Fu uno dei protagonisti della rivoluzione francese e tra i padri della Prima Repubblica francese. Eletto agli Stati generali del 1789 all'interno del Terzo Stato, e quindi membro dell'Assemblea nazionale costituente, si distinse per le posizioni radicali e intransigenti e la vicinanza alle istanze popolari. Divenne uno dei principali animatori del Club dei Giacobini, di cui fu più volte eletto presidente. Rieletto nel 1792 alla Convenzione nazionale, fu tra i promotori della nascita della repubblica ed entrò nel 1793 a far parte del Comitato di salute pubblica, divenendone il principale esponente, al punto che nel periodo del Terrore assunse di fatto la leadership indiscussa della Francia dopo l'esecuzione di Georges Jacques Danton, formando un triumvirato con Georges Couthon e Louis Antoine de Saint-Just.
Accusato di aspirare alla dittatura, nel luglio 1794, con il Colpo di Stato del 9 termidoro fu dapprima messo in stato d'accusa e subito dopo fuori legge dalla Convenzione con un voto a cui parteciparono i deputati moderati, diversi giacobini e i più violenti tra i rappresentanti in missione, quindi giustiziato il giorno successivo (28 luglio 1794) assieme ai suoi più fedeli seguaci. Si instaurò quindi un governo moderato che diede inizio al Terrore bianco anti-giacobino.
Biografia Le origini (1758-1769)
Maximilien-François-Marie-Isidore de RobespierreIl vero nome originale della famiglia era "Derobespierre", cfr. Alberta Gnugnoli, Robespierre e il Terrore rivoluzionario, pp. 1-18. nacque ad Arras, cittadina della regione dell'Artois, nel nord della Francia, alle due di notte del 6 maggio 1758Le origini familiari accertate dal 1452 dei Robespierre sono analizzate da A. Lavoisne, in «Revue du nord», maggio 1914., da una famiglia i cui ascendenti paterni esercitavano la professione notarile nella Francia dellancien régime fin dal XVII secolo e appartenevano pertanto alla nobiltà di toga.Il quadrisavolo Robert (1591-1663) fu notaio reale a Carvin e balivo di Oignies, come il figlio omonimo (1627-1707); il bisnonno Martin (1664-1720) fu procuratore a Carvin ed ebbe quattordici figli, e il terzogenito Maximilien (1694-1762), dopo la morte del padre, si trasferì ad Arras, dove esercitò l'avvocatura, come il primogenito François. Era il primogenito dell'avvocato François de Robespierre e di Jacqueline-Marguerite Carrault (1735-1764). Il 2 gennaio 1758, quando si sposarono, la madre era già incinta del futuro rivoluzionario.Sulla famiglia di Robespierre, cfr. anche . Fu battezzato lo stesso giorno nella chiesa di Sainte-Marie-Magdeleine.
La coppia ebbe altri quattro figli: Marie-Marguerite-Charlotte, Henriette-Eulalie-Françoise (1761-1780) e Augustin-Bon-Joseph. Un ultimo figlio visse il solo giorno della nascita, il 4 luglio 1764. In conseguenza di complicazioni del parto, dieci giorni dopo, morì prematuramente anche la madre e, secondo le memorie di Charlotte, il marito, molto sconvolto dalla gravissima perdita, abbandonò la professione e poi i suoi quattro figli, affidandoli ai parenti più stretti, e iniziò a viaggiare poco dopo., morendo a Monaco di Baviera il 6 novembre 1777, ma questo i figli non lo seppero mai. Maximilien rimase profondamente turbato dalla morte dell'adorata madre e dall'abbandono del padre, verso il quale sviluppò un rapporto sempre in bilico tra amore e odio, e non evocò mai il suo spiacevole ricordo.
Dopo la morte della madre, le due figlie furono accolte dalle zie paterne, Henriette ed Eulalie, che le mandarono nel convento di Manarres, un'istituzione caritatevole a Tournai che istruiva le ragazze povere dai nove ai diciotto anniMentre Charlotte lo lasciò nel 1781 e iniziò a vivere con i suoi fratelli nella casa di Arras, Henriette trascorse quasi tutta la sua vita in quell'istituzione chiusa e molto pia della vecchia società, monarchica e cristiana. Inoltre, a differenza della sorella maggiore, doveva al favore della corte di Bruxelles la sua ammissione definitiva: il 4 giugno 1773, dopo il parere favorevole del governo, Carlo Alessandro di Lorena permise di fornire a Henriette, nata fuori dal Sacro Romano Impero ma di buone qualità, una borsa di studio. Cfr. Paris, pp. 18-20; Bulletins de l'Académie royale des sciences, des lettres et des beaux-arts de Belgique, 1857, pp. 147-149., e i due figli furono allevati dai nonni materni, Jacques-François Carrault, un venerabile birraio di Arras, e Marie-Marguerite Cornu. Fra l'altro, contrasse il vaiolo che gli lasciò il volto leggermente butterato. Maximilien entrò nel 1765 nel collegio di Arras, un istituto gratuito gestito dai padri oratoriani, grazie alle zie e ai nonni materni. La sorella Charlotte, nelle sue memorie, lo descrive come giovane serio e posato. Nel settembre 1769, grazie al suo impegno e alla raccomandazione del canonico Aymé presso il vescovo di Arras, Hilaire de Conzié, Maximilien ottenne una borsa di studio di 450 lire annue dall'abbazia reale di Saint-Vaast e poté così entrare nel prestigioso collegio Louis-le-Grand di Parigi, retto anch'esso dai padri oratoriani, per intercessione dei nonni, distinguendosi per la sua intelligenza e il carattere poco socievole.: La borsa gli dava diritto a una camera con un letto, un tavolo e una sedia.
Gli studi (1769-1780)
Il suo profitto negli studi fu brillante ed era il migliore tra gli allievi. Nel liceo ebbe per compagni Camille Desmoulins, più giovane di lui di due anni, Louis Fréron e i futuri ministri Lebrun-Tondu e Duport-Dutertre. Le testimonianze di FréronEdme-Bonaventure Courtois, Papiers inédits trouvés chez Robespierre, Saint-Just, Payan, etc., Paris, Baudouin Frères, 1828, pp. 154 e ss. e quelle dell'abate ProyartProyart è autore della biografia La vie et les crimes de Robespierre, surnommé le tyran, depuis sa naissance jusqu'à sa mort, pubblicata sotto il nome «Le Blond de Neuvéglise, colonnello di fanteria leggera» nel 1795 ad Augsburg, in Germania, ispirata a criteri reazionari., prefetto del collegio, concordano nel descrivere Robespierre allievo studioso, assiduo, solitario, poco espansivo e sognatore. Ben voluto dagli insegnanti, l'11 giugno 1775, un giorno di pioggia, in presenza del direttore abate Jean-Baptiste Poignard d'Enthieuloye e del vicedirettore Proyart, su cinquecento alunni fu scelto dal suo maestro di eloquenza, l'abate Louis-Pierre Hérivaux, diventato repubblicano durante la rivoluzione, per pronunciare un elogio in versi latini da lui composto diretto al nuovo re Luigi XVI (H. Leuwers, nella sua biografia del 2014, dimostra però che l'incontro simbolico non possa aver avuto luogo se non nel 1773 o 1779), giunto con la moglie Maria Antonietta a visitare il collegio. Il sovrano, però, si dimostrò annoiato e prestò poca attenzione alle parole del giovane Robespierre e, una volta terminato il tributo, fece un semplice cenno di mano ai suoi servitori per proseguire la loro visita a Parigi. che cita Proyart.
I suoi maestri l'avevano introdotto allo studio dell'eloquenza e Maximilien aveva prontamente assimilato lo spirito dell'orazione classica. Hérivaux, ammirato dalla limpida forma letteraria e dal vigore delle sue orazioni, improntate alla morale stoica, ma ispirate anche dalla lettura delle Vite parallele di Plutarco, lo aveva soprannominato «il Romano».. Come allora era in voga il classicismo nell'arte, così si ammiravano le virtù austere delle figure storiche dell'antichità e le forme politiche della Grecia e della Roma repubblicane, benché incompatibili con l'assolutismo dominante in Francia e nell'Europa intera. Tra i contemporanei, l'uomo che sembrava incarnare virtù antiche era certamente Jean-Jacques Rousseau, che una tradizione vuole aver ricevuto, nel 1778, una visita di Robespierre, come sembra confermare la Dedica di Maximilien Robespierre ai Mani di Jean-Jacques Rousseau, un foglio scritto di pugno dal rivoluzionario nel 1791:Trovato tra le carte della sorella Charlotte, che lo cita nelle sue memorie.
Grazie all'educazione liberale, imparò ad ammirare l'idealizzata Repubblica romana e la retorica di Cicerone, Virgilio, Livio, Tacito e Catone, così lontane dai regimi assolutistici e dai costumi del Settecento, ma soprattutto adorava la storia di Lucio Bruto, che seppe emulare appieno. Secondo il vicedirettore della scuola "egli riponeva ogni interesse nello studio, trascurava tutto per lo studio, lo studio era il suo dio".
Robespierre ottenne il baccellierato in diritto il 31 luglio 1780 e il diploma di licenza il 15 maggio 1781, insieme con la lode e la somma di 600 franchi, la più alta che fino ad allora un licenziato del Louis-le-Grand avesse mai ricevuto, devoluta a favore degli studi del fratello minore Augustin.. Terminati gli studi presso il collegio Louis-le-Grand, Robespierre frequentò brillantemente anche la prestigiosa università della Sorbona.
L'avvocato Robespierre (1781-1789)
Iscritto al registro degli avvocati del Parlamento di Parigi il 29 maggio 1781, Maximilien tornò alla natia Arras per esercitarvi la propria professione, facendosi conoscere per il patrocinio di cause difficili e apparentemente perse. La situazione della sua famiglia era mutata. Erano morti il 10 giugno 1775 la nonna materna e il 16 marzo 1778 il nonno materno, lasciando ai nipoti un'eredità di 4.000 lire, e l'amata sorella Henriette di languore alla scuola di Tournai il 5 marzo 1780, alla giovanissima età di 18 anni e tre mesi..McPhee, p. 1718. Secondo Charlotte, questa straziante perdita ebbe un impatto molto maggiore sul carattere di Maximilien di quanto si poteva pensare: lo rese triste e malinconico. Scrisse un affettuoso omaggio a Henriette, una poesia conservata da Charlotte fino alla sua morte. Le due zie paterne si erano sposate entrambe all'età di quarantuno anni: Eulalie il 2 gennaio 1776, con Robert Deshorties, un anziano notaio dedicatosi al commercio, Henriette il 6 febbraio 1777 con il medico Gabriel-François Du Rut.
Domiciliato in un piccolo appartamento di rue Saumon con la sorella Charlotte, grazie anche alla presentazione delle sue credenziali da parte dell'avvocato Guillaume Liborel, noto principe del foro della cittadina, Maximilien s'iscrisse l'8 novembre 1781 al Consiglio provinciale di Artois, seguendo così le orme del padre e del nonno paterno, cominciandovi a esercitare l'avvocatura nel regno dal 16 gennaio 1782., e nel maggio vinse la sua prima causa, patrocinando dei nipoti che erano stati diseredati dai familiari a favore di altri per aver scelto di rimanere cattolici anziché seguire la conversione dello zio al calvinismo. La sua illuminata carriera forense, tuttavia, interrotta in seguito all'inizio del percorso politico verso la rivoluzione nel 1789, con la quale si fece un nome, non lo portò a raggiungere gli stessi successi del padre.Walter 1989, p. 15.
Il 9 marzo 1782 fu nominato dal vescovo de Conzié giudice del Tribunale vescovile. La Camera episcopale di Arras, composta da un balivo e da cinque avvocati, assicurava l'alta, la media e la bassa giustizia ad Arras, a Vitry, nel villaggio di Marcœuil e in ventisei parrocchie della regione. Si rese conto che la funzione di giudice non faceva per lui. Allora, contrario per principio alla pena di morte, dovette tuttavia applicarla una volta nei confronti di un criminale e diede subito dopo le dimissioni.Mario Mazzucchelli, Robespierre, 1955, p. 29.
Robespierre continuò pertanto a esercitare soltanto la libera professione di avvocato, distinguendosi nel delicato Affare Deteuf. Egli difese una ragazza, Clementine Deteuf, guardarobiera della storica abbazia di Saint Sauveur d'Anchin, a Pecquencourt, la quale, invano insidiata dal monaco Dom Brognart, per vendetta era stata falsamente accusata di furto da costui, che fu riconosciuto colpevole di diffamazione e condannato a risarcire la giovane Deteuf.