Kampuchea Democratica (កម្ពុជាប្រជាធិបតេយ្យ in lingua khmer) è stato il nome ufficiale della Cambogia tra il 1976 e il 1979, mentre erano al potere i Khmer rossi di Pol Pot. Tra il 1975 e il 1976 lo Stato si chiamò semplicemente Kampuchea (កម្ពុជា in lingua khmer).
Sotto questo regime totalitario e genocida morirono da i 1,7 a 2,2 milioni di persone per via delle esecuzioni di massa, le torture e per la fame.
Nel 1979 il regime dei Khmer rossi venne rovesciato dalla Repubblica Socialista del Vietnam, che instaurò la Repubblica Popolare di Kampuchea, ponendo così fine al Genocidio Cambogiano.
Da Sihanouk a Lon Nol
Nel 1955 Norodom Sihanouk, re della Cambogia, abdicò e indisse le elezioni, candidandosi alla carica di Primo ministro. Usando la sua popolarità e metodi coercitivi riuscì a raggiungere il suo obiettivo, diventando padrone indiscusso del Paese.
Il Partito Comunista Khmer (PCK), capeggiato da Pol Pot, fu dichiarato illegale e i suoi iscritti costretti alla clandestinità e alla lotta armata. La repressione fu ferocemente gestita da Lon Nol, prima Ministro della Difesa di Sihanouk, poi Primo Ministro allorché lo stesso Sihanouk si fece nominare Capo dello Stato a vita nel 1960, ma con il passare del tempo essa venne frenata proprio dall'ex-sovrano, convinto nazionalista, che vide nei Khmer rossi (i membri del PCK, da lui stesso soprannominati in questo modo Dario Mondini. Giustizia internazionale e Khmer Rossi: le Extraordinary Chambers in Cambogia. Tesi di Laurea per il C.d.L. in Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano, A.A. 2001-2002; p. 18 (nota 83). ) l'unica forza in contrasto col governo di Lon Nol, spiccatamente filo-americano e attivamente impegnato nella collaborazione esterna con gli Stati Uniti nel conflitto vietnamita, rispetto al quale Sihanouk voleva rimanere neutrale.
Nel corso della guerra si verificarono, lungo il Sentiero di Ho Chi Minh, ripetuti sconfinamenti dell'esercito del Vietnam del Nord e dei Viet Cong in territorio cambogiano, usato come base d'appoggio, il che spinse gli USA, a partire dal 18 marzo 1969, a supportare l'inefficace azione dell'esercito di Lon Nol contro i guerriglieri per mezzo di bombardamenti segreti che massacrarono 600.000 civili cambogiani . Questo portò un aumento notevole di consenso verso Pol Pot .
Sihanouk fu deposto il 18 marzo 1970, mentre era in visita ufficiale in Cina da un colpo di Stato finanziato dagli Stati Uniti, che affidarono il potere a Lon Nol, il quale - nei giorni successivi - proclamò decaduta la monarchia e ribattezzò lo stato cambogiano "Repubblica Khmer". Per ritorsione Sihanouk si schierò apertamente con i comunisti. Fece confluire, con un accordo siglato a Pechino, i suoi sostenitori nel F.U.N.K. ("Fronte Unito Nazionale di Kampuchea"), raggruppamento nel quale i comunisti di Pol Pot avevano la maggioranza. Quindi la persecuzione contro i Khmer rossi ricominciò con vigore ancora maggiore. I tentativi di stroncare la guerriglia si rivelarono vani, con enormi perdite per il raffazzonato esercito cambogiano. Nel giro di un lustro, il regime di Lon Nol si ridusse a controllare solo le principali città del paese, mentre i Khmer Rossi espansero il controllo sul resto del paese partendo dal loro feudo della selvaggia zona nordoccidentale. A partire dal gennaio 1975, gli Khmer rossi completarono l'accerchiamento di Phnom Penh, colpita quotidianamente dalla loro artiglieria.
Gli Khmer Rossi al potere Periodo iniziale Il 17 aprile 1975 i Khmer rossi, accolti trionfalmente dalla popolazione, presero la capitale Phnom Penh e l'odiato Lon Nol fuggì negli USA. La loro prima azione - dopo aver passato sommariamente per le armi i vertici del vecchio regime e ogni potenziale oppositore politicoDavid P. Chandler. Brother Number One: a political biography. Boulder, Westview Press, 1999. p. 110 ISBN 0-8133-3510-8. - fu quella di evacuare la città, motivando il provvedimento con il sovraffollamento (la popolazione era effettivamente salita in un anno da 600.000 a 2.500.000 persone dopo il diretto coinvolgimento della Cambogia nella guerra del Vietnam) e il conseguente rischio di carestie o epidemie, oltre che con bombardamenti frutto della possibile rappresaglia statunitense. Il trasferimento nelle campagne fu molto affrettato (in 2 o 3 giorni vennero sgomberati quasi tutti gli abitanti) e provocò parecchie vittime tra la popolazione (si parla di 2.000 - 4.000 morti, confermati in gran parte anche da Khieu Samphan, divenuto poi Capo dello Stato), soprattutto tra i disabili e gli infermi, che vennero ugualmente obbligati alla marcia forzata al pari degli altri. Alla gente venne assicurato che si sarebbe trattato di una misura temporanea, e che non sarebbe stato necessario portare nulla con sé o mettere al sicuro i propri averi. In realtà la deportazione sarebbe stata definitiva.Russell R. Ross. Democratic Kampuchea, 1975-78, in Cambodia: a country study. Washington, US Government Printing Office, 1992. ISBN 0-16-020838-6. Ogni partito all'infuori di quello dei Khmer rossi fu messo al bando.
Tutti i cittadini stranieri - compresi i funzionari delle ambasciate - furono prima segregati nella sede diplomatica francese, poi espulsi dal Paese. Persino gli ambasciatori sovietici, rei di aver riconosciuto il vecchio regime e, secondo alcuni, soprattutto di rappresentare un avversario della Cina (il più tenace alleato di Pol Pot), furono rispediti in patria in malo modo. Solo ai cambogiani maschi già sposati con donne straniere fu concesso di espatriare, mentre le donne sposate con stranieri furono trattenute in patria. I confini furono chiusi e il Paese risultò di fatto completamente isolato fino alla caduta del regime, se si eccettuano i traffici commerciali con la Cina e qualche altro paese, i pochissimi voli settimanali che collegavano Phnom Penh a Pechino (riservati peraltro a spedizioni diplomatiche, scambi culturali finalizzati all'indottrinamento politico dei quadri cambogiani e all'addestramento militare dell'esercito di Pol Pot), e, per brevissimo tempo, un ponte aereo con Hanoi.
Le principali cariche dello Stato non furono immediatamente attribuite a membri del Partito, ma inizialmente ad esponenti della passata epoca monarchica: Norodom Sihanouk fu nominato Capo dello Stato e Penn Nouth (già a capo di svariati governi sotto il regno dello stesso Sihanouk) Primo Ministro. Tali incarichi, tuttavia, erano solo formali, in quanto il Partito, pur preferendo mantenere un basso profilo, detenne saldamente fin dall'inizio le redini effettive del Paese. Dario Mondini. Giustizia internazionale e Khmer Rossi: le Extraordinary Chambers in Cambogia. Tesi di Laurea per il C.d.L. in Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano, A.A. 2001-2002; p. 31.
Il 12 maggio alcune navi da guerra della vecchia marina di Lon Nol, passate sotto il controllo del nuovo governo, sequestrarono il mercantile statunitense S.S. Mayaguez, scatenando così un grave conflitto diplomatico (crisi della Mayagüez). Circa 200 soldati a bordo di elicotteri tentarono di liberare la Mayaguez, ma riuscirono a salvare solo la sua squadra navale. I Khmer rossi risultarono i vincitori morali della controversia. Gli USA riportarono 41 morti e 50 feriti contro un massimo di 60 morti dalla parte opposta. Per rappresaglia, gli statunitensi colpirono una raffineria di petrolio a Kampong Saom.
Il 22 maggio cadevano le ultime roccaforti dei seguaci di Lon Nol sui monti al confine con la Thailandia: da questo momento il controllo di Pol Pot sul Paese divenne totale.
Sempre nel maggio 1975 vi furono schermaglie tra Khmer rossi e forze del governo del Vietnam (che, durante la guerra, aveva trovato in loro, per motivi ideologici, un alleato - anche se tenuto per motivi storici ed etnici in posizione subordinata - ma che successivamente, con la morte di Ho Chi Minh nel 1969, si spostò progressivamente dall'orbita cinese a quella sovietica, fornendo un pretesto a Pol Pot per cercare nei suoi confronti una rivalsa nazionalista con il supporto della Cina), a seguito dell'invasione da parte dei guerriglieri cambogiani delle isole di Phú Quốc e Tho Chu e delle loro incursioni oltre confine. Alla fine di maggio, i vietnamiti liberarono le due isole e occuparono a loro volta quella di Poulo Wai, quindi, il mese seguente, Pol Pot e Ieng Sary (Ministro degli Affari Esteri) si recarono in visita ufficiale ad Hanoi, proponendo un trattato di amicizia che fu accolto con freddezza. Nonostante il ritiro vietnamita da Poulo Wai dell'agosto dello stesso anno, gli incidenti proseguirono nella zona settentrionale del confine, e numerosi vietnamiti furono cacciati dalla Cambogia.Russell R. Ross. The fall of Phnom Penh, in Cambodia: a country study. Washington, US Government Printing Office, 1992. ISBN 0-16-020838-6.
L'Angkar
Nella Kampuchea esistevano strutture statali in tutto e per tutto simili a quelle occidentali, come ministeri e uffici burocratici, ma esse servivano più per gestire le relazioni con i paesi stranieri e a pianificare dall'alto le azioni del regime che a stabilire un rapporto con i cittadini comuni, i quali vivevano nella più totale inconsapevolezza del loro funzionamento e dell'identità stessa dei funzionari addetti alla loro direzione. La popolazione veniva spinta a venerare, in maniera fanatica e pseudo-religiosa, tale onnipresente ("L'Angkar ha occhi ed orecchie dappertutto" recitava un lungometraggio di propaganda ufficiale dell'epoca) ma impalpabile entità (in realtà una rappresentazione surreale del Partito, i cui leader, incredibilmente, ebbero per lungo tempo identità del tutto ignote agli occhi dei cittadini comuni), infallibile depositaria della giustizia e responsabile della sua esecuzione (a completo arbitrio dei guerriglieri di Pol Pot), della sorveglianza e della difesa del popolo cambogiano, nonché unico oggetto di amore consentito alle persone.
Il suo significato è quello di "Organizzazione" (il nome completo è Angkar Padevat, cioè "Organizzazione Rivoluzionaria", o Angkar Loeu, cioè "Organizzazione Suprema"), e nel linguaggio imposto dai Khmer rossi per lungo tempo sostituì del tutto qualunque riferimento esplicito al Partito o ai suoi leader, i quali non venivano mai nominati direttamente, ma generalmente indicati come "Fratelli" e distinti tramite un numero cardinale, oppure tramite nomi di battaglia.
Tale atteggiamento verso il popolo e tale struttura statale ritenuta da alcuni ambivalente erano necessari, nell'ottica del regime, per svariati motivi. Da una parte, come detto, si volevano mantenere i rapporti con paesi amici (benché siano state pochissime le ambasciate straniere a Phnom Penh, ridotte a quelle di Corea del Nord, Cuba, Cina, Jugoslavia, Albania e poche altre, e ancora meno le visite ufficiali di statisti esteri, se si eccettuano gli emissari cinesi), dall'altra si volevano "temprare" i cambogiani, rendendoli conformi ai nuovi ideali rivoluzionari, attraverso strutture di potere simili a quelle dei sovrani del "glorioso" passato nazionale (da sempre dotati, nella ristretta visione popolare, di misteriosi attributi quasi divini e mai posti sullo stesso piano dei sudditi).