Gli arabi cristiani () costituiscono una comunità di etnia araba e di religione cristiana. Sono concentrati per la maggior parte nei Paesi arabi, in particolare in Medio Oriente, dove costituiscono una significativa minoranza religiosa in un'area a maggioranza musulmana.

La comunità araba cristiana si è costituita sia attraverso la cristianizzazione di popolazioni di etnia araba nei periodi antichi, come i Nabatei, i Lakhmidi e i Ghassanidi, che attraverso l'arabizzazione di varie popolazioni di lingua aramaica e copta nel corso del Medioevo. Vaste comunità arabe cristiane, in particolare quelle della Siria storica, sono emigrate a partire dalla fine del XIX secolo verso l'America, costituendo nei Paesi di destinazione delle significative comunità. Gli arabi cristiani hanno svolto un ruolo fondamentale nella nahda e nella formazione di un'identità araba moderna e del nazionalismo arabo e ricoprono oggi un importante ruolo in ambito sociale, politico, culturale ed economico nel mondo arabo. Nei Paesi arabi risiedono poi altre comunità tradizionalmente cristiane, tra le quali gli assiri e gli armeni, i quali tuttavia mantengono un'identità etnica e culturale separata da quella dei correligionari arabi.

Identità

Non tutti gli arabofoni nel Vicino Oriente si considerano etnicamente arabi. Essi ammettono tuttavia che la parola arabo possa essere ricollegata ad alcuni aspetti della loro identità culturale, per sottolineare aspetti politici, linguistici, etnici o genealogici). Alcuni libanesi (perlopiù maroniti) enfatizzano i legami veri o presunti del Libano con le antiche culture Fenicie, Aramee o dei Mardaiti.Proprio reclamando un diretto legame con il sostrato fenicio del Paese, ad esempio, nacque il movimento politico-culturale dei "Guardiani del Cedro" (Haras al-arz), per impulso del letterato Saʿīd ʿAql, noto per aver proposto una riforma dell'alfabeto arabo con l'introduzione di caratteri latini. Il suo movimento politico si connotò per un chiaro orientamento iper-nazionalistico, finendo con il militare con sue milizie accanto ad altre formazioni cristiane - Katāʾeb (Falangi) di Pierre Giumayyil e dei suoi figli, Partito dei Liberi Nazionalisti di Camille Chamoun e formazioni di Sulaymān Farangiyye - nel corso della prima e più devastante guerra civile. Tuttavia, altri maroniti sono etnicamente arabi, come i Banu al-Mashruki, clan dei Kahlan. Tra i più eloquenti ed evidenti esempi si possono ricordare i Ghassanidi che dominarono l'area siro-palestino-giordanico-libanese in epoca bizantina.

Alcuni dei più importanti e influenti nazionalisti vicino-orientali, di ovvio orientamento laicizzante, sono arabi: cristiani greco-ortodossi come Michel Aflaq, fondatore del partito del Ba'th, George Habash, fondatore del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (FPLP), Nāyef Hawatmeh, fondatore del Fronte Popolare Democratico per la Liberazione della Palestina (FPDLP), e Constantin Zureyq.

Storicamente, un numero di sette minoritarie cristiane che furono perseguitate come eretiche sotto il dominio bizantino (come i monofisiti) all'epoca godettero di una libertà religiosa assai maggiore a seguito dell'iniziale conquista islamica dell'area vicino-orientale di quella di cui potevano usufruire sotto il governo di Costantinopoli.

Dottrina Come gli arabi musulmani e i mizrahìm, i cristiani arabofoni si riferiscono a Dio chiamandolo Allah (), dal momento che questa parola significa semplicemente "Iddio". L'uso del termine "Allāh" nelle Chiese cristiane arabofone risale a diversi secoli prima della comparsa dell'islam. Inoltre i cristiani arabofoni si riferiscono a Gesù chiamandolo Yasūʾ (), e normalmente non lo usano come nome di persona.

Dalla metà del XIX secolo in poi alcuni arabi delle regioni del cosiddetto Levante si sono convertiti al protestantesimo, più sovente accostandosi alle Chiese battiste e metodiste. Ciò è più che altro dovuto a un'influenza esercitata dall'opera di missionari evangelici provenienti dagli Stati Uniti d'America.

Storia

Varie popolazioni arabe si convertirono al cristianesimo sin dai primi secoli. Tra esse vanno annoverati, a partire dal I secolo, i Nabatei e i Ghassanidi, i quali erano d'origine meridionale (Qaḥtani) e parlavano sud-arabico, come pure il greco, ma anche buona parte dei Lakhmidi. Questi ultimi, con i Ghassanidi, proteggevano le frontiere sud-orientali dell'Impero romano, e poi bizantino con l'Arabia settentrionale. Le tribù dei Banu Tayy, degli ʿAbd al-Qays e dei Banu Taghlib erano note anche per essere state prevalentemente cristiane prima dell'Islam. L'oasi fortemente urbanizzata di Najrān nello Yemen fu un importante centro cristiano e capolinea della principale via carovaniera che giungeva fino a Gaza sul Mediterraneo, diventata tristemente nota per le persecuzioni patite ad opera del tubbāʿ himyarita giudaizzato Abu Nuwas. Il principale esponente degli arabi di Najran durante il periodo delle persecuzioni, al-Ḥārith, fu canonizzato con il nome di Sant'Areta.

I cristiani arabofoni coesistettero abbastanza pacificamente con i fedeli di altre religioni del Vicino Oriente (tra cui l'ebraismo). Anche dopo la rapida espansione dell'Islam, a partire dal VII secolo, nonostante le conquiste islamiche (futūḥāt), molti cristiani scelsero di non convertirsi all'Islam e conservarono la loro fede. Come "Popolo del Libro" (Ahl al-Kitab), ai cristiani sotto dominio islamico furono riconosciuti i diritti a praticare il proprio culto in base al disposto della Shari'a, senza tema di persecuzioni, pur venendo assoggettati al pagamento di un'imposta "di protezione" (Jizya), da versare in solido e, successivamente, in numerario. L'imposta non colpiva schiavi, donne, bambini, sacerdoti e monaci, vecchi e malati, venendo a incombere solo sugli uomini validi, Shahid Alam, "Articulating Group Differences: A Variety of Autocentrisms", in: Journal of Science and Society, 2003. Patricia Seed, Ceremonies of Possession in Europe's Conquest of the New World, 1492-1640, Cambridge University Press, Oct 27, 1995, pp. 79-80. eremiti o poveri. Ali, Abdullah Yusuf, The Holy Quran, Medina, King Fahd Holy Qur'an Printing Complex, 1991.

I cristiani arabofoni hanno garantito significativi contributi alla civiltà araba e ancora lo fanno. Numerosi tra i più sensibili esponenti delle letteratura araba furono arabi cristiani, e molti arabofoni furono medici, scrittori, funzionari di alto livello e uomini di cultura e di lettere.

Distribuzione Il maggior numero di arabi cristiani vive: in Libano (dal 39 al 45% della popolazione, pari a circa libanesi); in Egitto (intorno al 10% della popolazione, pari a oltre 11 milioni di egiziani); in Siria (- سمير عبده,الطوائف المسيحية في سوريا, نشاتها تطورها تعدادها, p. 33 (Samir ʿAbdo, "Confessioni cristiane in Siria, Loro origine, sviluppo e consistenza", p. 33.)); in Giordania (); in Israele e nei territori palestinesi () SOCIETY: Minority Communities, Israeli Ministry of Foreign Affairs. Inoltre, i maltesi sono prevalentemente cristiani e, seppur non identificati come arabi, parlano una lingua derivante dal siculo-arabo.

Importanti sono altresì le comunità arabe emigrate nelle Americhe, in special modo in Argentina, Brasile, in Colombia, in Repubblica Dominicana, in Ecuador, in Canada () e negli Stati Uniti d'America, tra cui sono presenti molti cristiani della diaspora. Solo in Brasile il numero stimato della popolazione con ascendenze arabe nel 2007 superava i 12 milioni, quasi tutti cristiani. In Australia gli arabi sono infine circa , la maggioranza dei quali cristiani.

Libano Il Libano è stato inizialmente creato dalla Francia per i cristiani della zona, che all'epoca della sua fondazione costituiva il gruppo religioso dominante con circa l'80% della popolazione totale, rendendo così il Libano l'unica nazione araba dominata dai cristiani e non dai musulmani. Il Libano contiene il più alto numero di cristiani in proporzione alla sua popolazione totale. È noto che costituissero circa il 55% della popolazione del Libano prima della guerra civile libanese, ma la loro percentuale potrebbe essersi ora abbassata al 40% (). Appartengono in gran parte alla Chiesa maronita, con una minoranza ragguardevole appartenente ai cattolici greco-ortodossi e greco-melchiti, oltre agli altri. C'è comunque insicurezza sulle cifre esatte perché non si tiene un censimento ufficiale in Libano dal 1932.

In base al Patto Nazionale del 1943, che ha definito il carattere multiconfessionale dello Stato libanese, il presidente deve sempre essere un cristiano cattolico maronita, il primo ministro un musulmano sunnita e il presidente del parlamento un musulmano sciita.

Egitto

Malgrado la maggioranza degli egiziani sia di fede mussulmana sunnita, vi sono 6-8 milioni di cristiani egiziani, in grandissima maggioranza copti.

La Chiesa cattolica in Egitto ha un numero di fedeli valutato dell'ordine di fedeli (articolati su una diocesi patriarcale e altre 7 diocesi). Altrettanto dicasi per gli anglicani. Non è possibile differenziare con precisione i copti dagli arabi, dal momento che in Egitto, fin dall'XI secolo, vi fu una significativa immigrazione dal Vicino Oriente, specialmente siriana e libanese, come pure si ebbe un imprecisabile numero di conversioni fra gli arabi egiziani durante il periodo della dominazione britannica.

In Egitto le Chiese cattoliche sono la latina, la greco-melchita, la armena, la maronita, la siriaca e la caldea.

Siria

In Siria, i cristiani formavano poco meno del 15% della popolazione (circa 1,2 milioni di persone) sotto il censimento del 1960, ma non si è tenuto nessun censimento più recente. Stime correnti li stabilizzano al 10% circa della popolazione (), calo dovuto alla natalità inferiore e ai più alti livelli di emigrazione rispetto ai compatrioti musulmani.

Giordania

In Giordania i cristiani costituiscono quasi il 7% della popolazione (circa persone), sebbene la percentuale sia stata del 18% ai primi del XX secolo. Questo drastico abbassamento delle cifre è dipeso in larga misura dall'affluenza di arabi dal Ḥijāz dopo la prima guerra mondiale e dal calo della natalità se messo a paragone con quello dei musulmani. Il 70-75% dei cristiani giordani aderisce alla Chiesa ortodossa orientale, l'altra parte alla Chiesa cattolica, con una piccola aliquota di protestanti. I cristiani sono bene integrati nella società giordana e fruiscono di un elevato livello di libertà. Quasi tutti i cristiani appartengono alle classi media e alta, tanto che si può affermare che i cristiani godano di maggiori opportunità economiche e sociali in Giordania che nel resto del Vicino Oriente islamico. Sebbene essi rappresentino meno del 10% della popolazione totale, i cristiani godono di una rappresentanza parlamentare leggermente sovradimensionata (circa il 10% del Parlamento giordano) e hanno importanti incarichi ministeriali (dicasteri con portafogli), amministrativi, diplomatici e hanno conseguito e conseguono elevati gradi militari nelle forze armate del Paese.

Ai cristiani giordani è concesso lasciare i loro posti di lavoro nei settori pubblico e privato per partecipare alle cerimonie sacre della domenica. Tutte le cerimonie religiose cristiane praticate dai fedeli sono riconosciute e celebrate dallo Stato giordano. I cristiani hanno stabilito buone relazioni con la famiglia reale e i vari funzionari governativi giordani e godono di loro proprie corti ecclesiastiche in materia di statuto personale.

Israele e territori palestinesi

Circa il 2,4%, ossia palestinesi nei territori occupati della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, è cristiano, mentre il quadruplo di essi (ossia persone) vive nella diaspora.