I Suebi o Svevi (in latino Suēbi o Suēvi) furono un popolo germanico proveniente dall'area del Mar Baltico. Di loro Tacito scrisse nella sua Germania che non se ne annoverava un solo popolo, ma numerosi. Essi occupavano la maggior parte della Germania Magna..

Storia Le origini

Un tempo il Mar Baltico era conosciuto dai Romani come Suebicum mare: in parte a causa della scarsa conoscenza da parte dei Romani con i diversi popoli germanici che interagirono con Roma, tanto che lo storico romano Tacito si era riferito a tutti i Germani dell'Elba con il nome di Herminones, che Strabone aveva identificati con i Suebi.. E benché Cesare li considerasse un unico popolo all'interno di una più vasta alleanza, anche se il più bellicoso e numeroso tra tutti i Germani,. gli autori più tardi come Plinio il Vecchio,. Strabone o Tacito scrissero dei Suebi:

Al tempo della conquista della Gallia di Cesare (58-50 a.C.) Cesare scrisse che i Suebi si trovavano, al tempo della conquista della Gallia, ad est degli Ubii. (che assoggettarono e ne divennero tributari.), apparentemente vicino alla moderna Assia, in una posizione dove più tardi gli scrittori menzionarono i Catti, distinguendoli dai loro alleati Marcomanni. Alcuni storici moderni ritengono, pertanto, che i Suebi di Cesare altro non siano che i Catti o forse gli Ermunduri, o i Semnoni dell'epoca di Tacito. Gli scrittori più tardi utilizzarono il termine Suebi più ampiamente, "per includere un largo numero di tribù della Germania centrale". Ripubblicata nel 2006 da Kissinger Publishing .

Gli Svevi migrarono a sud e a ovest, soggiornando per un periodo nell'odierna regione tedesca della Renania, dove il loro nome sopravvive nell'area nota come Svevia. Gli Svevi sotto Ariovisto furono invitati in Gallia dai Sequani, ma subito divennero i loro dominatori e alla fine furono sconfitti da Giulio Cesare nel 58 a.C..

Il periodo delle grandi migrazioni (IV-V secolo) Secoli dopo, un altro gruppo di tribù germaniche, comprendente, oltre ai Suebi, anche altri elementi etnici (tanto germanici orientali - Vandali - quanto iranici - Alani.), forse in fuga dagli Unni, il 31 dicembre 406 attraversò il Reno e invase la Gallia, nonostante un tentativo dei Franchi di fermarli. Tre anni dopo, nel 409, Vandali Asdingi e Silingi, nonché Alani e Svevi, attraversarono i Pirenei e invasero la penisola iberica, che era fuori dal controllo imperiale sin dal tempo della ribellione di Geronzio e Massimo nel 409, devastando per due anni le province occidentali e meridionali. Secondo Idazio, nel 411, gli invasori si spartirono i territori conquistati, tramite sorteggio; agli Svevi ed ai Vandali Asdingi toccò la Gallaecia, regione nord-occidentale della penisola iberica, ai Vandali Silingi la Betica ed agli Alani, la popolazione più numerosa, la Lusitania e la Cartaginiensis (con capitale Cartagena). Gli Svevi, condotti da re Ermerico, fondarono così un proprio regno nella parte nord-orientale della penisola iberica e si convertirono al Cristianesimo. L'entità statale sueba, avente come nucleo la Galizia, fu annessa dal Regno visigoto nel 585. In contemporanea con la provincia autonoma della Britannia, il reame degli Svevi in Galizia fu il primo di quei sub-regni romani che si formarono dalla disintegrazione dell'Impero Romano d'Occidente e fu il primo ad avere una propria zecca.

Gli studiosi moderni sono divisi sulla questione se l'insediamento degli invasori del Reno in Spagna fosse stato autorizzato o meno dalle autorità imperiali. Secondo alcuni studiosi moderni, i conquistatori, che erano un piccolo numero (non più di 30.000) ottennero da Roma lo status di foederati, in cambio del giuramento di fedeltà all'imperatore Onorio (410). Altri non concordano, facendo notare che lo storico coevo Orosio ribadì esplicitamente l'illegalità di tali insediamenti.

Non tutti i Suebi seguirono però i Vandali nella marcia verso occidente; forti contingenti rimasero in Europa centrale e si confusero con Alemanni e Marcomanni, rimanendo insediati nella regione da tempo occupata dagli stessi Alemanni. Nel corso del V e soprattutto del VI secolo la federazione degli Alemanni andò infatti via via perdendo i suoi connotati distintivi, confondendosi con quella dei Suebi tanto che dagli inizi del VI secolo il loro territorio d'origine, chiamato fino ad allora "Alemannia", incominciò a essere indicato con il nome di Svevia (che tuttavia si sarebbe imposto definitivamente soltanto a partire dall'XI secolo).

Strettamente collegati agli Alamanni e spesso agendo in accordo con loro, la maggior parte dei Suebi stette sulla riva destra del Reno fino agli inizi del V secolo, quando il grosso della tribù si unì ai Vandali e agli Alani per fare breccia nella frontiera romana a Magonza e da lì invadere la Gallia (una parte dei Suebi, chiamati Suebi del nord, sono menzionati nel 569 sotto il re franco Siegbert I, nell'attuale Sassonia-Anhalt). E Svevi, collegati a Sassoni e Longobardi, sono menzionati anche in Italia per l'anno 573.

Regno svevo di Galizia

Durò dal 410 al 584, con capitale a Bracara Augusta, la moderna città di Braga in Portogallo, che prima era stata la capitale della provincia Romana di Gallaecia.

Consolidamento del regno La pace nella penisola iberica durò solo pochi anni e già nel 416, il re visigoto Walia, arrivato dall'Aquitania si presentò, a nome dell'imperatore d'Occidente, nella penisola con un possente esercito per liberarla dai barbari: attaccò, per primi, i Vandali Silingi che, dopo diversi scontri, nel 418, furono annientati. Poi toccò agli Alani, che duramente sconfitti, decisero di fondersi con i Vandali Asdingi. Solo il richiamo di Walia salvò gli Svevi e i Vandali dal genocidio ed ebbe come effetto un'effimera espansione del regno svevo: al suo apogeo si estendeva fino a Mérida o Siviglia.

I Vandali Asdingi attaccarono allora gli Svevi costringendoli a ritirarsi verso i Monti CantabriciMolto probabilmente, per questo motivo, quando i Vandali, nel 422, si sollevarono, i Suebi non parteciparono alla ribellione e, dopo che Ermerico aveva ottenuto dall'imperatore Onorio lo statuto di federato, nel 419, arrivarono le truppe romane di soccorso che costrinsero i Vandali nella Betica. Ben presto i Suebi adottarono la locale lingua romano-ispanica. Gli Svevi ottennero lo stato di federati nuovamente nel 437 e poi nel 438 e nello stesso anno ratificarono la pace con la locale popolazione romano-ispanica. I Suebi ebbero una propria zecca già durante il regno di Emerico.

Prima espansione del regno

Gli Svevi, sotto il comando di Rechila, associato al trono dal padre Emerico, cominciarono ad avanzare nella provincia Betica (l'attuale Andalusia)I Vandali Asdingi con i pochi Silingi scampati allo sterminio e gli Alani avevano abbandonato la Betica in cui i Romani li avevano costretti per trasferirsi nel Nordafrica, nel 429., e nel 439 conquistarono Mérida, sul confine meridionale della Lusitania e nel 441 presero Siviglia e, approfittando delle difficoltà dei Romani, avanzarono e conquistarono oltre alla Betica la provincia Cartaginensis o di Cartagena (attuale Castiglia centro-meridionale) ed iniziarono anche a fare delle incursioni nella provincia Tarragonese. Lo status di foederati con Roma fu confermato, ma nel contempo fu stipulata un'alleanza con una tribù di banditi e mercenari, noti come Bagaudi, per poter procedere nelle conquiste. Alla morte di Rechila, nel 448, la maggior parte della penisola iberica era nelle mani dei Suebi ed i Romani erano relegati nell'angolo nord-orientale della penisola.

Nello stesso periodo, il regno Svevo fu molto aggressivo nei confronti dei nativi (detti Galaicos) e del cattolicesimo, in quanto la popolazione era pagana, e favorì il clero di credo ariano, e quello seguace del priscillianesimoQuesto movimento prende il nome dal vescovo spagnolo Priscilliano, nato ad Avila intorno al 345 e giustiziato con sei seguaci a Treviri nel 385 su ordine dell'imperatore Magno Massimo. contro i vescovi locali, cattolici.

Durante il regno di Rechiaro fu stabilito un buon rapporto coi Goti, che già da qualche anno si erano stabiliti nella provincia Tarragonese, anche tramite il matrimonio con una figlia del re dei Visigoti, Teodorico I e, su pressione di quest'ultimo, nel 449, i Suebi, rinunciando al paganesimo aderirono alla religione ariana. Quindi il regno dei Suebi fu il primo regno cristiano a battere moneta propria.

Dai Visigoti, gli Svevi ottennero anche l'aiuto militare per proseguire la conquista di quella parte della penisola iberica, che era stata dei Vandali. Poi, con sporadiche incursioni, devastarono la Vasconia e con una politica contro l'Impero romano, riuscirono, col benestare del nuovo re dei Visigoti, Torismondo, tra il 451 ed il 452 ad occupare parte della valle dell'Ebro e parte della provincia Tarragonese, da cui dovettero ritirarsi, in base ad un trattato stipulato con i Romani.

Nel 456, alleatisi con i Vasconi e con i Vandali di Genserico, che attaccavano le coste calabresi e siciliane, ruppero il trattato con Roma ed invasero i territori della provincia Tarraconense; ma il nuovo re dei Visigoti, Teodorico II, non solo non li appoggiò, ma li contrastò non vedendo di buon occhio l'espansione del regno svevo; e nella battaglia sul fiume Órbigo gli Svevi furono sconfitti ed il loro re, Rechiaro, fu fatto prigioniero e, nonostante fosse cognato di Teodorico II, fu giustiziato.

Guerra civile sueba (456-463) I Visigoti, allora, approfittando che vi erano diversi pretendenti alla corona, invasero il regno svevo, intervenendo nella guerra di successione. Nel 460 l'esercito visigoto guidato dal comes Sunierico e dal generale romano Nepoziano sconfisse gli Svevi presso Lucus Augusti.

Nel 460, Remismondo, uno dei pretendenti alla corona sveva, si alleò col re dei Visigoti, Teodorico II, che l'aiutò nella guerra civile, in cambio della promessa di riconversione degli Svevi all'arianesimo. La guerra civile si protrasse per circa altri quattro anni e si concluse solo dopo la morte dei due concorrenti di Remismondo, che avvenne, per entrambi nel 463.

Nel 463 il regno degli Svevi fu sotto un'unica corona e, nel 464, Remismondo, venne ufficialmente riconosciuto come unico re degli Svevi di Gallaecia, anche dai Visigoti e, nel 465, sposò la figlia di Teodorico II che lo convertì alla religione ariana; in questa occasione, ci fu la conversione in massa degli Svevi, che in maggior parte erano ancora pagani.

Seconda fase di espansione In quello stesso anno con l'aiuto dei Visigoti si impadronirono di Coimbra e subito dopo di Lisbona e Anona. Nel 466 occuparono Egitania e molta parte della Lusitania; nel 467 saccheggiarono ed annessero al regno Conimbriga.

Il nuovo re dei Visigoti, Eurico, il quale aveva assassinato il fratello Teodorico II nel 466, cambiò politica nei confronti degli Svevi, che da amichevole divenne contraria, portando la guerra (che fu terribile secondo il cronista Idazio, vescovo di Chaves in Galizia) in Lusitania e spinse gli Svevi nei vecchi confini.

Periodo oscuro (469-550) Alla morte di Remismondo, nel 469, iniziò un periodo oscuro, in cui le notizie sono molto scarse. La cronaca di IdazioQuel che sappiamo sulla storia della penisola iberica in questo periodo ci è stato tramandato dal Chronicon del vescovo asturiano Idazio Lemico (morto nel 470). si interrompe nell'anno 468 e praticamente sino al 550, anno in cui si fa riferimento al re Carriarico, la storia degli Svevi è sconosciuta.

Conversione al Cattolicesimo

Al tempo di Carriarico il regno Svevo si trovava nuovamente in fase di espansione dei confini orientali e meridionali: al fiume Navia nelle Asturie ai fiumi Orbigo ed Esla nel León al fiume Duero nella Chartaginensis (attuale Castiglia) dove i fiumi Côa ed Esla si gettano nel Tago, verso l'Estremadura