La sua produzione cinematografica iniziale si distingue per una marcata sperimentazione narrativa e formale, riconducibile al cinema strutturale, con l'impiego di proiezioni su più schermi accompagnate da musica e performance spesso interattive. In questi primi lavori Potter applica i principi della teoria femminista del cinema, avviata in quegli anni dalle riflessioni sullo sguardo maschile (male gaze) di Laura Mulvey.
Fin dai primi anni settanta Potter si dedica alla coreografia e alla danza, collaborando con compagnie che impiegano la performance come strumento di indagine politica e sessuale. Il corpo e il movimento assumono nei suoi film una funzione sia tematica sia espressiva, influenzando profondamente la sua estetica.
A partire dalla fine degli anni ottanta Potter si allontana dall'antinarrazione per adottare forme narrative più accessibili, pur mantenendo un'impronta autoriale. Continua a decostruire gli stereotipi di genere e a interrogare le relazioni tra corpo e potere, inserendosi nel solco di una tradizione critica femminista.
Caratteristica del cinema di Potter è l'intersezione fra cinema e altre arti: letteratura, teatro, danza e musica convivono nei suoi lavori, in una sintesi che riflette la varietà delle influenze assorbite. Tra queste, la letteratura modernista di Virginia Woolf e James Joyce, le teorie del montaggio di Eisenstein e Vsevolod Pudovkin, il teatro di Bertolt Brecht e le pratiche artistiche di Marcel Duchamp e Robert Rauschenberg.
Nel corso della sua carriera, Potter ha ricoperto i ruoli di produttrice, coreografa, direttrice musicale, compositrice, danzatrice, cantante e attrice.
Biografia Charlotte Sally Potter nasce e cresce a Londra. La madre è insegnante di musica e il padre, Norman Potter, è un interior designer autodidatta, autore del libro What is a Designer?, docente al Royal College of Art, poeta e attivista politico. Arrestato più volte per le sue idee, trasmette alla figlia un forte rigore morale, l'attitudine all'autoapprendimento e un atteggiamento critico verso le convenzioni.
Condivide l'interesse per la musica e l'arte con il fratello minore Nic, appassionato di musica fin dall'infanzia. Come bassista del gruppo rock Van der Graaf Generator, Nic incide due album e partecipa a numerose tournée; in seguito pubblica undici album da solista.
Intervistata sulle sue origini e sulle influenze formative, Potter ha descritto la sua come una famiglia atea e anarchica, dove “nulla era dato per scontato”. In questo modo avrebbe sviluppato un'attitudine alla riflessione critica e alla messa in discussione delle strutture precostituite.
Inizia a realizzare film amatoriali all'età di 14 anni, grazie a una cinepresa 8 mm regalatale da uno zio. Due anni dopo abbandona la scuola per dedicarsi interamente alla regia. Frequenta le società cinematografiche, divorando film e autori in modo eclettico: Ėjzenštejn e i registi russi, i musical americani, Godard e Truffaut. Per mantenersi, tra il 1968 e il 1970 lavora come addetta alla cucina e come ricercatrice di immagini per la BBC.
Carriera Anni settanta: influenze e primi cortometraggi Negli anni settanta, frequentando la scena artistica londinese, Potter viene influenzata dal cinema strutturale e dalla teoria femminista. Tra il 1968 e il 1970 si unisce all'Arts Lab e alla London Film-Makers' Co-op, centri di sperimentazione cinematografica che favoriscono l'intersezione tra cinema, performance e politica.
Partecipa alle riunioni femministe presso l'Institute of Contemporary Arts e legge autrici come Germaine Greer e Simone de Beauvoir.
Tra la fine degli anni sessanta e i primi settanta realizza cortometraggi sperimentali come Jerk (1969), Black and White (1970) e Play (1970), in cui fa proprie le tecniche dellexpanded cinema (cinema espanso), interrogandosi sul linguaggio cinematografico e utilizzando proiezioni multiple e performance dal vivo per destabilizzare la percezione dello spettatore.
Questi lavori la avvicinano ad altre cineaste della London Film-Makers' Co-op, come Lis Rhodes, Gill Eatherley e Annabel Nicholson, anch’esse impegnate nella decostruzione delle rappresentazioni di genere.
In The Building (1969), Potter introduce un primo spunto femminista, giocando con l'abbigliamento degli interpreti per amplificare e sovvertire le convenzioni di genere. L'interesse per il corpo e il movimento si approfondisce con Hors d'oeuvres (1970) e Play (1970); in quest'ultimo ritrae tre coppie di gemelli che giocano in strada, ripresi con due cineprese, una con pellicola a colori e una in bianco e nero, che riproducono due spazi contigui sul marciapiede.
Nel 1972 realizza Combines in collaborazione con il coreografo Richard Alston per il London Contemporary Dance Theatre. Il film prevede la proiezione di prove di danza su tre schermi, in contemporanea all'esibizione dal vivo degli stessi ballerini. Le inquadrature e il montaggio sono concepiti in funzione del movimento corporeo, con possibili richiami alle teorie di Sergej Ėjzenštejn. In un'intervista, tuttavia, Potter precisa che queste scene erano anche dettate da ragioni pratiche: il montaggio era uno dei pochi ambiti della produzione che poteva affrontare con mezzi limitati.
Il film rappresenta l'apice e al contempo la conclusione della sua prima fase produttiva, che si interrompe fino al 1979, quando torna dietro la macchina da presa con Thriller.
L'estetica di questi primi cortometraggi è fortemente influenzata dalla danza e dalla pratica performativa. Per circa un anno Potter frequenta un corso d'arte alla St. Martin's School of Art, inizia la sua collaborazione con la ballerina e performer Rose English e nel 1971 entra nella compagnia di danza Strider di Richard Alston. Tra il 1971 e il 1974 si forma come ballerina e coreografa alla London Contemporary Dance School. Nel 1975 fonda con Jacky Lansley la Limited Dance Company.
Nel 1976 partecipa agli incontri di teoria cinematografica organizzati dal British Film Institute, incentrati su realismo brechtiano, psicoanalisi, ideologia e femminismo. Questo approfondimento teorico si rifletterà nel suo approccio critico alla narrazione e nella decostruzione dei codici melodrammatici nel suo nuovo cortometraggio Thriller (1979).
Esperienze teatrali e musicali Nella seconda metà degli anni settanta Potter estende la sua attività alla performance e alla musica. Con Rose English e Jacky Lansley crea spettacoli teatrali come Death and the Maiden (1975) e Berlin (1976). La sua predisposizione alla recitazione è legata al suo background familiare: entrambe le nonne erano attrici - ad una di esse, Beatrice Quennell, dedicherà Orlando - e la stessa Potter ricorda di aver scritto opere teatrali e averle messe in scena all'età di dieci-undici anni.
Nel 1978 entra a far parte del gruppo musicale Feminist Improvising Group (FIG), dopo aver realizzato la performance Mounting (1977), approfondendo ulteriormente il rapporto tra arte, improvvisazione e femminismo. Rose English sarà anche una delle protagoniste di Thriller, il cortometraggio con cui Potter otterrà riconoscimenti nel circuito del cinema indipendente.
Thriller (1979)
Thriller (1979), realizzato con un budget di mille sterline e presentato con successo all'Edinburgh Film Festival, segna un punto di svolta nella carriera di Potter.
Il film è girato nella soffitta all'ultimo piano della casa in cui Potter viveva a Londra, una casa occupata abusivamente (in quel periodo lo Squatting movement a Londra era molto diffuso, per ragioni economiche e politiche, anche tra giovani artisti e scrittori), ed è costruito principalmente su fotografie fisse.
Ritenuto un classico del cinema femminista per la sua critica all'immagine della donna nel cinema e nella cultura visiva e il contributo offerto allo sviluppo di un cinema non fondato sullo sguardo maschile, si situa in un momento di ascesa della critica cinematografica femminista, avviata dal saggio di Laura Mulvey Piacere visivo e cinema narrativo (1975).
Il film decostruisce il melodramma classico e in particolare il libretto della Bohème di Giacomo Puccini, interrogandosi sulla "politica di genere", sul ruolo assegnato alle eroine tragiche, spesso mute e oggettificate.
Un altro riferimento critico del film è Psycho (1960) di Hitchcock e il genere del thriller basato sulla suspense, che, come altri generi commerciali, secondo la critica femminista, è fondato sullo sfruttamento delle donne come oggetti erotici. In Thriller viene utilizzato più volte il motivo musicale che accompagna l'omicidio di Marion Crane nella doccia da parte di Norman.
La storia è narrata dal punto di vista della sarta Mimì, interpretata da un'attrice di colore per sottolineare il conflitto non solo di genere, ma anche razziale e sociale. Mimì, invece di morire passivamente come nell'opera originale, diventa consapevole della propria costruzione narrativa e assume il ruolo di una detective che indaga sulla propria morte, cercando indizi, rileggendo l'opera dal punto di vista della vittima ridotta al silenzio, chiedendosi perché è stata la sua vita, e non quella di Rodolfo, ad essere sacrificata in nome della tragedia: "Siamo state create come opposti, come personaggi complementari, e tenute separate per svolgere i nostri ruoli... Sì. È stato un omicidio". Nel film, Mimì e Musetta stringono un'alleanza, rovesciando le dinamiche del melodramma e smascherando il sacrificio femminile come pilastro della narrazione patriarcale.Il film introduce l'uso di una pratica cinematografica che diventerà una delle caratteristiche dell'opera di Potter: lo sguardo inverso (reverse look), in opposizione all'inquadratura oggettificante posta sotto accusa dalla critica cinematografica femminista: Mimì/Colette Laffont nella sua prima apparizione è rivolta verso la telecamera e ride, così come Orlando guarderà dritto negli occhi lo spettatore alla sua prima battuta, una pratica decostruttiva che serve a ricordare allo spettatore l'illusorietà della storia narrata, ma che Potter usa anche come ponte di reciprocità e di comunicazione con il pubblico.
Thriller si distingue per la sua combinazione di sperimentazione formale e analisi teorica, anticipando molte delle tematiche che Potter svilupperà nei suoi film successivi, come The Gold Diggers (1983) e Orlando (1992).
Anni ottanta Negli anni ottanta Potter amplia il proprio linguaggio cinematografico affrontando la sfida del lungometraggio, senza però abbandonare la sperimentazione e la riflessione teorica.
Gold Diggers (1983) Al contrario di Thriller, che riscosse un notevole successo nel circuito dei festival internazionali, il primo lungometraggio di Potter, The Gold Diggers (1983), co-sceneggiato da Rose English e Lindsay Cooper, con una troupe interamente femminile e attrice principale Julie Christie, riceve un'accoglienza per lo più sfavorevole, criticato per la sua pretenziosità, il suo eccessivo tono didattico, al punto che Potter decide di ritirare il film dalla circolazione. In un'intervista successivamente dichiara che fu "il più grande battesimo del fuoco e la più grande esperienza di apprendimento della mia vita. [...] Ma penso che il film sia stato un fallimento monumentale".
Il suo titolo fa riferimento al musical di Busby Berkeley The Gold Diggers del 1933, incentrato sulla storia di quattro aspiranti attrici alla ricerca di un marito ricco. Il musical si apriva con la sfilata di Ginger Rogers e decine di ballerine adornate di monete ai fianchi, danzanti al ritmo della canzone We're in the Money.