Castel Mella (Castelmèla in dialetto bresciano) è un comune italiano di abitanti della provincia di Brescia, nell'hinterland meridionale della città.

Geografia fisica Territorio

Castel Mella ha un’altitudine compresa tra 98 e 118 m s.l.m.Carta d'Italia alla scala 1:25000 dell'Istituto Geografico Militare Italiano, Serie M 891, Foglio Bagnolo Mella 47 III NE e Foglio Travagliato 47 IV SE, 1975..

Il territorio comunale è delimitato: a nord, dalla strada statale 235 di Orzinuovi; a nordest, dal fiume Mella; a sudest dalla Garzetta delle Fornaci e dalla strada provinciale IX quinzanese; a sud, dal Mella; a ovest, dal torrente Mandolossa e dalla roggia Trolio;

Confina quindi a nordest con Brescia, a sudest con Flero e Capriano del Colle, a sudovest con Azzano Mella, a ovest con Torbole Casaglia e a nord con Roncadelle.

Clima

Il clima a Castel Mella è caldo e temperato, con piovosità significativa durante tutto l'anno.

La temperatura media annuale è di , essendo luglio il mese con temperature più alte (28,1 °C) e gennaio il mese con temperature più basse (- °C).

La piovosità media annuale è di . In particolare le piogge sono più scarse nel mese di gennaio (54 mm) e più abbondanti nel mese di novembre (125 mm).

Idrografia Il territorio si estende a cavallo tra l'alta e la bassa pianura padana nella zona di affioramento dei fontaniliLe sorgenti e i fontanili in Riserve naturali della Lombardia, a cura della Regione Lombardia, Milano, 1987, volume secondo, pp. 573-633..

Le risorgive locali danno origine a tre rogge: la Bellina Piccola la Bellina Grande il Fontanone

Le prime due si uniscono per formare un'unica roggia Bellina nei pressi della contrada dei Livelli di sotto la quale sfocia nel Mella. Il Fontanone, invece, sfocia nel Mandolossa.

Le acque risorgive dei fontanili servivano per irrigare i campi, d’estate, per allagare le caratteristiche "marcite", d'inverno, e infine per fornire energia motrice tutto l'anno a due mulini: quello di Onzato e quello di Castelnuovo.

Il territorio castelmellese è attraversato anche da altre rogge: il Trolio, la Sorbanella e la Garzetta delle Fornaci. Il vaso Pasini fu scavato nel 1929 per iniziativa del Podestà dell'epoca, per irrigare i campi situati a ridosso della sponda destra della Mella..

Origini del nome Il toponimo Castel Mella significa "borgo sulle rive della Mella" e va separato in "Castello" (dal latino castellum diminutivo di castrum, "borgo fortificato") e Mella (nome di origine ligure-celtica, indicante un "torrente disordinato e rabbioso".

Nel corso dei secoli, il "borgo sulle rive della Mella" è stato denominato in vari modi: Castellum Novum (secolo XII), Castrum Novum de ultra Mellam (secolo XIII), Castelnovo Bressano (secolo XVI), Castel Novo e Castelnuovo (secolo XIX), Castel Mella (con regio decreto 1795/1864 di Vittorio Emanuele II).È d'obbligo sottolineare gli errori in cui sono incorsi gli storici che si sono occupati di Castel Mella, perché hanno confuso Castelnuovo (Bresciano) con gli omonimi Castelnuovo (Mantovano) e Castelnuovo (Veronese): da C. Cocchetti (Brescia e la sua Provincia, 1858) a P. Guerrini (Nel nome di Castelmella la sua piccola storia, Giornale di Brescia, 6 dicembre 1956), da A. Fappani (Enciclopedia bresciana, Edizioni de "La Voce del Popolo", s.d.) a A. Mazza (Il Bresciano: la pianura, 1986). Cfr. .

Storia Le origini Castel Mella (al contrario della frazione di Onzato, che è di origine celtica e romana), è stato fondato dai longobardi nel secolo VI. Qui, è stata scoperta una tomba longobarda con corredo funebre (una spada)Rizzini P., Commentari dell’Ateneo di Brescia per l’anno 1913,Tipografia Apollonio, Brescia, 1914, p. 346. Cfr. anche . ed è stata innalzata una cappella intitolata a san Siro, primo vescovo e patrono di Pavia, capitale del loro regno..

Alto Medioevo Nel secolo X, il borgo rurale di Castel Mella si trasformò in castello civico mediante un efficace sistema difensivo, per resistere alle feroci scorrerie degli Ungari (che avevano fama di mangiare, ancora palpitante, il cuore dei nemici uccisi). Fu scavato un grande fossato, riempito d'acqua risorgiva e affiancato da un terrapieno, su cui correva la strada pubblica; fu edificata una cinta muraria con i torrioni di avvistamento; fu approntato un ponte levatoio, per mettere in comunicazione il borgo fortificato con la Contrada dei Livelli e la Contrada del Castello (i resti di tale ponte erano visibili ancora nell'ultimo dopoguerra). In quest'area fortificata di circa quattro piò bresciani, vivevano un centinaio di famiglie di contadini, artigiani e bottegai, che si addensavano nelle casupole strette attorno alla loro chiesuola..

Basso Medioevo Dopo l'anno Mille, una ventata di rinnovamento ha investito il borgo e la popolazione è uscita dalla cinta murata per colonizzare il territorio circostante, bonificando terreni incolti, costruendo cascinali, aprendo botteghe artigianali e innalzando una nuova cappella, per contenere l'accresciuta popolazione.

Nel 1353, per decreto del vescovo di Brescia Bernardo Tricardo, nacque la parrocchia di san Siro, accorpando i benefici di tre cappelle: di San Siro de Castronovo ultra Mellam, dei Santi Pietro e Paolo de Onsado ultra Mellam, di Santa Maria de Onsado ultra Mellam, così da formare una prebenda sufficiente per mantenere in loco un prete stabile..

In questo periodo, Castrum Novum ultra Mellam si organizzò in Comune Rurale, un'istituzione tipica dell'Italia centro-settentrionale. Nella Terra Bresciana, nacque nei secoli XI/XII e fiorì fino alla fine del secolo XVIII.G. Rosa, Statistica storica della provincia di Brescia, Tipografia Apollonio, Brescia, 1884, pp. 20-21. Era amministrato da un Console (coadiuvato da un Campàro, un Massàro e un Cancelliere) e da una Vicinìa, l'assemblea dei capifamiglia originari (ne erano esclusi i nobiles et cives e i forestieri), che dettava le norme comunitarie..

Durante la dominazione dei Visconti di Milano su Brescia (1337-1426), il Comune de Castronovo ultra Mellam era tra i più floridi della Quadra di Capriano con Mairano.Il territorio bresciano era suddiviso in circoscrizioni amministrative, chiamate quadre, ciascuna con un capo-quadra (Cfr. A. Valentini, Gli Statuti di Brescia dei secoli XII al XV illustrati, Fratelli Visentini, Venezia, 1898, pp. 112-120)..

Dominazione Veneta Nella prima metà del secolo XIV, i Visconti di Milano dovettero cedere alla superiorità delle armi venete, che sancirono il dominio della Serenissima Repubblica di Venezia su Brescia.

Nel corso della sua plurisecolare dominazione (dal 1426 al 1797), Venezia — ha scritto uno storico bresciano — «dimostrò di rispettare le secolari usanze locali, le guarentigie statutarie, gli ordinamenti repubblicani di origine comunale, tollerando una libertà della quale i precedenti governi signorili, autoritari ed accentratori, soprattutto quello visconteo, avevano destato il rimpianto.»C. Pasero, Autonomia locale e decentramento amministrativo. I Rettori Veneti ed il presidio militare, in Treccani degli Alfieri (a cura di), Storia di Brescia, Editrice Morcelliana, Brescia, 1963, vol. II, pp. 109-112, passim. Di conseguenza, il Comune Rurale di Castelnuovo Mella mantenne intatta la propria autonomia amministrativa..

La vicinanza di Castelnuovo Mella a Brescia faceva sì che ogni volta che la città era cinta da assedio, il territorio suburbano ne pagasse le conseguenze in saccheggi, violenze, carestie, epidemie. Alcuni episodi furono particolarmente gravi. Il memorabile assedio del 1438, durante la campagna militare condotta da Milano per riprendersi Brescia, che si era consegnata a Venezia. In soccorso dei Bresciani, che resistevano eroicamente, la leggenda narra che intervennero i santi protettori Faustino e Giovita. Il famoso "sacco di Brescia" del 1512 ad opera di Gastone de Foix, luogotenente di Luigi XII re di Francia e duca di Milano. Dal giovedì grasso all’inizio della quaresima, fu un Carnevale di sangue e di terrore, durante il quale echeggiò un grido agghiacciante: “Sacco, sacco. Carne, carne. Ammazza, ammazza..

Età Moderna Nel biennio 1609-1610, mentre era Podestà di Brescia Giovanni da Lezze, risulta che le ville picciole di Castel Novo, Onsado e Colorne facevano parte della Quadra di Mairano. La prima aveva 63 fuoghi (famiglie) e 500 anime; la seconda, 23 fuoghi e 119 anime; la terza, 10 fuoghi e 50 anime.Intorno alle nostre tre ville picciole ("piccoli borghi"), ci sono altre notizie interessanti. La maggior parte dei terreni coltivabili è di proprietà dei cittadini mentre ai contadini rimangono solo le briciole. A Colorne, sono in attività sei fornaci di laterizi. Tra le spese sostenute dai Comuni vi è la tassa per i "cappelletti", uomini d’arme a cavallo, incaricati di reprimere la delinquenza, assicurare la sicurezza sulle strade e dare la caccia ai contrabbandieri. (cfr. C. Pasero (a cura di), Il Catastico Bresciano di Giovanni da Lezze (1609-1610), Apollonio Editore, Brescia, 1973, volume II, pp. 253-272).

Durante la guerra per la successione spagnola, negli anni 1701-1706, il territorio di Castel Novo e Onzato di Mella è stato devastato dalle soldatesche imperiali e francesi. Alla fine, forse per farsi perdonare la "neutralità disarmata", il Governo Veneto invitò i cittadini a chiedere il risarcimento degli ingenti danni subiti.Biblioteca Queriniana, Archivio Storico-Civico, Documenti de’ danni recati dalle armate del principe Eugenio di Savoia e dalle francesi: Castel Novo (cartella 1192), Onzato di Mella (cartella 1201). Cfr. anche .

L’anno 1797 è stato un anno cruciale per Brescia: è terminato il dominio della Repubblica di Venezia; è vissuta lo spazio di pochi mesi la Repubblica Bresciana; è iniziata la dominazione francese, che durerà fino al 1814. "La Comune di Castel Novo con Colorne e Onzato" (si diceva proprio così, al femminile, con evidente francesismo; e gli abitanti erano chiamati "comunisti") fece parte prima della Municipalità di Azzano e poi della Municipalità di Flero, all'interno del Dipartimento del Mella.Durante la dominazione francese, "le Comuni" (sic) erano raggruppate in "Municipalità" (senza perdere la propria autonomia amministrativa, come ha scritto erroneamente qualcuno). «Castel Novo era sotto la Municipalità di Azzano, composta da tre Municipalisti: Giovanni Venturini di Castel Novo, Valentino Bartolotti di Azzano e un certo Bernardi di Mairano; ad essi, si aggiungeva un Giudice di pace che giudicava nel civile e nel penale per le piccole cose, ch’era Giovanni Battista Castelli, parroco di Azzano»: così ha scritto don Giuseppe Lonati in una Memoria a’ posteri nel Libro del giuspatronato parrocchiale di Castel Mella, conservato presso l’archivio parrocchiale (cfr. ).

Età Contemporanea