In possesso di una solida formazione in medicina conosceva approfonditamente anche nozioni di biologia. Le sue opere sulla medicina l'hanno portato a risultati pionieristici nel campo della psicologia scientifica. È una delle figure centrali della filosofia accademica tedesca del XIX secolo tradizionalmente riferita allidealismo teleologico, come egli stesso definì la sua dottrinaRudolf Hermann Lotze, Logica, Giunti 2010, p. 22 e sgg., e al panpsichismoR.H. Lotze, op.cit. p. 71.
Cercò di associare il meccanicismo scientifico con i principi dell'idealismo ritenendo che gli automatismi di causa-effetto che regolano l'universo non potessero avere una valida comprensione se non riferendoli all'azione finalistica di un'entità spirituale superiore.Enciclopedia Italiana Treccani alla voce corrispondente
Biografia Nacque a Bautzen, Sassonia, Germania, figlio di un medico. Studiò al ginnasio di Zittau; appassionato degli autori classici, tradusse lAntigone di Sofocle dal latino, pubblicandolo nella sua mezza età.
Frequentò l'Università di Lipsia come studente di filosofia e scienze naturali, ma vi entrò ufficialmente come studente di medicina a diciassette anni. I primi studi di Lotze furono governati da due distinti interessi: il primo era scientifico, basato su studi matematici e fisici sotto la guida di E. H. Weber, W. Volkmann e Gustav Fechner. L'altro suo interesse era artistico ed estetico, e si sviluppò sotto la cura di Christian Hermann Weisse. Egli fu attratto sia dalla scienza che dall'idealismo di Johann Gottlieb Fichte, Friedrich Schelling e Georg Hegel.
Durante gli anni di insegnamento all'Università di Gottinga fu maestro di filosofia di Frege.
Il primo saggio di Lotze fu la dissertazione De futurae biologiae principibus philosophicis, con la quale nel 1838 si laureò dottore in medicina. Quattro mesi dopo prese la seconda laurea in filosofia. Espose le basi del suo sistema filosofico nelle opere Metaphysik (Lipsia, 1841) e Logik (1843), oltre ad altri trattati minori pubblicati mentre era ancora studente a Lipsia. Si trasferì poi all'Università di Gottinga, succedendo a Johann Friedrich Herbart sulla cattedra di filosofia.
I suoi primi due libri ebbero poca notorietà e Lotze dapprima venne conosciuto per una serie di lavoriAllgemeine Pathologie und Therapie als mechanische Naturwissenschaften (1842, 2nd ed., 1848), gli articoli "Lebenskraft" (1843) e "Seele und Seelenleben" (1846), (pubblicato nel volume di Rudolf Wagner Handwörterbuch der Physiologie), il suo Allgemeine Physiologie des Korperlichen Lebens (1851), e il suo Medizinische Psychologie oder Physiologie der Seele (1852) che aspiravano a stabilire i metodi di studio del fenomeno fisico e mentale dell'organismo umano nei suoi stati normali e di disagio, gli stessi principi generali che erano stati adottati per lo studio dei fenomeni nel mondo inorganico. Quando Lotze pubblicò questi lavori, la scienza medica risentiva ancora l'influenza della Filosofia naturale di Schelling. Le leggi meccaniche, alle quali le cose esteriori erano soggette, erano concepite come valide nel solo mondo inorganico. Un meccanismo era l'inalterabile connessione di un fenomeno a con un altro fenomeno b, c, d, sia questo seguente o precedente ad esso; meccanismo era l'inesorabile forma nella quale gli eventi di questo mondo sono verificati, e al quale sono connessi. L'oggetto di quegli scritti era di stabilire il ruolo onnipresente del meccanismo. Ma la visione meccanica della natura non è identica a quella materialistica. Nell'ultimo dei lavori sopra menzionati la questione è discussa a grandi linee: come dobbiamo considerare la mente e la relazione tra la mente e il corpo; la risposta è che dobbiamo considerare la mente come un principio immateriale, la sua azione, tuttavia, sul corpo e viceversa, è puramente meccanica, indicata da leggi fisse di un meccanismo psicofisico.
Queste dottrine di Lotze, pronunciate con distinta e reiterata riserva, poiché esse non contengono una soluzione della questione filosofica riguardante la materia, furono tuttavia considerate da molti essere l'eredità del filosofo, che denunciava i sogni di Schelling o le teorie idealistiche di Hegel. Pubblicati, come furono, durante gli anni in cui la scuola moderna del materialismo tedesco era al suo apice, questi lavori di Lotze furono annoverati tra la letteratura di opposizione della Filosofia empirica.
Il fraintendimento delle sue posizioni indusse Lotze a pubblicare un pamphlet polemicoHermann Lotze, Streitschriften, S. Hirzel, 1857 in cui corresse due errori. La sua opposizione al formalismo di Hegel aveva indotto alcuni ad associarlo alla scuola materialistica, altri a contarlo tra i seguaci di Herbart. Lotze negò di appartenere alla scuola di Herbart, tuttavia ammise che la monadologia di Leibniz poteva essere considerata un antecedente degli insegnamenti di Herbart ed anche dei suoi.
Filosofia Il microcosmo Quando scrisse le sue precisazioni riguardo all'originalità del suo pensiero rispetto a Hegel e HerbartDizionario di filosofia Treccani, (2009) alla voce corrispondente, Lotze aveva già pubblicato il primo volume del suo Mikrokosmusvol. I 1856, vol. II 1858, vol. III 1864. In molti passaggi del suo lavoro sulla patologia, fisiologia, e psicologia del rapporto vita-mente egli aveva chiaramente stabilito che il suo metodo di ricerca non dava una spiegazione di questo fenomeno, ma solo i mezzi per osservare i due termini del rapporto e connetterli insieme di modo che potessimo ottenere i dati necessari per decidere che significato si possa dare all'esistenza di questo microcosmo, o piccolo mondo della vita umana, insito nel macrocosmo dell'universo.
Estende così l'argomento al vasto campo dell'antropologia, iniziando con la struttura complessiva dell'uomo, l'anima, l'unione corpo-anima nella vita, avanzando fino all'uomo e alla sua mente e al corso del mondo intero e concludendo con la storia, il progresso e la connessione universale delle cose.
L'estensione della visione metafisica Questa sua concezione metafisicaAntonio Banfi, Enciclopedia Italiana (1934) alla voce LOTZE, Rudolph Hermann Lotze volle estenderla a particolari aspetti della ricerca filosofica; produsse annualmente scritti di psicologia e di logica (gli ultimi includevano una ricerca sull'intera filosofia sotto il titolo di Encyclopädie der PhilosophieHermann Lotze, Grundzüge der Logik und Encyklopädie der Philosophie, ed. S. Hirzel, 1885), poi, a lunghi intervalli compose scritti di metafisica, filosofia della natura, filosofia dell'arte, filosofia della religione, più raramente s'interessò della storia della filosofia e dell'etica.
In questi scritti egli espose le proprie visioni peculiari in forme più ristrette, e durante l'ultimo decennio della sua vita espose la sostanza di quelle opere nel suo lavoro System der Philosophie, del quale solo due volumi sono stati pubblicativol. I Logik, prima ed., 1874, seconda ed., 1880; vol. II Metaphysik, 1879.
Il terzo volume conclusivo, che doveva trattare in maniera più condensata i principali problemi della filosofia pratica, della filosofia dell'arte e della religione, non fu mai pubblicato. Un piccolo pamphlet di psicologia, contenente l'ultima forma in cui egli aveva cominciato a trattare lo stesso soggetto nei suoi scritti precedenti, rimasto incompiuto a causa della sua morte, fu pubblicato da suo figlio.
La funzione della filosofia Per capire questa serie di scritti di Lotze, è necessario iniziare con il significato della filosofia. Questa è data dopo che il suo studio sulla logica ha stabilito due punti: l'esistenza nella nostra mente di certe leggi e forme in accordo con le quali noi connettiamo il materiale che ci viene fornito dai nostri sensi, e, secondariamente, il fatto che pensieri logici non possono essere utilmente impiegati senza il collegamento con i dati dell'esperienza e dell'osservazione. Queste connessioni tra logica e realtà ci sono date dalle scienze separate e dall'uso e dalla cultura della vita di ogni giorno.
Il linguaggio li ha cristallizzati in certe definite nozioni ed espressioni, senza le quali non possiamo procedere di un solo passo, ma che abbiamo accettato senza conoscere il loro esatto significato, e molto meno la loro origine; di conseguenza le scienze speciali e la saggezza della vita comune si impigliano tra loro facilmente e frequentemente in contraddizioni.
La funzione della filosofia consiste allora nel provare a portare unità e armonia nei pensieri sparsi della nostra cultura generale, per riportarli alla loro primaria assunzione e seguirli fino alle loro ultime conseguenze, per connetterli tutti insieme, per rimodellarli, accorciarli o amplificarli, così come per rimuovere le loro apparenti contraddizioni, e per combinarli nell'unità di un'armoniosa visione delle cose, e specialmente per investigare quelle concezioni che formano le iniziali assunzioni delle varie scienze, e per fissare i limiti della loro applicabilità.
Il metodo della ricerca Non servirà cominciare con la presunzione che ogni cosa nel mondo dovrebbe essere spiegata da un principio o da un unico metodo di ricerca, né siamo inoltre in grado di iniziare la nostra investigazione filosofica con un'inchiesta sulla natura del pensiero umano e la sua capacità di raggiungere una conoscenza oggettiva, poiché verrebbe a mancare il collegamento alla realtà e si rimarrebbe nel campo dell'astrazione.
La principale prova del valore oggettivo della visione che possiamo ottenere consisterà piuttosto nel grado con il quale si ha successo nell'assegnazione ad ogni elemento della cultura nella posizione ad esso dovuta, o nella quale si è capaci di apprezzare e combinare differenti e apparentemente opposte tendenze e interessi.
Secondo la sua visione nel vasto reame della ricerca filosofica troviamo tre distinte regioni, separate solo nei nostri pensieri, non nella realtà: quella dei fatti, quella delle leggi e infine la regione dei principi di valutazione. Questi superiori principi di valore morale ed estetico nel mondo dei fatti si sono realizzati tramite leggi. L'unione di queste tre "regioni" è comprensibile se la riferiamo a una personale Deità, che l'ha voluta nella creazione e conservazione del mondo.
Possiamo aggiungere che in accordo con questo punto di vista niente è reale tranne lo spirito vivente di Dio e il mondo degli spiriti viventi che egli ha creato; le cose di questo mondo hanno realtà solo in quanto esse sono l'apparenza di una sostanza spirituale, che è presente in tutto.
La metafisica La chiave della filosofia teoretica di Lotze si trova dunque nella sua metafisica che ha per oggetto rimodellare le nozioni correnti riguardanti l'esistenza delle cose e loro connessioni con le quali l'uso del linguaggio ci fornisce il modo per renderle consistenti e pensabili. Che le nozioni modificate così trovate abbiano un oggettivo significato ed esse in qualche modo corrispondano all'ordine reale del mondo esistente, che naturalmente esse non possono mai veramente descrivere, dipende da una generale confidenza che noi dobbiamo avere nei nostri poteri di ragionamento e nel significato di un mondo nel quale noi stessi con tutti i necessari corsi dei nostri pensieri abbiamo un dovuto posto assegnatoci.
Il principio tuttavia di queste ricerche è opposto a due tentativi frequentemente ripetuti nella storia della filosofia: il tentativo di stabilire leggi generali o forme, alle quali l'evoluzione delle cose deve aver obbedito, o che un creatore debba aver seguito nella creazione di un mondo (Hegel); il tentativo di tracciare la genesi delle nostre nozioni e decidere del loro significato e valore (teorie moderne della conoscenza).
Nessuno di questi due tentativi è praticabile. Il mondo che ci circonda è già creato; le nostre nozioni, che noi cerchiamo di descrivere correttamente o scorrettamente, è già fatto.