Considerata fra le autrici più prolifiche della storia della letteratura, è autrice di numerosi romanzi, novelle e drammi teatrali; fra i suoi scritti più illustri vi sono Indiana, Lélia, Consuelo, La palude del diavolo, La piccola Fadette, François le Champi e l'autobiografia Storia della mia vita (Histoire de ma vie).

Femminista molto moderata, fu attiva nel dibattito politico e partecipò, senza assumere una posizione di primo piano, al governo provvisorio del 1848, esprimendo posizioni vicine al socialismo, da cui si allontanò alla fine della sua vita spostandosi verso il repubblicanesimo. La sua opposizione alla politica temporalista e illiberale del papato le costò la messa allIndice di tutti i suoi scritti nel dicembre del 1863.

Sand è inoltre ricordata anche per il suo anticonformismo e per le relazioni sentimentali avute con lo scrittore Alfred de Musset e con il musicista Fryderyk Chopin.

Biografia

Le origini familiari

Aurore Dupin ebbe antenati di origini germanico-svedesi: la sua trisavola Maria Aurora di Koenigsmark aveva avuto nel 1695 una relazione con l'elettore di Sassonia Federico Augusto, che divenne poi re di Polonia con il nome di Augusto II. I due amanti si lasciarono alla nascita del figlio Maurizio (1696-1750), che fu nominato conte di Sassonia.

Questi intraprese la carriera militare servendo il padre, poi lo zar Pietro I e la Francia, divenendo maresciallo e distinguendosi nella guerra di successione austriaca, durante la quale comandò nel 1745 le truppe francesi nella vittoriosa battaglia di Fontenoy. Amante di numerose donne, sia attrici sia aristocratiche (da Adrienne Lecouvreur a Madame de la Pouplinière, da Madame de Favart ad Anna Ivanovna, futura zarina), ebbe nel 1748 una figlia dall'amante dei suoi ultimi anni, l'attrice Marie Rinteau, a cui mise nome Marie-Aurore de Saxe.

Questa, che divenne la nonna di George Sand, poté portare il nome del padre grazie a un decreto del Parlamento di Parigi. A ventinove anni sposò in seconde nozze, il 14 gennaio 1777, il sessantunenne Louis-Claude Dupin, detto Dupin de Francueil, ricchissimo ricevitore generale delle finanze di Metz e di Alsazia. Nel 1793 Marie-Aurore comprò la tenuta di Nohant-Vic, nei pressi di La Châtre, nell'Indre, comprendente un castello, un bosco e una grande estensione di terra.

Per quanto Marie-Aurore fosse una libera pensatrice e una sostenitrice delle idee di Jean-Jacques Rousseau, la sua appartenenza a una famiglia nobile la mise egualmente in sospetto durante la Rivoluzione: nel dicembre del 1793 fu arrestata e incarcerata per otto mesi nel convento parigino delle Agostiniane inglesi, la cui scuola, venti anni dopo, sarà frequentata per tre anni da sua nipote Aurore.

La prima giovinezza

Il padre di Aurore, Maurice Dupin (1778-1808), seguì la carriera militare, pur avendo ricevuto un'educazione classica e pur possedendo disposizioni artistiche. Semplice soldato durante il Direttorio, ebbe nel 1799 da una delle serve di Nohant, Catherine Chatiron, un figlio naturale, Hippolyte Chatiron; Maurice fu promosso ufficiale durante la campagna d'Italia sotto Bonaparte e a Milano incontrò Sophie Victoire Antoinette Delaborde (1773-1837), la quale aveva a sua volta avuto da poco una figlia naturale, Caroline. Da allora i due vissero insieme, sposandosi il 5 giugno 1804, un mese prima che Aurore nascesse.

Maurice, aiutante di campo di Murat, quando fu impegnato dalla primavera del 1808 nella difficile campagna di Spagna, fu seguito dalla moglie che portò con sé la piccola Aurore: alloggiarono a Madrid, nel lussuoso palazzo del principe delle Asturie, che era poi lo stesso re di Spagna Ferdinando VII, appena spodestato da Napoleone. Qui la madre Sophie Victoire, il 12 giugno 1808, partorì un bambino cieco e di delicata salute, che chiamarono Auguste. L'8 settembre, quando la famiglia Dupin era al seguito delle truppe di Murat in ritirata verso la Francia, il piccolo Auguste morì: quattro giorni dopo, a Nohant, per una banale caduta da cavallo, morì anche Maurice Dupin.

La morte del marito fu un grave colpo per Sophie Victoire, che cadde in una profonda depressione, e fu probabilmente per questo motivo, oltre che per la reciproca gelosia che divideva sua madre dalla nonna, che Aurore fu trasferita nella grande proprietà posseduta da Marie-Aurore a Nohant, la quale si prese cura dell'educazione di Aurore e dove visse insieme al fratellastro Hippolyte. La madre rimase a Parigi con la figlia Caroline, vivendo con la rendita assegnatale da Madame Dupin: «Ne risultò per me un grande disprezzo per il denaro, prima ancora di sapere che cosa fosse il denaro, e una specie di vago terrore della ricchezza da cui mi sentivo come minacciata».

Il suo istitutore fu Jean-François Deschartes (1761-1828), già precettore di suo padre e amministratore della tenuta di Nohant. Oltre a insegnarle a leggere, a scrivere, l'aritmetica e la storia, le mise a disposizione la biblioteca e l'abituò a vestirsi da ragazzo, abiti più pratici per le corse nei prati, le passeggiate nei boschi e per la caccia. La nonna, che suonava bene il clavicembalo e sapeva cantare, le insegnò la musica. Con la nonna, Aurore passava anche alcuni mesi a Parigi, andando a trovare la madre e apprendendo la danza e il disegno, ma i difficili rapporti tra suocera e nuora fecero sì che questi incontri si diradassero con il tempo: «Io mi dicevo che mia madre non mi amava quanto io amavo lei; ero ingiusta in questa circostanza, ma in fondo era la rivelazione di una verità che ogni giorno che passava doveva confermare. Mia madre provava per me, come per tutti gli esseri che ella aveva amato, più passione che tenerezza».

Nel 1816 Hippolyte fu arruolato fra gli ussari: rimasta sola nel castello di Nohant, la malinconia prese Aurore che sentendo nostalgia della madre, entrò in conflitto con la nonna, la quale pensò allora che fosse venuto il momento di mettere la nipote a pensione nel convento parigino delle Agostiniane inglesi. Vi entrò il 12 gennaio 1818, «senza paura, senza rimpianti e senza ripugnanza». Qui Aurore ipotizzò di farsi suora, ma i suoi precettori compresero che si trattava soltanto di fantasie di adolescente e la nonna, venuta a conoscenza di quella che sembrava una crisi mistica della nipote, nell'aprile del 1820 decise di riportare Aurore a Nohant: «questa notizia mi cadde addosso come un colpo di fulmine, nel mezzo della più perfetta felicità che io avessi gustata nella mia vita. Il convento era divenuto il mio paradiso in terra».

Provetta cavallerizza, Aurore trascorreva a Nohant lunghe ore in sella di Colette, la sua cavalla: «Dovevamo vivere e galoppare insieme per quattordici anni». Facevano puntate nel vicino paese di La Châtre, dove ormai Aurore era guardata, tranne che alcuni amici d'infanzia, come una signorina nobile con la quale tenere rapporti di formale rispetto, con qualche mormorio di disapprovazione per la libertà, giudicata eccessiva, di cui Aurore godeva: si vestiva da uomo, fumava e si permetteva di dare del tu anche a personaggi illustri. La nonna, con l'avanzare degli anni, si stava spegnendo lentamente e un ictus la rese quasi incosciente. Madame Dupin morì il 26 dicembre 1821 e le sue ultime parole, a dire di George Sand, furono per lei: «Perdi la tua migliore amica».

Il primo legame

Aurore era così divenuta erede della proprietà di Nohant. La madre la riportò a Parigi, nella casa di rue Neuve-des-Mathurins.. L'estrema malinconia in cui era caduta la figlia convinse la madre, nella primavera del 1822, a condurla a passare alcuni mesi di vacanza nel castello di Plessis-Picard, presso Melun, tenuto da una coppia di amici, i coniugi Roëttiers. Qui Aurore fece conoscenza con il giovane barone Casimir Dudevant (1795–1871), il quale un giorno la chiese direttamente in moglie, con un gesto non conforme alle regole stabilite e che proprio per questo piacque ad Aurore: «Trovai sincerità nelle sue parole e nel suo modo di essere. Non mi parlava mai d'amore e confessò di essere poco disposto alla passione improvvisa, all'entusiasmo, e in ogni caso, era incapace di esprimerlo in maniera seducente. Parlava di amicizia a tutta prova».

Malgrado i dubbi della madre l'unione fu celebrata il 17 settembre 1822 e gli sposi si trasferirono a Nohant, dove Dudevant divenne formalmente l'amministratore della tenuta. Il barone era in realtà una persona semplice, con interessi molto diversi da quelli della giovane moglie: amava la caccia, disprezzava i libri e la musica lo annoiava profondamente. Aurore finì per sentirsi sola con il figlio Maurice, nato il 30 giugno 1823Lettera a Émilie de Wismes, 28 novembre 1823, in .

Nonostante dicesse di adorare il marito, Aurore si mostrava felice solo con gli amici Roëttiers, a Plessis; questa situazione venne notata anche dal barone. La giovane volle poi passare qualche settimana anche nel suo vecchio convento delle Agostiniane. In cerca di distrazioni dalla monotonia della loro vita in comune, nel 1825 i due coniugi passarono mesi in una proprietà della famiglia Dudevant in Gascogne, poi soggiornarono nei Pirenei, a Cauterets, dove Aurore conobbe Zoé Leroy, che le presentò un giovane magistrato di Bordeaux, Aurélien de Sèze (1799-1870): questi fu il primo amante di Aurore. Fu un'avventura breve, ma decisiva per le sorti del suo matrimonio. Aurore gli scriveva: «Nessuno parla come voi, nessuno ha il vostro accento, la vostra voce, il vostro sorriso, il vostro spirito, il vostro modo di guardare le cose e di esprimere le idee. Nessuno tranne me, Aurélien».Lettera a Aurélien de Sèze, 10 novembre 1825, in

Tornati a Nohant, i coniugi stabilirono di vivere in stanze separate, ignorandosi a vicenda. Mentre Aurore riprese a frequentare i suoi vecchi amici di La Châtre, Casimir preferì la compagnia delle bottiglie di vino, dividendole con Hyppolite, il fratellastro di Aurore. Il barone passò poi a rapidi amori con le serve del castello, mentre il 13 settembre 1828 ad Aurore nasceva la seconda figlia Solange (1828-1899), quasi certamente dall'amico di La Châtre, Stéphane Ajasson de Grandsagne (1802-1845). Tuttavia Aurore desiderava cambiare vita, andando a Parigi per impegnarsi, lavorare e dare libero sfogo alla sua passione per la letteratura: nel 1829 aveva già scritto il romanzo La marraine, che ella stessa poi sconfessò e che fu pubblicato soltanto postumo. Si accordò con il marito, lasciandogli la gestione e l'usufrutto dei beni di Nohant in cambio di una rendita di 3.000 franchi, riservandosi di trascorrere metà dell'anno a Nohant con i figli Maurice e Solange.

Da Aurore Dupin a George Sand

Aurore si stabilì nel gennaio 1831 a Parigi, andando a vivere insieme con il ventenne giornalista Jules Sandeau al Quai Saint-Michel 25. Entrambi collaborarono al giornale Le Figaro, scrivendo romanzi in collaborazione e firmandoli con lo pseudonimo «Jules Sand»: i primi furono Le Commissionnaire e Rose et Blanche, uscito nel dicembre 1831. Le prime considerazioni della critica le ebbe grazie alla pubblicazione, nel maggio dell'anno seguente, del romanzo Indiana, scritto dalla sola Aurore utilizzando lo pseudonimo «George Sand»: il successo fu notevole e a Parigi s'incominciò a parlare con interesse e curiosità di questo nuovo «scrittore».