Biografia L'infanzia e gli studi Nato l'8 settembre 1906 a Couvet, nel Cantone svizzero di Neuchâtel, figlio del pastore Georges de Rougemont e di Anne Sophie Bouvet. La famiglia de Rougemont è probabilmente originaria della Franche-Comté: si stabilì a Neuchâtel a partire dal XII secolo. Nel 1784, ha ricevuto un « riconoscimento d'antica nobiltà » dal Re Federico II di Prussia (Neuchâtel era all'epoca un principato prussiano). Membri della famiglia de Rougemont hanno fatto parte del Consiglio di Stato del Cantone di Neuchâtel. Denis de Rougemont è stato educato rigidamente nella tradizione protestante, nel pensiero di Calvino, Lutero, Karl Barth, e, soprattutto, Kierkegaard. Frequenta, tra il 1912 e il 1918, la scuola pubblica di Neuchâtel, e da questa esperienza nascerà più tardi l'opera Les Méfaits de l'Instruction Publique (1929), un pamphlet sul ruolo diseducativo della scuola pubblicaFabrizio Frigerio, "Le rôle de l'école selon Denis de Rougemont", Les Cahiers du Val-de-Travers, 2006, n. 6, pp. 12-14.. Dal 1918 al 1925, egli frequenta prima il Collège latin, poi il Ginnasio di Neuchâtel. In quegli anni scopre la sua vocazione letteraria, e nel 1923 pubblica nella Semaine littéraire de Genève il suo primo articolo, "Henry de Montherlant et la morale du football". Si laurea in lettere nel 1930, completando i suoi studi tra Ginevra, Vienna e Neuchâtel (studente, tra gli altri, di Jean Piaget).
L'esordio come scrittore Nel 1930 si stabilisce a Parigi, dove resterà fino al 1933. Nella capitale francese trova lavoro nella casa editrice protestante "Je sers" come direttore letterario, e prende a frequentare gli ambienti protestanti e barthiani della città. In questo contesto entra in contatto con l'esperienza personalista, e collaborerà con Gabriel Marcel, Emmanuel Mounier, Alexandre Marc, Arnaud Dandieu, Robert Aron.
Spinto da Alexandre Marc e sedotto dallo slogan Ni individualistes, ni collectivistes, nous sommes personnalistes (Né individualisti, né collettivisti, siamo personalisti), mette la sua scrittura al servizio del movimento, ritrovandosi cofondatore della rivista Hic et Nunc (una rivista di ispirazione barthiana), e collaboratore di Esprit (fondata da Mounier), e del non-conformista L'Ordre nouveau. Collabora inoltre con la rivista Plans e con la Nouvelle Revue Française, sulla quale, nel 1932, presenta un "Cahier de revendications de la jeunesse française".
Nel 1932 Rougemont scrive il suo primo libro, Le paysan du Danube e nel 1934 raccoglie in Politique de la Personne – che riapparirà nel 1946 in un'edizione riveduta e corretta – la maggior parte degli articoli scritti in quegli anni sulle pagine di Esprit. Erano gli anni de Il tramonto dell'Occidente di Spengler, La crisi della civiltà di Huizinga e La crisi dei valori di Max Scheler. Gli stessi temi verranno poi ripresi e sviluppati in una seconda raccolta, Penser avec les mains, del 1936, in cui Rougemont si porrà (esplicandovi una religiosità personale sorretta dal Cristo e dal Vangelo quali riferimenti morali invariabili) il problema della cultura occidentale e della crisi del pensiero, partendo dalla constatazione che il disordine del mondo moderno ha creato una profonda dicotomia tra il pensiero e l'azione, e tra la cultura e la vita.
L'anteguerra Nel 1933 Denis de Rougemont sposa Simone Vion (divorzierà nel 1951), dalla quale avrà due figli, Nicolas e Martine. Nello stesso anno, si chiude la prima esperienza parigina, dopo il fallimento delle Edizioni "Je sers", che fa di Denis de Rougemont fino al 1935 un intellettuale disoccupato nel sud-ovest della Francia. Il periodo della disoccupazione diviene il pretesto per un'opera che verrà edita nel 1937 sotto forma di un “diario non-intimo” dal titolo Journal d'un intellectuel en chômage, nella quale Rougemont esprime il desiderio e il gusto di provare l'esperienza di una povertà materiale.
Dopo la disoccupazione, è poi il momento nel 1936 del soggiorno come lettore all'Università di Francoforte, descritto poi in Journal d'Allemagne (pubblicato nel 1938). L'esperienza nella Germania hitleriana spinge Rougemont a percepire con forza la necessità di una rinascita spirituale, e allo stesso tempo di una riforma morale e politica in grado di instaurare autorità e istituzioni capaci di formare uomini e cittadini responsabili.
L'Amour et l'Occident
Lasciata la Germania, tra il 1938 e il 1939 si dedica alla redazione dell'opera che gli dona la celebrità, L'Amour et l'Occident, che trae spunto dal tentativo di una codificazione pessimistica del matrimonio, il quale piano piano stava perdendo la sua caratteristica religiosa per un'altra più laica, più passionale. Aspetto che poi enfatizzerà ancor di più nel 1954 (edizione inglese; nel 1956 quella francese), quando la rielaborò per Thomas Stearns Eliot.
Denis de Rougemont ha posto Tristano al centro del suo libro sull'amore in Occidente. Analizzando il comportamento di Tristano ed Isotta, l'autore sottolinea un'esigenza più profonda di quella della loro felicità. La loro storia è una storia di rinunce. Si può dire che non perdano occasione per separarsi. Quando non ci sono ostacoli, ne inventano: la spada snudata, il matrimonio di Tristano. "Qual è il vero soggetto della leggenda? La separazione degli amanti? Sì, ma in nome della passione, e per amore dell'amore stesso che li tormenta, per esaltarlo, per trasfigurarlo a danno della loro felicità e della loro vita".Denis de Rougemont L'Amore e l'Occidente, pp. 81-82, Milano Rizzoli, 1977. Il loro amore è un amore in cui "ciò che gli amanti amano è l'amore e il fatto stesso di amare", in cui "la separazione degli amanti è cagionata dalla loro stessa passione e dall'amore che nutrono per la loro passione piuttosto che per il suo soddisfacimento", un amore che crea e ricrea il proprio ostacolo. Ma quest'ostacolo voluto non è altro che un progresso verso la morte. "Senza saperlo, gli amanti non han mai desiderato, loro malgrado, che la morte! (…) Nel fondo più segreto del loro cuore, si annidava la volontà della morte, la passione attiva della Notte, che dettava loro, le sue fatali decisioni.(ibidem, p. 91). Altra suggestiva tesi di de Rougemont è quella di un'origine "catara" dell'amor cortese, e quindi del Romanticismo. In generale, è nella dolente tensione mistica, nella passione sublimata e malata di morte - come visto in precedenza a proposito del "ciclo bretone" di Tristano e Isotta - oltre che nei costumi quotidiani, che de Rougemont ritiene di poter individuare segrete e profonde rispondenze tra l'eresia ed il mondo dei trovatori.(ibidem, pp. 419-429).
Rougemont sottolinea il fatto che la società e l'amore hanno due canoni diversi, ed il secondo per sopravvivere deve trasgredire alcune leggi della prima. Il rapporto amore - morte, diventa quindi una scelta di vita, affinché l'amore possa sopravvivere, almeno idealmente. In questo modo non è più soggetto a canoni di critica arbitraria, ma rimane permeato in un'aura che lo rende, seppure impalpabile, vivo dal punto di vista della consistenza. Anche in questo caso si rende indubbio profeta. Siamo a ridosso di un periodo di pura sensualità, con Herbert Marcuse, Norman Brown e i neofreudiani Lacan, Deleuze e Guattari, che spogliano definitivamente questo legame di ogni radice religiosa, il matrimonio come istituzione, esaltandone invece il solo legame passionale, a due, come radice primaria di sostentamento. Non più componente, ma elemento insostituibile. Esalando il suo pessimismo, Rougemont sintetizza la crisi del matrimonio, come la conseguenza dell'incompatibilità tra ciò che si prova e ciò che si può immaginare.
Il periodo della guerra Fino allo scoppio della guerra, Rougemont pubblica ancora numerosi articoli su Esprit, la Nouvelle Revue Française, la Revue de Paris, e su Le Figaro. I tempi che seguono il suo ritorno dalla Germania sono caratterizzati da un crescente interesse per il problema politico del nazismo, segnato dalla paura per la sorte dell'Europa minacciata da un pericolo che vede sempre più reale. Scrive sui giornali svizzeri e su quelli francesi, paragonando il totalitarismo ad una malattia infettiva che non può essere contenuta da nessuna frontiera.
Quando la Germania ha ormai coinvolto nella guerra tutta l'Europa, Rougemont sta per mandare in scena la sua unica opera teatrale, Nicolas de Flue (musicata da Arthur Honegger), con il dichiarato intento di rinforzare lo spirito civico e spirituale svizzero di fronte alla minaccia totalitaria.
Denis de Rougemont è poi luogotenente nell'esercito mobilitato del “piano Wahlen”, quando il 15 giugno 1940 le truppe di Hitler entrano a Parigi. Pubblica allora sulla Gazette de Lausanne, “À cette heure où Paris…”, un articolo in cui esprime tutta l'angoscia di quei momenti drammatici. L'articolo, scritto durante l'arruolamento, suscita proteste diplomatiche che gli costano due settimane di prigione militare (che sconta però nel suo studio).
Denis de Rougemont fonda allora la Lega del Gottardo, un gruppo svizzero di resistenza ai fascismi europei, e ne redige il Manifesto, che sarà pubblicato su settantaquattro giornali svizzeri. L'attività di Rougemont in seno alla Lega si limita ai primi tempi dell'estate del 1940, prima della sua partenza per gli Stati Uniti e prima dello sviluppo di tendenze conservatrici e nazionaliste in seno alla "Lega" stessa.
Il tema della guerra, dell'impegno e della neutralità si ritrovano anche nei testi delle conferenze e saggi tenuti tra il 1937 e il 1940 in Svizzera, e poi pubblicati nel 1940 nella raccolta Mission ou Démission de la Suisse.
L'«esilio» negli Stati Uniti La situazione si fa sempre più delicata, sul piano internazionale, e per la Confederazione Svizzera diventa pericoloso tenere Rougemont in patria. Nell'ottobre del 1940 viene così inviato negli Stati Uniti d'America per tenere delle conferenze sull'Europa e sull'hitlerismo. Quella che era prevista come un'assenza di pochi mesi, si prolunga invece fin'oltre la fine della guerra, fino al 1947. Dopo aver redatto The Heart of Europe: Switzerland, viaggia in Argentina da luglio a novembre, frequentando il circolo “Sur”, riunito da Victoria Ocampo, della quale è ospite. Rientra a New York alla vigilia dell'attacco a Pearl Harbor. Il periodo americano è marcato dalla redazione di due opere, La Part du Diable e il Journal des deux mondes, che ripercorre la vita dell'autore negli anni 1939-1940 in Svizzera e in quelli dell'esilio statunitense dal 1940 al 1946.
Dal 1942 è professore alla École Libre des Hautes Etudes (Università francese in esilio) a New York, e diviene poi redattore alla sezione francese dellOffice War Information (OWI), che realizza trasmissioni in lingua francese dedicate alla Francia e ritrasmesse dalla BBC di Londra. Incontra Saint-John Perse, Saint-Exupéry, Marcel Duchamp, André Breton, Max Ernst, André Masson, Bohuslav Martinů, Edgard Varèse e il conte Coudenhove-Kalergi.
Il dopoguerra, l'impegno europeo e la maturità Nel 1946 Denis de Rougemont pubblica a New York le Lettres sur la Bombe atomique, in seguito alla devastazione di Hiroshima e di Nagasaki, che l'hanno profondamente colpito. In aprile dello stesso anno torna finalmente in Europa, e da questo momento le sue attività letterarie e filosofiche saranno relegate ad un piano secondario, la precedenza spetterà invece all'attività politica. Dalle prime conferenze internazionali a Ginevra nel settembre del 1946, s'impegna affinché gli europei si uniscano in virtù della loro comune cultura, in un sistema federalista nel quale lo spirito sappia avere un primato sull'economia e sulla politica.
Nuovamente negli Stati Uniti, nel 1947 Rougemont incontra Albert Einstein a Princeton, e con lui discute dei problemi dell'unione dell'Europa. Nel mese di luglio dello stesso anno rientra definitivamente in Europa, e si stabilisce a Ferney-Voltaire, nella casa che fu di Voltaire.