La paronomasiaSi pronuncia alla latina : cfr. DOP ; Bice Mortara Garavelli accetta anche la pronuncia alla greca . (dal latino tardo paronomasia a sua volta dal greco παρονομασία paronomasía «mutamento di nome», composto da παρά pará, «presso», e ὀνoμασία onomasía, «denominazione»), detta anche bisticcio di parole, annominazione o parechesi, è una figura retorica che consiste nell'accostare due o più parole che abbiano suono molto simile (differendo per una o due lettere) ma significato diverso. Le due parole in questione si chiamano paronimi.
Si possono distinguere due tipi di paronomasia: la paronomasia apofonica e quella isofonica. La prima è basata sull'alternanza vocalica nella radice della parola (risica ~ rosica); la seconda sull'uguaglianza dei suoni su cui cade l'accento (traduttore ~ traditore).
Può essere usata per rendere perentoria l'associazione tra due concetti, per esaltare la musicalità di un verso o per scopi umoristici (gioco di parole). Ricorre spessissimo nel linguaggio della pubblicità e nei marchi commerciali (l'esempio forse più noto è Coca-Cola).
Esempi Esempi di proverbi ed espressioni idiomatiche contenenti paronomasia: «Carta canta» «Capire fischi per fiaschi» «Dalle stelle alle stalle» «Chi non risica non rosica» «Chi amministra amminestra» «Senza arte né parte» «Volente o nolente» «Il troppo stroppia» «C'era un grande via vai» «Con tutto quello che mi è costata quella crostata»
Esempi di poesia contenente paronomasia:
Attrazione paronimica Lattrazione paronimica è il fenomeno di etimologia popolare per cui si dà lo stesso significato o un significato simile ai due paronimi che in origine si assomigliavano solo formalmente: per esempio regalia ("le cose del re") ha assunto anche il senso di «mancia» a causa dell'attrazione paronimica di regalare.
L'annominazione L'annominazione in senso stretto è una figura retorica affine alla paronomasia, in cui alla somiglianza formale tra le parole si aggiunge la parentela etimologica. In senso lato, invece, "annominazione" è sinonimo di "paronomasia".
Il bisticcio Il bisticcio, sebbene possa essere sinonimo di paronomasia tout court, è più propriamente il procedimento con cui, nel discorso, si accostano volontariamente parole che abbiano una somiglianza formale, ma una radice diversa. Mentre la paronomasia è un fenomeno generale, "istituzionalizzato", di una lingua, il bisticcio è un'invenzione estemporanea usata come preziosismo letterario.
Per esempio, nel verso di Torquato Tasso:
la parola vólto richiama il participio del verbo volgere, sinonimo di girare, anche se in realtà è un sostantivo maschile con una radice etimologica ben diversa. Sempre da Tasso:
Il bisticcio è caro ai poeti sin dal tempo dei greci. Un esempio di paretimologia e di bisticcio a fini espressivi è infatti dato già dai nomi (il cui reale etimo è incerto) degli eroi omerici Akhilléus (Achille) – ricondotto artificiosamente alla parola ákhos, "angoscia, sofferenza" (Achille come eroe della sofferenza, per l'onore leso e per il compagno caduto) – e Odysséus (Ulisse, Odisseo) - ricondotto artificiosamente al verbo odýssomai "odiare" (Ulisse, Odisseo, cioè l'eroe "odiato" dagli dèi, e in particolare da Poseidone) e odýromai, "gemere di dolore", poiché Odisseo è l'eroe afflitto dalla lontananza. Un altro esempio è dato dalle false etimologie proposte da Esiodo e da Eschilo per il nome del dio supremo Zeus. Esiodo collega l'accusativo di Zeus, cioè Dia alla preposizione diá, "per mezzo di", poiché tutto avviene per mezzo di (dià) Zeus; Eschilo collega l'accusativo dialettale (ionico) di Zeus, cioè Zen o Zena, al verbo greco zen, "vivere", poiché Zen è il dio principio di ogni vita. Sempre Esiodo, nella Teogonia, collega il nome dei Titani al verbo greco titáino, tendere (le braccia), poiché "avrebbero tese le braccia a compiere un grande delitto".
Deformazioni paronimiche satiriche Processi di deformazione paronimica usate estemporaneamente a scopo satirico («Siamo obesi di lavoro» – invece che oberati; «l'inverno è lastricato di buone intenzioni» – anziché inferno da Flaiano) sono molto frequenti al giorno d'oggi; si usano anche nel linguaggio giornalistico («Straordinari Stradivari» da la Repubblica) e in altri settori.
Nella letteratura inglese Nella letteratura inglese paronomasia si chiama pun. La paronomasia è stata molto popolare nel teatro elisabettiano (William Shakespeare). Gerard Manley Hopkins ha spesso usato paronomasia in sue poesie:
Note
Voci correlate Calembour Figura etimologica Figura retorica Retorica musicale Paretimologia Paromeosi
Collegamenti esterni
Categoria:Figure retoriche