Il castello di Serravalle si trova all'imbocco della Valle di Blenio, a 400 mt a nord del villaggio di Semione (oggi Serravalle). Il nome del castello attesta il suo scopo: infatti è posto su uno sperone roccioso di forma allungata, in posizione strategica di controllo della valle, dominando la strada N-S che da Biasca porta all'antico valico del Lucomagno. Oggi si accede a N del castello percorrendo la strada comunale che attraversa Semione, e quindi scendendo per la stradina sterrata corrispondente all'antica via di accesso al castello.

Storia e documentazione Essendo la Valle di Blenio interessata dal passo del Lucomagno, ed essendo il valico il più basso attraversamento nelle Alpi centrali, è sempre stata abitata o frequentata sia da pellegrini che da eserciti che anche da commercianti. Dal punto di vista archeologico i reperti più antichi rinvenuti nella valle risalgono all'epoca preistorica (sempre reperti sporadici); dell'età del Ferro sono state rinvenute tombe a Dongio, Semione, Olivone; altre di epoca preromana a Biasca; di epoca Romana si sono trovate monete sul passo del Lucomagno, alcuni reperti ad Olivone, e poi un tesoretto di ben 2000 monete di IV sec. a Malvaglia. Negli scavi di Serravalle si è trovata una punta di freccia in selce Neolitica ed una moneta di Antonino Pio (138-161). Di epoca medievale abbiamo i resti di alcune case aggrappate alla roccia chiamate "Case dei Pagani" di cui si riconosce quella sopra Malvaglia, visibile dal castello di Serravalle.

Dal punto di vista documentario sono molto scarsi i riferimenti al castello. Ne abbiamo sostanzialmente tre: Atto Testamentario del vescovo Attone di Vercelli del 948: si elencano in modo generico i vasti beni da lui posseduti in Valle di Blenio, e ceduti al capitolo del Duomo di Milano; fra essi vi sono castelli, chiese, mulini, vigne, prati, pascoli, alpi e boschi. Il secondo documento datato 1224 e non completo, cita esplicitamente il castello di Serravalle attestandone la distruzione. Nella sua deposizione Guido da Torre afferma che Federico Barbarossa era arrivato a Serravalle avendo mire espansionistiche verso S; racconta che Federico I Hohenstaufen vi soggiornò 4 giorni (verosimilmente nel 1176), prese il castello con truppe giunte da N attraverso il Lucomagno, e lo affidò a suo padre Alcherio da Torre signore di Blenio e sostenitore dell'imperatore; ma nello stesso anno il Barbarossa fu sconfitto dalle truppe della Lega Lombarda nella battaglia di Legnano (29.5.1176), a sèguito della quale i Milanesi salirono nella valle (fra il 1176 e il 1180) e distrussero il castello (= Serravalle I), confermato dagli scavi archeologici. Un documento indiretto è il Patto di Torre del 1182 con il quale i valligiani di Blenio e di Leventina si impegnavano reciprocamente ad assediare il castello di Curterio eretto nel territorio dell'ex comune di Torre, ed ingiungevano al signore del castello Artusio di Torre di consegnare il castello all'Arciprete entro una settimana e che se questo non fosse avvenuto, che né lui né i suoi famigliari né alcun suo successore avrebbero più avuto alcuna attività pubblica nel loro territorio. Inoltre giurarono che non avrebbero più accettato alcun podestà ad amministrare la giustizia. Con questo patto i cittadini delle tre valli ambrosiane (Blenio, Leventina, Riviera) si liberarono da ogni signoria locale. Di fatto vennero distrutti tutti i castelli esistenti nel territorio. Questo spiega perché il castello di Serravalle II fu ricostruito solo dopo 50 anni di abbandono. Il terzo documento che cita il castello di Serravalle è redatto da Enrico Orelli nel 1235 ("Actum in Bellegnio ad Seravalem"). Agli inizi del XIII secolo Rodolfo de Orelli si insediava a Biasca come vicario. La famiglia Orelli di Locarno amministrò e controllò la valle avendo ricostruito il castello e facendone la loro residenza (Serravalle II) fino al 1340. Altri scritti attestano che agli Orelli seguirono i Visconti di Oleggio fino al 1356, i quali cedettero il castello ai Pepoli di Bologna fino alla sua definitiva distruzione nel 1402 dopo la morte di Gian Galeazzo Visconti. Ulteriori fonti scritte indicano Serravalle come sede di tribunale, oppure luogo di emissione dei relativi documenti (sentenze pronunciate e pubblicate). Questo lo si riconosce nell'area antistante la chiesa di Santa Maria di Castello, davanti alla quale vi è un porticato quadrato coperto, caratterizzato da sedili in pietra sui tre lati e l'affresco della Giustizia al di sopra della porta di ingresso alla chiesa. Il tribunale è citato per la prima volta in un documento del 1329. Probabilmente fu risparmiato dalla distruzione del 1402 in quanto parte integrante della chiesa.

Le tappe storiche del Castello di Serravalle sono: 900 ca. – 1180 ca. Serravalle I fondazione del primo castello e sua prima distruzione 1180 ca. – 1230 ca. periodo di abbandono 1230 ca. – 1402 Serravalle II ricostruzione del castello e sua distruzione definitiva.

Non sappiamo chi distrusse il castello nel 1402. Ma dopo la morte del duca di Milano Gian Galeazzo Visconti (03.09.1402) il maggiore indiziato è Alberto di Sacco (signore della Val Mesolcina) che proprio nel 1402 conquistò Bellinzona e la Valle di Blenio, che però ritornarono successivamente sotto il dominio milanese (1422).

Nell'ambito dei fenomeni della buzza di Biasca del 1515, il lago temporaneo che si era formato (del volume di circa 130 milioni di metri cubi d'acqua) che aveva sommerso il paese di Malvaglia, era arrivato con la sua superficie a lambire il castello di Serravalle.

Il Castello

Le prime tracce di insediamento risalgono al periodo altomedievale (Serravalle I): gli scavi archeologici hanno rivelato una fase molto più antica di quella un tempo ipotizzata, che risale al 900-1150, resti in genere poco visibili, mentre le strutture attualmente in vista sono di epoca tardo medievale. Il castello venne definitivamente distrutto nel 1402, come attestato sia da fonti scritte che dagli scavi archeologici effettuati.

Mentre si è conservata buona parte del perimetro e della planimetria del castello, manca invece gran parte dell'alzato e dei piani superiori. Della distruzione intenzionale del castello testimoniano numerosi blocchi di crollo delle murature (oltre 40) visibili nella parte N e centrale della rocca.

Le evidenze architettoniche superstiti sono situate su tre livelli determinati dallo sperone roccioso sottostante: a N vi è il primo livello, il più alto, che comprende la torre rotonda (1) protetta poco più sopra da un muro di cinta ad angolo acuto, poi l'ingresso fortificato (5) al castello, e poi il palazzo con tre stanze (3) con annesso piccolo locale della latrina; al secondo livello, quello centrale, abbiamo una cucina (2) con una torre dell'acqua o pozzo semicircolare alta mt 18, poi un cortile interno (4) con un loggiato aperto con tre colonne in muratura, mentre verso S c'è un ambiente riscaldato da un camino, ed infine un ultimo locale probabilmente una torre difensiva che racchiudeva il palazzo; segue il terzo livello alla quota più bassa, caratterizzato da un ampio cortile esterno protetto dalle mura di cinta (edificate verso il 1350) con a ridosso diversi ambientini (7), probabili stalle, depositi, officine, ecc., ed in fondo la chiesa di Santa Maria del Castello (8) edificata nel XIV sec. ma la cui struttura attuale è del XVI sec.

Nonostante le indagini accurate effettuate ed i dati raccolti, alcune questioni ed aspetti del castello restano aperti e non chiariti, p.es. quello riguardante il numero di piani esistenti. Sicuramente il secondo castello (Serravalle II) era una costruzione massiccia, di qualità, con muri a doppia facciata, eseguita da maestranze esperte, dotata di finestre (anche se non sono stati rinvenuti resti di vetrate), e a carattere signorile (come attestano diversi oggetti rinvenuti negli scavi effettuati), con locali con pareti affrescate e riscaldati da caminetti.

Recupero e restauri

Ripristino accessibilità e ricostruzioni arbitrarie Dopo la sua distruzione nel 1402 il castello non fu più abitato e restò in completa rovina e abbandono per più di 500 anni . L'architetto zurighese Eugen Probst, fondatore e primo presidente dell'Associazione Svizzera dei Castelli, promosse numerosi interventi di recupero e restauro di castelli in Svizzera, tra cui quello di Serravalle, eseguito tra il 1928 e il 1930. All'epoca, tuttavia, gli interventi di restauro non erano ancora improntati al rigore scientifico richiesto oggi e venivano spesso condotti con criteri approssimativi e arbitrari. Di conseguenza, una parte significativa delle testimonianze storiche e archeologiche andò irrimediabilmente perduta. Probst procedette innanzitutto allo sgombero delle macerie per rendere nuovamente accessibile il sito, rimuovendo il materiale senza effettuare indagini stratigrafiche né recuperare sistematicamente gli eventuali reperti. Tra i detriti conservò soltanto alcuni blocchi di pietra squadrati, che riutilizzò nella ricostruzione di diverse porzioni murarie. In particolare, ricostruì in modo fantasioso alcuni dettagli architettonici dell'elevato, come l'ingresso ad arco del locale (3) della rocca principale, rendendo oggi difficile distinguere le strutture originali da quelle ricostruite. Tuttavia una certa documentazione Probst l'ha lasciata, anche se non sistematica, ma è stato possibile completarla col ritrovamento in archivi pubblici e privati di numerose fotografie dell'epoca, grazie alle quali si è potuto ricostruire lo stato di conservazione del castello prima dei lavori. In modo particolare alcuni scatti eseguiti dal fotografo locale Roberto Donetta che documentò il castello prima dell'inizio dei lavori e durante gli interventi di messa in luce e restauro dei suoi resti. In esse si vede che il castello era invaso da una folta vegetazione.

Scavi archeologici Gli scavi archeologici intrapresi nel 2002-2006 sono stati preceduti dal rilievo completo del sito per una documentazione preliminare dell'esistente. Sono poi state effettuate indagini con georadar per rilevare strutture esistenti in profondità; come pure si è mappata la profondità e la conformazione della roccia sottostante con il metodo della sismica a rifrazione. Le indagini archeologiche hanno interessato complessivamente 63 aree, tutta la superficie interna del castello, mentre al suo esterno alcuni settori a N e ad W della Torre Rotonda (1), e poi altre aree ai piedi della Torre dell'Acqua o Pozzo. Nonostante gli interventi distruttivi degli anni 1928-1930, in molte aree è stato possibile ricostruire la sequenza stratigrafica completa. Lo strato d'incendio in cima a tutti testimonia la distruzione violenta e definitiva del secondo castello nel 1402, rappresentando così il terminus ante quem per tutti gli strati sottostanti. Naturalmente durante gli scavi sono stati recuperati numerosissimi reperti seppure molto frammentati, di diverse classi di materiali.

Valorizzazione e fruibilità

Il progetto di valorizzazione del castello ha voluto non solo recuperare le vestigia e la sua memoria, ma anche reinserirlo nel territorio circostante. La sistemazione globale dell'area ha riguardato quella territoriale, quella archeologico-architettonica, e quella della sua fruizione attuale. Prima di tutto si è curato che il castello diventasse visibile anche da lontano, eliminando la vegetazione spontanea circostante ed eliminando piante che ne impedivano la visuale. È stata ripristinata la rete dei sentieri sia attorno che all'interno del castello. È stata realizzata una illuminazione del monumento che fosse efficace ma anche la più discreta possibile. Si sono ricostruiti i due accessi principali, quelli originali riportati in luce con gli scavi: l'accesso N che portava al locale fortificato (5) è stato completato con la costruzione della rampa; nel cortile esterno è stata ricreata la rampa di accesso ad E (6).