Le guerre di Musso furono due conflitti che ebbero come protagonista Gian Giacomo Medici, detto "il Medeghino", padrone del castello di Musso (sul lago di Como) dapprima come castellano del Duca di MilanoIl Medeghino si impadronì del castello in circostanze poco chiare nel 1523, la sua posizione risulta formalmente riconosciuta dal Duca di Milano dal luglio 1524. e poi come marchese. Questo castello si trovava sul confine con le Tre Leghe (Grigioni) che, sin dal 1512, occupavano il territorio dell'alto Lario, ossia le Tre Pievi (Dongo, Gravedona e Sorico) e Colico, e anche la Valtellina e le contee di Chiavenna e Bormio.La regione sottostava a dominio grigionese fin dal 1512; anno in cui le armate svizzere scacciarono momentaneamente i francesi da Milano affermando in contropartita il loro dominio su numerose valli a sud delle Alpi.
La prima guerra (1524-1526) vide il Medeghino combattere contro i Grigioni prestando fedelmente servizio al Duca di Milano, che lo ricompensò rendendo vitalizio il suo titolo di castellano di Musso; durante il conflitto egli si impadronì con un colpo di mano di Chiavenna, ma non riuscì a mantenerla, mentre si assicurò il controllo di altri territori, principalmente delle Tre Pievi. La pace segnò per i Grigioni la perdita dei territori occupati dal nemico.
Successivamente, il Medeghino agì in sostanza da signore indipendente, ottenendo l'investitura imperiale a marchese di Musso e conte di Lecco con piena giurisdizione, la facoltà di battere moneta e la trasmissione del titolo e delle prerogative.
Nella seconda guerra (1531-1532) il Medeghino si scontrò con un'alleanza tra i Grigioni e il Duca di Milano; egli conquistò Morbegno, salvo poi perderla assieme a Monguzzo, e si difese con successo negli assedi di Lecco e Musso. Un compromesso stabilì la restituzione al Duca di Milano di tutti i territori posseduti dal Medeghino in cambio della sua investitura a marchese di Marignano e a 35.000 scudi annui.
Prima guerra di Musso In questo contesto il Medeghino pensò bene di riallinearsi con il duca di Milano, cercando nel contempo di occupare quanti più territori possibili ai Grigioni.
Nell'aprile del 1524 il Medeghino occupò brevemente l'area delle Tre Pievi, ed impedì ai grigioni di utilizzare le vie d'acqua per congiungere i propri mercenari (guidati da Renzo di Ceri) all'esercito francese. Poco dopo tenta anche una incursione in Valtellina, da cui è respinto grazie al tempestivo intervento del famoso capitano della valle Giovanni Travers.
Dopo questo inizio promettente il duca decide di riaccogliere il Medeghino tra i suoi capitani (ufficialmente era fino a quel momento ricercato per un assassinio politico, forse avvenuto su ordine del Duca stesso), invia truppe da Como (comandate da Gerardo d'Arco) e lo riconosce castellano di Musso e signore di molte terre circumvicine. Nella notte tra l'8 e il 9 gennaio i soldati reclutati dal Medeghino, con un attacco a sorpresa nel quale sono coinvolti molti fuoriusciti valtellinesi, occuparono Chiavenna.
Dopo alcuni aspri combattimenti in val Bregaglia il Medeghino viene gravemente ferito (10 gennaio, la ferita alla base del pene lo rese impotente) e, venuto momentaneamente a mancare il comando, l'esercito Mussiano perde di coesione, favorendo una controffensiva grigiona. Il 21 gennaio Chiavenna è stretta d'assedio dalle tre leghe, il borgo si arrenderà poche settimane dopo, mentre la rocca resisterà molto a lungo.
Per sostenere l'assedio il Medeghino, ancora convalescente, fa preparare un attacco di diversione in Valtellina, che scatta il 2 o il 3 marzo 1525, coinvolgendo anche un buon numero di truppe ducali. Il Medeghino decide di fermarsi ad Olonio per restaurare il locale castello, mentre le sue truppe, ormai comandate da Gerardo D'Arco, si accampano e fortificano tra Dubino e Morbegno.
Questi fatti crearono però vivissimo allarme tra i militari e i politici grigioni, anche perché queste vittorie non erano state indolori dal punto di vista delle perdite, mentre la maggior parte dei migliori soldati retici si trovava a Pavia. Per tale ragione i Grigioni stabilirono di ritirare il loro contingente (ufficialmente di uomini, ma probabilmente più vicino a unità) dall'esercito francese. Queste truppe rientrano a marce forzate e contribuiscono di lì a poco (15 aprile) alla vittoria sul contingente di Gerardo D'Arco, che subisce più di 500 morti (battaglia di Dubino).
La diversione della Valtellina fu considerata, anche da molti dei contemporanei come il Lescun, una delle precondizioni per la sconfitta francese nella di poco successiva battaglia del parco di Pavia. La guerra entra così in una fase di stanca, con i soldati delle tre leghe incapaci di portare a termine alla svelta le operazioni di assedio e di ritornare nelle Tre Pievi; il Medeghino impegnato in fallimentari scaramucce per far giungere rifornimenti a Chiavenna, e manifestamente inferiore ai retici nelle battaglie in campo aperto.
Il rapimento degli ambasciatori grigioni Per tale ragione a settembre, una delegazione delle Tre Leghe, guidata da Johann Travers si recò a Milano per trattare la pace; il Duca (malato) non poté riceverla ma il cancelliere Girolamo Morone promise di aprire delle vere trattative per ridiscutere i confini tra le Leghe e il Ducato. Infatti già il 18 aprile i Grigioni, dopo la sconfitta francese di Pavia, avevano chiesto l'arbitrato imperiale sulla Valtellina e proposto una tregua generale di sei mesi
L'ambasciata grigiona era già sulla via del ritorno, quando (il 13 settembre 1525) viene rapita da navi armate del Medeghino e imprigionata nel castello di Musso. Il Medici chiede un riscatto di scudi, malgrado sia il Duca che il Morone gli ordinino di liberare immediatamente gli ambasciatori.
Pochi giorni dopo, mentre i Grigioni iniziano a prepararsi ad un'altra guerra, avviene la scoperta della cosiddetta congiura Morone (una presunta macchinazione che vedeva il Ducato di Milano in procinto di tradire la Spagna e allearsi con la Francia), questo fatto cambia immediatamente tutti i rapporti di forza e le alleanze.
Al principio di novembre l'assedio di Chiavenna riprende con rinnovato vigore (utilizzando tutte l'artiglierie del castello di Mesocco), fino a quando, il 20 o nei giorni immediatamente successivi, le truppe che occupavano per conto del Medeghino la rocca non si arrendono a patti.
Questi patti di capitolazione non sono rispettati dai grigioni, che impiccano alcuni prigionieri, poiché valtellinesi e chiavennaschi e quindi considerati traditori e si offrono di scambiare gli altri con gli ambasciatori rapiti. Le truppe delle Tre Leghe muovono quindi verso Olonio (che viene assediata) e le Tre Pievi, si trovano coinvolte in una guerra di imboscate, scaramucce, cecchini, e sottoposte al fuoco dell'artiglieria che il Medeghino ha montato sulla flotta lacuale. Questo tipo di guerra mal si confaceva ai Grigioni, abituati a risolvere le loro contese con battaglie campali e quadrati di picchieri.
Viene quindi proclamata il 10 febbraio 1526 una tregua di tre mesi, più volte rinnovata. La situazione internazionale contribuisce a stemperare gli animi, infatti in quel periodo sia il Medeghino, i retici sono alleati (anche se non dichiarati) sia del Re di Francia Francesco I che di Venezia; il Medeghino anzi è in ottimi rapporti con la confederazione svizzera, e sta svolgendo un ruolo di mediazione per reclutare mercenari a favore dell'esercito del Papa e di Venezia. Si stavano insomma creando le condizioni per la stipula della lega di Cognac (22 maggio 1526).
Il trattato di pace Nelle trattative si inserirono quindi anche gli ambasciatori di Francia e Venezia; fino a quando a Ala il 15 settembre 1526 non fu finalmente sottoscritto il trattato che poneva fine alla guerra tra le Tre Leghe e il castellano di Musso. Si noti che nella trattativa non fu minimamente coinvolto il Duca di Milano, ormai profugo dal suo stato, quasi interamente occupato dagli imperiali, contro i quali il Medeghino aveva già iniziato una nuova guerra.
Nel trattato di Ala il Medeghino ottenne ducati in pagamento del riscatto richiesto per gli ambasciatori ( dei quali corrisposti da Francia e Venezia), il controllo di tutto l'alto lago e dei territori a sud del lago di Mezzola, Olonio, e la grazia dei suoi seguaci sudditi delle Tre Leghe.
I Grigioni ottenevano l'abolizione di tutti i dazi che il Medeghino aveva aggiunto sulle merci in uscita dalla Valtellina, la consegna di due banditi, la promessa di non invadere più Valtellina e Val Chiavenna. Grossomodo la prima guerra di Musso terminava per l'esaurimento finanziario di ambedue i contendenti, per le pressioni diplomatiche della lega di Cognac, e per l'incapacità Grigiona di conquistare i castelli occupati dal de'Medici. Sia le Tre Leghe che il Medeghino avevano poi altri impegni militari più pressanti.
Fu però una vittoria per il castellano, che aveva ottenuto il primo nucleo di una sua signoria autonoma, e conquistato alcuni ricchi villaggi. Come conseguenza della guerra i Grigioni distrussero tutti i castelli di Val Chiavenna, Mesolcina (tra cui il celebre castello di Mesocco, già appartenuto a Gian Giacomo Trivulzio), Valtellina, Val Bregaglia e dintorni, poiché ci si rendeva conto che se queste fortezze fossero state conquistate dal nemico non sarebbe stato possibile liberarle. Inoltre alla dieta di Ala non fu solo stipulato un trattato di pace con il Medeghino ma fu ridiscusso il patto federativo tra le Leghe per ottenere una politica estera e di difesa più armonica e unitaria.
La seconda guerra di Musso Nel 1531 il Medeghino era oramai divenuto un signore territoriale indipendente; con il titolo di marchese di Musso e conte di Lecco, dominava su buona parte del Lario, e circa metà della Brianza, oltre che su Domodossola.
Il Duca di Milano Francesco II Sforza desiderava recuperare questi territori, ma usciva distrutto da una guerra durata ormai da 9 anni; così a partire dal 1530 (quando dopo il Congresso di Bologna era stato reintegrato nei suoi Stati da Carlo V) iniziò contemporaneamente a trattare con il Medeghino e a cercare tra gli svizzeri e i grigioni degli alleati con cui sbarazzarsi di lui. Si tenga presente che i Grigioni avevano aderito alla riforma protestante sin dal 1525, mentre la confederazione svizzera era divisa al suo interno, ed era già stata combattuta una guerra confessionale (la prima guerra di Kappel, 1529) in cui i cantoni cattolici erano stati aiutati dal Medeghino. Inoltre il Medici poteva contare su numerosi amici sia nella confederazione, sia nelle Tre Leghe perché vi aveva reclutato numerosi mercenari sin dal 1525, e, assieme a suo fratello (Gio. Angelo Medici, poi papa Pio IV), aveva più volte congiurato con i grigioni rimasti cattolici (congiura dell'abate Schlegel). Nella notte tra il 2 e il 3 marzo 1531 l'ambasciatore grigione di ritorno da Milano, il mesolcino Martino Bovollino, veniva sorpreso da soldati del Marchese di Musso presso Cantù. Nel corso di una colluttazione veniva ucciso assieme al figlio e (forse) ad alcune persone del suo seguito. I soldati Mussiani erano sulle sue tracce per trovare delle prove di un complotto offensivo ordito dalle Tre Leghe e dal Duca contro di lui.
La guerra Pochi giorni dopo, mentre la notizia andava ancora diffondendosi, il Medeghino si autoproclamò crociato e attaccò la Valtellina; reclutando per l'occasione anche un migliaio di soldati spagnoli rimasti senza impiego e alcuni lanzichenecchi del cognato (Marcus Sittikus von Hohenems).
Alcune incursioni mussiane si spinsero fino quasi alle porte di Sondrio, ma il grosso dell'esercito del marchese, dopo aver occupato Morbegno (13 marzo 1531), si scontrò alcune volte con le truppe comandate da Diotegano Salis (Dietegen de Salis, per altro reclutato come capitano mercenario dal Medeghino nel 1527 e nel 1528).