Si impegnò a risolvere i problemi posti dal rapporto tra lAntico Testamento e la rivelazione in esso contenuta, da un lato, e i risultati dell'indagine filosofica, dall'altro.

Biografia Nelle opere di Flavio Giuseppe si possono trovare i pochi dettagli biografici che lo riguardano.

Sebbene i nomi dei suoi genitori non siano noti, Filone proveniva da famiglia nobile, onorata e benestante. A suo padre, o a suo nonno, Gaio Giulio Cesare aveva concesso la cittadinanza romana. Filone aveva due fratelli, l'alabarca Tiberio Giulio Alessandro Maggiore e Lisimaco.

Nel suo trattato De ProvidentiaII 107., Filone riferisce che si recava frequentemente in pellegrinaggio al Tempio di Gerusalemme per offrire sacrifici a Dio. Questo avveniva, con ogni probabilità, nello stesso periodo in cui fu attivo in Galilea e Giudea Gesù di Nazareth.

Coltissimo esponente della potente comunità ebraica di Alessandria, sede della più importante biblioteca del tempo, nel 39 d.C. fece parte della delegazione inviata a Roma presso l'imperatore romano Caligola per protestare contro le vessazioni subite dagli Ebrei per mano di Flacco, governatore della città. Secondo Eusebio di Cesarea fece parte anche della seconda sfortunata ambasciata all'imperatore Claudio.

Egli fu forse il primo esegeta che con una certa sistematicità commentò testi biblici, da lui conosciuti verosimilmente nella traduzione in lingua greca, e fu profondo conoscitore dell'Antico Testamento.

Pensiero La sua originalità consiste nell'aver interpretato la Bibbia secondo la filosofia in particolare platonica – tuttavia sono presenti anche elementi tratti dallo stoicismo, dall'epicureismo e da altre correnti filosofiche ellenistiche. Egli vede nella teoria del demiurgo (esposta da Platone nel suo Timeo), il Dio creatore ebraico.

Il platonismo lo influenza anche per quanto concerne la dottrina dell'esistenza di Dio: Dio è ineffabile e il linguaggio non è uno strumento sufficiente per esprimerne l'essenza.

Affermò che il Dio personale dell'Antico Testamento dovesse prevalere su quello dei filosofi. Fu il primo ad asserire che Dio è ineffabile e innominabile. Egli è massima generalità e semplicità, ma privo di antropomorfismo. Descrisse il Logos come una sostanza spirituale incorporea e come il mediatore della creazione. Fu il primo filosofo a introdurre la parola greca ἔκστασις (estasi)Cfr. Grande lessico del Nuovo Testamento, vol. 3, a cura di G. Kittel; Brescia, Paideia, 1967. col. 334., utilizzata per indicare, nelle sue parole, "lo stato d’animo di un uomo ispirato e posseduto da Dio", esemplificato dai profeti.

Filone teorizzò il metodo dell'interpretazione allegorica fondata sulla distinzione tra due significati presenti nel testo: la lettera e lo spirito; lo spirito racchiude il significato più autentico.

I testi mosaici del Pentateuco, contenenti la descrizione della creazione e le fondamentali leggi divine, insieme con gli altri testi accorpati a questi, furono da Filone, accanto al loro significato più immediato e letterale, arricchiti di un significato allegorico. Questo modo di leggere i testi biblici ebbe di lì a breve molta fortuna e costituì il metodo interpretativo principale per la tradizione neoplatonica di area ebraica.

Opere Commentari allegorici Le opere di Filone improntate a una interpretazione allegorica sono:

Legum allegoriae, libri i.-iii., Gen. ii. 1-iii. 1a, 8b-19 (sulla completezza e sui contenuti di questi tre libri e sull'esatto collegamento dei libri i. e ii., si rinvia a Schürer, Geschichte iii. 503); De cherubim, Gen. iii. 24, iv. 1; De sacrificiis Abelis et Caini, Gen. iv. 2-4 (cfr. Schürer, l.c. p. 504); De eo quod deterius potiori insidiatur; De posteritate Caini, Gen. iv. 16-25 (vedi Leopold Cohn e Paul Wendland, Philonis Alexandrini, etc., ii., pp. xviii. et seq., 1-41; Philologus, lvii. 248-288); De gigantibus, Gen. vi. 1-4; Quod Deus sit immutabilis, Gen. vi. 4-12 (Schürer [l.c. p. 506] correttamente collega N. 6 e 7 in un solo libro; Massebieau (Bibliothèque de l'Ecole des Hautes Etudes, p. 23, note 2, Paris, 1889) aggiunge dopo il N. 7 i libri perduti Περὶ Διαϑηκῶν); De agricultura Noë, Gen. ix. 20 (cfr. Von Arnim, Quellenstudien zu Philo von Alexandria, 1899, pp. 101–140); De ebrietate, Gen. ix. 21 (sul secondo libro perduto vedi Schürer, l.c. p. 507 e Von Arnim, l.c. pp. 53–100); Resipuit; Noë, seu De Sobrietate, Gen. ix. 24-27; De confusione linguarum, Gen. xi. 1-9; De migratione Abrahami, Gen. xii. 1-6; Quis rerum divinarum heres sit, Gen. xv. 2-18 (sull'opera Περὶ Μισϑῶν citata in questo trattato vedi Massebieau, l.c. pp. 27 et seq., note 3); De congressu quærendæ eruditionis gratia, Gen. xvi. 1-6; De fuga et inventione, Gen. xvi. 6-14 (a volte riportato in edizioni più datate col titolo De Profugis); De mutatione nominum, Gen. xvii, 1-22 (sul frammento De Deo, che contiene un commentario a Gen. xviii. 2, vedi Massebieau, l.c. p. 29); De somniis, libro i., Gen. xxviii. 12 e seg., xxxi. 11 e seg. (il sogno di Giacobbe); De somniis, libro ii., Gen. xxxvii. 40 e seg. (i sogni di Giuseppe, del coppiere, del fornaio e del Faraone). Altri tre libri di Filone sui sogni sono andati perduti. Il primo di questi (sui sogni di Abimelech e Labano) precedeva l'attuale libro I, e discuteva sui sogni in cui Dio stesso parlò ai dormienti, tema che ben si ricollega a Gen. xx. 3. Sulla fonte dossografica utilizzata da Filone nel libro i., § 4 [i. 623], vedi Wendland in Sitzungsbericht der berliner Akademie. 1897. N. xlix. 1-6.

Sui patriarchi Filone scrisse un'opera sistematica concernente Mosè e il decalogo, introdotta dal trattato De opificio mundi, che nelle attuali edizioni precede De allegoriis legum, vol.i (De abrahamo, § 1 [ii. 1], con De præmiis et pœnis, § 1 [ii. 408]). La Creazione, secondo Filone, è il fondamento della legislazione mosaica, che è in completa armonia con la natura (De Opificio Mundi, § 1 [i. 1]). L'esposizione della Legge è suddivisa in due sezioni. Nella prima sezione, vi sono le biografie di uomini quali, Enos, Enoch, Noè, Abramo, Isacco, e Giacobbe, che precedettero le svariate leggi scritte della Torah. Questi furono i Patriarchi, viventi personificazioni della virtù secondo la legge naturale prima ancora che vi fossero leggi scritte.

Sulla legge Nella seconda sezione vengono discusse in dettaglio le leggi: per primi i dieci comandamenti (il Decalogo), quindi i precetti derivanti da ciascun comandamento. L'opera è suddivisa nei seguenti trattati: De opificio mundi (cfr. Siegfried in Zeitschrift für Wissenschaftliche Theologie, 1874, pp. 562–565; l'importante edizione estrapolata di questo trattato fatta da L Cohn, Breslau, 1889, precedeva l'edizione dello stesso Philonis Alexandrini, ecc., 1896, i.). De Abrahamo, su Abramo, simboleggiante la rettitudine acquisita tramite la conoscenza. Le vite di Isacco e Giacobbe sono andate perdute. I tre patriarchi erano intesi a rappresentare l'ideale condizione cosmopolita del mondo. De Josepho, la vita di Giuseppe, proposta per mostrare come l'uomo saggio deve agire nella realtà quotidiana. De vita Mosis, libri i.-iii.; Schürer, l.c. p. 523, riunisce i tre libri in due solo; ma, come Massebieau dimostra (l.c. pp. 42 et seq.), un passaggio, benché sia difficile possa essere un intero libro, è mancante alla fine dell'attuale secondo libro (Wendland, in Hermes, xxxi. 440). Schürer (l.c. pp. 515, 524) esclude questo trattato dal contesto, nonostante egli ammetta che, da un punto di vista letterario, esso possa rientrare in questo gruppo di opere; tuttavia egli considera il De vita Mosis estraneo in generale al tema dell'opera, dato che Mosè, a differenza dei Patriarchi, non può essere inteso come un modello universalmente valido di azione morale, e nemmeno può essere descritto come tale. Su quest'ultimo punto si può essere d'accordo, tuttavia resta in piedi la questione se sia necessario considerare tale materia sotto questa luce. Sembra più naturale far precedere la discussione sulla legge dalla biografia del legislatore, mentre è da considerare artificioso e repentino il passaggio da Giuseppe al tema della legislazione, dall'uomo di governo che nulla ha a che fare con le leggi divine alla discussione di queste medesime leggi. Mosè, come uomo perfetto, unisce in sé, in un certo qual modo, tutte le facoltà tipiche dei patriarchi. È sua la "mente più pura" (De Mutatione Nominum, 37 [i. 610]), egli è il "virtuoso per eccellenza" che è stato purificato di tutte le passioni (De Allegoriis Legum, iii. 45, 48 [i. 113, 115]). Essendo il prescelto per ricevere la rivelazione divina, egli è anche il più adatto ad annunciarla agli altri nella forma dei Comandamenti(ib. iii. 4 [i. 89 et seq.]). De decalogo, è il trattato introduttivo al Decalogo. De specialibus legibus, in questo trattato Filone cerca di ordinare in sistema le varie leggi della Torah, e di conformarle ai 10 Comandamenti. Infatti al primo e al secondo comandamento è aggiunta la norma relativa ai sacerdoti e ai sacrifici; al terzo (non pronunciare il nome del Signore, Dio tuo, invano), le norme relative a bestemmie e giuramenti, etc.; al quarto (ricordati di santificare il giorno del riposo), le regole delle festività; al quinto (onora il padre e la madre), il rispetto per i parenti, gli anziani, etc.; al sesto, le leggi civili e penali; al settimo, le leggi sul matrimonio; all'ottavo, le leggi relative al furto; al nono, le leggi sulla testimonianza; infine al decimo, le leggi sulla concupiscenzaBernhard Stade-Oskar Holtzmann, Geschichte des Volkes Israel, 1888, ii. 535-545; circa l'influenza della Halakhah su Filone, vedi B Ritter, Philo und die Halacha, Leipsic, 1879, e l'esame fatto sullo stesso argomento da Siegfried in Jenaer Literaturzeitung, 1879, No. 35.. Il primo libro contiene i seguenti trattati presenti nelle correnti edizioni: De circumcisione; De monarchia, libri i. e ii.; De sacerdotum honoribus; De victimis. Riguardo alla divisione del libro in queste sezioni e ai titoli delle più recenti sezioni ritrovate, si veda Schürer, l.c. p. 517; Wendland, l.c. pp. 136 e seg. Il secondo libro contiene una sezione intitolata pure De Specialibus Legibus (ii. 270-277), cui è aggiunto il trattato De septenario, che è, comunque, incompleto in Mangey. La parte più cospicua della porzione mancante fu messo a disposizione da Mai (1818) con il titolo De cophini festo et de colendis parentibus, nella edizione Richter, v. 48-50, Leipsic, 1828. Il testo completo del secondo libro fu pubblicato da Tischendorf nella sua Philonea (pp. 1–83). Il terzo libro è incluso con il titolo De specialibus legibus nella edizione Mangey, ii. 299-334. Il quarto libro è intitolato anche De Specialibus Legibus; a esso sono aggiunte le ultime sezioni portanti nelle consuete edizioni i titoli De Judice e De Concupiscentia; inoltre sono incluse, come appendice, le sezioni De justitia e De creatione principum. I trattati De fortitudine, De caritate, e De pœnitentia sono una specie di appendice a De specialibus legibus. Schürer (l.c. pp. 519 [note 82], 520-522) collega questi trattati in un singolo libro che, egli ritiene sia stato scritto da Filone De præmiis et pœnis e De execratione. Sul collegamento fra questi trattati vedi Schürer, l.c. pp. 522 et seq. Così si conclude l'esposizione della Legge Mosaica.

Opere varie Quod omnis probus liber, è la seconda metà di un'opera sulla libertà dell'uomo probo basata sui principi dello Stoicismo. L'autenticità di quest'opera è stata messa in discussione da Zecharias Frankel (in Monatsschrift, ii. 30 e seg., 61 e seg.), da Heinrich Graetz (Gesch. iii. 464 e seg.), da Ansfeld (1887), Hilgenfeld (in Zeitschrift für Wissenschaftliche Theologie, 1888, pp. 49–71), e altri autori. Paul Wendland, Ohle, Emil Schürer, Massebieau, e Krell considerano quest'opera autentica, fatta eccezione dei passaggi interpolati riguardanti gli Esseni.