Il diritto ecclesiastico è il complesso delle norme di quella parte dell'ordinamento giuridico di uno Stato che riguarda il fattore religioso, che attengono al fenomeno religioso e ai rapporti fra lo Stato e le diverse confessioni.

Storia Diritto ecclesiastico nel primo Cristianesimo

La storia del diritto ecclesiastico occidentale arbitrariamente viene fatta nascere, dottrinalmente, nel 313 con l'editto di Milano emanato dall'imperatore romano Costantino e il riconoscimento di una prima primitiva libertà di religione, cioè il cristianesimo diviene religione "licita", consentita. Confondere storia del cristianesimo e diritto ecclesiastico è una prospettiva tipica di una visione politica non universalmente condivisa, giacché il diritto, dallo Stato moderno in poi, è cosa diversa e più specifica che non l'esercizio dell'autorità sui popoli praticato nell'impero romano, nel medio evo e nelle epoche successive fino alla laicizzazione del principio di autorità. Solo con la nascita dello Stato di diritto, dopo lo Statuto del Regno di Sardegna del 1848 e l'unità d'Italia del 1861, si porranno le basi della disciplina giuridica civile dei fenomeni religiosi, conseguenza della separazione fra autorità civile e autorità religiosa. L'odierno diritto civile di disciplina dei fenomeni religiosi è transitato per diverse forme di Stato, dal separatismo liberale, alle ambigue relazioni Stato-Chiesa della dittatura fascista, al progetto costituzionale del 1948. Quest'ultimo costituisce il cardine della moderna regolazione di questi fenomeni, ma sconta ancora un'impostazione arretrata e condizionata dalle pressioni delle diverse lobbies che condizionano la nostra democrazia. (cfr. G.Macrì, M. Parisi, V.Tozzi, Diritto civile e religioni, Laterza ed. 2013).

Con il formarsi della Chiesa cattolica in un'organizzazione forte e gerarchizzata, accaddero vari eventi che segnarono la storia europea: dapprima il Concilio di Nicea che condannò l'eresia di Ario, in seguito l'Editto di Tessalonica e le invasioni barbariche. Se in principio la Chiesa si vedeva universale, già dopo poco tempo esisteva una forte contrapposizione di primato spirituale tra Roma, che si autoproclamava il soglio di Pietro, e Costantinopoli, capitale dell'antico Impero. Le invasioni barbariche provocarono l'isolamento della chiesa romana dall'Impero, ma questo giovò sotto l'aspetto temporale all'ambiente ecclesiastico italico, in quanto godeva di poco controllo e di un'ampia autonomia, che gli permisero di elevarsi a figura politica carismatica del luogo agli occhi delle popolazioni locali. In questo periodo storico era ben evidente una certa forma di cesaropapismo e la superiorità temporale dell'Impero alla Chiesa. Già ai tempi di Costantino, era lo stesso imperatore a convocare i concili cristiani, pur paradossalmente essendo ancora pontifex maximus della religione pagana, e ad adottare leggi e provvedimenti sulla base di quanto deciso dai concili stessi. Mentre la Chiesa si serviva dell'autorità dell'Impero e delle istituzioni giuridiche romane, allo stesso tempo personaggi ecclesiastici come i vescovi assumevano un'importanza considerevole all'interno della società, sostituendosi spesso ai magistrati per le controversie giuridiche, a volte anche, col passar del tempo, in maniera esclusiva, dando vita a quello che verrà chiamato in seguito privilegio del foro e rafforzando la commistione fra temporale e spirituale.

È con la lotta alle eresie, spesso più temute delle altre fedi esterne al cristianesimo, e con l'Editto di Tessalonica, che inizia il processo di unificazione della chiesa, coincidente all'inizio con la massima espansione dell'Impero romano, e che si sviluppa dal 325 all'869 in ben otto concili ecumenici, processo sociale oltre che religioso importantissimo che getta le basi di una unificazione se non razziale, quantomeno religiosa e in un certo senso culturale. La questione religiosa in sé, tuttavia, si estende più sul piano concettuale e formale nel contrastare le varie eresie, col tempo sempre più complesse e raffinate, in una continua lotta all'eterodossia e questo porta al rafforzamento del dogma ormai indissolubile, specialmente per quel che riguarda la Trinità e la natura divina del Cristo, contestata dagli ariani prima e dai monofisiti poi.

Questa superiorità temporale dell'imperatore, ben salda in Oriente in virtù del fatto che il prestigio di Costantinopoli si basava sulla sua importanza politica ormai centrale, cominciò a scemare in Occidente col passare dei secoli: un primo esempio lo porta la figura di Sant'Ambrogio, che iniziò quel processo di secolarizzazione della Chiesa delimitando l'autonomia decisionale del sovrano e assoggettandola alla Chiesa per quel che riguardava decisioni politiche affini alla morale. Tale processo parte dalle vicende storiche che emarginano Roma dal resto dell'impero orientale, come ad esempio le Invasioni barbariche, e il primato che in maniera lenta ma inarrestabile si irroga il soglio petrino rispetto alle altre chiese, a partire da Papa Leone I. Il quadro storico e sociale dell'Europa occidentale, costellato da tante tribù barbare o di popolazione decisamente retrograde, rende il Papa e la sua Chiesa un soggetto attento al doversi confrontare con culture particolari e diverse, ma soprattutto lo rende sempre più capace ed autonomo politicamente: questo porta la Chiesa di Roma a un sempre più inevitabile distacco da Costantinopoli, che ancora omaggia ma dalla quale ormai dipende assai poco, cominciando a relazionarsi e contrattare per poi convertire popolazioni estranee.

I rapporti si logorano definitivamente con la discesa dei Longobardi in Italia, con la conquista di Ravenna e la minaccia costante di un'occupazione di Roma. In quel momento la Chiesa, sentitasi minacciata, compie il passo principale rivolgendosi non ad Oriente, con cui ormai ha contatti solamente formali, ma ai Franchi di Pipino il Breve, dai quali ottiene la cosiddetta Promissio Carisiaca, secondo la quale il popolo franco si sarebbe impegnato, scacciati i Longobardi, a consegnare alla Chiesa una fascia di territorio che sarebbe restata sotto la sua esclusiva sovranità. Poco dopo avviene la diffusione del Constitutum Constantinii (Donazione di Costantino), celebre falso storico secondo il quale Costantino aveva a suo tempo donato al papa beni materiali, territoriali nonché corona, scettro e vesti imperiali. Con questi due episodi prende vita il potere temporale papale, con la conseguente creazione di un'autonoma sfera politico-territoriale e il totale e definitivo distacco dalla Chiesa Orientale.

Si va formando in occidente una nuova figura di cesaropapismo, giacché la Chiesa Romana comincia a vivere integrata nel Sacro Romano Impero e del fenomeno feudale: stessa cosa si riflette all'interno dell'organizzazione ecclesiastica, dato che molto spesso funzionari di corte o personaggi pubblici sono vescovi o funzionari della Chiesa. L'imperatore arriva persino a disciplinare, con il Constitutum di Lotario dell'824, le modalità di elezione del papa e si arroga il diritto di approvare in via definitiva la consacrazione del nuovo pontefice, abolendo questa facoltà al clero. Il papato attraversa un periodo nero ed è ormai un feudo imperiale e si aprono lotte di fazioni e famiglie per le varie elezioni papali.

Il diritto ecclesiastico tra Ebrei ed Islam

Tra il VI e il VII secolo si verificava nel Mar Mediterraneo l'espansione islamica, favorita dalla considerevole forza militare delle popolazioni che seguivano il verbo di Maometto e dalle divisioni nette nell'ambito del Cristianesimo orientale troppo soggetto al potere politico imperiale. Gli Ebrei invece vivevano già da tempo persecuzioni e una certa emarginazione sociale, e non di rado erano costretti alla fuga o alla conversione forzata, trovando spesso in Persia e in altri territori in mano ai musulmani, una maggior tolleranza religiosa.

Elemento caratterizzante, infatti, dei primi secoli di vita musulmana, era la tolleranza che veniva concessa a quelli che venivano considerati gli adoratori del vero Dio, ovvero Ebrei e Cristiani (in seguito anche induisti e zoroastriani), che potevano come minoranza continuare a professare la loro religione pagando una tassa: questo tuttavia provocava nel giro di pochi decenni l'annientamento delle altre religioni, sempre più emarginate o da restrizioni successive o da situazioni di fatto.

Altro importante tassello della religione islamica nell'ambito del diritto è il fatto che, mentre il cristianesimo si era insediato in una società ben sviluppata nell'ambito delle istituzioni, la religione di Maometto era cresciuta in popolazioni piuttosto primitive che erano prive o quasi di qualsiasi ordinamento giuridico, col risultato che il Corano era legge sia morale che di diritto. Altro elemento importante, era la considerazione che una terra conquistata da Maometto e dai suoi seguaci, era considerata Terra dell'Islam per sempre, anche se fosse stata in seguito riconquistata da altre popolazioni non islamiche.

Scisma cristiano e Respublica gentium

Col dilagare dell'Islam nelle coste nordafricane e nella Penisola Iberica, il cristianesimo subisce l'importantissimo evento storico dello scisma fra occidente e oriente nel 1054, evento accaduto più per ragioni politiche che non di fede. Con la definitiva frattura, la Chiesa cattolica si avvicinava ad una profonda riorganizzazione della propria struttura, ormai feudalizzata, con due importanti papi come Papa Niccolò II e, soprattutto, Papa Gregorio VII, che con il Dictatus Papae, dettò importanti regole canoniche ma anche di diritto ecclesiastico, come la totale indipendenza della Chiesa dall'Impero all'interno della sua organizzazione. Ne scaturì da questo importante evento, la formazione di un intreccio giuridico nell'Impero nel quale il cittadino diventa allo stesso tempo cittadino e fedele (civis-fidelis) in quell'ordinamento giuridico tipico del tardo Medioevo chiamato Respublica Gentium. Il battesimo diventa fatto pubblico, che consente l'ingresso al fedele nella comunità cristiana ma allo stesso tempo nella società; gli ecclesiastici inoltre, tramite visite pastorali, hanno il potere di correctio verso i fedeli-sudditi. La Chiesa, infine, ha completa competenza di ogni tipo in ambito di matrimonio e famiglia.

L'influenza della Chiesa nell'ambito sociale e giuridico si fa sempre più forte, e sorgono tre figure particolari di diritto ecclesiastico:

la decima: basata su un passo delle Scritture interpretato in maniera molto ampia, era una tassa imposta a chiunque consistente in un decimo delle ricchezze il patronato: forma di finanziamento con la quale un soggetto, il patrono, si prendeva carico delle spese per la costruzione di edifici monumentali di culto in cambio di privilegi e diritti come la sepoltura nel luogo, assistenza nel bisogno o poteri decisionali nell'ordine religioso insediato nell'edificio i lasciti pii: testamenti ridotti a un singolo terzo testimone, di sovente ecclesiastico, nel caso di donazioni alla Chiesa

Il privilegio del foro diventa sempre più capillare, diffuso e repressivo, con la Chiesa che si autoproclama competente in un numero sempre più maggiore di circostanze giuridiche. A questo si aggiunge la nascita dell'Inquisizione.