Conosce molto presto il successo con il primo romanzo, Il verbale (1963). Fino alla metà degli anni settanta le sue pubblicazioni sono influenzate dalle ricerche formali della corrente letteraria del Nouveau Roman. In seguito, ispirato dalle sue origini, dagli incessanti viaggi e dalle culture dei nativi americani, Le Clézio pubblica dei romanzi che rimandano all'onirismo e al mito (Deserto e Il cercatore d'oro), libri con una dominante più intima, autobiografici o familiari (L'africano). È autore di una quarantina di opere di fantasia (romanzi, fiabe, novelle) e di saggi.
Nel 2008 gli è stato conferito il premio Nobel per la letteratura, in quanto "scrittore di nuove partenze, di avventura poetica, di estasi dei sensi, esploratore di un'umanità al di là e al di sotto della civilizzazione regnante".
Dopo un primo matrimonio nel 1961 con Rosalie Piquemal, con la quale ha avuto la figlia Patricia nello stesso anno, sposa nel 1975 Jémia Jean, originaria del Marocco e madre della seconda figlia Alice. Insieme con la moglie, scrive Sirandanes (una raccolta di indovinelli proverbiali tipici delle isole Mauritius) e Gens des nuages (un diario di viaggio).
Nel 2014 J.M.G Le Clézio si è dichiarato molto vicino all'Islam e in particolare al sufismo.
Biografia
Giovinezza Jean-Marie Gustave Le Clézio è figlio di Raoul Le Clézio e di Simone Le Clézio. Entrambi gli antenati della nonna paterna erano originari del Morbihan, sulla costa meridionale della Bretagna. Durante la rivoluzione francese uno di questi, François Alexis Le Clézio, fuggì dalla Francia e raggiunse l'isola di Mauritius, dove si stabilì con la sua famiglia. Tutti i successivi Le Clézio avrebbero vissuto in quell'isolaLe Isole Mauritius, scoperte dai Portoghesi nel 1500, erano insediamento olandese, poi possedimento francese con il nome di "Ile de France" ed infine conquistate dagli inglesi dal 1810. Fanno parte del Commonwealth britannico. Pur non risiedendo stabilmente a Mauritius, J.M.G. Le Clèzio ha dichiarato di considerarsi parte della cultura mauriziana e di lingua francese. Suo padre "inglese" ma di origine bretone, era chirurgo nell'esercito inglese in Africa. La madre era francese.
Inizia a scrivere i suoi primi racconti all'età di 7 anni dalla cabina della barca che porta lui e la madre in Nigeria, dove si ricongiungono al padre: questi, impegnato come chirurgo nell'esercito inglese durante la seconda guerra mondiale, era rimasto in Nigeria al termine del conflitto. La scrittura e il viaggio diventeranno da allora dei temi ricorrenti. Dirà di sé: "Se non viaggio più, non scrivo più"Citato dal Prof. Raphaël Frangione in "La letteratura, un bel modo di scoprire il mondo" in www.pilefece.com/sollers/articles, consultato in data 24/03/2014 h. 18.08..
Tornato a Nizza nel 1949, svolge gli studi prima al lycée Masséna e poi al collegio universitario letterario, maturando sentimenti ambivalenti per questa città, dove non si sentirà a suo agio. Prosegue gli studi a Bath, a Londra e a Bristol.
Nel 1961 sposa a Londra Marie-Rosalie, e nello stesso anno nasce la figlia Patricia. Nel 1964 si laurea con una tesi su "La solitudine nell'opera di Henri Michaux". Da questo momento, Le Clézio si dedica completamente alla scrittura.
Prime pubblicazioni e il viaggio in America latina Diventa famoso all'età di 23 anni per il romanzo Il verbale, edito da GallimardIn italiano esce nel 1965 da Einaudi che lo pubblicò nella collana "Ricerca letteraria", una collana per ... addetti ai lavori, ed ebbe scarso successo tanto che la casa editrice rinunziò ai diritti d'autore, con il quale vince nel 1963 il premio Renaudot, mancando per poco il Premio Goncourt.
Nel 1967 svolge il servizio militare come cooperante in Thailandia, paese dal quale viene repentinamente espulso per aver denunciato il "turismo sessuale", violando così il dovere alla riservatezza. Viene quindi inviato in Messico per terminare il servizio di leva, dove partecipa all'organizzazione della biblioteca dell'Istituto francese dell'America latina (IFAL), e comincia a studiare la lingua maya e la lingua nahuatl all'università del Messico. Questi studi lo porteranno poi nello Yucatan. Per quattro anni, dal 1970 al 1974, condivide la vita del gruppo etnico Emberá-Baudó e Wanana a Panama. La scoperta del loro stile di vita, così diverso da quello della società occidentale, costituisce per l'autore un'esperienza emozionalmente sconvolgente.
Nel 1975 si risposa con Jemia, discendente degli Aroussiyine, tribù nomade del sud del Marocco, dalla quale avrà altre due figlie: Alice-Marie Yvonne nel 1977 e Anna nel 1982.
Nel 1977 pubblica una traduzione dei libri di Chilam Balam, opera mitologica maya, lavoro svolto durante la permanenza nello Yucatán. Nel 1983, nel Michoacán (Messico centrale), discute una tesi di storia su questo tema presso l'istituto di studi messicani di Perpignano. Insegnerà in altre università tra le quali quelle di Bangkok, Città del Messico, Boston, Austin e Albuquerque.
Nel 1978 non riesce ad accedere al posto di ricercatore al CNRS.
Cambiamento di stile Alla fine degli anni 1970, Le Clézio opera un cambiamento nel suo stile di scrittura e pubblica libri dalla scrittura più serena, in cui i temi dell'infanzia, della minoranza sociale e del viaggio passano in primo piano. Questa nuova modalità seduce il grande pubblico. Nel 1980 è il primo scrittore a ricevere il Grand prix de littérature Paul Morand, conferito dall'Académie française, per l'opera Deserto. Nel 1990, fonda insieme a Jean Grosjean la collana "L’Aube des peuples", editore Gallimard, dedicata all'edizione di testi mistici e epici, tradizionali o antichi.
Nel 1994 un sondaggio pubblicato nella rivista "Lire" lo elegge il "più grande scrittore vivente in lingua francese" davanti a Julien Green.Le Clézio no1 , 1994, 22s. Le Clézio no1 , 1994, 22s. Alla domanda «Quale scrittore vivente è più grande in lingua francese?», 13% dei lettori della rivista Lire hanno risposto Le Clézio.
Negli anni 2000, l'interesse per le culture lontane lo spinge verso la Corea, di cui studia la storia, la mitologia e i riti sciamanici, mentre lavora come visiting professor presso la Ewha Womans University.
Nel marzo 2007 è uno dei quarantaquattro firmatari del manifesto intitolato Pour une littérature-monde en français (per una letteratura-mondo in francese), che invita al riconoscimento di una letteratura di lingua francese che non releghi più gli autori considerati "francofoni" ai margini della società; il manifesto invita inoltre a ritrovare l'immaginario nel romanzo riabilitando la narrazione grazie all'apporto di una generazione di giovani scrittori usciti dall'"era del sospetto". Precedentemente, in un'intervista comparsa nel 2001, Le Clézio aveva lamentato il fatto che "l'istituzione letteraria francese, ereditiera del pensiero considerato universale dagli Enciclopedisti, [aveva] sempre avuto la brutta abitudine di marginalizzare ogni pensiero al di fuori della Francia qualificandolo "esotico"». Lui stesso si definisce uno scrittore "francese, quindi francofono" e considera la letteratura romanzesca come "un buon mezzo per comprendere il mondo attuale".
Il premio Nobel per la letteratura Nell'ottobre 2008 l'autore vince il premio Nobel per la letteratura. Nel discorso tenutosi alla consegna del premio, Le Clézio afferma che tra tutte le circostanze che l'hanno portato a iniziare a scrivere, quella determinante è stata la guerra: non quella richiamante i campi di battaglia, ma la guerra dei civili e dei bambini. La prima reazione dell'autore alla consegna del premio è stata quella di affermare che l'onorificenza non cambierà il suo stile di scrittura.
Nel 2010 gli è stato attribuito l'ordine dell'Aquila azteca in quanto "esperto delle popolazioni messicane antiche". Il presidente Felipe Caldéron descrive in questa occasione lo scrittore francese "un premio Nobel francese molto messicanizzato, e se posso permettermi, molto michoacanizzato".
Per molto tempo, Le Clézio viaggia in diversi paesi del mondo, ma vive principalmente a Albuquerque e in Francia, a Nizza e a Parigi. Ha pubblicato una quarantina di libri: fiabe, romanzi, saggi, novelle, due traduzioni di mitologia indiana, oltre a innumerevoli prefazioni e articoli e a qualche contributo a opere collettive.
Nel 2011 è il «grande invitato» al museo del Louvre. Pone un nuovo sguardo alle collezioni del museo attraverso il tema "i musei sono mondi" associato a una programmazione pluridisciplinare: esposizioni, conferenze, concerti, cinema, teatro. Porta alla ribalta artisti e autori poco noti come Georges Lavaudant, Dany Laferrière, Camille Henrot, Dupuy e Berberian, Souleymane Cissé, Danyèl Waro, Jean-François Zygel.
Nel novembre 2013 diventa docente all'Università di Nanchino.
Le Clézio nel sociale L'autore è attivo nella difesa dell'ambiente (in particolare contro il massacro delle balene grigie e i test nucleari), nelle battaglie per le libertà civili e nelle azioni a favore delle popolazioni oppresse.
Nel 2009 scrive su Le Monde una lettera aperta al presidente Barack Obama per attirare la sua attenzione sull'espulsione degli abitanti delle isole Chagos a causa dell'installazione di una base militare americana a Diego Garcia.
Nel settembre del 2012 interviene in risposta alle polemiche sollevate dal saggio Langue fantôme, suivi de Éloge littéraire d'Anders Breivik di Richard Millet definendo il testo "elucubrazione lugubre" e "ripugnante". Richard Millet, dal canto suo, considera J.M.G. Le Clézio un esempio di "postletteratura" denunciando il suo stile stupido e ingenuo. Millet critica inoltre la visione del mondo lécleziana in quanto manichea, trovando i suoi romanzi privi di competenza narrativa.
Premi e riconoscimenti
Premi 1963: premio Renaudot per Il verbale; 1972: premio Valery-Larbaud (ex æquo con Frida Weissman); 1980: Grand Prix de littérature Paul Morand dell'Académie française, per tutte le sue opere, in occasione dell'uscita di Deserto; 1992: premio internazionale unione latina delle letterature romanze; 1996: premio dei telespettatori di France Télévisions, per La Quarantaine; 1997: gran premio Jean-Giono, per tutte le sue opere; 1998: premio Price-Pierre-de-Monaco, per tutte le sue opere, in occasione dell'uscita di Poisson d'or; 2008: premio Stig Dagerman, per tutte le sue opere, in occasione dell'uscita svedese de il continente invisibile; 2008: premio Nobel per la letteratura, per tutte le sue opere;
Riconoscimenti
14 settembre 2010: il ministro degli esteri messicani gli conferisce L'Aquila azteca L'asteroide 19132 Le Clézio viene chiamato a suo nome in suo onore
Opere letterarie
Ricerca formalista dei primi anni Nella sua opera si possono distinguere abbastanza nettamente due periodi. Nel primo periodo, dal 1963 al 1975, i romanzi e i saggi di Le Clézio esplorano i temi della follia, del linguaggio, della scrittura, con la volontà di esplorare le possibilità offerte dalla ricerca formalista del Nouveau Roman. Nelle sue prime opere (Il verbale, la fièvre, le déluge), il giovane scrittore si avvicina in particolare a Georges Perec, Michel Butor e Nathalie Sarraute. I temi trattati - il dolore, l'angoscia, la salute mentale, la sofferenza psicologica nell'ambiente urbano - fanno di lui l'erede dei problemi e delle denunce esistenzialiste, nonché l'erede di Albert Camus, in quanto Il verbale richiama irresistibilmente Lo straniero, sebbene evochi ugualmente Nexus di Henry Miller. Le Clézio si conquistò allora l'immagine di scrittore innovatore e ribelle che gli procurò l'ammirazione di Michel Foucault e Gilles Deleuze.
Influenze dei viaggi e l'esplorazione culturale