La lingua lemnia è un idioma attestato da un numero limitato di iscrizioni rinvenute sull'isola greca di Lemno nel nord del Mare Egeo, databili tra il VI secolo a.C. e il V secolo a.C., ed è considerata una lingua preindoeuropea e paleoeuropea. Insieme alla lingua etrusca e alla lingua retica, forma la famiglia delle lingue tirreniche.

Dopo che gli ateniesi conquistarono l'isola con Milziade il Giovane nella seconda metà del VI secolo a.C., e il suo passaggio sotto l'egemonia ateniese nel 510 a.C., il lemnio, così come ogni altra lingua parlata nell'isola, fu sostituito dal dialetto attico.

Distribuzione geografica

Attestata da meno di una ventina di iscrizioni rinvenute nell'isola di Lemno, la lingua lemnia è ritenuta imparentata con la lingua etrusca, e deve la sua importanza al fatto che è uno dei pochi esempi conosciuti, insieme alla lingua retica parlata nelle Alpi, di un idioma affine a quello parlato dagli Etruschi. Il corpus epigrafico consiste in due testi sulla stele funeraria di Kaminia (32 parole in totale), quattro graffiti su ceramica dall'abitato di Efestia, dieci iscrizioni dal santuario dei Cabiri di Chloi e una base di donario in pietra dall'area del teatro di Efestia (pubblicata nel 2009), per un totale di sedici iscrizioni vere e proprie, alle quali si aggiunge una cospicua serie di sigle alfabetiche e non. Tutti questi documenti sono databili al periodo precedente la colonizzazione attica (ante 500 a.C.) e mostrano un alto livello di standardizzazione del sistema grafico, tale da far parlare di una vera e propria «scuola epigrafica» di scribi locali con notevole capacità normativa.

Questo idioma epicorio è attestato soprattutto da una doppia iscrizione lapidea funeraria, detta la stele di Lemno, scoperta nel 1885 nei pressi di Kaminia e pubblicata dal filologo svedese Ernst Nachmanson nel 1908.

Successivi scavi effettuati da una missione archeologica della Scuola italiana di Atene iniziata nel 1926, portarono alla scoperta, nel 1928, di frammenti di ceramica di vasi di produzione locale che recavano iscrizioni simili e furono considerati indizi del fatto che la lingua lemnia potesse essere parlata da una comunità presente sull'isola.

L'archeologo italiano Alessandro Della Seta, direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene dal 1919 fino al 1939, in un suo studio pubblicato nel 1936 segnalò come la cultura degli abitanti pregreci di Lemno mostrasse nella sua fase matura profondi legami con la tradizione micenea.

In tempi più recenti è stata poi rinvenuta una breve iscrizione nel sito archeologico di Efestia, nei pressi del teatro ellenistico della città dove un tempo sorgeva un santuario arcaico di Kabirion, e pubblicata negli studi nel 2009.

Classificazione

Molte forme onomastiche presenti nelle iscrizioni mostrano un’origine greca, mentre morfologia e parte del lessico della lingua lemnia hanno corrispondenze con l'etrusco, seppur con differenze, soprattutto su un piano lessicale, che fanno ritenere il lemnio una lingua affine all'etrusco ma distinta. Inoltre, il lemnio mostra le maggiori affinità con l'etrusco arcaico parlato in Etruria meridionale.

Sulla scia degli studi del linguista tedesco Helmut Rix e la teoria della famiglia linguistica tirrenica, linguisti come Stefan Schumacher, Norbert Oettinger, Carlo De Simone e Simona Marchesini hanno ipotizzato che retico, etrusco e lemnio discendano da un «tirrenico comune», con etrusco e retico separatisi prima dell'età del Bronzo, e con un tempo di separazione tra lingua lemnia e lingua etrusca molto successivo a quello tra lingua etrusca e lingua retica, compatibile con l'ipotesi che la lingua lemnia sia riconducibile a un'espansione di Etruschi da Occidente verso l'Egeo, come già sostenuto da Norbert Oettinger, Michel Gras e Carlo De Simone che vedono nel lemnio la testimonianza di un insediamento piratesco etrusco nell'isola nella parte settentrionale del Mar Egeo avvenuto prima del 700 a.C., mentre alcuni linguisti avevano precedentemente ipotizzato che il lemnio appartenesse a un sostrato preistorico egeo o paragreco o pre-greco esteso dall'Asia Minore ai Balcani, alla Grecia e all'Italia.

Anche lo storico olandese Luuk de Ligt ipotizza che la presenza nel VI secolo a.C. nell'isola di Lemno di una comunità che parlava una lingua simile all'Etrusco sia dovuta a movimenti di mercenari arruolati nella penisola italica dai Micenei, così come l'archeologo austriaco Reinhard Jung collega questi movimenti di guerrieri dall'Italia nell’Egeo, e dall’Egeo al Vicino Oriente, ai Popoli del Mare. Inoltre non si può escludere l'eventualità che siano esistite altre lingue nella regione adriatica e balcanica, oggi scomparse, che costituivano un ponte tra il gruppo etrusco-retico e l’area egea settentrionale.

Statuto della lingua lemnia rispetto all'etrusco e al retico La denominazione «lingua lemnia» è un'etichetta convenzionale moderna, derivata dal nome greco dell'isola (Lemno, gr. ), del tutto analoga alla prassi con cui si nominano altre lingue antiche non classificate dal luogo di rinvenimento delle iscrizioni. A differenza dell'etrusco e del retico, la lingua lemnia non è associata a un popolo con autodenominazione attestata né a una cultura materiale identificabile e distintiva. Nel caso dell'etrusco, disponiamo del popolo degli Etruschi (con autodenominazione *Rasenna*), di un'ampia cultura materiale storicamente continua e di un'area geografica ben definita. Nel caso del retico, le fonti antiche menzionano il popolo dei Reti e la cultura di Fritzens-Sanzeno è riconosciuta come cultura materiale associata. Per il lemnio invece non esiste né un etnonimo nativo attestato — le fonti greche usano in modo contraddittorio i termini Sinti, Pelasgi e Tirreni, nessuno dei quali è un'autodenominazione — né una cultura materiale che possa essere attribuita con certezza ai parlanti di questa lingua.

Storia Tra mito e protostoria

Secondo la ricostruzione della memoria culturale greca, la storia mitica di Lemno si articola in tre fasi cronologiche distinte. La prima è la fase minia, corrispondente all'orizzonte omerico, in cui l'isola è governata dai discendenti degli Argonauti ed è pienamente inserita nell'orizzonte culturale greco. Questo periodo riflette i contatti tra Lemno e il mondo miceneo.

La seconda è la fase tracia, durante la quale Lemno fu abitata dai Sintii, popolazione di origine tracia descritta da Omero come agriophōnoi («di parola selvaggia») e abile nella lavorazione dei metalli, caratteristica confermata anche dai ritrovamenti archeologici. Omero conosce gli abitanti dell'isola col nome di Sintii (, Hom. Il. 1, 594) e li chiama Sintii dall'aspro linguaggio (Hom. Od. 8, 293-294). Lo scoliaste ad Il. 1, 594 li identifica con i Pelasgi secondo Filocoro, mentre lo scoliaste ad Od. 8, 294 li descrive esplicitamente come Traci. Strabone (Str. 7, 47) ricorda che l'isola fu abitata per prima dai Traci, chiamati Sintii da Omero. Il nome Sintii è stato collegato al verbo greco σίνομαι ("nuocere"), per indicare pirati o briganti in generale, e le fonti li descrivono anche come abili fabbricatori di armi (Hell. fr. 71a; sch. ad Od. 8, 294), aspetto che richiama il loro legame mitologico con Efesto. Erodoto (Hdt. 5, 26; 4, 145; 5, 138-139) chiama i non-Greci di Lemno e della vicina Imbro col nome di Pelasgi, collegandoli implicitamente ai Pelasgi di Samotracia. Tucidide (Thuc. 4, 109, 1) li conosce parimenti come Pelasgi, ma ne complica la definizione descrivendoli come appartenenti alla tribù dei Tirreni (). Lo scoliaste a Tucidide 98, 1 precisa che i Sintioi portavano quel nome finché vivevano a Lemno, mentre dopo il trasferimento in Tracia si chiamarono Sinti ().

La terza è la fase tirrenica (o pelasgico-tirrenica), la più complessa e dibattuta. Secondo Ellanico di Lesbo, i Tirreni arrivarono a Lemno con cinque navi e furono accolti dai Sinti, che nel frattempo si erano mescolati con elementi greci, divenendo mixéllenes. Nella tradizione greca i Pelasgi rappresentano una categoria mitica utilizzata per indicare popolazioni pre-greche antiche, percepite come affini ma non greche, mentre i Tirreni corrispondono a un popolo storicamente attestato (in greco attico (Tirreni), era la denominazione greca per Etruschi). Le fonti relative a questa fase risultano tuttavia contraddittorie e non offrono un quadro omogeneo della storia dell'isola.

Sulla base dei dati archeologici di Efestia, Marchesini (2024) colloca l'arrivo dei Tirreni a Lemno tra il IX e l'VIII secolo a.C.: la ristrutturazione dell'acropoli di Efestia a metà-fine VIII secolo, l'impianto di una necropoli a incinerazione, la costruzione delle mura dell'istmo e l'introduzione del culto di Efesto e del santuario dei Cabiri a Chloi sono tutti indicatori di questa presenza. Il fatto che i Tirreni fossero prevalentemente commercianti e pirati spiega l'assenza di cultura materiale tipicamente etrusca nell'isola: essi portavano con sé competenze tecnologiche (lavorazione dei metalli ed esperienza nautica) piuttosto che manufatti. Non a caso sia Lemno sia l'isola d'Elba erano chiamate con il soprannome greco Aithalía ("la fumosa") proprio a causa delle loro attività metallurgiche.

Dal punto di vista archeologico, la presenza di elementi culturali riconducibili alla Tracia a Lemno è attestata dagli scavi di Efestia, dove sono stati rinvenuti frammenti di ceramica fatta a mano con chiare affinità morfologiche e stilistiche con la ceramica del Tardo Bronzo-Prima Età del Ferro della Tracia e della Macedonia orientale, databili alla transizione tra l'Età del Bronzo e l'Età del Ferro. Questi materiali sono stati rinvenuti insieme a ceramica micenea, vasi importati dalla Grecia meridionale e imitazioni locali di produzione nordegea, indicando che Lemno rientrava nella periferia del mondo miceneo nella tarda Età del Bronzo, analogamente a quanto documentato a Taso e Troia. La menzione di donne lemnie nelle tavolette d'archivio di Pilo offre un'ulteriore conferma dei contatti dell'isola con il mondo miceneo. Il sito di Koukonisi ha restituito ceramica micenea databile alle fasi LHIIIA2-LHIIIB, e i nomi dei due re omerici di Lemno, Toante ed Euneo, sono attestati come nomi personali nelle tavolette in Lineare B. Sulla base del confronto tra dati scritti e materiali, Ilieva (2016) ipotizza che un piccolo gruppo di popolazione tracia giunse a Lemno alla fine dell'Età del Bronzo, contestualmente a quanto avvenne a Taso, Samotracia e Troia (Troia VIIb1-2), e che il collegamento del nome dei Sinti con l'attività di brigantaggio potrebbe riflettere sia le modalità con cui si insediarono nell'isola sia la percezione che ne avevano le popolazioni vicine.

La conquista ateniese e la cronistoria fino ai Romani L'isola fu conquistata dal generale persiano Otane, al servizio di Dario I, prima di essere riconquistata intorno al 510 a.C. da Milziade il Giovane, tiranno del Chersoneso Tracico. Nel VI secolo a.C. Lemno divenne una cleruchia ateniese, ovvero una dipendenza soggetta al controllo diretto di Atene. I coloni ateniesi commissionarono a Fidia la famosa statua di Atena Lemnia per porla sull'acropoli di Atene, e vi portarono il teatro drammatico, attestato almeno a partire dal 348 a.C., sebbene recenti scavi a Efestia suggeriscano che la tradizione teatrale risalga alla fine del VI o all'inizio del V secolo a.C.

Nel 197 a.C. i Romani dichiararono Lemno libera, ma nel 166 a.C. la cedettero ad Atene, che ne mantenne il possesso nominale fino all'incorporazione dell'intera Grecia nella Repubblica Romana nel 146 a.C.

Sistema di scrittura

Il dibattito sull'origine dell'alfabeto