Nel Tardoantico, Maurizio (582-602) fu il solo imperatore romano, se si eccettua Anastasio I, che combatté per mantenere il possesso dei Balcani contro i barbari che premevano alle frontiere. Il sovrano condusse una serie di campagne per difendere la zona dagli assalti di Avari e Slavi. Nella seconda metà del suo regno, Maurizio poté concentrarsi su di essi dopo essere giunto ad una pace favorevole con la Persia sasanide. Le campagne balcaniche dell'imperatore Maurizio furono nel complesso vittoriose, e poco mancò che preservassero l'autorità bizantina (o romano orientale) sull'area a sud del Danubio. I successi riportati da Maurizio furono vanificati dal caos scatenatosi sotto i suoi successori, su tutti Foca. Si potrebbe azzardare che queste campagne siano le ultime "classiche" azioni contro i barbari sul limes renano-danubiano che dall'epoca augustea aveva delimitato lorbis romanus.
I Balcani fino al 582 Quando Maurizio salì al trono, i Balcani costituivano un capo d'accusa evidente contro la politica dei suoi predecessori. Giustiniano I non aveva fatto quasi niente per difendere l'area dagli Slavi, che già dal 500 circa premevano sulla frontiera dandosi sempre più spesso al saccheggio.. Il grande sovrano ricostruì, è vero, le fortificazioni del limes danubiano, ma non intraprese campagne locali per concentrarsi su teatri di guerra occidentali (Africa, Italia, Spagna) ed orientali (Levante, Persia). Il suo nipote e successore Giustino II se la cavò mettendo gli uni contro gli altri Avari, Gepidi e Slavi. Col tempo però il khanato degli Avari divenne la minaccia più concreta. Giustino II aveva permesso che gli Avari attaccassero gli Slavi dal territorio romano: ai nomadi non fu difficile capire da che parte della frontiera era più vantaggioso darsi al saccheggio.. Come se non bastasse, Giustino II scatenò la guerra Romano-Persiana del 572-591, che costrinse Bisanzio a mantenere in Anatolia orientale e Armenia potenti forze che servivano invece nei Balcani. Infine, il predecessore diretto e suocero di Maurizio, Tiberio II Costantino svuotò letteralmente il tesoro: col che, gli Slavi continuarono a fare il bello e il cattivo tempo su e giù per la penisola balcanica, avviando lo smantellamento delle strutture urbane e sociali tardo-antiche.
Pochi mesi prima che Maurizio salisse al trono, il khan degli Avari Baian, con il supporto dei suoi ausiliari slavi, prendeva Sirmium in Pannonia, facendone un'utile base di operazioni a sud del Danubio per saccheggiare in tutta calma i Balcani; tanto più che guadare la Sava è certo più facile che varcare il Danubio.. Comprare la pace dagli Avari era possibile, così come persuaderli a lasciare il territorio romano; ma quelli violavano spesso gli accordi.. Quanto agli Slavi, allora sotto il potere àvaro, costituivano un problema di ordine differente. Avendo un'organizzazione tribale primitiva, andavano saccheggiando qua e là per conto proprio, nel tentativo di sottrarsi al dominio degli Avari..
Incursioni avaro-slave dal 582 al 591 Caduta Sirmium, le incursioni degli Slavi si moltiplicarono. Nel 583 le loro razzie raggiunsero persino il Peloponneso, che per oltre sei secoli avrebbe ospitato popolazioni slave, per quanto ciò possa suonare incredibile oggi. I Bizantini risposero fondandovi la fortezza di Monemvasia. L'anno seguente gli Avari conquistarono Singidunum (l'odierna Belgrado) e Viminacium, spazzando via molte delle fortificazioni del limes danubiano che Giustiniano I aveva fatto costruire o restaurare. L'evidente distruzione di gran parte della vecchia Atene avvenne probabilmente proprio in quel periodo..
Le forze di Maurizio erano bloccate in Anatolia e Armenia dalla guerra contro la Persia scatenata da Giustino II, sicché ben poco si poteva fare contro le devastazioni avaro-slave nei Balcani. La zona andava difesa, un compito militare poco appetibile perché, a differenza che sul fronte persiano, non c'era la possibilità per i soldati di saccheggiare a piacimento per arrotondare il soldo militare. Le truppe erano poco motivate e combinavano ancora meno. Fece eccezione una vittoria del generale Comenziolo, che ad Adrianopoli nel 584/585 costrinse gli Slavi a fare marcia indietro dalla Tracia per poi buttarsi a pesce sull'indifesa Grecia.
I Balcani erano ridotti talmente male che nel 585 lo Shah di Persia Ormisda IV poteva sperare di ottenere una pace favorevole, tale da garantirsi la signoria sull'Armenia. Maurizio però non volle mollare e rifiutò l'offerta; sei anni dopo avrebbe ottenuto lui una pace favorevole - e l'Armenia - dopo una serie di successi sul campo di battaglia. In quel torno d'anni gli toccò abbozzare mentre Avari e Slavi scorrazzavano liberamente nei Balcani, contrastati quasi solo dalla guarnigione romana rimasta isolata a Singidunum, che minacciava (in teoria) il cuore dei possedimenti avari in Pannonia, l'attuale Ungheria. Guarnigione o no, quando gli Avari attaccavano in forze erano guai: non fu possibile impedirgli di distruggere città fortificate come Ratiaria e Oescus sul Danubio o di assediare. Tessalonica nel 586, il tutto mentre i soliti Slavi sommergevano tutto fino al Peloponneso. Guidati dal prudente Comenziolo, i romano-bizantini evitavano accuratamente lo scontro diretto limitandosi ad azioni disturbo e razzie notturne - una tattica che oggi definiremmo di guerra asimmetrica consigliata nello Strategikon, fondamentale manuale bellico attribuito all'imperatore Maurizio.. Nel 586 e ancora l'anno dopo, Comenziolo sconfisse più volte gli Slavi sul basso Danubio; il khan avaro Bayan gli sfuggì per un soffio ben due volte. A Tomi, sulla costa del Mar Nero Bayan fuggì tra le lagune, mentre un'imboscata sul versante meridionale della catena balcanica andò a monte per un grottesco equivoco così riportato dallo storico coevo Teofilatto Simocatta:
La frase citata, a mo' di curiosità linguistica, è considerata il primo esempio della lingua romena, anche se in realtà si tratta semplicemente del basso latino ancora in uso nell'esercito romano dell'epoca, non ancora grecizzato.
L'anno dopo questo imbarazzante contrattempo, Prisco ricevette il comando al posto di Comenziolo. La sua prima campagna in Tracia e Mesia fu un fiasco così solenne da incoraggiare gli Avari ad avanzare fino al Mar di Marmara. Pare tuttavia che i ponti sulla Sava che gli Avari controllavano fossero in cattivo stato di manutenzione, così i barbari dovettero alleviare via via la pressione.
Maurizio faceva il possibile per inviare rinforzi nei Balcani, ma gli Slavi continuavano a saccheggiare. Gli servivano soldi: così nel 588 pensò di risparmiare tagliando di un quarto la paga dei soldati. Naturalmente scoppiò un ammutinamento sul fronte persiano, e l'imperatore dovette rimangiarsi la decisione. Di conseguenza, ben poche forze restarono disponibili nei Balcani di lì alla conclusione vittoriosa del conflitto con la Persia, tre anni dopo.
Campagne del 582-584 Gli Avari, dopo essersi impadroniti di Sirmio, inviarono un'ambasceria all'Imperatore Maurizio, in seguito al quale fu firmata una tregua a caro prezzo per Bisanzio: l'Imperatore dovette versare agli Avari un tributo annuale di 80.000 monete d'oro e altri valori pregiati.. Il trattato comunque non durò più di due anni a causa dell'arroganza del Chagan degli Avari le cui pretese si facevano sempre più smodate: prima pretese che l'Imperatore gli regalasse un elefante indiano, che alla fine non gradì nemmeno e rimandò indietro, poi pretese oggetti pregiati in oro che ancora una volta non gradì, come se Bisanzio gli avesse fatto dono di oggetti di nessun valore. Quando pretese che il tributo annuale di 80.000 monete d'oro dovesse essere aumentato a 100.000 monete d'oro, di fronte al rifiuto dell'Imperatore, ruppe il trattato e invase il territorio bizantino, impadronendosi con la sorpresa della città di Singidunum, rimasta senza presidio: aveva sorpreso la maggioranza degli abitanti della città mentre si trovavano nei campi circondanti la città mentre stavano provvedendo alla loro sussistenza (era estate e la città stava soffrendo la carestia); ma il capo barbaro non espugnò la città senza combattere, e nella battaglia che seguì presso le porte della città gli Avari ottennero una vittoria cadmea.. Dopo essersi impadronito e raso al suolo molte delle città circostanti dell'Illirico, come Augustae e Viminacium, cinse d'assedio Anchialo, devastando nel frattempo i villaggi circostanti ma decidendo di non demolire le terme, sembra per richiesta del suo harem, che aveva gradito i bagni termali. Dopo tre mesi un'ambasceria inviata da Bisanzio e condotta da Elpidio, distinto senatore e governatore della Sicilia, e da Comenziolo, una delle guardie del corpo dell'Imperatore, raggiunse Anchialo per implorare al Chagan una tregua. Quando il Chagan minacciò che avrebbe distrutto le lunghe mura, Comenziolo cominciò un discorso in risposta all'arroganza del Chagan. Il discorso di Comenziolo fece adirare moltissimo il Chagan, che, violando i diritti degli ambasciatori, lo fece incatenare e lo minacciò di condannarlo all'esecuzione, per poi calmarsi il giorno successivo e decidendo di liberarlo.. L'anno successivo, fu inviata una nuova ambasceria, sempre condotta da Elpidio, che propose al Chagan una tregua al prezzo dell'aumento del tributo che Bisanzio doveva versare agli Avari a 100.000 monete d'oro: dopo aver inviato Targizio presso l'Imperatore con Elpidio per proseguire le negoziazioni, decise di accettare la tregua a tali condizioni.
Tregua e la ripresa delle ostilità: 585-586 A questo punto sembrò che la pace fosse stata raggiunta, ma gli Avari decisero comunque di ricominciare le ostilità, anche se, per non violare la tregua, decisero di non invadere in prima persona il territorio bizantino ma di affidare la missione agli Sclaveni loro tributari, i quali invasero l'Illirico, devastando fino alle lunghe mura e costringendo l'Imperatore a porre un presidio lungo le lunghe mura e a condurre fuori dalla città le sue guardie personali.. Per porre fine ai saccheggi degli Sclaveni, l'Imperatore affidò l'esercito a Comenziolo: costui si mosse in Tracia e si scontrò con le orde di Sclaveni presso il fiume Erginia, ottenendo un grande successo e venendo premiato con il titolo di magister militum praesentalis. In estate si mosse con il suo esercito fino ad Adrianopoli, da lì mosse verso il forte di Ansinon, dove ottenne un altro successo sui barbari.
All'inizio dell'autunno del 586, tuttavia gli Avari ruppero il trattato cogliendo il seguente pretesto: uno scita resosi reo di aver dormito con una delle mogli del Chagan, temendo di venire scoperto, fuggì presso la sua tribù ancestrale, i Turchi; dopo aver attraversato il Danubio e raggiunto la città di Libidina, fu catturato da uno dei comandanti bizantini posti a difesa del Danubio, e narrò tutta la sua vicenda; sembrandogli verosimile la sua vicenda, il comandante lo inviò all'Imperatore.. Targizio si trovava ancora a Costantinopoli come ambasciatore, richiedendo il tributo annuale che Bisanzio era tenuto a pagare agli Avari e probabilmente la consegna del seduttore: tuttavia l'Imperatore non volle più pagare il tributo né consegnare il seduttore e mandò in esilio Targizio sull'isola di Chalcitis, dove rimase sei mesi in prigionia. Il Chagan reagì con la guerra e gli Avari devastarono la Scizia e la Mesia, espugnando molte città, come Rateria, Bononia, Aquis, Dorostolon, Zaldapa, Pannasa, Marcianopolis, e Tropaion; l'Imperatore reagì affidando il comando dell'esercito a Comenziolo.