Il genocidio del Ruanda fu uno dei più sanguinosi episodi della storia dell'umanità del XX secolo. Secondo le stime di Human Rights Watch, dal 6 aprile alla metà di luglio del 1994, per circa cento giorni, in Ruanda vennero massacrate sistematicamente (a colpi di armi da fuoco, machete pangas e bastoni chiodati) almeno 500 000 persone;Des Forges, Alison (1999). Leave None to Tell the Story: Genocide in Rwanda, New York, NY: Human Rights Watch. le stime sul numero delle vittime sono tuttavia cresciute, fino a raggiungere cifre dell'ordine di circa 800 000 o di persone. Il genocidio, ufficialmente, viene considerato concluso verso la fine di luglio, con la vittoria del Fronte Patriottico Ruandese nel suo scontro con le forze governative, dopo il fallimento dell'Opération Turquoise.
Le vittime furono prevalentemente di etnia Tutsi, corrispondenti a circa il 25% della popolazione, ma le violenze finirono per coinvolgere anche Hutu moderati appartenenti alla maggioranza del paese. L'odio interetnico fra Hutu e Tutsi, molto diffuso nonostante la comune fede cristiana, costituì la radice scatenante del conflitto.
Fu infatti l'amministrazione coloniale del Belgio che trasformò quella che era una semplice differenziazione socioeconomica (gli Hutu erano agricoltori, i Tutsi allevatori e gli scambi e i matrimoni misti fra i due gruppi erano comuni) in una differenza razziale basata sull'osservazione dell'aspetto fisico degli individui. Essi osservarono che i Twa, un terzo gruppo etnico dell'area, corrispondente ad appena l'1% della popolazione, erano pigmei di bassa statura, gli Hutu di media altezza, mentre i Tutsi (o Vatussi) erano di altezza maggiore, con lineamenti del volto e del naso più sottili.
Nel periodo di colonizzazione belga, i Tutsi andarono al potere, mentre agli Hutu erano riservate mansioni più umili e meno retribuite. Dopo sanguinose rivolte e massacri, gli Hutu, con l'accordo dei belgi, presero il potere nel 1959–1962,Lemarchand, René (2002). Disconnecting the Threads: Rwanda and the Holocaust Reconsidered. Idea Journal 7 (1). momento che coincise con l'inizio della lunga persecuzione dei Tutsi. Molti di loro fuggirono nei Paesi limitrofi, soprattutto in Uganda. Nel periodo del genocidio, avvenuto nel 1994, gli Hutu erano il gruppo di popolazione maggiore ed erano Hutu anche i due gruppi paramilitari principalmente responsabili dell'eccidio: gli Interahamwe e gli Impuzamugambi.
Premesse
La percezione di una divisione etnica da parte della popolazione del Ruanda è in gran parte un effetto del dominio coloniale europeo, prima tedesco e poi belga. In Ruanda, come in Burundi, i Tutsi rappresentavano l'aristocrazia della società, possedevano la terra e il bestiame e gestivano il potere politico, mentre gli Hutu svolgevano il lavoro agricolo e sovrintendevano al culto religioso.
Il Regno del Ruanda, governato dal clan Tutsi Nyiginya, divenne il regno dominante dalla metà del XVIII secolo, espandendosi attraverso un processo di conquista e assimilazione, e raggiunse il suo apice durante il regno del re Kigeli Rwabugiri nel 1853-1895. Rwabugiri espanse il regno a ovest e a nord e avviò riforme amministrative che causarono una spaccatura tra le popolazioni Hutu e Tutsi. Queste includevano lo uburetwa, un sistema di lavoro forzato che gli Hutu dovevano eseguire per riottenere l'accesso alla terra che era stata loro confiscata, e lo ubuhake, in base al quale i capi Tutsi cedevano il bestiame a clienti Hutu o Tutsi in cambio di servizi economici e personali.
I belgi allargarono ulteriormente e alimentarono la differenza tra questi due gruppi: giunti nel territorio alla fine del XIX secolo, presero a dialogare con la parte di popolazione detentrice del potere politico, i Tutsi, e privarono gli Hutu della loro autorità religiosa. Facendo perno, in seguito, sulla falsificazione dei dati storici e su un'interpretazione capziosa dei testi sacri, i belgi inculcarono nei Tutsi l'idea di presunti legami parentali tra gli europei e le popolazioni dell'Africa settentrionale, da dove i Tutsi originariamente sarebbero provenuti, ascrivendoli così ai popoli camiti. Con l'introduzione delle carte di identità negli anni 1930 e la conseguente classificazione rigida dei ruandesi in base al loro status sociale e alle loro caratteristiche somatiche, che in particolare distinsero chiaramente fra Hutu e Tutsi, questi ultimi, in genere più ricchi e compiacenti verso il potere coloniale, furono favoriti rispetto agli Hutu.U. Fabietti, Elementi di antropologia culturale L'antropologia razzista teorizzò che i Tutsi fossero una razza diversa dagli Hutu, intrinsecamente superiore in quanto più vicina a quella caucasica. Il fatto che Tutsi e Hutu siano due gruppi etnici distinti è stato oggetto di un notevole dibattito e oggi l'ipotesi di un'importante differenza di origine etnica viene raramente presa in considerazione.
Nel 1959 la rivolta degli Hutu contro la monarchia Tutsi condusse al referendum del 1961 e all'indipendenza del 1962, accompagnata dallo sterminio di oltre 100 000 Tutsi e alla loro emigrazione in Uganda e Burundi. Nel 1966, in Burundi, una serie di colpi di Stato alimentata dalle due etnie si concluse con la presa del potere da parte dell'aristocrazia Tutsi; nel 1972 un tentativo di colpo di Stato Hutu portò alla reazione violenta del governo, con lo sterminio di 200 000 Hutu. Nel 1973, in Ruanda, il generale Hutu Juvénal Habyarimana procedette a un colpo di Stato e nel 1975 instaurò un regime autoritario. In Burundi i sanguinosi scontri del 1988 provocarono decine di migliaia di vittime e furono seguiti da un governo parlamentare a maggioranza Hutu, ma l'esercito controllato dai Tutsi scatenò la guerra civile ruandese e portò un milione di profughi nei paesi vicini.
Nel 1990 il Fronte Patriottico Ruandese (RPF), gruppo politico-militare nato nella comunità Tutsi rifugiatasi in Uganda, tentò un colpo di Stato in Ruanda e alimentò una guerra civile, cui seguì il genocidio del 1994 e la presa del potere da parte dell'RPF. Profughi Hutu si rifugiarono in Zaire, dove furono massacrati a migliaia dai Tutsi nel 1996; inoltre la Tanzania venne accusata di ospitare ribelli Hutu. Il genocidio del 1994 si inserisce quindi in un contesto di rivalità etniche bilaterali e stermini di massa che coinvolsero l'intera regione fin dal 1962, per continuare anche dopo il 1994. Teatro degli eccidi, oltre al Ruanda, sono stati tutti i paesi confinanti: l'Uganda a nord, il Burundi a sud (che costituiva, insieme al Ruanda, la colonia belga del Ruanda-Urundi), la Repubblica Democratica del Congo a ovest e la Tanzania a est.
Cronistoria
I Tutsi erano stati estromessi dal potere dagli Hutu che costituivano l'80% della popolazione e che, dalla rivoluzione del 1959, detenevano completamente il potere. Il 6 aprile 1994 l'aereo presidenziale dell'allora presidente Juvénal Habyarimana, al potere con un governo dittatoriale dal 1973, fu abbattuto da un missile terra-aria, mentre il presidente era di ritorno, insieme al suo omologo del Burundi Cyprien Ntaryamira, da un colloquio di pace.
Subito dopo lo schianto dell'aereo, e già nella stessa mattinata del 6 aprileCfr. Codeluppi, Valentina, Le cicatrici del Ruanda, EMI, Bologna 2012, p. 42., con il pretesto di una vendetta trasversale, cominciarono i massacri, che si intensificarono dal 7 aprile a Kigali e nelle zone controllate dalle forze governative (FAR, Forze Armate Ruandesi), della popolazione Tutsi e di quella parte Hutu imparentata con questi o schierata su posizioni più moderate, per opera della Guardia presidenziale e dei gruppi paramilitari Interahamwe e Impuzamugambi, con il supporto dell'esercito governativo. Il segnale dell'inizio delle ostilità fu dato dall'unica radio non sabotata, l'estremista "RTLM", che invitò, per mezzo dello speaker Kantano, a seviziare e a uccidere gli "scarafaggi" tutsi. Un ruolo rilevante, nell'istigazione del genocidio, lo hanno avuto anche gli ideologi dell'"Akazu" (composto dal circolo dei parenti più stretti del presidente): intellettuali, studiosi, professori dell'università ruandese di Butare, come F. Nahimana, C. Bizimungu, L. Mugesira. Per questi ultimi il genocidio rappresentava l'unica via d'uscita, l'unico mezzo di sopravvivenza. Secondo questi "ideologi", i Tutsi sono una razza estranea proveniente dal Nilo, che ha occupato con la forza le terre degli Hutu riducendoli in schiavitù. Con lo sterminio dei Tutsi, finalmente, il popolo Hutu avrebbe recuperato l'identità e la dignità perdute. ISBN 88-07-01569-2
Per 100 giorni si susseguirono massacri e barbarie di ogni tipo; vennero massacrati più di un milione di Tutsi e Hutu moderati in maniera pianificata e capillare. Uno dei massacri più efferati fu compiuto a Gikongoro, l'allora sede dell'istituto tecnico di Murambi: oltre 27 000 Tutsi vennero uccisi. Per dare un'idea sommaria di quello che avvenne, basti pensare che in un giorno vennero uccise circa ottomila persone di etnia Tutsi, circa 333 all'ora, ovvero 5 vite al minuto.
Il massacro non avvenne per mezzo di bombe o mitragliatrici, ma principalmente con il più rudimentale ma altrettanto efficace machete. Il genocidio dei Tutsi ebbe termine nel luglio 1994 con la vittoria dell'RPF nel suo scontro con le forze governative. Giunto a controllare l'intero paese, l'RPF attuò un programma di giustizia contro i responsabili del genocidio che aggravò ulteriormente la situazione umanitaria, in quanto comportò la fuga di circa un milione di profughi Hutu mischiati con gli estremisti Hutu verso i paesi confinanti (Burundi, Zaire, Tanzania e Uganda) per paura di essere giustiziati.
Un genocidio preparato
L'uccisione dei Tutsi era stata ben organizzata dal governo ruandese. Quando il massacro iniziò, i miliziani Hutu erano circa 30 000, un membro della milizia ogni dieci famiglie. Venne organizzato a livello nazionale, con rappresentanti in ogni quartiere. Alcuni membri della milizia erano in grado di acquisire i fucili d'assalto AK-47 compilando il modulo di richiesta. Altre armi, come le granate, non venivano richieste tramite alcun lavoro d'ufficio e sono state quindi ampiamente distribuite dal governo. Molti membri dell'Interahamwe e Impuzamugambi erano muniti solo di machete.
Anche dopo l'accordo di pace firmato ad Arusha nel 1993, alcuni uomini d'affari vicini al generale Habyarimana fecero importare 581 000 machete dalla Cina per aiutare gli Hutu nell'uccidere i Tutsi, perché erano più economici delle pistoleDiamond, Jared. Collapse, Penguin Books, New York, NY, 2005, pp. 316. Durante un notiziario del 2000 il The Guardian rivelò che "l'allora Segretario generale dell'ONU, Boutros Boutros-Ghali, giocò un ruolo importante nella fornitura di armi al regime Hutu, il quale ha realizzato una campagna di genocidio contro i Tutsi in Ruanda nel 1994. Come ministro degli esteri dell'Egitto, Boutros-Ghali ha facilitato un affare di armi nel 1990, che era di $26 milioni (18 milioni di sterline) di bombe di mortaio, lanciarazzi, granate e munizioni, trasferite da Cairo al Ruanda. Le armi furono utilizzate dagli Hutu in attacchi che hanno portato fino a 1 000 000 di morti".
Il Primo ministro del Ruanda, Jean Kambanda, rivelò durante la sua testimonianza davanti al Tribunale penale internazionale per il Ruanda che all'interno del governo ci furono apertamente delle discussioni riguardanti il genocidio e che "...uno dei ministri del governo disse che era personalmente in favore di sbarazzarsi di tutti i Tutsi; senza i Tutsi, disse il ministro, tutti i problemi del Ruanda sarebbero risolti". Oltre a Kambanda, gli organizzatori del genocidio includono il colonnello Théoneste Bagosora, un ufficiale dell'esercito in pensione, molti funzionari governativi di alto livello e membri dell'esercito, come il generale Augustin Bizimungu.