Il Reno (AFI: ; Raggn o Ränn in dialetto bolognese, Rhenus in latino e Rén in dialetto bolognese settentrionale ed in ferrarese) è un fiume dell'Appennino tosco-emiliano. È il fiume più lungo dell'Emilia-Romagna dopo il Po; inoltre, fra i corsi d'acqua che sfociano nell'Adriatico a sud del Po, è il maggiore per superficie di bacino e portata d'acqua media alla foce.

Descrizione

Il suo corso, che misura (dalla sorgente più distante alla foce) 211 km, ne fa il decimo fiume italiano per lunghezza e per bacino idrografico, il sesto - sia per lunghezza che per bacino - fra quelli che sfociano in mare.

Nasce in Toscana in località Prunetta (frazione di San Marcello Piteglio in provincia di Pistoia) e si getta nel mare Adriatico presso Casal Borsetti, frazione di Ravenna.

Il bacino idrografico, di 4.628 km² è in gran parte sviluppato tra gli affluenti di destra a causa del vicino Panaro a ovest e della diversione a est artificiale in prossimità di Sant'Agostino (FE). Esso si snoda tra le province di Pistoia, PratoIl fiume non l'attraversa: è il bacino delle acque che rientra in parte nella provincia., Firenze, Bologna (quasi l'intera provincia vi rientra)Fanno eccezione, nella città metropolitana di Bologna, piccole porzioni montane, collinari e, soprattutto, parte del Persicetano e del Crevalcorese che tributano il Panaro e, quindi, il Po., Modena, Ferrara e Ravenna ed è abitato da quasi due milioni di persone. Nella parte iniziale del suo corso, soprattutto in Toscana, comprende territori montani e, in Emilia, anche zone ad elevatissima concentrazione industriale (ad esempio l'area metropolitana bolognese) e assai sviluppate ed evolute dal punto di vista agricolo.

Storicamente ha sempre costituito un'insostituibile cerniera fra Nord e Centro Italia. La sua valle, eccettuato l'aspro tratto iniziale (sostanzialmente inaccessibile fino alla metà del XIX secolo), è sempre stata un sicuro passaggio fra la Pianura Padana e il bacino dell'Arno.

Origine del nome L'idronimo Reno è di documentazione classica: compare in Silio Italico (Punica, VIII, 599) e in Plinio il Vecchio (Naturalis Historia, III, 16, 118). Come il più noto Reno dell'Europa centrale, si ritiene che derivi dalla base celtica *rēno- (con variante più recente *rīno-), riconducibile alla radice indoeuropea *rei- «scorrere» (greco antico rèo-, ρέω), col valore di «fiume, corrente, ciò che scorre»; s.v. renos. s.v. fleuve, p. 166. n. 2281, s.v. Rhenus fl. alla stessa serie si collegano l'idronimo bresciano Rino e l'appellativo di attestazione medievale rinus «corso d'acqua». Il significato di «mare» talvolta attribuito alla base corrisponde all'esito dell'antico irlandese rían «mare, oceano», riflesso della medesima radice. La forma latina attestata è Rhenus.

Storia

Nel 43 a.C., su un'isoletta del Reno presso l'allora colonia romana di Bononia, fu stipulato il patto costitutivo del Secondo triumvirato. Nella località di Sacerno, situata 14 km a nord-ovest di Bononia (oggi una frazione di Calderara di Reno), fu posta nel '700 una colonna in pietra per ricordare l'avvenimento.

L'attuale conformazione è il frutto di un lavoro di sistemazione idraulica e di bonifica della vastissima area paludosa delle valli emiliane e romagnole. Questo grandissimo sforzo si è sviluppato nei secoli, attraverso discussioni e contese fra le città di Bologna e Ferrara che hanno coinvolto i principali idraulici italiani. La cosiddetta “questione del Reno” è storicamente considerata come l'evento che ha fatto nascere la scuola idraulica italiana, poiché ha visto i maggiori interpreti della scienza idraulica in Italia prendere posizione a favore di una delle due città contendenti. La questione si è prolungata fino agli inizi dell'Ottocento, quando l'ingegnere di fiducia di Napoleone, Gaspard Riche De Prony, decide di collegare il Reno al Po Grande. Questa idea si concretizzerà nel Cavo Napoleonico, lungo 18 km che parte da Sant'Agostino e arriva a Salvatonica.

Durante l'Alto Medioevo il Reno era un affluente del Po, per alcuni periodi congiuntamente col Panaro. Nel corso del Basso Medioevo, il susseguirsi delle sue disastrose piene causò più volte l'impaludamento delle campagne ferraresi. Nel 1457, in seguito ad una disastrosa rotta alla Bisana di Castello d'Argile, il fiume si insinuò fra i due abitati di Cento e Pieve di Cento, tagliando i collegamenti viari. Nel 1522 il corso del fiume fu fatto prolungare fino all'altezza di Ferrara (frazione Porotto). Se ne avvantaggiarono i bolognesi, i cui terreni non furono più allagati. Invece i ferraresi ricevettero un grave dannoFrancesco Leopoldo Bertoldi, Memorie per la storia del Reno di Bologna raccolte dal canonico Francesco Leopoldo Bertoldi argentano, Ferrara, Pe' Socj Bianchi e Negri, Stamp. del Seminario, 1807, pp. 29 e segg.. Nel 1604 il fiume fu disalveato definitivamente dal PoVincenzo Galvani, Zaniolo nella storia. Storia del canale Zaniolo e delle attività agro-colturali del territorio imolese, Conselice, Publi&Stampa, 2015, p. 12.; il suo corso fu deviato verso l'antico confine tra il Ferrarese ed il Bolognese di Torre Verga e di Torre dell'Uccellino e condotto attraverso le valli di San Martino. Il Reno divenne il principale tributario della Valle Padusa.

Nel XVIII secolo, durante il pontificato di Benedetto XIV (il cardinale bolognese Prospero Lambertini, 1740-1758), furono eseguiti lavori che portarono a una modifica fondamentale dell'assetto idraulico: il fiume fu nuovamente deviato ed immesso in un canale artificiale costruito ex novo. Il canale, denominato Cavo Benedettino, nasce presso Sant'Agostino e scorre per 30 km in direzione Est, fino ad Argenta. Il Reno, completamente arginato, non allagò più la pianura ferrarese. Ma Ferrara perse lo sbocco in mare; ad Argenta (in località Traghetto) il fiume fu immesso nel letto del Po morto di Primaro. Nei suoi ultimi 40 km, il Reno scorre nel letto dell'antico fiume, sfociando nel mare Adriatico.

Nella seconda metà del XVIII secolo vennero convogliati nel Reno il Canale Navile di Bologna e il torrente Idice.

Infine, nel 1782 il corso del fiume, dalla BastiaLocalità oggi non più esistente situata pochi km a nord di Lavezzola, sulla riva destra del Po di Primaro. fino alla Madonna del Bosco (12,5 km), fu raddrizzato (Drizzagno di Longastrino), allo scopo di risparmiare gli abitati di Filo e Longastrino dal pericolo di inondazioni. Con lo stesso scopo, fu raddrizzato anche il tratto che costeggiava l'abitato di Argenta. Nel 1849 fu costruito alla Bastia il primo ponte, in legno, che attraversava il fiume in quel punto. Venne sostituito nel 1912 da un ponte in cemento armato. Distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, è stato successivamente ricostruito con qualche modifica.

Il corso del Reno ha oggi un andamento caratteristico: prima procede da sud (Appennini) a nord (pianura padana). Poi, dopo una improvvisa diversione (nei pressi di Sant'Agostino di Ferrara), si dirige nettamente da Ovest verso Est, fino all'ultimo tratto, di circa 1 km, in cui piega decisamente verso nord dopo avere aggirato e bordeggiato le Valli di Comacchio. Molta parte della letteratura individua ancora il tratto terminale e la sua foce come "Po di Primaro".

Regime delle acque

Con uno sviluppo di 124 km di arginature (fra le più alte e imponenti della pianura padana), il sistema idraulico del Reno è stato modificato: da affluente di destra del Po è stato trasformato in un corso d'acqua dal bacino indipendente. Le sue acque sono state deviate in canali artificiali, come lo Scolmatore di Reno (Cavo Napoleonico), il Canale di Reno (nel tratto successivo in uscita dalla città di Bologna chiamato Canale Navile), e il Canale di Savena (poi denominato "Savena abbandonato" in quanto scorre nell'alveo che era del fiume Savena fino alla sua immissione nell'Idice). Questi ultimi, derivando rispettivamente le acque dallo stesso Reno (alla Chiusa di Casalecchio) e dal Savena (alla Chiusa di San Ruffillo), le restituiscono al Reno nel suo tratto di pianura. Anche nel tratto montano esistono numerosi canali che fino a poco tempo fa erano a servizio di industrie locali; ad esempio le cartiere del Maglio (a Borgonuovo di Sasso Marconi), servita dal canale della Pila, e quella di Marzabotto, nella frazione di Lama di Reno.

Questi canali artificiali che prima prelevano acqua dal fiume e poi gliela restituiscono dopo pochi chilometri, sono ancora attivi e si prevede di utilizzarli per usi idroelettrici, come nel caso del canale della Pila sul quale è stata ricostruita completamente nell'inverno 2012-2013 la ex-centrale idroelettrica a turbina della cartiera del Maglio da parte della Geo Energy s.r.l. di Padova.

Si può affermare che, complessivamente, il Reno è un corso d'acqua sfruttato intensivamente per vari scopi (potabile, irriguo, industriale, ecc.) e che costituisce una risorsa idrica fondamentale per le zone che attraversa, peraltro densamente abitate e industrializzate.

A conferma di quanto appena asserito, basti osservare che a circa 8 km dalla foce, in località Volta SciroccoNelle immediate vicinanze della cascina Guiccioli, in località Le Mandriole, il 4 agosto 1849 morì Anita Garibaldi, spossata dal caldo e dalla lunga fuga., il Reno è sbarrato da una diga lunga oltre 120 metri, che ha lo scopo di creare un invaso a monte di acque dolci con un livello del pelo libero di 150 cm circa su quello medio del mare, impedendovi la risalita dell'acqua delle maree, sì che vi possa attingere l'acquedotto di Ravenna. Sebbene, a valle di Argenta, le dimensioni dell'alveo e la portata potrebbero consentirne la navigazione, seppure a natanti di modesta stazza, il fiume, se si eccettuano alcuni traghetti (ad esempio quello in località Sant'Alberto) non è assolutamente sfruttato a tale scopo; nemmeno l'ampio estuario, a causa della distanza da centri abitati o insediamenti industriali.

È curioso, tuttavia, osservare che, per quanto possa sembrare incredibile, la portata media alla foce del Reno è la stessa, in termini di acque dolci, del Tamigi, ancorché in quest'ultimo, tipico "fiume di marea", le portate in afflusso e deflusso delle maree svolgano un ruolo fondamentale per la navigazione, per tacere della maggiore regolarità dei deflussi.

Il corso e gli affluenti

Prende il nome di Reno in provincia di Pistoia a 745 m s.l.m., dove i due rami del Reno di Prunetta (lungo circa 4 km, con sorgente a quota 1045 m fra i Poggi Piaggette e Castello, nel massiccio Le Lari, in località Prunetta nel Comune di San Marcello Piteglio Pistoia che è il vero ramo sorgentizio) e del Reno di Campolungo si uniscono presso la località Le Piastre (al valico del Poggiolo, nel Comune di Pistoia). Nel tratto montano, da Pracchia (frazione montana di Pistoia) fino a Ponte della Venturina (frazione di Alto Reno Terme), marcando col suo corso il confine fra Emilia-Romagna e Toscana, attraversa, copioso d'acque in ogni stagione, una selvaggia e boscosissima gola di oltre 14 km percorsa anche dalla linea ferroviaria Bologna-Porretta-Pistoia che scorre sul fondo di essa con opere d'arte (ponti, gallerie, muri di sostegno) che rappresentano un vero capolavoro d'ingegneria dell'epoca di costruzione.