San Calogero è il patrono di Naro e compatrono di Agrigento venerato più di san Gerlando. Altri centri in cui San Calogero è particolarmente venerato sono Aliminusa, Aragona (Italia), Caltavuturo, Cammarata, Canicattì, Casteltermini, Campofranco, Cattolica Eraclea, Cesarò, Favara, Frazzanò, Montedoro, Mussomeli, Petralia Sottana, Porto Empedocle, Realmonte, San Salvatore di Fitalia, Santo Stefano Quisquina, Sciacca, Torretta, Vallelunga Pratameno, Racalmuto, Montaperto e Villalba.

Etimologia Il suo nome deriva dal greco della Koinè (kalógēros), termine composto da (kalós, “bello”) e da (gêras, “vecchiaia”).

Questo appellativo indicava gli anacoreti, che vivevano appartati in luoghi solitari e in grotte, ma secondo quanto riportato sugli Inni di Sergio a lui dedicati, Calogero era proprio il suo nome.

Storicamente infatti per la Chiesa greco-ortodossa il termine è usato come nome per riferirsi a un "monaco" o un "eremita", significato che viene mantenuto ancora nel greco moderno.

In siciliano viene chiamato San Calòjiru o San Caloriu.

Agiografia Calogero nacque da genitori cristiani e sin da piccolo abbracciò gli insegnamenti del Cristianesimo.

La tradizione che lo vuole essere vissuto nel I secolo fa riferimento a un breviario siculo-gallicano, in uso nella regione tra il XI secolo e il XVI secolo. Tale fonte lo fa nativo di Costantinopoli.

Altre leggende, invece, spostano la sua esistenza tra V e VI secolo. A vent'anni, secondo l'innografia composta dal monaco Sergio, fuggì dalla Tracia a causa delle persecuzioni scatenate dai monofisisti contro i fedeli al dogma proclamato nel 451 nel concilio di Calcedonia. Si recò in Sicilia, dove si trattenne per qualche tempo predicando e prestando cure agli ammalati con le acque sulfuree dell'isola, convertendo molti abitanti e proseguendo nella sua vita di eremita e taumaturgo.

Secondo la leggenda riportata nei Dialoghi di Papa Gregorio I, a Lipari avrebbe avuto la visione dell'anima del re Teoderico gettata nel cratere dell'isola di Vulcano il giorno stesso della morte di quest'ultimo (30 agosto 526). Da qui, dopo diversi anni, si spostò nei pressi di Sciacca dove visse per trentacinque anni.

Calogero sbarcò a Lilibeo, dove Gregorio e Demetrio furono martirizzati, secondo la Vita di Calogero, da idolatri; a questo proposito vi sono due diverse teorie intorno all'identità degli uccisori. Parte della storiografia ritiene che il Vescovo di Lilibeo fosse in realtà un monofisista, visti gli intensi scambi commerciali intercorrenti tra la Sicilia e i patriarcati di Antiochia e Alessandria, territori ove il monofisismo era molto radicato, e come tale abbia giustiziato quelli che considerava due eretici. Altri storici ritengono che siano invece caduti nelle mani dei Vandali, fanatici ariani che, in quegli anni, imperversarono in Sicilia e nel Nord Africa.

Scampato alla morte, iniziò a vagabondare per l'isola, nascondendosi in antiche necropoli e nelle numerose grotte di origine vulcanica sparse per la Sicilia. Partendo da queste peregrinava per i paesi ove predicava la fede, amministrava i sacramenti e assisteva gli ammalati.

Ultima sua tappa furono le grotte poste sul monte Kronos (Kronio) presso Sciacca. Qui visse operando molti miracoli e guarigioni e convertendo molti abitanti alla fede cristiana. Morì a Monte Kronio nella notte tra il 17 e il 18 giugno del 561. Aveva 95 anni.

Altre leggende devozionali

Tradizioni agiografiche raccontano che durante la sua vecchiaia, non potendo più raccogliere le erbe di cui nutrirsi, si cibava del latte di una cerva che gli sarebbe stata mandata da Dio. Un giorno però il cacciatore Siero, detto Arcario perché cacciava con l'arco e le frecce, uccise involontariamente l'animale. Addolorato per aver compiuto tale errore, divenne discepolo del santo. Alla morte di quest'ultimo, avvenuta dopo quaranta giorni, lo stesso Arcario lo seppellì in una caverna sul monte, nota a lui soltanto. Egli trasformò successivamente la grotta in cui era vissuto il Calogero in una piccola chiesa, dove alloggiò insieme ad altri discepoli. In seguito vennero scavate nella roccia le cellette che costituirono i dormitori: furono dette "Eremo" o "Quarto degli Eremi". A causa delle invasioni Saracene in Sicilia, il vescovo agrigentino del tempo per non far disperdere le reliquie le fece condurre nel messinese presso il monastero basiliano di San Filippo di Fragalà, nei pressi di Frazzanò. Ai giorni nostri le sacre spoglie riposano in una cassa lignea nella chiesa madre di Frazzanò, Diocesi di Patti, assieme a quelle del patrono e concittadino della città San Lorenzo.

Culto Feste e tradizioni Ad Agrigento Il Patrono di Agrigento è San Gerlando ma i festeggiamenti maggiori sono tributati a San Calogero,che è il compatrono. Durante gli otto giorni di festa, dalla prima alla seconda domenica di luglio, si intersecano misticismo, antiche tradizioni, leggende e profonda fede cristiana. Si narra che il monaco Calogero, venuto in Sicilia ad evangelizzare e diffondere la fede cristiana, durante un lungo periodo di pestilenza andasse in giro a chiedere del pane da dare ai poveri. La gente, rintanata in casa per paura della peste, al passaggio del monaco avrebbe lanciato il pane dalle finestre per evitare che Calogero si avvicinasse troppo alle proprie abitazioni. A testimoniare la devozione nei confronti del santo legata alle antiche tradizioni, sono le manifestazioni che pone in essere, chi abbia ricevuto una grazia. Si assiste ancora, durante i festeggiamenti ai viaggi a piedi nudi dalla propria abitazione fino al Santuario a lui dedicato, alle rappresentazioni grafiche delle malattie e delle disgrazie, alle “vestine” bianche fatte indossare ai bambini. Durante il periodo dei festeggiamenti solitamente vengono organizzate anche manifestazioni di carattere culturale.

I festeggiamenti iniziano il venerdì antecedente la prima domenica di luglio con l'intensificazione delle funzioni religiose in Santuario per l'accoglienza dei fedeli che iniziano i pellegrinaggi al Santo e inizia, nel pomeriggio, lOttavario predicato che vede il tempio gremito di fedeli; viene inaugurata l'illuminazione straordinaria della città e i tamburi caratteristici girano per tutte le strade annunciando, con il loro suono l'avvicinarsi della festa, e nelle strade vicine delle bancarelle, con prodotti di tutti i generi principalmente dolciari, ricordano a tutti il momento festoso. Il programma della domenica ha inizio la mattina con “l’Alborata”, lo sparo di mortaretti e la “Fiera” di equini, bovini, ovini, attrezzi agricoli tradizionali e moderni (la “Fiera” si fa soltanto la seconda domenica). Alle 9 l'inizio delle celebrazioni religiose.

A mezzogiorno, la prima domenica, e alle 13, la seconda ed ultima domenica, la statua del Santo deposta dal suo abituale posizionamento sull'abside e fissata da robusti perni sulla “vara“, viene portata in processione dai devoti portatori, cui è affidata per tutta la giornata, che trasporteranno in spalla per le vie della città lungo il tradizionale percorso che va da via Atenea fino a porta Addolorata. Qui alle 18 la statua del Santo viene posta sul carro trionfale. Alle 20.30 inizia la processione che si conclude al viale della Vittoria, con la partecipazione delle autorità comunali e delle confraternite di Agrigento. Dopo lo spettacolo pirotecnico, “a maschiata di San Calò” e la fiaccolata, la statua del Santo fa rientro al santuario.

A Sciacca A Sciacca, Calogero è venerato con una statua di Antonello e Giacomo Gagini del 1535 che si trova presso la basilica minore a lui dedicata sul monte Kronio (o San Calogero) che si trova a circa 8 km dalla città. Con la Beata Vergine Maria del Soccorso, San Calogero è compatrono di questa terra dove visse per 35 anni fino alla sua morte.

La festa si celebra il martedì dopo la Pentecoste. Il giorno antecedente (lunedì) e il giorno della Festa (martedì), la cittadinanza saccense, come segno di devozione al santo patrono, si reca dalla chiesa madre, in pellegrinaggio, fino al monte San Calogero a piedi (molti pellegrini fanno la strada a piedi scalzi), sin dalle prime ore della mattina. Durante la giornata di martedì nella Basilica di San Calogero si celebrano diverse messe solenni. Alle ore 19:00 viene celebrata la processione del Santissimo, affollata da numerosissimi fedeli; al rientro viene officiata l'ultima santa messa. Negli anni passati, durante i festeggiamenti di San Calogero il popolo di Sciacca affollava il monte e la vicina pineta organizzando grigliate all'aperto, oltre a feste e giochi in onore dell'eremita.

A Petralia Sottana Legato alle celebrazioni e ai riti pagani di Kronos (per i romani Saturno) protettore dell'agricoltura, dal 1860 San Calogero è il santo patrono di Petralia Sottana, comune sulle Madonie in provincia di Palermo. Prima del 1860 non era il patrono del paese ma da tempo aveva una forte devozione da parte dei petralesi tanto che dal 1642 veniva portato in processione anche il giorno del Corpus Domini oltre che il 18 giugno perché protegesse i raccolti e ancora prima della statua esisteva un quadro che andò perduto. La statua di San Calogero Eremita, opera di frate Umile Pintorno da Petralia (XVII secolo), viene portata in spalla per le vie principali del paese, dentro un pesante fercolo di legno, chiamato vara. Nel 1796 viene eseguita la "vara", del peso di 18 quintali, da M.ro Antonino Manfrè e M.ro Antonino di Giovanni con un compenso di otto onze, ventotto tarì e dieci grani. La vara viene addobbata con ex voto, rose, gigli, spighe dette "scocche di furmientu", fave e amarene. la Vara è preceduta dai "giocatori di palio" che fanno volteggiare abilmente la pertica, chiamata "stinnardu cu i cianciani" o "palu i San Calò", rivestita da uno stendardo con l'effigie del Santo. Il culto di San Calogero a Petralia Sottana è molto forte e radicato nella comunità; le celebrazioni hanno inizio con la tradizionale Sittina a San Calogero, un appuntamento liturgico che annualmente si ripete a partire dalla mattina dell'11 giugno. Alla Messa delle 07,00 di buon mattino un considerevole numero di fedeli, molti anche scalzi, si dirigono all'appuntamento liturgico fino al giorno della solenne processione. Nel 2011 a Petralia Sottana si sono svolte le celebrazioni del Giubileo a San Calogero, in occasione del 1450º anniversario della morte di San Calogero. In questa circostanza, il 24 luglio, è stata riproposta la processione del santo per le vie principali di Petralia Sottana da dedicare agli emigrati. La particolarità dell'evento è stata l'arrivo delle reliquie di San Calogero eremita dal monastero di Frazzanò dove sono custodite. Le reliquie per la prima volta nella storia escono fuori dal comune messinese per essere condotte in altro luogo. Ai singolari festeggiamenti hanno preso parte le delegazioni di alcuni comuni di Sicilia dove si onora il santo, quali Frazzanò, San Salvatore di Fitalia, Naro, Agrigento e Caltavuturo. Tra questi anche i tammura di Girgenti, una delegazione proveniente dal Comune di San Calogero di Calabria, gli Amici di San Calogero e l'Arciconfraternita di San Calogero con sede a Roma.

A Frazzanò San Calogero è coprotettore di Frazzanò, paese in cui sono conservate molte reliquie del santo (tra cui il capo). Le ossa furono trasferite prima del 965 nel monastero di S. Filippo di Fragalà presso Frazzanò. I cittadini di San Salvatore tra XVII e primi decenni del XVIII secolo, non le restituirono ai monaci di Fragalà non essendo stato stipulato nessun documento scritto.

A San Salvatore di Fitalia