La Tracia (, ) fu una provincia dell'Impero romano che occupava la regione storica della Tracia, ovvero l'estremità sud-orientale della penisola balcanica che comprendeva l'odierno nord-est della Grecia, il sud della Bulgaria e la Turchia europea.

Statuto

Provincia nel 46 d.C. ad opera di Claudio sotto il comando un procurator Augusti di rango CC. Lo statuto della provincia fu modificato con Traiano, il quale probabilmente nel 112 d.C. sostituì il procuratore con un legato di rango pretorio.

Le successive riforme di Diocleziano, confermate da Costantino I e poi da Teodosio I, videro la provincia divisa in 4: Europa, Tracia, Haemimontus e Rhodope.

Storia La Tracia come provincia di Roma venne istituita dall'imperatore Claudio nel 46 a seguito della morte del re Remetalce III.

Le invasioni barbariche del III secolo

Nel corso del III secolo dovette subire le invasioni barbariche. Nel 249 Decio, nominato imperatore romano dall'esercito in rivolta, per poter vincere la guerra civile contro l'imperatore legittimo Filippo l'Arabo, sguarnì la regione balcanica di truppe, permettendo ai Goti di saccheggiarla. Sembra infatti che i Goti, una volta passato il Danubio ghiacciato, si divisero in due colonne di marcia. La prima orda si spinse in Tracia fino a Filippopoli (l'odierna Plovdiv), dove assediarono il governatore Tito Giulio Prisco; la seconda, più numerosa (si parla di ben settantamila uominiGiordane, De origine actibusque Getarum, XVIII, 1.) e comandata da Cniva, si spinse in Mesia inferiore, fino sotto le mura di Novae.Grant, p. 215-217.Southern, p.222. Frattanto Decio, venuto a conoscenza della difficile situazione in cui si trovava l'intero fronte balcanico-danubiano, decise di accorrere personalmente: dopo aver respinto dalla provincia dacica i Carpi, l'imperatore era ora deciso a sbarrare la strada del ritorno ai Goti in Tracia e ad annientarli per evitare potessero ancora riunirsi e sferrare nuovi attacchi futuri, come narra Zosimo.Zosimo, Storia nuova, I, 23.1. Lasciato Treboniano Gallo a Novae, sul Danubio, riuscì a sorprendere ed a battere Cniva mentre questi stava ancora assediando la città mesica di Nicopoli. Le orde barbariche riuscirono però ad allontanarsi e, dopo aver attraversato tutta la Penisola balcanica, attaccarono la città di Filippopoli. Decio, deciso ad inseguirli, subì però una cocente sconfitta presso Beroe Augusta Traiana (l'attuale Stara Zagora). La sconfitta inflitta a Decio fu tanto pesante da impedire all'imperatore non solo la prosecuzione della campagna, ma soprattutto la possibilità di salvare Filippopoli che, caduta in mano ai Goti, fu saccheggiata e data alle fiamme. Del governatore della Tracia, Tito Giulio Prisco, che aveva tentato di proclamarsi imperatore, nessuno seppe più nulla.Zosimo, Storia nuova, I, 24.2. Nell'anno 251 l'Imperatore Decio venne sconfitto e ucciso dai Goti.

Nell'anno 262 i Goti compirono nuove incursioni via mare lungo le coste del Mar Nero, riuscendo a saccheggiare Bisanzio, l'antica Ilio ed Efeso.Historia Augusta - Due Gallieni, 6.1 (Efeso, forse databile a campagna successiva del 267/268) e 7.4 (Bisanzio). Tra la fine del 267 e gli inizi del 268Southern, p. 224. una nuova ed immensa invasione da parte dei Goti, unitamente a Peucini, agli "ultimi arrivati" nella regione dell'attuale Mar d'Azov, gli Eruli, ed a numerosi altri popoli prese corpo dalla foce del fiume Tyras (presso l'omonima città) e diede inizio alla più sorprendente invasione di questo terzo secolo, che sconvolse le coste e l'entroterra delle province romane di Asia Minore, Tracia e Acaia affacciate sul Ponto Eusino e sul mar Egeo.Zosimo, Storia nuova, I, 42.1Grant, p. 231-232.

Sembra che i barbari diedero per prima cosa l'assalto alla città di Tomi, ma furono respinti. Proseguirono invadendo la Mesia e la Tracia fino a raggiungere Marcianopoli.Historia Augusta - Claudio, 9.3. Dopo aver fallito anche questo secondo obbiettivo, continuarono la loro navigazione verso sud, ma arrivati negli stretti della Propontide subirono numerose perdite a causa di una violenta tempesta che si era abbattuta su di loro.Zosimo, Storia nuova, I, 42.

Volte le loro vele verso Cizico, che assediarono senza successo, subirono presso Bisanzio un'iniziale sconfitta da parte dell'esercito romano accorrente,Historia Augusta - I due Gallieni, 13.8 e Claudio, 9.7; Watson p.39 e 43 data questo avvenimento alla fine del 267, sostenendo si trattasse di orde gotiche degli Eruli. ma l'incursione dei barbari continuò fino a costeggiare l'Ellesponto e a giungere a Monte Athos. Ricostruite alcune delle loro navi distrutte dalla precedente tempesta, si divisero in almeno tre colonne:Southern (p. 225) data questi avvenimenti al principio del 268. una prima si diresse verso ovest, assediando senza successo prima Cizico, poi saccheggiando le isole di Imbro e Lemno,Watson, p. 40. occupando la futura città di Crisopoli (di fronte a Bisanzio), proseguendo fin sotto le mura di Cassandreia e poi di Tessalonica,Historia Augusta - Claudio, 9.8; Watson, p. 43. e portando devastazione anche nell'entroterra della provincia di Macedonia.Historia Augusta - Due Gallieni, 5.6; Zosimo, Storia nuova, I, 43.1.. una seconda armata, giunta in prossimità della foce del fiume Nestus o Nessos, tentò di risalirlo verso nord, ma fu intercettata dalle armate romane e subì una cocente sconfitta ad opera dello stesso Gallieno, accorso per l'occasione. Si racconta, infatti, che Gallieno riuscì a battere le orde dei barbari, tra cui certamente i Goti, uccidendone un gran numero (primavera del 268). In seguito a questi eventi offrì al capo degli Eruli, Naulobato, gli "ornamenta consularia", dopo che il suo popolo (identificabile con gli "Sciti" della Historia Augusta), formato un convoglio di carri, aveva tentato di fuggire attraverso il monte Gessace (gli attuali Monti Rodopi)Magie, III, p. 45, nota 4; Historia Augusta - I due Gallieni, 13.9; Zosimo, Storia nuova, I, 39.1. Subito dopo Gallieno fu costretto a tornare in Italia per assediare a Milano l'usurpatore Aureolo, che aveva tentato di usurpargli il trono.Watson, p. 215-216.Southern, p. 225. una terza si diresse verso sud lungo le coste dell'Asia minore, della Tessaglia e dell'Acaia, dove i barbari riuscirono a saccheggiare Sparta, Argo, Corinto e Tebe. Lo storico Dessippo racconta, nella sua Cronaca, di essere riuscito egli stesso nell'impresa di respingere un primo attacco alle mura della città di Atene.Zosimo, Storia nuova, I, 43.2; Historia Augusta - I due Gallieni, 13.8

Agli inizi del 269, dopo che per alcuni mesi i Goti erano stati tenuti a bada dalle armate romane di Marciano, il nuovo imperatore Claudio II riuscì a raggiungere il teatro degli scontri ed a riportare una vittoria decisiva su queste genti nella battaglia di Naisso, dove si racconta che persero la vita ben cinquantamila barbari. In seguito a questi eventi Claudio, che era riuscito a ricacciare oltre il Danubio quell'immensa orda barbarica, poté fregiarsi dell'appellativo di "Gothicus maximus" e le monete coniate quell'anno ne celebrarono la "Victoria gothica".Grant, p.240. Dei barbari superstiti, una parte fu colpita da una terribile pestilenza, un'altra entrò a far parte dell'esercito romano, ed un'ultima si fermò a coltivare le terre ricevute lungo i confini imperiali.Zosimo, Storia nuova, I, 46.2.

La morte prematura di Claudio (270) costrinse Aureliano a concludere rapidamente la guerra contro i Goti in Tracia e nelle Mesie, ponendo fine agli assedi di Anchialus (nei pressi della moderna Pomorie, lungo le coste bulgare del Mar Nero) e di Nicopolis ad Istrum.Historia Augusta - Claudio, 12.4; Historia Augusta - Aureliano, 17.5. Recatosi poco dopo anch'egli a Sirmio, dove ricevette l'acclamazione imperiale da parte delle truppe di stanza in Pannonia, era consapevole del fatto che fosse imperativo affrontare al più presto gli Iutungi che avevano sfondato il fronte danubiano.Grant, p. 245.

Nel 272, di ritorno da una nuova campagna orientale contro Zenobia, l'imperatore fu costretto ad intervenire in Mesia e Tracia, per una nuova incursione da parte dei Carpi. Questi ultimi furono respinti ed in buona parte insediati nei territori romani lungo la frontiera del basso corso del Danubio, tanto da meritargli l'appellativo di "Carpicus maximus".Historia Augusta - Aureliano, 30.4-5; Watson, p. 80.

Nel 281 l'Imperatore Probo, sulla strada del ritorno dall'Oriente (dove aveva domato un'incursione di Blemmi) alla Gallia, trovò il tempo di insediare in Tracia, dopo una nuova campagna oltre il Danubio, ben centomila Bastarni, che si mantennero tutti fedeli ai patti.Historia Augusta - Probo, 18.1.Zosimo, Storia nuova, I, 71.1. Nel 282, alla morte di Probo, in settembre, le popolazioni sarmatiche degli Iazigi, che pochi anni prima erano state sottomesse, si unirono ai Quadi e ripresero le ostilità, sfondando il limes pannonico e mettendo in pericolo l'Illirico, la Tracia e la stessa Italia.Eutropio, Breviarium ab urbe condita, 9.18.Scarre, p. 194.

Diocleziano

Con la morte dell'imperatore Numeriano nel novembre del 284 (a cui il padre Caro aveva affidato l'Oriente romano), ed il successivo rifiuto delle truppe orientali di riconoscere in Carino (il primogenito di Caro) il naturale successore, fu elevato alla porpora imperiale Diocleziano, validissimo generale. La guerra civile che ne scaturì vide in un primo momento prevalere Carino sulle armate pannoniche dell'usurpatore Giuliano, ed in seguito la sconfitta delle sue armate ad opera di Diocleziano sul fiume Margus, nei pressi dell'antica città e fortezza legionaria di Singidunum. Carino trovò la morte, a causa di una congiura dei suoi stessi generali (primavera del 285).Grant, p. 261.

Ottenuto il potere, nel novembre del 285 Diocleziano nominò suo vice (cesare) un valente ufficiale, Marco Aurelio Valerio Massimiano, che pochi mesi più tardi elevò al rango di augusto (1º aprile 286): formò così una diarchia, nella quale i due imperatori si dividevano su base geografica il governo dell'Impero e la responsabilità della difesa delle frontiere e della lotta contro gli usurpatori.Grant, p. 265.Scarre, p. 197-198.

Data la crescente difficoltà a contenere le numerose rivolte interne e lungo i confini, nel 293 si procedette a un'ulteriore divisione territoriale, al fine di facilitare le operazioni militari: Diocleziano nominò come suo cesare per l'Oriente Galerio, mentre Massimiano fece lo stesso con Costanzo Cloro per l'Occidente.Cameron, p. 46.

Diocleziano riformò l'organizzazione provinciale dell'Impero, abolendo le regioni augustee con la relativa divisione in "imperiali" e "senatoriali". Vennero create dodici circoscrizioni amministrative (le "diocesi", tre per ognuno dei tetrarchi), rette da vicarii e a loro volta suddivise in 101 province. La Tracia divenne una diocesi e venne suddivisa in quattro province: Europa, Tracia, Haemimontus e Rhodope

Guerra civile romana

Il 1º maggio del 305 Diocleziano e Massimiano abdicarono (ritirandosi il primo a Spalato ed il secondo in Lucania).Eutropio, Breviarium ab urbe condita, IX, 27. La seconda tetrarchia prevedeva che i loro rispettivi due cesari diventassero augusti (Galerio per l'oriente e Costanzo Cloro per l'occidenteEutropio, Breviarium ab urbe condita, X,1 .Zosimo, Storia nuova, II, 8, 1.), provvedendo questi ultimi a nominare a loro volta i propri successori designati (i nuovi cesari): Galerio scelse Massimino Daia e Costanzo Cloro scelse Flavio Valerio Severo. Sembra però che poco dopo, lo stesso Costanzo Cloro, rinunciò a parte dei suoi territori (Italia e Africa) a vantaggio dello stesso Galerio, il quale si trovò a dover gestire due cesari: Massimino Daia a cui aveva affidato l'Oriente, Flavio Valerio Severo a cui rimase l'Italia (e forse l'Africa), mentre tenne per se stesso l'Illirico.Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, X, 2.