Nonostante l'apprezzamento dei suoi contemporanei, successivamente rimase a lungo sottovalutato, solo con gli studi dell'ultima metà del Novecento gli è stata riconosciuta una meritata posizione tra gli "estrosi" capofila della pittura rococò venetaGiuseppe Pavanello in , pp. 18-19.. Studi che stanno ancora restituendo alla firma del Bortoloni opere variamente attribuite ad altri o ignorate dalla letteratura critica.
Biografia Mattia Bortoloni nacque in Polesine, ma data la scarsità di documenti finora rintracciati, resta incerto l’esatto luogo di nascita. Basandosi su una fonte antica e abbastanza affidabile (Francesco Saverio Bartoli, Le pitture, sculture ed architetture della città di Rovigo, 1793) viene indicato San Bellino. In base alla riscoperta dell’atto di battesimo, resa nota nel convegno tenutosi nel 1987, viene spesso riportato invece come nato a Canda, nella cui parrocchiale fu effettivamente battezzato cinque mesi più tardi, il 2 di agosto. Alcune pubblicazioni citano anche Castelguglielmo dove, sulla strada per San Bellino, la famiglia Bortoloni possedeva una casa – dotata anche di un oratorio – passata in proprietà nel 1719 a Giovanni Battista, fratello minore del pittore, p. 29; Antonio Romagnolo in , pp. 19-29..
Quando ancora Mattia era un bambino la famiglia, pur mantenendo i rapporti con il territorio d'origine, si trasferì a VeneziaFabrizio Magani in , p. 25.. Qui fu allievo nello studio di Antonio Balestra da cui apprese il rigore interpretativo dei maestri più antichiFabrizio Magani in , pp. 22-24.. Oltre ai ben assimilati insegnamenti del maestro – che hanno talvolta condotto gli storici ad equivoci attributivi – seppe formarsi una propria individualità artistica mutuando ed elaborando il proprio approccio alla pittura anche da altri artisti più anziani ma a lui contemporanei – come Dorigny, Bencovich, Piazzetta e Ricci – o del Seicento, tra cui in special modo Carpioni, pp. 29-30.. Le sue capacità furono ben presto evidenti, acquisendo fin da giovane una piena autonomia di mestiere e una padronanza artistica tale da farsi notare tra i giovani artisti veneti emergenti dell'inizio del XVIII secolo.
Esordi Nel dicembre del 1716, appena ventenne, Andrea Corner gli commissionò l'incarico di decorare la palladiana villa Cornaro, residenza di famiglia situata presso Piombino Dese, in provincia di PadovaFabrizio Magani in , pp. 21-22. Commissione per altro ben documentata dall'Ivanoff con il ritrovamento e la pubblicazione dei contratti nel 1950; nel saggio emerge anche un immediatamente precedente incarico per la decorazione di un non identificato palazzo dei Corner a Padova, p. 32; , p. 55.. Nella villa euganea, incorniciati dagli stucchi Bortolo Cabianca (fratello dello scultore Francesco), dipinse un ciclo di centoquattro riquadri ad affresco caratterizzati da rarefatte visioni prospettiche con rappresentazioni figurative decisamente allungate di un gusto quasi pre-neoclassico, con scene tratte dal Vecchio e dal Nuovo Testamento, alle quali si aggiungono cinquantotto allegorie a monocromo ispirate allIconologia di Cesare Ripa, p. 55; Carl Gable in , p. 236; vedi anche . La tematica del ciclo rivela episodicamente come fonte iconografica la Bibbia pubblicata ad Amsterdam nel 1700 da Pieter Mortier, allo stesso tempo, così insolita per una committenza civile e soprattutto per l'estensione, trova una evidente motivazione nella ripetizione di simboli tipici della massoneria, cui evidentemente Andrea Corner ed il cugino Francesco, ambasciatore a Londra, erano affiliati, pp. 31-33..
Nell'estate del 1717, dopo la fine dell'esteso lavoro, Bortoloni sposò Vittoria Vettorelli, in una non identificata chiesa di Piombino, pp. 33, 40-41 n. 25..
È ascrivibile al 1719 la prima opera per la sua terra avita: la pala dei Santi Bovo, Spiridione e Francesco di Paola per la parrocchiale di Castelguglielmo, ora riposto nella sagrestia. Si tratta di un dipinto in stretta relazione con le soluzioni spaziali, cromatiche e figurative degli affreschi di Piombino Dese. Quel ciclo risulta anche fonte per alcuni elementi iconografici, fra tutti il volto della figura eretta di san Bovo così rassomigliante al supposto autoritratto di villa Corner nel riquadro di Davide benedicente e offerente davanti all'ArcaAlessi Vedova in , p. 207; Ida Maria Fuggetta in , p. 304..
A Venezia verso la maturità
Negli anni venti del Settecento, probabilmente dopo aver realizzato i quattro affreschi monocromi con le Storie di Alessandro Magno per la villa Morosini Vendramin Calergi a Fiesso Umbertiano, fu attivo prevalentemente a Venezia. Qui, a stretto contatto (ed anche in concorrenza) con Ricci, Piazzetta e Tiepolo, maturò la sua personalità artistica sebbene i lavori siano collocabili temporalmente per lo più in base all'evoluzione stilistica. Mentre lAllegoria del merito dipinto per un ignoto palazzo veneziano e ora al museo di Ca' Rezzonico, è considerabile opera precoce, si possono datare tra il 1720 e il 1723 gli affreschi sulle volte della scala d'onore e della relativa lanterna di Ca' Farsetti con il Trionfo della Poesia, il Trionfo della Nobiltà e delle Virtù sul Tempo e il Trionfo delle Arti. Nel 1723 fu avverso a Tiepolo e al vincente Piazzetta nel concorso per la cappella di San Domenico ai Santi Giovanni e Paolo. Successivamente dipinse Scipione rifiuta gli onori ragali, ora a Newport e la Caccia al cinghiale, ora al Musée de la chasse et de la nature di Parigi. Attorno al 1725 dipinse la grande tela da soffitto Giunone chiede ad Eolo di liberare i venti sempre a Ca' Farsetti e nel 1727 realizzò lApoteosi della famiglia Sceriman per il loro palazzo in Lista di Spagna. Concluse le sue produzioni a Venezia nel 1729 con gli affreschi per la chiesa dei Tolentini; la Gloria di san Gaetano da Thiene sul soffitto del coro, e le scene a monocrome della vita di san Nicola da Tolentino alternate dal Trionfo della Fede e il Trionfo della Speranza, dipinti sulla volta del cappella dedicate al santo, pp. 33-38.. Al di fuori della città dominante sono da segnalare altre opere eseguite tra il 1723 ed il1727 come il ciclo di affreschi di Villa Albrizzi a Preganziol (un tempo attribuite al Crosato), p. 36. e la piccola pala della Madonna coni santi Antonio da Padova, Girolamo e Gabriele Arcangelo della parrocchiale di Selve. L'opera fortemente pittoniana, ma anche vicina ai lavori del suo compagno negli studi presso Balestra Giambattista Mariotti, fu commissionata probabilmente dalla famiglia Bujačić per la chiesetta di Sant'Antonio o forse per il convento francescano soppresso nel 1806, pp. 299-300..
Due ulteriori opere fuori Venezia, probabilmente del 1727 o di poco successive, sono le pale di Santa Maria Maddalena con un angelo crocifero e della Madonna col Bambino e i santi Vittore e Corona per la parrocchiale di Fanzolo; ambedue le tele, di netta influenza piazzettesca, rimasero a lungo ignorate dalla criticaFabrizio Malachin in , pp. 212-213..
Si può così dire che sul finire di questo secondo decennio del Settecento Bortoloni iniziò ad esplorare nuove possibilità di lavoro fuori Venezia: la scena affollata da pittori di genio e destinata ad essere dominata dal Tiepolo aveva già sollecitato l'emigrazione altri validi pittori come Crosato, Diziani e Fontebasso. Ed in effetti questi anni, e i successivi, lo videro sempre più attivo nei territori del dogado, intrecciando cronologicamente l'esecuzione di opere nel Friuli e nel Veneto, e spingendosi dal suo Polesine oltre al Po nella città di Ferrara e anche, dapprima episodicamente poi pressoché definitivamente, nella Lombardia austriaca, pp. 38-39..
Girando per il Veneto, il Friuli e la sosta a Ferrara È di nuovo riscontrabile la matrice piazzettesca nelle luci del Cristo in croce con i santi Maria Maddalena e Benedetto di Monselice, questa volta fusa con la lezione del Balestra nella figura del Cristo ed alcune ascendenze crespiane nella figura addolorata della Maddalena probabilmente; il dipinto ora nella chiesa di Santa Giustina proviene dalla chiesa di Santa Rosa per cui probabilmente fu dipinto nel 1730 circaFabrizio Malachin in , p. 214..
Tra il 1732 ed il 1735, dipinse lElemosina di san Tommaso da Villanova per la demolita chiesa della Trinità annessa al monastero delle monache agostiniane di Rovigo, ora conservata all'Accademia dei Concordi. La tela, dalle nette assonanze stilistiche con la Crocifissione di Monselice, un tempo attribuita a Gregorio Lazzarini – e più tardi ad un seguace di Tiepolo – fu identificata come opera di Bortoloni dall'Ivanoff nel 1950. L'opera è particolarmente indicativa della sensibilità dell'autore e organizzata dinamicamente in due porzioni: in quella superiore le figure e gli sguardi dei santi Agostino e Antonio sono rivolti al cielo, in quella inferiore il san Tommaso, poco ieraticamente accasciato a sedere, consegna l'elemosina alla realistica poverella il cui timido e triste infante si ritrae sopra le sue spalleIda Maria Fuggetta in , pp. 43-44 e Alessia Vedova Ivi, pp. 214-215; Cinzia Tedesco in p. 308..
Tendenzialmente poco più tarde (1734-1735) sono le due grandi tele Adorazione dei Re Magi e Adorazione dei pastori che il pittore dipinse per la chiesa arcipretale dei Santi apostoli Pietro e Paolo a Fratta PolesineIda Maria Fuggetta in , pp. 44-46 e Alessia Vedova Ivi, pp. 216-217..
Presumibilmente sono collocabili attorno al 1735 sono i dipinti riscoperti più recentemente da Enrico Lucchese: la piccola pala di Sant’Antonio per l'oratorio della Rotonda – ma ora nella foresteria della vicina Villa Valmarana –, pp. 101-104. e la Sacra famiglia con i santi Antonio da Padova e Chiara nella chiesa di Sant’Antonio da Padova a Latisana. Quest'ultima pala, a riprova dell'interesse critico che suscita, era stata prima variamente attribuita a Giambettino Cignaroli, Jacopo Amigoni e poi nel 1968 a Francesco Cappella, pp. 307-310..
Tra il 1735 ed il 1738 fu attivo a Ferrara – unico pittore veneto in quella metà del secolo – dapprima con la pala per la cattedrale il Miracolo di san Tommaso d'Aquino (commissionata nel 1735)Ida Maria Fuggetta in , pp. 46-47. e poi con l'altra pala della Madonna col Bambino e i santi Cosma e Damiano (1737) per l'oratorio Santi Cosma e Damiano detto de' SpizialiIda Maria Fuggetta in , pp. 47-49 e Alessia Vedova Ivi, p. 220..
Probabilmente riferibili al periodo ferrarese sono i due bozzetti del Miracolo di san Vincenzo Ferrer ora al Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, il dipinto presente nella chiesa di San Domenico, realizzato seguendo fedelmente queste tracce, fu realizzato invece da Luigi Corbi nel 1790Ida Maria Fuggetta in , p. 49..
Trasferimento in Lombardia Dopo i primi incarichi episodici, gli affreschi di palazzo Casati Dugnani di Milano e quelli del palazzo Brentano di Corbetta – sicuramente negli anni trenta del secolo – l'attività principale dl Bortoloni fu concentrata prevalentemente nella Lombardia austriacaSimonetta Coppa in , pp. 53-57..
Incontrò di nuovo i lavori del Tiepolo dipingendo anch'egli alcuni soffitti nel piano nobile di palazzo Clerici (1740 c.): l'Apoteosi di un eroe (forse Giorgio II Clerici) sopra lo scalone; un'altra Apoteosi (forse rappresentante il marchese Antonio Giorgio e la moglie Fulvia Visconti) ed Eolo e i venti nell'appartamento padronale; a questi si aggiunge una rovinata e rimaneggiata Allegoria – riferibile al buon governo austriaco – nella galleria dei quadri e probabilmente anche altre decorazioni perduteSimonetta Coppa in , pp. 55, p. 240..
A Milano fu attivo anche nei temi sacri con la Gloria di sant'Alessandro Sauli per i Barnabiti di San Barnaba nel 1742, e il Beato Bernardo Tolomei che benedice le offerte per gli Olivetani di San Vittore al Corpo nel 1745.