La guerra gotica del 376-382 fu una successione di scontri tra le popolazioni gote e l'esercito dell'Impero romano che ebbero luogo nei Balcani a seguito delle invasioni e dei saccheggi dei barbari. Questa guerra, e in particolare la famosa battaglia di Adrianopoli (378), segnò un momento di svolta nella storia dell'impero romano, dando inizio ad una serie di eventi che portarono al collasso dell'Impero romano d'Occidente un secolo dopo.

Accoglienza dei Goti in territorio romano Tra l'estate e l'autunno del 376, decine di migliaia di profughi,Le fonti antiche esagerano il numero: Eunapio afferma che erano , Ammiano Marcellino parla di moltitudini (Burns, p. 23). Goti e di altri popoli, scacciati dalle proprie terre dalle invasioni unne, giunsero sul Danubio, confine dell'Impero romano, chiedendo asilo. Fritigerno e Alavivo, capi dei Tervingi, si appellarono all'imperatore romano Valente, chiedendo che alla propria gente venisse permesso di stabilirsi sulla sponda meridionale del Danubio: il fiume li avrebbe infatti protetti dagli Unni, che non avevano l'equipaggiamento necessario per attraversarlo in forze. L'imperatore concesse l'asilo in termini estremamente favorevoli,Lenski, p. 342. permettendo che i Goti attraversassero il Danubio nei pressi di Durostorum (moderna Silistra, Bulgaria), in Mesia seconda, che una strada collegava direttamente al quartier generale operazionale romano di Marcianopoli.Burns, p. 23. Fritigerno, probabilmente come segno di ringraziamento verso l'imperatore, si convertì al Cristianesimo, scegliendo l'Arianesimo.Burns, p. 25.

Valente aveva promesso ai Goti terre da coltivare,Ai Goti vennero destinate zone separate della Tracia (Ammiano Marcellino, Storie, xxi.4.5). razioni di grano e l'inclusione nell'esercito romano con la funzione di foederati: secondo le fonti dell'epoca, l'imperatore accettò di accogliere le popolazioni barbare allo scopo di rafforzare il proprio esercito e per aumentare la base imponibile del fisco;Wolfram, pp. 81-82. alcuni studiosi, tuttavia, come Peter Heather, ritengono invece che Valente non fu affatto contento dell'arrivo sulla frontiera del Danubio dei Goti proprio mentre era intento in operazioni militari contro la Persia, e accettò di accoglierli solo perché, con la maggior parte dell'esercito impegnato in Oriente, non era in grado di respingerli con le poche forze rimaste a presidio dei Balcani; secondo Heather, «l'unanimità delle nostre fonti, dunque, riflette più la propaganda con cui l'Imperatore era solito giustificare le sue scelte politiche che non i ragionamenti reali che le avevano motivate».Heather 2005, p. 210. Le fonti dell'epoca sembrano suggerire che l'Imperatore Valente, in effetti, si mosse con molta prudenza. Solo a una parte dei Goti venne fatta passare il Danubio, mentre gli ammalati e gli anziani vennero lasciati al di là della frontiera alla mercé degli Unni. Inoltre, coloro che venivano accolti in territorio romano avrebbero dovuto vedersi confiscate le proprie armi, contro il volere imperiale, ma alcune riuscirono a passare: le fonti antiche affermano che gli ufficiali romani si fecero corrompere permettendo ai Goti di conservarle;Eunapio, fr. 42; Zosimo, iv.20.5-6; Ammiano Marcellino, xxxi.4.10-11. gli storici moderni, invece, ritengono che all'inizio gli ufficiali romani, segnatamente il comes rei militari Lupicino e il dux Massimo,Kulikowski, p. 130. fossero riusciti ad applicare le disposizioni, sequestrando armi e cavalli, ma che in seguito le operazioni di attraversamento del fiume vennero velocizzate per evitare una sommossa dei Goti in attesa, e che ciò non permise di controllare perfettamente gli equipaggiamenti degli immigranti.Burns, p. 24. Alcuni contingenti goti vennero inviati in Anatolia; nella confusione del momento, gruppi di profughi vennero prima mandati fino ad Adrianopoli (distante 600 chilometri), poi di nuovo indietro.

La presenza di un popoloso stanziamento in un'area ristretta causò una penuria di viveri tra i Goti, che l'Impero non fu in grado di contrastare né con i rifornimenti di viveri né con le terre da coltivare promessi.Si trattava, del resto, di organizzare gli approvvigionamenti per un intero popolo (Wolfram, p. 82). La struttura logistica romana, che distribuiva gli approvvigionamenti in più centri allo scopo di ottenere una maggiore capillarità, venne messa sotto stress: i Goti, senza più approvvigionamenti, si diedero a mangiare carne di cane, che veniva loro fornita al prezzo di un cane per ogni bambino goto ceduto come schiavo. Va però considerato che era comunemente accettato che un ufficiale romano ottenesse profitti dall'incarico di cui era investito; inoltre, il razionamento dei viveri alle popolazioni immigrate era un mezzo per tenere sotto controllo una moltitudine di barbari che si sarebbe potuta dimostrare ostile e, data la sua presenza al di qua delle frontiere, molto pericolosa.Kulikowski, p. 131. Altre popolazioni gote, i Grutungi di Alateo e Safrax, giunsero sul confine chiedendo di essere ammesse, ma questa volta Valente rifiutò. Le ragioni del rifiuto potrebbero essere il timore di accettare troppi barbari all'interno dell'impero, o l'incapacità della logistica romana di sostenere altre popolazioni (i Tervingi costituivano da soli un peso notevole); è possibile anche che Valente abbia voluto dimostrare che l'accesso era un atto volontario a discrezione dell'imperatore.

Inizio delle ostilità

Fritigerno e Alavivo si appellarono nuovamente all'imperatore, il quale concesse loro di andare a rifornirsi al mercato della lontana città di Marcianopoli: alcuni dei Goti si misero in marcia verso sud, perdendo i più deboli e anziani per strada. Per controllare i movimenti dei Tervingi, Lupicino fu però costretto a sguarnire il Danubio di truppe, permettendo così ai Grutungi di attraversarlo: inoltre, il rallentamento dei Tervingi durante la marcia permise ai Grutungi di raggiungerli, rinforzando l'armata gotica.Heather 2005, p. 207. Mentre Fritigerno e Alavivo entrarono in città con il consenso del comes Lupicino e vi si stabilirono con poche guardie del corpo, il grosso dei Goti fu tenuto lontano dalla città, dal quale li dividevano le truppe romane; a causa del persistente rifiuto di permettere ai Goti di entrare in città per fare acquisti, questi scatenarono una serie di incidenti in cui diversi soldati romani furono uccisi e depredati. Lupicino, venuto a conoscenza dei fatti mentre era a banchetto con i suoi ospiti, decise di evitare una rivolta aperta ordinando la morte della guardia del corpo di Fritigerno e Alavivo, ma la notizia delle uccisioni giunse ai Goti fuori città si prepararono a prendere Marcianopoli d'assalto; fu Fritigerno che consigliò a Lupicino di calmarli mostrando che almeno lui era ancora vivo e così accadde, con i Goti che accolsero trionfalmente il loro comandante.Kulikowski, p. 133. Non è noto cosa accadde ad Alavivo, che scompare dalle cronache a questo punto.Burns, p. 26.

Scampato al tentativo di uccisione di Lupicino, Fritigerno decise che era giunto il momento di rigettare i termini dell'accordo con Valente e ribellarsi ai Romani, che avevano lungamente approfittato delle condizioni difficili dei Goti; divenuto unico capo dei Tervingi, volle guidarli lontano da Marcianopoli, nella Scitia. Lupicino e le sue truppe seguirono da presso il nemico e riuscirono a costringerlo a battaglia (battaglia di Marcianopoli) a quattordici kilometri dalla città, ma furono sonoramente sconfitti: tutti i sottufficiali di Lupicino furono uccisi, le insegne militari furono perse e i cadaveri dei morti romani fornirono ai Goti le armi necessarie a proseguire la lotta; Lupicino di salvò fuggendo e rinchiudendosi a Marcianopoli.Kulikowski, pp. 133-134.

Ad Adrianopoli erano di stanza alcuni contingenti goti: si trattava degli uomini di Suerido e Colias, accolti molto tempo prima e acquartierati per l'inverno proprio ad Adrianopoli. I due sovrani goti avevano ricevuto notizia degli eventi, ma avevano preferito rimanere al loro posto «ritenendo che la propria salvezza fosse la cosa più importante».Ammiano Marcellino, xxxi.6.1. L'imperatore, temendo che le guarnigioni gote passassero al nemico suo consanguineo, ordinò ai Goti di Suerido e Colias di mettersi in marcia verso oriente; i due comandanti chiesero cibo e denaro per il viaggio, oltre ad un rinvio di due giorni della partenza. Il magistrato cittadino, cui i Goti avevano saccheggiato la villa suburbana, fomentò il popolo e gli operai delle fabbriche d'armi contro gli uomini di Suerido e Colias, armandoli e spingendoli all'attacco; i Goti stettero inizialmente fermi, ma quando furono oggetto di lancio di dardi si ribellarono apertamente e uccisero molti dei loro aggressori, prendendo loro le armi e l'equipaggiamento. Usciti dalla città, dopo un breve cammino verso nord incontrarono Fritigerno e si unirono a lui. I Goti, così rafforzati, ridiscesero su Adrianopoli e misero d'assedio la città, ma, mancando dell'equipaggiamento e dell'esperienza nella conduzione degli assedi decisero alla fine di abbandonare quello di Adrianopoli e di disperdersi per i territori circostanti in cerca di bottino nelle ricche terre lasciate incustodite.Ammiano Marcellino, xxxi.6.2-4.

Campagna del 377: tentativo di contenimento dei Goti

Tra la fine del 376 e l'inizio del 377 le zone a ridosso del Danubio vennero saccheggiate dai Goti; ai Tervingi di Fritigerno si unirono tutti i Goti entrati in territorio romano, come pure schiavi, minatori e prigionieri. Le guarnigioni romane dell'area riuscirono a difendere i centri fortificati, ma la maggior parte delle campagne furono alla mercé dei Goti, i quali si trasformarono in breve tempo da gruppi separati di profughi ribelli in una massa organizzata per la guerra e il saccheggio; si procurarono persino una serie di carri atti a contenere le vettovaglie razziate via via nei territori attraversati.Kulikowski, p. 136.

A questo punto la situazione per i Romani era difficile: Valente aveva sottovalutato la minaccia dei Goti rispetto al nemico di sempre, i Sasanidi, e teneva impegnato l'esercito presenziale in oriente, né le truppe in Tracia potevano reggere alla pressione di Unni, Alani e altre popolazioni germaniche lungo i confini e, al tempo stesso, infliggere una sconfitta decisiva ai Goti. Al tempo stesso i Goti si trovavano in una posizione altrettanto difficile, profondamente in territorio nemico e con la necessità di procacciarsi notevoli quantità di cibo, cosa che li costringeva a muoversi in gruppi di numero ridotto, possibile preda di attacchi di forze romane; il loro obiettivo poteva essere quello di infliggere ai Romani una sconfitta tale da imporre loro dei termini non distanti dall'accordo di ingresso nel territorio imperiale (la concessione di terre da coltivare), ma dovevano farlo presto, prima dell'arrivo di altre truppe romane.MacDowall, p. 45.

La reazione di Valente fu quella di inviare il proprio generale anziano, Vittore, a trattare la pace con i Sasanidi; in attesa di completare le preparazioni per il trasferimento dell'esercito presenziale in Tracia, mandò avanti a precederlo due suoi generali, Traiano e Profuturo. A testimonianza della gravità della situazione, c'è anche l'intervento dell'imperatore d'Occidente, Graziano, nella guerra: l'imperatore iunior inviò infatti due propri generali, il comes domesticorum Ricomere e Frigerido, in Tracia, sia per impegnare i Goti che per assicurarsi che non passassero in Occidente.