Non c'è pace senza giustizia (No Peace Without Justice - NPWJ) è un'associazione senza fini di lucro legata al Partito Radicale Transnazionale, fondata da Emma Bonino nel 1993come dichiarato dalla stessa associazione sul proprio sito web: npwj.org, costituita nel 1994 a seguito di una campagna dello stesso per l'istituzione del Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia e della Corte penale internazionale, che lavora per la protezione e la promozione dei diritti umani, della democrazia, dello Stato di diritto e della giustizia internazionale.

Tra i campi di azione di NPWJ vi sono la promozione delle riforme democratiche nella regione del Medio Oriente e Nordafrica, attraverso la creazione di un dialogo costruttivo tra governi, parlamenti e società civile; una campagna per la ratifica e l'effettiva implementazione del protocollo di Maputo sui diritti delle donne in Africa e in particolare sull'eradicazione delle mutilazioni genitali femminili; il rafforzamento di un efficace sistema di giustizia penale internazionale per la prevenzione, la deterrenza e il perseguimento di crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio.

La strategia di NPWJ è volta a diffondere consapevolezza e a stimolare il dibattito pubblico, anche attraverso l'organizzazione di eventi quali conferenze o seminari in cooperazione con governi e società civile. Inoltre NPWJ offre, attraverso il lavoro di esperti legali, assistenza tecnica ai governi in occasione di negoziati su documenti relativi ai diritti umani nonché per l'adattamento delle diverse legislazioni nazionali. Infine NPWJ ha una lunga esperienza sul campo di attività di conflict mapping e di documentazione di vaste violazioni del diritto umanitario.

NPWJ gestisce, insieme alla Turkish Economic and Social Studies Foundation (Tesev) e allo Yemeni Human Rights Information and Training Centre (HRITC), l'attuazione del cosiddetto Democracy Assistance Dialogue (DAD) Program, promosso da Italia, Turchia e Yemen nell'ambito del Forum for the Future, pensato per favorire un dialogo costruttivo tra i governi, i parlamenti e la società civile del Medio Oriente allargato e Nord Africa. NPWJ è parte dello direzione della Ngo Coalition for the Icc (Cicc) ed è associazione costituente il Partito Radicale Transnazionale, che dal 1994 è una organizzazione non governativa con status consultivo presso l'Ecosoc delle Nazioni Unite.

Campagna per l'istituzione della Corte penale internazionale Nel 1994 Non c'è pace senza giustizia dà vita ad un movimento internazionale volto ad ottenere la definizione di una data certa per l'istituzione della Corte penale internazionale (CPI), attraverso un appello pubblicato nel 1996 sui maggiori quotidiani del mondo e sottoscritto da decine di leader mondiali e da oltre 700 parlamentari. L'appello, consegnato ufficialmente al presidente della 51ª Assemblea generale dell'ONU, contribuisce a far sì che l'Assemblea generale decida di istituire una commissione preparatoria dell'ONU incaricata di stendere una proposta di Statuto e di convocare una conferenza diplomatica istitutiva della CPI.

Mentre centinaia di organizzazioni non governative si riuniscono sotto l'ombrello della International Coalition for the ICC con lo scopo di mantenere forte la pressione verso i paesi membri dell'ONU affinché la Conferenza diplomatica venga convocata in tempi brevi, nel 1997 NPWJ lancia ufficialmente la campagna per l'istituzione della Corte penale internazionale con una conferenza a Parigi. È la prima di cinque conferenze internazionali tenutesi nell'arco di un anno in vista della Conferenza diplomatica che, grazie anche al lavoro diplomatico e all'impegno dell'Italia, verrà convocata a Roma nel giugno del 1998.

Durante la Conferenza diplomatica di Roma, NPWJ dà inizio al Judicial Assistance Program (JAP) col quale, per tutte le cinque settimane di durata dei lavori, vengono offerti pro bono assistenti giuridici qualificati a piccole delegazioni governative, al fine di garantire la loro piena partecipazione a tutte le riunioni. Si tratta di giovani giuristi provenienti da diversi paesi del mondo che gratuitamente si mettono a disposizione delle delegazioni presenti.

A seguito dell'adozione dello statuto il 17 luglio 1998, NPWJ lancia la campagna "Ratificare subito!", tesa al raggiungimento delle 60 ratifiche necessarie per l'entrata in vigore del trattato. In questo ambito, tra il marzo del 1999 e l'ottobre 2002, vengono organizzati undici incontri internazionali in tutto il mondo, cui partecipano ministri, parlamentari ed esperti giuridici, insieme a una serie di corsi di formazione su vari aspetti del diritto penale internazionale per rappresentanti di governo, insegnanti, giuristi, studenti e altre figure professionali.

Lo statuto della Corte penale internazionale ottiene le 60 ratifiche necessarie a quattro anni dalla sua approvazione ed entra formalmente in vigore il 1º luglio 2002.

Le missioni sulle gravi violazioni del diritto internazionale Le missioni in Kosovo

Nel 1998, a nemmeno un mese dall'adozione dello Statuto della CPI, Non c'è pace senza giustizia invia una squadra di esperti legali nei Balcani per investigare sulle violazioni del diritto umanitario internazionale nella regione. Il rapporto sulla missione, pubblicato dopo quattro mesi di ricerche ed investigazioni, è stato presentato ai colloqui di Pace di Rambouillet (Francia, febbraio 1999) e alla Commissione dell'ONU per i diritti umani di Ginevra. Sulla base di questo documento, NPWJ è stata scelta come partner esecutivo di un progetto di documentazione su ampia scala iniziato nel 1999 su iniziativa dell'International Crisis Group e finanziato dall'Unione europea. Il progetto ha contribuito a completare il lavoro di documentazione intrapreso dal Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia, fornendo ulteriori informazioni organizzate in forma digitale sulle gravi violazioni del diritto internazionale in Kosovo e facilitando così il riscontro probatorio. Si è trattato della più grande operazione non governativa di documentazione e investigazione sul campo. L'International Crisis Group ha pubblicato un libro intitolato Reality Demands che analizza i mesi trascorsi in Kosovo e la procedura investigativa adottata.

La missione in Sierra Leone

Nell'agosto del 2000, NPWJ avvia il programma di assistenza giuridica (JAP) per la Sierra Leone fornendo esperti legali pro bono non solo alla missione del paese presso le Nazioni Unite ma anche presso l'ufficio del ministro della Giustizia a Freetown. I giuristi inviati nella capitale assistono il governo della Sierra Leone nei negoziati per l'istituzione di una Corte Speciale per i crimini commessi nel decennio della guerra civile (Corte speciale per la Sierra Leone). Dopo questa prima fase, NPWJ ha esteso la propria presenza nel paese conducendo un progetto triennale di informazione pubblica, di corsi di formazione per giuristi, avvocati, magistrati e organizzazioni locali, culminante nella ideazione del Conflict Mapping (Mappatura del conflitto), un programma simile a quello condotto in Kosovo ma più ampio e sofisticato, volto a ricostruire la catena degli eventi susseguitisi nei dieci anni di conflitto attraverso una scrupolosa selezione di testimoni chiave in tutto il paese.

La campagna per l'abbandono delle mutilazioni genitali femminili

Il principale obiettivo di NPWJ è quello di giungere all'abbandono della pratica delle mutilazioni genitali femminili attraverso una serie di iniziative volte ad aumentare la consapevolezza e la conoscenza dei cittadini e dei governanti che tale pratica tradizionale costituisce una grave violazione dei diritti umani, fornendo al tempo stesso strategie e soluzioni attraverso le quali si possa raggiungere questo obiettivo come, ad esempio, programmi di informazione pubblica e incontri internazionali sulle norme legislative al riguardo.

La prima fase della campagna inizia ufficialmente il 10 dicembre 2002 a Bruxelles, dove Non c'è pace senza giustizia in collaborazione con AIDOS (Associazione italiana donne per lo sviluppo) e altre sette organizzazioni africane, lanciano il progetto internazionale Stop FGM! presentando alla stampa un appello contro le mutilazioni genitali femminili sottoscritto da centinaia di personalità internazionali, in maggioranza africane. L'obiettivo di questa prima fase è quello di costruire e consolidare la collaborazione già in atto da diversi anni tra le organizzazioni africane e quelle internazionali che lottano per l'eradicazione delle MGF e al tempo stesso spingere l'opinione pubblica africana e araba a guardare con favore all'abbandono della pratica. Il momento centrale di questa fase è rappresentato dalla "Consulta afro-araba di esperti sugli strumenti legali per la prevenzione delle MGF" riunitasi al Cairo dal 21 al 23 giugno 2003, che vede la partecipazione di decine di governi e dei rappresentanti delle tre religioni monoteiste concordare sulla necessità di interrompere questa pratica tradizionale. La consulta si conclude con l'adozione di una dichiarazione solenne che è oggi alla base di tutte le iniziative internazionali per gli strumenti legislativi contro le MGF.

Nel 2004 Non c'è pace senza giustizia avvia la seconda fase della campagna Stop FGM!, strutturata in diverse attività nella regione africana. Questa seconda fase, che ottiene il finanziamento dell'UNICEF e del governo italiano, consiste in una campagna internazionale per la ratifica del protocollo di Maputo (il trattato aggiuntivo alla Carta africana dei diritti umani che riguarda i diritti delle donne) adottato dall'Unione africana nel luglio del 2003. Nel protocollo di Maputo vengono specificate le misure relative all'eliminazione delle discriminazioni contro le donne, riaffermando il diritto alla dignità, alla vita, all'integrità e alla sicurezza della persona, all'eliminazione delle pratiche lesive, alla protezione della donna nei conflitti armati, il diritto all'educazione e alla formazione, il diritto al benessere economico e sociale, alla salute e alla procreazione. In particolare nell'articolo 5 del protocollo si specifica che le pratiche definite tradizionali e gravemente lesive per donne e bambine, in particolare le MGF, dovrebbero essere proibite e condannate. Per sollecitare e convincere i governi africani a ratificare il protocollo di Maputo, NPWJ organizza, in collaborazione con i suoi partner, una serie di conferenze regionali che coinvolgono i governi dei paesi a tradizione escissoria, le organizzazioni e le associazioni che si occupano di MGF, medici, avvocati, magistrati, giornalisti, insegnanti e amministratori locali.

La seconda fase della campagna viene avviata in occasione della Conferenza di Nairobi, tenutasi nel settembre 2004 in cooperazione con il Governo del Kenya, e raggiunge il suo obiettivo principale nel novembre del 2005 con l'entrata in vigore del Protocollo di Maputo a seguito del deposito degli strumenti di ratifica da parte di 15 paesi africani.

La terza fase della campagna per il biennio 2007-2009 si concentra nell'Africa subsahariana (Etiopia, Eritrea, Sudan). Il programma, elaborato dall'UNICEF in collaborazione con AIDOS, NPWJ e TOSTAN, finanziato dalla Cooperazione Italiana, rilancia la campagna Stop FGM! allargando il numero dei paesi africani coinvolti e puntando alla costruzione di un ambiente culturale, sociale e legale che favorisca l'abbandono della pratica. La strategia prevista è volta a contribuire all'approvazione di leggi sulle MGF, affinché i paesi rispettino le indicazioni della Dichiarazione del Cairo nonché alla ratifica ed adeguamento legislativo del protocollo di Maputo.

Strategie per promuovere la democrazia nel Medio Oriente La Conferenza di Sana'a