La Ducati Motor Holding S.p.A. è una casa motociclistica Italiana. Ha la sua sede a Bologna, nel quartiere di Borgo Panigale.
Storia Origini
L'azienda nacque nel gennaio 1926 per volontà dell'ingegnere Antonio Cavalieri Ducati (Comacchio 2 aprile 1853 - Bologna 27 giugno 1927) con il nome di Società Scientifica Radiobrevetti Ducati (SSR Ducati), specializzata nella ricerca e produzione di tecnologie per le comunicazioni radio. Lo scopo era di sfruttare industrialmente i brevetti del figlio Adriano, pioniere delle trasmissioni radiofoniche. Questi, benché giovanissimo, aveva realizzato il primo collegamento stabile Italia-Stati Uniti e il primo collegamento simultaneo tra i cinque continenti. Ben presto, grazie ai figli di Antonio Ducati (morto solo un anno dopo la fondazione), l'azienda cominciò ad affermarsi, per poi espandersi in svariati campi industriali. I figli Adriano, Bruno e Marcello Cavalieri Ducati iniziarono la loro attività con la produzione di un condensatore denominato "Manens", nello scantinato di un edificio situato nel centro di Bologna, in Via Collegio di Spagna. Adriano, in particolare, era un brillante studente di fisica di appena 19 anni: aveva collegato l'Italia con gli Stati Uniti per mezzo di trasmettitori a onde corte e bassa potenza. I fratelli Ducati svilupparono per vent'anni l'azienda nel settore delle radio e dei componenti elettrici.
Tra il 1930 e il 1934 la produzione venne trasferita presso la villa della famiglia Ducati, in Via Guidotti. Nel 1935 venne realizzato lo stabilimento dove hanno attualmente sede la Ducati Motor Holding Spa e la Ducati Energia Spa. La produzione venne ampliata con la realizzazione delle prime apparecchiature radiofoniche, dei primi sistemi di comunicazione interfonica (denominati "Dufono"), di antenne radio, proiettori cinematografici, addizionatrici (Duconta) e rasoi elettrici (Raselet)La Duconta e il Raselet furono, rispettivamente, la prima macchina da calcolo e il primo rasoio elettrico prodotti in Italia.. Allo stabilimento di Borgo Panigale, verso la fine degli anni trenta, vennero affiancati due ulteriori stabilimenti situati nella cintura di Bologna, a Bazzano e a Crespellano.
Nel 1939 fu creata la sezione ottica con l'importante collaborazione dell'Istituto Ottico di Firenze, diretto in quegli anni dal professore Vasco Ronchi, potendo contare su ottimi tecnici provenienti dalla Salmoiraghi e dalla San Giorgio, come l'ingegnere Bruscaglioni.
Durante il secondo conflitto mondiale, la Ducati fu obbligata, come tante altre aziende italiane, a convertire la sofisticata produzione da uso civile ad uso militare. In seguito all'armistizio dell'8 settembre 1943, la fabbrica fu occupata dalle truppe tedesche; il 12 ottobre 1944 venne distrutta da un bombardamento alleato.
Dopoguerra
A guerra finita nacque la necessità di realizzare una nuova linea di produzione da affiancare alle precedenti realizzazioni; fu così che su richiesta dell'IRI nel 1946 nacque il reparto motociclistico, come branca dell'azienda, allo scopo di produrre su licenza il Cucciolo, un motore monocilindrico di 48 cc con cambio a due velocità da applicare come propulsore ausiliario ad una normale bicicletta, progettato dall'avvocato Aldo Farinelli e industrializzato dalla SIATA di Torino, che non aveva però le capacità industriali per far fronte all'insperato successo di questo prodotto.. Rilevati i diritti di produzione, la Ducati mise sul mercato il suo primo progetto originale, il Cucciolo T2 (evoluzione dall'iniziale T1), il T0 - un T2 monomarcia - e il T3 (più prestazionali, affidabili e facili da produrre.). Il modello venne nel frattempo applicato ad un telaio progettato dalla Caproni, ottenendo un bicimotore venduto in tutto il mondo in oltre 250.000 unità.
La sezione ottica nel 1946 realizzò la Sogno, ovvero la prima di una serie di microfotocamere di cui uscirono negli anni diverse versioni e modelli. Tuttavia fu un insuccesso a causa della scarsa reperibilità dei rullini e dell'elevato prezzo di vendita. Nel 1952 la produzione fu cessata e nel 1953 la sezione ottica venne chiusa per effetto di una ristrutturazione aziendale.
Il 1º marzo 1948 i fratelli Ducati persero la guida dell'azienda a causa di una sentenza del Tribunale di Milano, che affidò la conduzione della Ducati a Giuseppe Veroi; Bruno fu confermato direttore generale, ma Adriano e Marcello furono dequalificati al grado di «consulenti generali». Adriano scelse di emigrare negli Stati Uniti dove entrò nella Plamadyne e diede importanti contributi allo sviluppo di motori al plasma per la NASAGiannini, Ducati and the Down of MPD propulsion contiene anche riferimenti alla storia della SSR Ducati .
Nei primi anni 1950 la Ducati mise sul mercato due nuovi modelli: il Ducati 98, con motore ad aste e bilancieri, e lo scooter Cruiser. Le pesanti perdite causate dall'insuccesso commerciale di entrambi misero in seria difficoltà l'azienda, che riparò scorporando il settore meccanico da quello elettrico. Nel 1954 avvenne la scissione dell'azienda in Ducati Meccanica e Ducati Elettrotecnica: la Ducati Meccanica seguì la realizzazione di motoveicoli, mentre la Ducati Elettrotecnica continuò la strada inizialmente percorsa dalla famiglia Ducati. Sempre nel 1954 venne assunto in Ducati Meccanica Fabio Taglioni, il geniale progettista romagnolo che sviluppò per l'azienda bolognese, tra il 1954 e il 1984, oltre mille progetti di moto e motori, ma soprattutto le tecnologie a tutt'oggi utilizzate, e rispettivamente il sistema desmodromico, il motore bicilindrico e il telaio a traliccio.
Il controllo statale A partire dal 1975 la Ducati passò sotto il controllo dello Stato italiano tramite l'EFIM, che cedette l'azienda nel 1978 alla VM Motori (anch'essa sotto controllo statale, facendo all'epoca parte della galassia Finmeccanica), che si occupava soprattutto di motori diesel industriali e automobilistici: questo, unito alle difficoltà sul mercato (specialmente quello statunitense), patite per mano dei marchi giapponesi, videro l'azienda bolognese concentrarsi sulla produzione di motori diesel per conto della controllante e a toglier le moto dalla lista delle priorità.
Risultati di questi fattori furono il tracollo delle vendite, passate da 7000 moto vendute nel 1981 a meno di 2000 nel 1984, e il mancato rinnovo della gamma, che vide le "Desmo a coppie coniche" uscire di produzione nel 1982, la Pantah necessitare di un rinnovo e le "Bicilindriche Desmo Parallele" 350cc e 500cc non far breccia sul mercato: fu questo il periodo della bocciatura del progetto Ducati Bipantah.
Nel 1979 Finmeccanica aveva dato vita al raggruppamento diesel che affiancava la Ducati alla VM di Cento e di Trieste, alla Isotta Fraschini di Bari e di Saronno e al Centro esperienze studi impiego diesel (Cesid), con una produzione motoristica diversificata.
Altro effetto negativo della gestione statale fu lo stop all'impegno agonistico, ritenuto un "lusso" che non ci si poteva permettere, tanto che in questa fase il ruolo di "squadra corse" della Ducati fu svolto in forma semiufficiale dalla scuderia bolognese NCR (Nepoti Caracchi Rizzi, poi Nepoti Caracchi Racing ISBN 8871664299, 9788871664293), col supporto esterno dell'ingegner Taglioni, Direttore tecnico Ducati, e di Franco Farné, Capo meccanico della squadra ufficiale: la gestione statale mise a repentaglio il futuro dell'azienda, che promuoveva la sua immagine essenzialmente grazie alle affermazioni sportive.
Gli anni Cagiva
Nel frattempo, nei primi anni ottanta, la varesina Cagiva aveva stretto con la casa bolognese un accordo di fornitura dei motori Pantah per poter creare le proprie moto di grossa cilindrata: col tempo i rapporti si strinsero e nel 1985 i fratelli Claudio e Gianfranco Castiglioni acquistarono la Ducati dalla VM Motori, con l'idea di spostare la produzione delle moto a Varese, per lasciare a Borgo Panigale l'assemblaggio dei motori "Pantah".
L'azienda varesina mantenne il controllo fino al 1996, anno in cui il Texas Pacific Group acquistò il 51% delle azioni, e questo decennio fu caratterizzato da forti investimenti nelle competizioni, coi successi nelle gare Superbike a trainare le vendite dell'azienda.
Anni recenti Il Texas Pacific Group acquistò il rimanente 49% della Ducati nel 1998; l'anno successivo l'azienda mutò denominazione in Ducati Motor Holding SpA e il fondo texano collocò sul mercato oltre il 65% delle azioni possedute. Nello stesso anno fu organizzata la prima edizione del World Ducati Week (WDW): la settimana dedicata ai tifosi Ducatisti. In quell'occasione fu inaugurato il museo aziendale, che raccoglie i veicoli da competizione dal Cucciolo fino alle moderne Desmosedici.
Nel 2006 il marchio Ducati è ritornato in mani italiane con l'acquisto da parte di Investindustrial Holdings, la finanziaria di Andrea Bonomi, di una quota consistente del capitale sociale. Nel 2007 c'è stato un ritorno all'utile, chiudendo con un giro d'affari di quasi 398 milioni di euro, in aumento del 30,5% rispetto ai 305 milioni dell'anno precedente. I principali azionisti dell'anno sono: Invest International Holdings Ltd., tramite World Motor S.A; Hospitals of Ontario Pension Plan, tramite World Motors White Sca; BS Investimenti SGR S.p.A, tramite World Motor Red Sca; Columbia Wanger Asset Management LP; Reach Capital Management LLC; Giorgio Seragnoli, tramite King S.p.A. 2008
Nel 2008 Ducati ha concesso il proprio marchio all'azienda italiana Onda Communication per la produzione di una linea di periferiche per la connessione internet tramite rete cellulare.
In seguito, per ragioni riorganizzative della catena di controllo dell'azienda, la finanziaria stessa e i suoi soci istituzionali hanno provveduto a un'OPA sulla totalità delle azioni ordinarie di Ducati non detenute. Al termine delle varie operazioni finanziarie, comprendenti operazioni di fusione per incorporazione, l'azienda ha cambiato i suoi dati fiscali senza peraltro cambiare la denominazione con cui è conosciuta e il titolo Ducati è stato ritirato dalla quotazione in borsa alla fine del 2008.
Il 18 aprile 2012 viene annunciata l'acquisizione di Ducati Motor Holding SpA da parte della Lamborghini Automobili S.p.A.: il gruppo Investindustrial emette un comunicato stampa che informa di aver raggiunto un accordo per la vendita della propria quota. Inoltre viene anche comunicato che gli investitori Hospitals of Ontario Pension Plan e BS Investimenti, hanno venduto anch'essi le loro partecipazioni in Ducati. In attesa di procedimenti burocratici e via libera definitivo, l'operazione ha ricevuto l'autorizzazione a procedere da parte dell'antitrust dell'Unione Europea nel giugno 2012. A operazioni ultimate la Ducati entrò quindi a far parte del gruppo automobilistico Audi. A seguito della stessa operazione, la casa di elaborazione AMG (del gruppo Mercedes Benz), con cui Ducati aveva sviluppato una collaborazione da cui erano nati un modello esclusivo, la Ducati Diavel AMG, e una serie di altri prodotti commerciali, scioglie formalmente l'alleanza per "acquisto della compagnia da parte di un produttore rivale". Tutti i prodotti con il logo Ducati-AMG escono quindi di produzione.
Storia della produzione Nel 1954 viene assunto l'ingegnere Fabio Taglioni (1920-2001), che caratterizzerà le motociclette Ducati per tutta la seconda metà del secolo.
Nel 1956 applica per la prima volta la distribuzione desmodromica ad un motore motociclistico: la Desmo 125 GP, che manca di poco la conquista dell'oro mondiale. Nel 1963 si cimenta con un prototipo destinato appositamente al mercato statunitense di sempre maggiore importanza per la casa; nasce così la Ducati Apollo 1260, che però resterà un esemplare unico.