È ricordato principalmente per il ruolo che le fonti cristiane gli attribuiscono nel processo di Gesù e per le leggende fiorite nei secoli successivi, che arrivarono in alcuni casi a considerarlo un santo e un martire: per tale motivo è ricordato come martire dalla Chiesa copta e come santo dalla Chiesa etiope. Al riguardo brevemente è ricordato anche da Tacito e Flavio Giuseppe.

Le fonti storiografiche Le fonti antiche che parlano di lui sono due autori giudei del I secolo d.C: Flavio Giuseppe, la fonte principale, ne parla nelle opere Guerra giudaica (scritta negli anni 70) e soprattutto Antichità giudaiche (scritta negli anni 90); Filone di Alessandria ne parla ne L'ambasceria a Gaio, scritta circa nel 41, il che ne fa temporalmente la fonte più vicina agli eventi.Jean-Pierre Lémonon, Ponce Pilate, Les Editions de l'Atelier, 2007. Un breve accenno è inoltre presente negli Annali di Tacito; i due libri di tale opera in cui, presumibilmente, si doveva parlare anche del mandato di Pilato in Giudea sono andati perduti. Infine bisogna citare anche le lettere di Ignazio di Antiochia agli Smirnei, ai Magnesi e ai Tralli, scritte all'inizio del II secolo.

Biografia Il nome Ponzio sembrerebbe rimandare a origini sannite. Il cognome è stato talvolta fatto derivare da pileus, un copricapo usato durante l'affrancamento degli schiavi, il che ne farebbe un liberto o almeno discendente di liberti; altri lo hanno associato, con maggiore verosomiglianza, a pilum, un giavellotto; il praenomen non è riportato da alcuna fonte.

Come tutti i funzionari di rango minoreIl titolo portato da Pilato in qualità di governatore sembrerebbe essere stato (come riportato dall'iscrizione di Cesarea) "prefetto della Giudea" (praefectus Iudaeae). Il suo titolo è tuttavia riportato come procurator in Tacito e con l'equivalente greco "epitropos" (ἐπίτροπος) in Giuseppe Flavio e Filone. A partire dall'imperatore Claudio sono attestati dei procuratori come governatori della Giudea, il che potrebbe spiegare perché le fonti successive abbiano attribuito a Pilato questo titolo (oltre a una svista, si può tuttavia anche ipotizzare che Pilato abbia ricoperto cariche diverse nel corso del suo mandato decennale). I Vangeli usano un termine greco molto generico, "egemone/governatore" (ἡγεμών), termine applicato a Pilato anche da Giuseppe Flavio. doveva appartenere all'ordine equestre.

Dopo Valerio Grato, fu il quinto prefetto della Giudea, in carica tra gli anni 26 e 36. Alcuni studiosi hanno ipotizzato (essendo l'anno del suo insediamento lo stesso del ritiro di Tiberio a Capri) che la sua nomina a governatore sia stata dovuta all'appoggio di SeianoMaier, Paul L. (1968). "Sejanus, Pilate, and the Date of the Crucifixion". Church History. 37 (1): 3–13.; altri, invece, escludono tale collegamento tra Pilato e il prefetto del pretorio.McGing, Brian C. (1991). "Pontius Pilate and the Sources". The Catholic Biblical Quarterly. 53 (3): 427.

Secondo quanto riportato da Flavio Giuseppe, Pilato provò senza successo a romanizzare la Giudea, introducendo immagini dell'imperatore a Gerusalemme (cosa che suscitò una forte protesta perché la legge mosaica non lo consentiva)Flavio Giuseppe, Guerra Giudaica, ii.169-171 (traduzione italiana ). e provando a costruire un acquedotto coi fondi che si raccoglievano nel Tempio.Flavio Giuseppe, Guerra Giudaica, ii.175-177. Secondo Filone di Alessandria, Pilato sarebbe stato corrotto, licenzioso e crudele e avrebbe rubato e irrogato condanne senza processo.Filone Alessandrino, Legatio ad Gaium, 302.

Anche se Gerusalemme rimaneva la capitale, il governatore romano aveva la sua residenza a Cesarea che, grazie alla sua ubicazione, rappresentava una buona scelta strategica.Helen K. Bond, Pontius Pilate in History and Interpretation, Cambridge, Cambridge University Press, 1998, p. 7.

È famoso per il ruolo che svolse nella passione di Gesù, secondo quanto testimoniano i Vangeli, poiché fu giudice del processo di Gesù: rifiutatosi di condannarlo, in seguito si "lavò le mani", cedendo di fatto alle richieste dei sadducei che volevano la crocifissione. Gli studiosi moderni hanno notato di come gli evangelisti abbiano dato di Pilato un'immagine relativamente "amichevole" rispetto alla descrizione che di lui fecero Giuseppe Flavio e soprattutto FiloneMcGing, Brian C. (1991). "Pontius Pilate and the Sources". The Catholic Biblical Quarterly. 53 (3): 415–416.; tutti e quattro i vangeli canonici concordano sul rifiuto di Pilato di condannare il Nazareno, cedendo soltanto contro il suo volere (rappresentato in Matteo 27,24 dal noto episodio del "lavaggio delle mani") alle richieste dei sadducei che volevano la crocifissione.

Il governatore (legato) di Siria, Lucio Vitellio (padre del futuro princeps), lo destituì nell'anno 36 o 37 a causa della durezza con cui aveva represso i Samaritani che avevano messo in atto la rivolta del monte Garizim e lo inviò a Roma per rispondere del suo operato davanti al principe. Ma prima che Pilato potesse raggiungere Roma, Tiberio morì. Da questo momento la sua figura scompare dalle fonti e non è noto il suo destino.Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, xviii.85-89 (traduzione italiana ). Secondo Svetonio uno dei primi atti di Caligola come imperatore fu di concedere l'amnistia ai condannati da Tiberio e a tutti coloro che erano imputati in un processo.; è perciò possibile che Pilato sia riuscito ad evitare il processo a suo carico.

Nel ruolo di prefetto della Giudea gli subentrò Marcello, amico di Lucio Vitellio.

Iscrizione di Cesarea di Giudea

Nel 1961, presso l'anfiteatro romano di Cesarea, è stata rinvenuta casualmente una lapide risalente al periodo tiberiano, su cui Pilato era menzionato nell'incisione incompleta, che recita: "[Caesarensibu]s Tiberiéum/[Pon]tius Pilatus/[Praef]ectus Iuda[ea]e",. traducibile forse come "presso i Cesarensi, Ponzio Pilato, Prefetto di Giudea, [dedicato a] Tiberio". Altre interpretazioni riferiscono di una possibile attestazione di lavori effettuati da Pilato presso l'anfiteatro della città, forse colpita da un terremoto, o della presenza sul luogo del ritrovamento di un tempio realizzato in onore dell'imperatore da Pilato.

Ruolo nella passione di Gesù Negli scritti cristiani Secondo il Nuovo Testamento - benché secondo alcuni tali narrazioni non siano storicamente conciliabili e attendibili, rappresentando queste, per certi studiosi, la personale interpretazione teologica di ogni evangelista su precedenti materiali della tradizione cristianaVedi la sezione "Storicità e attendibilità del processo" alla voce "Processo di Gesù". (cfr. per esempio: Raymond E. Brown, The Death of the Messiah Vol. 1, Anchor Yale Bible, 2010, p. 556, ISBN 978-0-300-14009-5; John Dominic Crossan, Who killed Jesus?, HarperOne, 1995, pp. 116-117, ISBN 978-0-06-061480-5; Rudolf Bultmann, History of the Synoptic Tradition, Hendrickson Publisher, 1963, p. 272, ISBN 1-56563-041-6; Bart Ehrman, Prima dei vangeli, Carocci Editore, 2017, pp. 131-135, ISBN 978-88-430-8869-0.). - Gesù fu portato al cospetto di Pilato dalle autorità ebraiche di Gerusalemme, che, dopo averlo arrestato, lo interrogarono e ricevettero delle risposte che lo fecero considerare blasfemo.

Pilato compare in tutti e quattro i Vangeli canonici. Il Vangelo secondo Marco mostra Gesù innocente dell'accusa di avere complottato contro l'impero romano e raffigura Pilato come estremamente riluttante a giustiziarlo, dando la colpa alle gerarchie giudaiche per la condanna, anche se Pilato era l'unica autorità in grado di decidere una condanna a morte. Nel Vangelo secondo Matteo Pilato si lava le mani del caso e, riluttante, manda Gesù a morte. Nel Vangelo secondo Luca è scritto: "Pilato, riuniti i sommi sacerdoti, le autorità e il popolo, disse: «Mi avete portato quest'uomo come sobillatore del popolo; ecco, l'ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in lui nessuna colpa di quelle di cui lo accusate; e neanche Erode, infatti ce l'ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte»" (Lc 23, 13-15). Nel Vangelo secondo Giovanni Pilato interroga Gesù, che non afferma di essere né il Figlio dell'Uomo né il Messia, ma gli dà conferma rispondendo "tu lo dici: io sono" (Gv 18,37).Stephen L. Harris, Understanding the Bible, Mayfield, Palo Alto 1985.

In merito alla figura di Ponzio Pilato, il racconto dei Vangeli non appare storico e gli esegeti del cattolico "Nuovo Grande Commentario Biblico"Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 818, ISBN 88-399-0054-3. osservano che "i ritratti che ne danno i vangeli come di un uomo indeciso e preoccupato della giustizia contraddicono altre antiche descrizioni della sua crudeltà e ostinazione", mentre il teologo John Dominic Crossan, ex sacerdote cattolico e tra i cofondatori del Jesus Seminar,John Dominic Crossan, Who killed Jesus?, HarperOne, 1995, pp. 148, 174-178, ISBN 978-0-06-061480-5. rileva come le informazioni "riguardanti Pilato [che ci giungono] da Flavio Giuseppe mostrano la sua mancanza di interesse per la sensibilità religiosa ebraica e la sua capacità di avere metodi piuttosto brutali per il controllo della popolazione".Cfr, tra gli altri: Raymond E. Brown, The Death of the Messiah Vol. 1, Anchor Yale Bible, 2010, p. 753, ISBN 978-0-300-14009-5; Bart Ehrman, Prima dei vangeli, Carocci Editore, 2017, pp. 135-137, ISBN 978-88-430-8869-0; Adriana Destro e Mauro Pesce, La morte di Gesù, Rizzoli, 2014, pp. 78-79, ISBN 978-88-17-07429-2.