L'editto di Fontainebleau, emesso da Luigi XIV di Francia il 18 ottobre 1685, revocò l'Editto di Nantes di Enrico IV, che aveva confermato ai protestanti la libertà di culto e aveva concesso loro diritti politici, militari e territoriali. Fu di fatto abolito dall'editto di Versailles emesso da Luigi XVI nel 1787, alla vigilia della Rivoluzione francese.

La pace di Alès

L'8 giugno 1629 Luigi XIII pose l'assedio alla cittadina protestante di Alès che capitolò in nove giorni. Il 17 giugno 1629 Luigi XIII e il cardinale Richelieu, in veste militare, vi entrarono alla testa delle loro truppe e gli ugonotti furono autorizzati a partire per Anduze con la promessa di non prendere più le armi contro il re; il 28 giugno venne siglata, nel vicino campo di Lédignan, la pace, che modificò l'Editto di Nantes, revocando agli ugonotti gli acquisiti diritti politici, militari e territoriali: i protestanti persero il diritto di riunione, di avere un esercito proprio e le loro piazzeforti vennero smantellate; venne ancora mantenuta, tranne che a Parigi, la libertà di culto.

La «religione pretesa riformata» - questa era la formula utilizzata dai cattolici - per una trentina di anni riuscì a mantenere la situazione creatasi, pur dovendo spesso ricorrere in giudizio per non perdere i residui riconoscimenti. Del resto, il cardinale Richelieu rispettò le conclusioni della pace di Alès, dal momento che le contingenze politiche, che lo vedevano alleato con i principi protestanti tedeschi e con la Corona svedese nella guerra dei Trent'anni, gli consigliavano di evitare ogni conflitto interno con gli ugonotti.

Il regno di Luigi XIV

Con l'avvento al trono di Luigi XIV, che si definisce re cristianissimo e sovrano della figlia maggiore della Chiesa, vi è un ulteriore giro di vite. Il segnale che le chiese riformate danno, rifiutando la gerarchia ecclesiastica, è incompatibile con il modello della monarchia assoluta che il nuovo re è intenzionato a sviluppare fino alle estreme conseguenze e, nella lotta che oppone Luigi XIV a Guglielmo d'Orange, il campione della causa protestante in Europa, il re francese non è sicuro della fedeltà dei sudditi ugonotti. Tutte queste ragioni spingono Luigi a neutralizzare questi potenziali fautori di opposizione se non di disordini.

Luigi XIV è certo di avere il consenso della grande maggioranza cattolica della popolazione nel suo intento di reprimere la minoranza ugonotta: i cattolici non comprendono il comportamento religioso dei protestanti, che rifiutano l'intercessione dei santi, il culto delle immagini e delle reliquie, la partecipazione ai pellegrinaggi, alle processioni e soprattutto, alla messa, momento privilegiato della vita collettiva. Nelle regioni in cui cattolici e protestanti sono costretti a coabitare, nel Midi e particolarmente in Linguadoca, ai contrasti religiosi si uniscono le differenze sociali: i protestanti sono in maggioranza artigiani e commercianti, datori di lavoro di operai soprattutto cattolici. Le iniziative politiche che il re intende intraprendere contro i riformati troverà la maggior parte della popolazione consenziente o almeno indifferente.

La Rivoluzione inglese del 1649, con la decapitazione di Carlo I ordinata dal Parlamento puritano, complicò la posizione degli ugonotti, costretti a difendersi dal sospetto di approvare il regicidio ed essi condannarono apertamente i loro confratelli presbiteriani, assicurando la loro lealtà alla monarchia francese. Il cardinale Mazzarino – bisognoso di assicurarsi la neutralità inglese nella guerra che la Francia conduceva contro la Spagna – mostrò di apprezzare l'iniziativa e una dichiarazione reale, nel maggio 1652, espresse ringraziamento per il loro sostegno alla Corona contro i nobili frondisti. Ma, conclusa un'alleanza militare e commerciale con l'Inghilterra nel 1655, il cardinale decise di rivedere i rapporti con la Chiesa riformata francese. Cominciò con il proibire i rapporti degli ugonotti con le Chiese riformate straniere, istituì commissioni incaricate di vigilare sul rispetto delle norme indicate nell'Editto di Nantes, così come era stato modificato con la pace di Alès ma contemporaneamente emise decreti legislativi che riducevano i diritti dei protestanti, già indeboliti anche a causa delle numerose conversioni al cattolicesimo dei nobili, i quali intendevano, con questo mezzo, di avere maggiore agio nel condurre la loro politica di opposizione alle pretese reali.

L'Editto di Nantes aveva voluto essere un contrappeso naturale alla Lega cattolica, ma l'indebolimento progressivo prima e la scomparsa del partito ugonotto poi, la trasformazione della Lega in un partito più religioso che politico, privarono la comunità protestante di un utile mezzo politico. Indebolire i riformati con lo svuotamento dell'Editto di Nantes riaffermando il posto di religione ufficiale del cattolicesimo appariva legittimo alle gerarchie cattoliche e alla Corte. La minoranza ugonotta non rappresentava più un reale pericolo per lo Stato e la loro sorte non era più nelle mani dei Concistori, ma in quelle del potere reale. Dopo la sconfitta della Fronda, Luigi XIV non intendeva più tollerare fazioni e minoranze e quella protestante gli appariva una macchia alla sua maestà e del resto, tutta l'opera dei re francesi, da Francesco I in poi, era mirata a stabilire la propria autorità, certa e incontestabile, ad assicurare il benessere comune sotto il motto «une foi, une loi, un roi» - una sola fede, una sola legge, un solo re - e chi avesse contestato tale regola doveva essere considerato un dissidente e un ribelle. Il mezzo più utile per mettere al passo la minoranza protestante, che contrastava l'obbligatorio unanimismo dei sudditi all'assolutismo del re, sembrava essere la riaffermazione del cattolicesimo come unica religione permessa.

Lo smantellamento dell'Editto di Nantes (1661-1685) La pratica attuazione del progetto di smantellamento dell'Editto di Nantes iniziò nel 1661, con l'emissione di decreti reali che facevano divieto ai pastori di predicare fuori dai templi e perciò anche nelle città che fossero prive di templi dedicati al culto riformato; i divieti furono estesi al canto dei salmi fuori dal luogo di culto. Nel 1663 fu fatto divieto alle chiese protestanti di comunicare fra di loro per lettera e furono permessi i funerali dei protestanti solo all'alba e nelle prime ore della notte, con un numero di partecipanti non superiore a trenta, ridotto a dieci l'anno successivo, salvo revocare il decreto sul numero chiuso dei partecipanti nel 1669.

Fu poi vietato ai protestanti di accedere alle cariche pubbliche di grado elevato e di esercitare un certo numero di mestieri: di fronte ai ricorsi presentati contro tali decreti, ricorsi, del resto, quasi sempre rigettati dalle corti di giustizia, nel 1665 un altro decreto reale proibì a chi fosse protestante di istruire procedimenti giudiziari e nel 1676 furono soppresse le camere comuni di cattolici e protestanti già attive nei Parlamenti di Tolosa e di Grenoble. Le abiure dei protestanti - soprattutto di notabili, di commercianti e di artigiani che vedevano compromessa la loro attività - s'incrementarono dal 1675 a seguito della creazione, ideata dal ministro Paul Pellisson, delle Casse di conversione, finanziate a loro volta dalla Cassa degli Economati, precedentemente costituita con i proventi derivanti dalle abbazie vacanti: ogni conversione veniva ricompensata con una somma di denaro. L'idea non era nuova, dal momento che già dal 1598 l'Assemblea del clero francese aveva deliberato di ricompensare con denaro i pastori che si fossero convertiti al cattolicesimo. La Cassa di Pellisson seduceva soprattutto gli ugonotti più poveri ma fu sfruttata anche da persone che si dichiaravano falsamente ugonotti convertiti o che ritenevano bene convertirsi più volte. In ogni caso, i risultati ottenuti furono molto inferiori alle attese, ottenendo in tre anni circa diecimila conversioni, vere o presunte, in tutto il regno. I polemisti protestanti non mancarono di sottolineare la mancanza di scrupoli della Chiesa cattolica, che approvava un'iniziativa che ricordava la vecchia e mai abrogata pratica delle indulgenze.

Le dragonnades

Malgrado le proteste di fedeltà al regno espresse dalle Chiese riformate, re Luigi, ora chiamato «il grande» e all'apogeo della sua potenza in Europa, non può tollerare l'esistenza di una minoranza che, ai suoi occhi, turba la compattezza dell'appartenenza religiosa dei suoi sudditi. Dal 1679 vengono emessi nuovi decreti: in ottobre, ai sinodi riformati deve presenziare un commissario reale e sono aumentate le pene contro i relapsi - coloro che, avendo già abiurato, si riconvertano al protestantesimo. Nel 1680, si vieta la possibilità ai cattolici di convertirsi al protestantesimo, alle protestanti di esercitare l'attività di levatrice e si rende obbligatorio tentare la conversione al cattolicesimo dei malati in pericolo di morte; il 17 giugno 1681 l'età minima per la conversione al cattolicesimo si abbassa a 7 anni, considerata l'«età della ragione», in luglio viene soppressa l'Accademia protestante di Sedan, nel settembre del 1684 quella di Die, nel gennaio 1685 l'Académie de Saumur e nel marzo l'accademia di Puylaurens.

L'11 aprile 1681 vengono istituite le «dragonnades»: la loro premessa è il decreto che concede «l'esenzione per due anni dell'obbligo di alloggiare i militari per i protestanti che si siano convertiti dal 1º gennaio scorso e per coloro che si convertiranno da oggi in avanti». Le «dragonnades» iniziano dal maggio 1681 nel Poitou: esse consistono nell'alloggiare i dragoni, un particolare corpo militare, nelle case dei protestanti, autorizzandoli, allo scopo di provocarne la conversione, a ricorrere a qualunque mezzo, dal saccheggio alla tortura e allo stupro, fino a permettere l'omicidio in caso di estrema resistenza. In questo modo si ottennero conversioni in massa, per quanto fittizie, e anche una forte ripresa dell'emigrazione nei paesi riformati, nei quali fu forte l'emozione provocata dalle brutalità francesi e la solidarietà verso gli emigrati ai quali furono concesse facilitazioni d'ingresso e, nel Brandeburgo, l'esenzione fiscale sulla proprietà della terra.

I decreti reali si susseguono: nel gennaio 1682 si stabilisce che i figli illegittimi dei protestanti siano allevati nel cattolicesimo; in maggio, mentre viene distrutto il tempio di La Mothe-Saint-Héray, si proibisce ai marinai e agli artigiani ugonotti di emigrare; nel giugno, si proibisce l'esercizio delle professioni di notaio, procuratore, assessore e ausiliario di giustizia; nel luglio si decide la confisca dei beni degli emigrati e in agosto si vietano le riunioni fuori dai templi. Nell'anno successivo si proibisce ai pastori la propaganda religiosa, pena l'espulsione e si rende obbligatorio riservare ai cattolici un luogo di frequenza nei templi protestanti, nel 1684 si vieta anche il culto privato mentre quello pubblico è interdetto nei paesi che contino meno di 10 famiglie protestanti e si confiscano i beni dei concistori, che passano agli ospedali cattolici.

Valutate un successo le dragonnades del Poitou, queste si ripropongono dal maggio del 1685: a partire dalla Béarn, ai piedi dei Pirenei, si estendono in Linguadoca, nella valle del Rodano e, risalendo a nord, nella Saintonge. I decreti di quest'anno prevedono la distruzione dei templi dove siano stati celebrati matrimoni misti, la proibizione ai protestanti di avere servitori cattolici, di pubblicare libri di contenuto religioso, di esercitare la professione medica; si stabilisce di affidare gli orfani solo a tutori cattolici e di ricompensare chiunque denunci un protestante. Nel mese di ottobre l'«eresia» sembrava ormai estirpata e non restava che revocare l'ormai anacronistico Editto di Nantes.

La revoca dell'Editto di Nantes