Le catacombe di Roma sono antiche aree cimiteriali sotterranee realizzate sia dalla comunità ebraica che da quella cristiana nel suburbio della città di Roma a partire dalla fine del II secolo. Sono caratterizzate da una rete di gallerie scavate nella roccia (per lo più di natura tufacea), talvolta articolate su più livelli sovrapposti, con loculi per tumulazioni ricavati nelle pareti e meno frequentemente con deposizioni scavate nella pavimentazione. Nelle gallerie cimiteriali si aprono occasionalmente accessi che conducono a camere private, dette cubicoli, non di rado decorate da affreschi e destinate a famiglie o gruppi più facoltosi. Le catacombe ebraiche presentano alcuni caratteri peculiari, come la presenza di tombe a forno (kokhim).

Aree cimiteriali sotterranee simili a catacombe ma di ridotta estensione erano realizzate anche dai pagani: sono generalmente definite ipogei di diritto privato perché realizzati da uno o più privati cittadini e non da comunità religiose. Per tale motivo per alcune catacombe minori prive di documentazione storica ed epigrafica non si è in grado di stabilire con certezza se appartenessero o meno alla comunità cristiana.

Nel sottosuolo di Roma esistono più di 50 catacombe in cui si snodano circa 150 km di gallerie. Le catacombe romane di certa o probabile attribuzione alla comunità cristiana sono poste sotto la custodia e l'autorità della Pontificia commissione di archeologia sacra, in ottemperanza a quanto stabilito nel 1929 dai Patti Lateranensi tra lo Stato Italiano e la Santa Sede.

Storia II secolo I nuclei più antichi delle catacombe romane risalgono alla fine del II secolo (Catacomba di San Callisto, zona dell'arenario nella Catacomba di Priscilla che sfrutta una cava preesistente). Precedentemente i cristiani venivano sepolti insieme con i pagani, senza particolari distinzioni relative al credo..

Cause religiose e sociali all'origine del fenomeno La pratica di seppellire i defunti in ambienti ipogei non rappresentava una novità per la civiltà romana, poiché tale uso era diffuso da molti secoli sia in Italia che in altre regioni del bacino del Mediterraneo (tra i Sardi fin dal Neolitico recente, tra gli Etruschi dal VII secolo a.C.; tra le tombe ipogee romane si può ricordare il Sepolcro degli Scipioni degli inizi del III secolo a.C.). Negli esempi precedenti, tuttavia, gli ipogei erano destinati a singoli individui o in alternativa ad uno o più gruppi familiari legati tra loro da vincoli di parentela. Le catacombe estesero la pratica del sepolcro ipogeo destinandola ad una vasta comunità di individui, legati tra loro dalla comune fede religiosa, e si svilupparono come vere necropoli sotterranee, con un'ampiezza ed una complessità mai fino ad allora raggiunte.

Le cause del fenomeno delle catacombe sono in primo luogo di carattere religioso, poiché la religione cristiana ed in parte anche l'ebraismo professavano la dottrina della risurrezione della carne, la quale afferma che alla fine dei tempi i corpi risusciteranno e si riuniranno alle anime per il giudizio finale: tale dottrina appariva incompatibile con la tradizionale pratica romana dell'incinerazione, che implicava la distruzione del corpo per combustione (e che anche tra i pagani durante il II secolo era in corso di graduale sostituzione con l'inumazione). Essendo i cimiteri a cielo aperto insufficienti per ospitare i corpi incombusti della massa crescente di credenti, la realizzazione dei cimiteri ipogei apparve una naturale soluzione per garantire un seppellimento dignitoso ai fedeli che attendevano la risurrezione, nei primi secoli del cristianesimo da molti ritenuta imminente (si veda in particolare l'eresia del montanismo). Lo stesso termine cimitero (in latino coemeterium, dal greco κοιμητήριον koimētḕrion, dal verbo κοιμάω koimáō, ossia "dormire", "riposare"), usato originariamente per riferirsi alle catacombe, allude ad un luogo di riposo temporaneo.

Ulteriori motivazioni che spinsero alla realizzazione delle catacombe nel suburbio di Roma furono di natura solidaristica, poiché, in particolar modo durante la lunga crisi economica scaturita dall'anarchia militare del III secolo, molti individui e famiglie aderenti al cristianesimo e all'ebraismo si trovarono in condizioni di assoluta indigenza e impossibilitati anche a provvedere per proprio conto alla sepoltura. L'etica cristiana ed ebraica imponevano pertanto alle comunità di soccorrere i confratelli indigenti realizzando sepolture a basso costo.Sulla questione delle origini delle catacombe di Roma si veda da ultimo V. Fiocchi Nicolai, J. Guyon (a cura di), Origini delle catacombe romane. Atti della giornata tematica dei seminari di archeologia cristiana (Roma, 21 marzo 2005), Città del Vaticano 2006. Sul principio solidaristico nella genesi della catacombe ebraiche di Roma: M. Williams, The Organisation of Jewish Burials in Ancient Rome in the Light of Evidence from Palestine and the Diaspora, in Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik, 101 (1994), pp. 165-182.

III e IV secolo Quando la comunità divenne più numerosa fu incrementata la realizzazione di cimiteri collettivi, parte all'esterno secondo l'uso moderno, parte ricavati nel sottosuolo sfruttando la facile lavorabilità del tufo locale. I cimiteri erano collocati entro i confini di terreni acquistati o più frequentemente donati alla comunità da membri facoltosi. Nel III secolo nel suburbio di Roma si contavano 25 cimiteri, alcuni dei quali erano in possesso della Chiesa e da essa direttamente amministrati (ad esempio la Catacomba di San Callisto, dato che Ippolito Romano scrive nei suoi Philosophumena che papa Zefirino nominò il diacono Callisto, non ancora divenuto papa, custode e amministratore della catacomba.). Nella prima metà del III secolo, inoltre, Roma fu suddivisa in sette regioni ecclesiastiche.: ad ognuna di esse vennero assegnati luoghi di culto e differenti catacombe per la sepoltura dei propri fedeli.

Nel 313 il Cristianesimo fu riconosciuto come religione legittima e negli anni seguenti esplose il fenomeno delle conversioni di massa: le catacombe continuarono ad espandersi e in alcuni casi ad approfondirsi con la realizzazione di più livelli sovrapposti collegati da scale.È il caso ad esempio della catacomba di S. Agnese sulla via Nomentana, sorta verso la metà del III secolo come piccolo nucleo di gallerie in cui trovò sepoltura anche la martire (il nucleo più antico è oggi conosciuto come regio I): nel IV secolo la catacomba fu ingrandita con la realizzazione di due nuovi nuclei ricavati ad una quota inferiore (regiones II e III). Cfr. P.M. Barbini, S. Agnetis basilica, coemeterium, in Lexicon topographicum urbis Romae - Suburbium, I, pp. 33-36.

Durante la seconda metà del IV secolo l'abitudine ad essere sepolti nelle catacombe subisce un forte rallentamento, con la sola eccezione delle sepolture presso le tombe dei martiri (ad sanctos o retro sanctos), particolarmente ambite dai fedeli: il fenomeno è causato dalla diffusione del culto devozionale verso i martiri sepolti nelle catacombe, incentivato dall'attività di papa Damaso I, che commissionò lavori di restauro delle catacombe e di monumentalizzazione delle sepolture venerate per favorire le visite dei fedeli.

Dal V al IX secolo Nel V secolo l'uso delle catacombe per nuove sepolture diviene raro ma esse continuano ad essere meta di pellegrini a scopo di devozione.

Nel VI secolo, negli anni che seguono la caduta dell'Impero romano d'Occidente, le guerre greco-gotiche e i vari assedi cui Roma viene sottoposta incentivano lo spopolamento dell'antica capitale ed il saccheggio e l'abbandono dei siti paleocristiani nel suburbio, incluse le catacombe.

Tra l'VIII ed il IX secolo, in seguito ai continui saccheggi, i santuari extraurbani vennero gradualmente abbandonati e le sacre reliquie dei martiri furono traslate nelle chiese della città.

Dal basso Medioevo al XV secolo Traslate le reliquie all'interno della città, le catacombe furono completamente abbandonate; gli accessi furono ostacolati dalla vegetazione e dalle frane, i santuari e i cimiteri caddero nell'oblio..

Durante il basso Medioevo si perse ogni traccia della loro ubicazione. Le uniche catacombe ad essere ricordate furono quelle di San Sebastiano, di San Lorenzo (o di Ciriaca) e di San Pancrazio.

Età moderna In epoca moderna furono accidentalmente riscoperte nel XVI secolo e cominciarono ad essere esplorate prima con Antonio Bosio (1575-1629 col suo libro postumo Roma Sotterranea del 1634) e soprattutto con le ricerche di Giovanni Battista de Rossi (1822-1894). Negli anni cinquanta del XX secolo furono ritrovate ed identificate molte catacombe nei pressi di Roma.

Descrizione

I cimiteri cristiani di Roma si articolavano di norma in una parte esterna (tecnicamente detta sub divo coelo, "sotto la luce del cielo") con singole inumazioni e mausolei, di aspetto non dissimile dai cimiteri moderni.. Al di sotto di essa si estendeva la rete di gallerie (ambulacra) scavate da operai specializzati detti fossori mediante l'uso di attrezzi quali la piccozza (dolabra);. il cimitero sotterraneo era accessibile dall'esterno tramite una o più scale.. A causa dei limiti imposti dalla legge romana che estendeva il diritto di proprietà anche al sottosuolo, nello scavo delle gallerie i fossori erano tenuti a non superare i confini del terreno di proprietà della comunità religiosa, frequentemente acquisito per il tramite di lasciti o donazioni. Proprio per ricordare tali atti di evergetismo, come avveniva anche per i primi tituli (luoghi di culto) cristiani, varie catacombe furono inizialmente intitolate ai benefattori: è il caso ad esempio della catacomba di Priscilla o della catacomba di Ottavilla, che mutò successivamente la sua denominazione in Catacomba di San Pancrazio, dal nome del martire più illustre sepolto al suo interno.

Nelle catacombe di maggiori dimensioni è possibile riconoscere nuclei diversificati, spesso originariamente indipendenti e solo in epoca più tarda collegati tra loro a formare un'unica vasta area cimiteriale. I nuclei delle catacombe romane sono solitamente definiti regioni (ad esempio la regione delle cattedre nel Coemeterium Maius).

Talvolta nelle gallerie si realizzavano dei lucernari che garantivano il ricambio dell'aria all'interno della catacomba, miglioravano l'illuminazione e permettevano una più agevole estrazione dei materiali di risulta derivati dallo scavo dei loculi e dai lavori di prolungamento della rete di gallerie. Alcune gallerie erano inoltre rivestite di intonaco bianco al fine di aumentare la luce prodotta dalle torce e dalle lampade ad olio, che erano alloggiate all'interno di nicchie o poste su mensole ad intervalli regolari..

Tipologie di sepolture