Arzignano (IPA: , Arzenjan in veneto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Vicenza in Veneto.

Geografia fisica

La città sorge nella valle del Chiampo, situata nella zona ovest della Provincia, ed è famosa per il settore conciario e meccanico. Attraversata dal torrente Chiampo (che dà il nome alla valle) è circondata da colline appartenenti ai Monti Lessini. Proseguendo verso il nord la valle è circondata da una corona di montagne, appartenenti al Parco naturale regionale della Lessinia. A ovest è delimitata dal Monte Calvarina e a est dal fiume Guà.

Origini del nome

Secondo invece autorevoli fonti, risulta più probabile la derivazione romano-fondiaria da Arcinius o Aricinius, che significa "castello" e quindi per estensione "villaggio", difeso, poi passato per fricativa sonora nelle forme attestate di Argenius (o Arginnius) con l'aggiunta del suffisso prediale -anus: Argenius-anus, da cui Arzignano (983, Motterle 1973) o Arçignano (1227, Gregoletto 1983) e Arcignano (1313, Mantese 1985).

Storia Preistoria Le colline attorno ad Arzignano hanno restituito reperti sin dal neolitico, a riprova della sua antica origine. Arzignano ha avuto poi un notevole sviluppo in epoca romana, grazie alla sua posizione strategica allo sbocco di una valle ed in prossimità di un ponte sull'importante via che correva al piede dei colli (detta "pista dei veneti"), da Verona fino al Friuli.

Il fiume e l'argine La presenza di un ponte romano (in località San Bortolo) e di un tavolato di assi collocato, per rendere sicuro un guado, in epoca venetica poco a valle, sono la testimonianza della lunga lotta dei cittadini di Arzignano per salvaguardare i preziosi terreni di fondovalle, periodicamente spazzati via dalla furia delle acque del Chiampo nel punto in cui il torrente termina la sua rabbiosa corsa stretto nella valle e si impaluda nelle ghiaie della pianura alta.

Probabilmente in epoca venetica o romana (sicuramente prima della costruzione del ponte romano di San Bortolo), i nostri progenitori hanno compiuto l'opera colossale di spostare il greto del fiume Chiampo dal centro della valle (dove corre oggi la roggia di Arzignano) all'attuale sito ai piedi del colle di San Bortolo per innalzare il fondo del fiume e contenerlo con un poderoso argine in modo da consentire alle piene di defluire a valle senza danneggiare il centro del paese e i suoi preziosi terreni.

Fino a pochi decenni fa il centro di Arzignano, da San Zeno al ponte di San Bortolo aveva un solo argine, il sinistro, mentre a destra i terreni, oggi occupati dal "Parco dello Sport", erano a circa due metri sopra il greto del torrente. In questo modo eventuali piene eccezionali potevano sfogarsi nella cassa di espansione naturale costituita da questi terreni. Negli anni '60-'80 del secolo scorso i poco avveduti amministratori locali hanno autorizzato la discarica dei detriti asportati dalla "Cava del Main" portando il terreno allo stesso livello dell'argine sinistro. Però così, in caso di piene eccezionali (come capitava spesso a fine 1800), l'acqua in eccesso potrebbe riversarsi sul centro cittadino. Fortunatamente l'opera di rimboschimento e irreggimentazione delle acque dell'alta valle hanno ridotto notevolmente questo rischio.

Il castellaro di San Matteo Poco sopra il borgo di Castello, in posizione dominante sulle due valli, a fianco della chiesetta di San Matteo, si stende una spianata di circa 1000 mq, al suo interno si erge una collina di massi squadrati, la testimonianza di un antichissimo castellaro dell'Età del Bronzo. Purtroppo non esistono studi approfonditi per determinare esattamente epoca e funzioni, ma sicuramente è precedente alla medievale Rocca di Castello, costruita su resti romani.

Ponte di Casteneda o di San Bortolo

Poco a monte del ponte di San Bortolo, sono ancora ben visibili sul greto del torrente anche se sepolti dagli arbusti, i resti di un antico ponte in pietra bianca composto due archi ribassati. L'archivolto è costituito da una ghiera di cunei ben squadrati di forma trapezia ben visibili posti a monte e a valle mentre all'interno è riempito di ciottoloni di fiume. Pur non essendoci alcuna evidenza, la tradizione locale e gli storici ritengono sia stato realizzato in epoca romana. Nei decenni scorsi la struttura è stata cementata per preservarla dalle piene, però sarebbe opportuno provvedere al restauro o, meglio, alla ricollocazione del ponte nel parco dello sport per preservarne la memoria prima che il tutto possa essere distrutto.

Medioevo

Le opere murarie più antiche sono i resti di un'antichissima fortezza sulla cima del colle di San Matteo alle spalle del borgo di castello. L'attuale rocca del Castello è di epoca scaligera e probabilmente sorta sui resti di una precedente fortificazione romana.

Alla fine di gennaio del 1413 il castello di Arzignano venne posto sotto assedio dalle truppe degli Ungheri di Filippo Buondelmonti degli Scolari, detto Pippo Spano, durante una campagna di Sigismondo, re d'Ungheria contro la Repubblica di Venezia.

Dopo alcuni giorni, gli arzignanesi, forse mancando i viveri, fecero voto a sant'Agata, e miracolosamente il 5 febbraio (giorno della morte della santa avvenuta nel 251) l'assedio venne tolto, grazie anche allo stratagemma di gettare dalle mura del castello viveri e granaglie, per ingannare gli assedianti sulla disponibilità di provviste.

Epoca moderna Durante la prima guerra mondiale Arzignano si trovava al confine del fronte, molti edifici e case diventarono ospedali per militari o civili feriti. Durante la seconda guerra mondiale Arzignano subì, oltre ai rastrellamenti e alle deportazioni, anche bombardamenti aerei che colpirono le fabbriche Pellizzari, il ponte di Tezze e la scuola elementare di Tezze. Inoltre, durante la seconda guerra nondiale, l'asilo "Ines Bonazzi" di Arzignano divenne un luogo ospedaliero per i soldati.

Simboli Lo stemma e il gonfalone del Comune di Arzignano sono stati concessi con decreto del Presidente della Repubblica il 24 gennaio 1972.

La prima immagine di un grifone risale alla prima metà del XV secolo, scolpito a bassorilievo su una formella posta sul lato destro del portale della chiesa arcipretale di Castello. A testimonianza della sua adozione quale simbolo della comunità, esso appare sulla campana di bronzo della chiesa campestre di San Matteo Apostolo, sul colle omonimo, datata 1583, accompagnato dalla sigla C.A.F. (Communitas Arzignani Fecit).

Il gonfalone è un drappo di azzurro.

Onorificenze

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Castello di Arzignano Duomo di Arzignano Chiesa di San Giovanni Battista Chiesa di Sant'Agata Chiesa dei Santi Sebastiano e Rocco

Capitelli votivi In questa zona i capitelli sono stati ripresi dal vicino territorio montano, isolato per secoli. La lontananza delle contrade da una "chiesa centrale" e il susseguirsi, dall'anno mille in poi, di periodi di pestilenze e di calamità, hanno fatto sì che, da sempre, ci sia stata una numerosa presenza di capitelli votivi. In questa zona hanno assunto il significato di "minuscoli santuari" della strada, aggregatori di culto spontaneo, atti di fede collettiva o privata. La loro costruzione e la manutenzione "comunitaria" erano simbolo di unità sociale e comunione. Il territorio, vasto e disagevole, della vallata diventava così più accogliente e il portare i fiori e tenere acceso i lumini sono divenuti parte di una tradizione secolare.Rino Mecenero, Catalogo della scultura popolare dei capitelli e manufatti nel territorio di Crespadoro, Giazza(VR), Edizioni Taucias Gareida, 1987 ViaNomePos. OsmPos. MapsDescrizioneImmagineVia BergamoMadonna della SaluteMadonna della SaluteVia BergamoSant'Antonio di PadovaSant'Antonio di PadovaVia Borgo VallaroCapitello dei FongariCapitello dei FongariVia SalvadoriCapitello dei SalvadoriCapitello dei SalvadoriVia ValmoraCapitello di via ValmoraCapitello di via ValmoraVia San ZenoMadonna del PonteMadonna del PonteCapitello dei Facchini - GambarettoosmmapsCapitello dei Facchini - GambarettoVia San ZenoMadonna di LourdesMadonna di LourdesVia San ZenoGesù CrocifissoGesù Crocifisso

Madonna della Salute

La cappella è situata in contrà dei Serafini di Sotto. Sorge a 147 m s.l.m., in uno slargo che dà sull'incrocio tra via Venezia, via Bergamo e via Brescia. L'area occupata dall'edificio è delimitata da un'aiuola con fiori ed edera rampicante e da un muro di contenimento presso il quale sgorga l'acqua di una fontana con lavatoio. La costruzione a pianta poligonale (ottagono irregolare con perimetro di 13,7 m), è alta 4 m circa. Il tetto a padiglione, ricoperto da lamine di rame, ha una croce di ferro sulla sommità e una campanella entro una struttura tubolare metallica. Due gradini di marmo sono posti all'entrata, rivolta a E-SE e chiusa da una porta a doppio battente di ferro con vetrate. Sull'architrave, a caratteri di bronzo, si legge: MADONNA DELLA SALUTE 2.6.1964. Le altre pareti esterne, come gli stipiti della porta, sono rivestite di blocchetti faccia a vista; due finestrelle triangolari si aprono in alto sui fianchi dell'edificio per dare maggior luce all'interno. Nel vano, pavimentato di marmo, una statua di gesso bianco raffigurante la Madonna coronata di stelle con Bambino in braccio, spicca sullo sfondo azzurro dell'alta nicchia sopra all'altare; sul piedistallo della statua è inciso il nome dell'autore: F. Canto. L'arredo del sacello comprende inoltre le lampade, candelieri, un candelabro con cassetta per le offerte, sedie, piante ornamentali. Dagli abitanti nei dintorni si apprende che fu don Emilio Gemo (arciprete di Ognissanti, principale parrocchia di Arzignano, dal 1956 al 1978), a volerne la costruzione perché la Madonna conservasse in salute gli Arzignanesi. Il capitello, consacrato il 2 giugno 1964, è ben conservato e a tutt'oggi in maggio vi si pratica il "fioretto"; a conclusione del mese mariano, dopo una breve processione, vi si celebra la messa.

Sant'Antonio di Padova

Il capitello, situato nella zona denominata Main, presso la Cava di pietra, sorge a 147 m s.l.m., in via Bergamo (di fronte alla casa recante il numero civico 2/A), all'incrocio con via Main, via del Roccoli. L'edicola è inserita nel muro di contenimento di un campo, tra piante arbustive e tralci d'edera. La costruzione, a pianta rettangolare (161 × 153 cm) è alta cm 320 circa. Il tetto a due falde di pietra è coperto di coppi sul displuvio e ornato da due pinnacoli. La facciata, rivolta a Sud e rivestita di pietra, presenta ricche decorazioni: due colonnine corinzie, poggianti su mensola modanata, sorreggono le cornici oblique di una sorta di frontone in cui spicca un motivo a rilievo. Tra le colonnine, a cm 100 circa dal piano di calpestio, si apre una nicchia (larga cm 75, alta cm 161, profonda cm 105 circa) incorniciata di marmo, su un piedistallo è collocata la statua dipinta di Sant'Antonio di Padova, raffigurato secondo i canoni dell'iconografia tradizionale. Ai piedi del Santo offerte floreali. Il basamento di marmo reca l'incisione: "ERETTO 1919 e RICOLLOCATO maggio 2000". Gli abitanti nei dintorni raccontano che l'opera fu realizzata come ex voto per la protezione concessa dal Santo al secondogenito di una famiglia di Arzignano, tornato sano e salvo dalla Grande Guerra. Fino a qualche anno fa l'edicola sorgeva in una posizione più avanzata sull'incrocio rispetto a quella attuale; fu spostata in seguito ai danni provocati da un camion.

Capitello dei Fongari

Il capitello si trova in una zona agricola, vicino alla Contrada Fongari a San Zeno di Arzignano. Sorge a circa 370 m s.l.m. in via Calvarina, al bivio con via Borgo Vallaro. È situato in un prato ed è circondato da cespugli e da alberi.