La religione egizia è l'insieme delle credenze religiose, dei riti e delle relazioni con il sacro degli Egizi, fino all'avvento del cristianesimo e dell'Islam.
Le peculiarità della religione egizia cambiarono nel tempo, come l'importanza di alcune divinità e le relazioni tra di esse: in alcuni periodi storici alcuni Dei divennero più importanti di altri, come il dio sole Ra, il creatore Amon e la dea madre Iside.
La religione egizia presenta alcuni aspetti peculiari che la distinguono in un certo qual modo dalle altre religioni fiorite nell'area mediterranea nell'antichità.
Culto locale Una delle caratteristiche essenziali della religiosità egizia è lo sviluppo di culti locali, preponderante in epoca arcaica e predinastica e causato dalla distanza e dal conseguente isolamento dei gruppi umani.
Amministrativamente l'Egitto era suddiviso in 42 distretti (nòmi) ed ogni divinità egizia era strettamente connessa con il nomo di origine ed aveva un centro di culto localizzato, come Osiride ad Abido e Ptah a Menfi.
Il rilievo dato alle divinità nelle singole regioni territoriali può essere spiegato anche con la divisione del paese in Alto Egitto (la parte meridionale) e in Basso Egitto (la parte settentrionale), che ebbero caratteristiche diverse e si svilupparono in modo indipendente anche dopo l'unificazione territoriale.
Anche nel periodo successivo, quando le figure divine tendono ad unirsi in gruppi, esempio triadi, i cicli mitici ad esse relativi erano in rapporto con centri sacerdotali appartenenti a città diverse e quindi spesso con diverse versioni.
Culto degli animali
Un'altra particolarità della religione egizia riguarda l'adorazione per gli animali, cioè una religione zoolatrica, che ha un'origine molto antica, che si perde nella preistoria ed il cui ambiente naturale di sviluppo è stato quello pastorale: ecco perché la vacca, il cui latte era indispensabile per la vita umana, assunse il ruolo di madre del genere umano, così come il toro e l'ariete personificarono le forze virili.
Questi culti non si estinsero nemmeno nell'ambito di una società agricola.Akhenaton: il faraone del sole, di Cyril Aldred, Newton & Compton, Roma, 1996, pag.157-160 Quindi la questione circa l'origine della zoolatria nella religione egizia resta comunque complessa ed articolata e si presta a varie interpretazioni. Fra le tante tesi proposte per spiegare il fenomeno, una delle più accreditate sembra essere quella che fa riferimento anche ad un'originaria componente totemica.
Quasi tutte le antiche divinità del pantheon egizio presentano caratteristiche zoomorfe, basti pensare a Bastet (il gatto), ad Hathor (la mucca), ad Anubi (lo sciacallo) e così via.
Nel periodo dinastico, la religione egizia si avviò gradatamente verso uno sviluppo antropomorfico della nozione del dio, anche se i precedenti elementi naturalistici e totemici si integrarono con la nuova concezione. Gli dei vennero raffigurati con un aspetto umano dalla testa animale e gli animali continuarono ad essere oggetti di culto in molte regioni perché ipostasi delle divinità.
Politeismo e monoteismo
Un'altra costante riscontrabile nella religione egizia è quella politeistica, in quanto decine di divinità erano venerate dalla popolazione egiziana. Le scuole teologiche spiegavano il divino secondo una concezione monistica. Gli dei (neteru) simboleggiavano la molteplicità delle forze che permettono la vita, le funzioni della natura attraverso le quali la creazione è venuta in essere e si mantiene. La loro rappresentazione attraverso immagini antropomorfiche e all'interno di una struttura genealogica, facilita la comprensione del processo creativo secondo una modalità logica e razionale.Il Cammino di Maat. Luci sull'antica sapienza egizia, di Joannes Yrpekh, Edizioni Ester, Torino, 2014, pag.38-43
Gli dei (neteru) in altri termini rappresentavano le differenti sfaccettature che compongono la medesima realtà, denominata in geroglifico neter neteru, il Dio degli dei, la suprema divinità che le include tutte, esattamente come le diverse sfaccettature che compongono un solo diamante. Il Dio supremo era chiamato Amon (lit. il "Nascosto"; o Atum in altre scuole) quando trascendente; Ra quando luce e attività creante; Ptah quando fisicità già creata o sostanziale.
Durante la XVIII Dinastia del Nuovo Regno il faraone Akhenaton stabilì un culto monoteistico del Sole, identificato come Aton, sostituendolo alla teologia monistica tebana imperniata sul concetto di Amon. Lo stesso faraone cambiò il suo nome da Amenofi ("pace di Amon") in Akhenaton ("Aton è soddisfatto"). La nuova religione solare ebbe breve vita e già il figlio di Akhenaton, Tutankhaton, restaurò l'antico culto, cambiando il proprio nome in quello di Tutankhamon ("immagine vivente di Amon").
Cicli Probabilmente il concetto più importante della religione egizia è quella del ciclo: il ciclo era una sorta di susseguirsi degli avvenimenti della vita degli egiziani che assumevano quasi una funzione di misurazione del tempo. Ogni inondazione scandiva il periodo fertile per coltivare la terra e così via.
I cicli più importanti sono riportati sotto: il ciclo del giorno e della notte con il sole che rinasce ogni mattina trasportato dalla sua barca solare; il ciclo annuale scandito dall'inondazione del Nilo; il ciclo della vita con la nascita e la morte susseguente.
Teologie cosmologiche
Le più antiche ideazioni egizie relative alla cosmogonia ed all'origine degli dei risalgono all'Antico Regno. Lo sviluppo dottrinale del mito della creazione dell'universo e del pantheon egizio avvenne nei quattro grandi centri sacerdotali di Eliopoli, Ermopoli, Menfi e Tebe.
Teologia eliopolitana
La cosmogonia eliopolitana, nota attraverso i Testi delle piramidi, pone al centro del mito della creazione il dio solare Atum. Questo sarebbe nato dall'oceano primordiale (Nun), prima della nascita del cielo e della terra. Salito su una collina, creò con lo sputo Shu, l'aria, e Tefnut, l'umidità, che a loro volta generarono Geb e Nut, la terra ed il cielo. Da questi ultimi nacquero due coppie di fratelli e sorelle, Osiride, Iside, Seth e Nefti, i quali procrearono l'umanità. L'insieme di queste divinità forma la grande Enneade eliopolitana.
Teologia menfita
La genealogia divina di Menfi, conosciuta come Trattato di teologia menfita, è giunta su una stele, risalente all'VIII secolo a.C. ed attualmente conservata al British Museum. La stele è detta anche "Pietra di Shabaka". Secondo la dottrina menfita, la creazione del mondo sarebbe opera di Ptah, che con il cuore, sede del pensiero, e con la lingua, la parola che conferisce la vita, avrebbe generato otto emanazioni di sé. Secondo questa sistemazione sacerdotale la divinità non si accontentò di creare solamente gli dei, ma anche le città ed i distretti egizi, insegnando agli uomini l'agricoltura e l'artigianato apportando benessere e prosperità al mondo.
Teologia ermopolitana
Secondo la cosmologia di Ermopoli (Ashmunein), una collina di fango sarebbe emersa dalle acque, originando otto dèi primordiali, quattro maschili con testa di rana e quattro femminili con testa di serpente. Queste otto divinità formarono l'Ogdoade ermopolitana, da cui il nome di Ermopoli, che significa città degli otto. La collina primordiale, secondo la teologia menfita, era personificata nel dio TatenenMario Tosi, Dizionario Enciclopedico delle divinità dell'antico Egitto, pag.130
Divinità Gli Egizi consideravano le divinità sotto un duplice aspetto: iconico ed aniconico; al primo fanno capo gli dei con tratti umani e quelli raffigurati con caratteristiche teriomorfe e zoomorfe (i succitati esempi a testa di animale). Nel secondo gruppo rientrano i fenomeni atmosferici e i concetti astratti, come la giustizia (Maat) e la magia (Heka). Gli dei egizi non sono trascendenti, ma sono insiti nei fenomeni fondamentali della natura e dell'esistenza come energia vitale, che si manifesta nell'uomo, negli animali, nelle piante, nelle stelle. Il dio è costituito, come l'uomo, di sei elementi: corpo (djed), doppio (ka), ombra (kh'b-t), anima (ba), forza (skhm) e nome (rn). Questa concezione antropomorfa è riscontrabile anche nella sistemazione teologica che è prevalentemente attuata mediante l'associazione in nuclei divini, che spesso erano triadi familiari, come nel caso di Amon, Mut e Khonsu a Tebe, o Ptah, Sekhmet e Nefertum a Menfi.
Nello specifico, il significato letterale della parola dio in geroglifico (neter) si dovrebbe tradurre come funzione o principio. Il simbolo che lo identifica è una bandiera, che contraddistingue un punto di riferimento, una direzione da seguire, così sono infatti gli dei per gli uomini; ma ancor più in profondità essa simboleggia lo strumento per mezzo del quale una forza che non è direttamente visibile si manifesta (sventolando lo stendardo), rivelando così la propria esistenza attraverso la constatazione e la verifica dei suoi effetti. Tale definizione rende difficile scindere gli aspetti religiosi da quelli scientifici. In effetti, nella lingua geroglifica non esistevano termini per identificare e differenziare questi due concetti.
Gruppi di divinità L'Enneade - Una famiglia allargata di nove divinità prodotte dalla Atum durante la creazione del mondo. L'Enneade solito consisteva di Atum, i suoi figli Shu e Tefnut, loro figli Geb e Nut, e loro figli Osiride, Iside, Seth e Nefti. I quattro figli di Horo - Quattro dei che proteggevano il corpo mummificato, in particolare gli organi interni in vasi canopi. L'Ogdoade - Un insieme di otto divinità che personificava il caos che esisteva prima della creazione. L'Ogdoade comunemente consisteva di Amon, Amaunet, Nu, Naunet, Eh, Hauhet, Kuk, e Kauket. Le anime di Pe e Nekhen - Un insieme di divinità che personificano le predinastici governanti dell'Alto e Basso Egitto.
Principali divinità
Divinità Immagine Descrizione Atum Signore delle divinità che si è autocreato ed ha come sposa la sua ombra. Si riteneva creatore dell'universo sotto il nome di Atum-Ra nella teologia eliopolitana. Ra Dio del Sole e del regno il cui nome vuol dire "colui che tutto crea". Autogenerato dal Nun.