle frequenze di Radio Lazio; dopo ulteriori provini, riuscì a vincere le riserve di Leone. Ebbe così inizio il sodalizio artistico tra Verdone e la popolare attrice romana.
Tra i personaggi minori, Stefano Natale, coinquilino dello stabile dove viveva Carlo Verdone in gioventù e ispiratore del personaggio di Mimmo, interpreta il soldato di guardia al seggio elettorale.La scena è lo stabile citato, in Lungotevere dei Vallati, nei pressi di Ponte Sisto
Riprese Il film è stato girato prevalentemente nell'autunno del 1980 poiché Leone tardò nel dare inizio alle riprese; tra numerose difficoltà per il clima freddo, Carlo Verdone interpreta Mimmo e Pasquale in tenuta estiva. Sergio Leone incaricò il fratello di Carlo, Luca Verdone, affinché gli comunicasse segretamente un resoconto quotidiano e dettagliato delle riprese.
I luoghi delle riprese includono: Passo del Brennero. Confine Austria-Italia. Inizio autostrada del Brennero Panorama di Torino visto dalla collina sovrastante, con al centro piazza Vittorio Veneto e sulla destra la Mole Antonelliana, più alcune vie del centro della città. Autostrada A24, tratto L'Aquila-Teramo, prima del traforo del Gran Sasso, scene dei tragitti autostradali. Area di servizio Tolfa, Roma-Civitavecchia, scena delle soste di Furio e Pasquale. Area di sosta Pineto Est stessa autostrada, scena dell'iniezione a Teresa. Cimitero di Tivoli, scena del cimitero. Castello di San Giorgio a Maccarese (Fiumicino, in provincia di Roma) scena della farmacia cui si rivolge Mimmo. Bassano Romano, scena della trattoria, del barbone e del tentativo di furto di Pasquale. Galleria Torrione 2 autostrada A24 Roma-L'Aquila altezza di L'Aquila, scena dell'incidente tra Furio ed er Principe. Hotel Torre Sant'Angelo località Castagnola, Tivoli (Roma), scena dell'albergo. Palazzo Pantanella in via dei Cerchi angolo via della Bocca della Verità a Roma, seggio elettorale di Furio. Palazzo Rosa cosiddetto dei Cento Preti, lungotevere dei Vallati, all'altezza di Ponte Sisto, seggio elettorale di Mimmo e sua nonna. Nello stesso palazzo visse la famiglia del regista, dagli anni quaranta alla morte di suo padre, Mario Verdone. Piazza del Seminario a Tivoli (Roma), seggio elettorale di Pasquale.
Tra le scene, lo sfogo di Pasquale Amitrano non era presente nella sceneggiatura originale: fu improvvisato dallo stesso Verdone poiché non riusciva a trovare la giusta intonazione per le battute scritte sul copione. L'attore spiegherà in seguito come la scena fu realizzata in una sola ripresa, sicuro che ripetendola avrebbe perso di efficacia.
Post-produzione
Sergio Leone era molto titubante e scaramantico nell'intitolare il film Bianco, Rosso e Verdone, in quanto nel 1972 era uscito un film con Sophia Loren intitolato Bianco, rosso e..., che non aveva avuto successo. Le riserve di Leone vertevano anche sul personaggio di Furio, temendo che questi potesse risultare particolarmente odioso al pubblico. Prima dell'uscita del film, organizzò una proiezione privata in casa sua cui parteciparono, oltre a Verdone, Alberto Sordi, Monica Vitti e il calciatore brasiliano Paulo Roberto Falcão, i quali gradirono molto il personaggio di Furio, soprattutto Sordi che addirittura si congratulò con Verdone, sciogliendo così ogni riserva per il produttore Leone.
Colonna sonora Leone si affidò per le musiche a Ennio Morricone, il quale non prese parte alle riprese: scrisse i brani guardando il film finito, nel giro di circa tre giorni.Ennio Morricone, Alessandro De Rosa, Inseguendo quel suono, Milano, Mondadori, 2016. ISBN 9788852073649
Tra i brani non originali, la canzone che si ascolta dal mangianastri di Pasquale Amitrano è Binario di Claudio Villa (1959). Quella nella scena dell'Autogrill è Dance On, opera dello stesso Morricone e di Alessandro Centofanti, composta per il film Così come sei del 1978.Una versione riadattata è la canzone Super Gattiger (1981) eseguita dal gruppo Superobots per la sigla dell'omonima serie animata giapponese
Distribuzione Il film è uscito nelle sale italiane il 20 febbraio 1981dati ricavati dalla scheda del film sul sito IMDb .
Accoglienza Incassi Il film si è classificato al 36º posto tra i primi 100 film di maggior incasso della stagione cinematografica italiana 1980-1981.
Critica
Riconoscimenti 1981 - David di Donatello Candidatura come migliore attrice protagonista a Elena Fabrizi Candidatura come miglior attore protagonista a Carlo Verdone Candidatura come migliore colonna sonora a Ennio Morricone Candidatura come miglior montaggio a Nino Baragli 1981 - Nastro d'argento Migliore attrice esordiente a Elena Fabrizi Candidatura come migliore attrice non protagonista a Elena Fabrizi
Note