Rimasto orfano all'età di sette anni durante un colpo di Stato contro suo padre Clinia, Arato entrò sulla scena politica all'età di venti anni, quando scacciò il tiranno Nicocle che, appoggiato dai Macedoni, deteneva il potere nella sua città natale. Diresse la lega achea nel periodo 245-213 a.C., di cui per 16 volte fu eletto stratego e la portò al suo massimo splendore nell'ultimo sprazzo della Grecia come potenza autonoma. Nel 243 a.C., col sostegno di Tolomeo III impegnato nella terza guerra siriaca, Arato aveva liberato Corinto, mentre nel 229 a.C. riuscì a farsi consegnare dai Macedoni il Pireo ed altri territori dell'Attica.

Alla fine della cosiddetta guerra cleomenea (228-222 a.C.), tra la lega achea e Sparta, dopo essere stato ripetutamente sconfitto da questi ultimi, si alleò cogli storici nemici Macedoni, guidati dal reggente Antigono III Dosone e sconfisse gli Spartani nella battaglia di Sellasia, portando così i Macedoni al dominio sul Peloponneso. Secondo la tradizione Arato fu avvelenato da un sicario di Filippo V, successore di Antigono III.

Biografia Origini Secondo la testimonianza di Plutarco, Arato era il figlio di Clinia, uno dei due magistrati, assieme a Timoclida, che si trovavano al governo della polis di Sicione dopo l'abbattimento del tiranno Cleone.. Morto Timoclida per cause naturali, il cittadino Abantida, desideroso di diventare tiranno della città, uccise Clinia e diversi suoi familiari (264 a.C.). Arato, che all'epoca aveva sette anni, riuscì per caso a fuggire e a rifugiarsi a casa della zia Soso, cognata del padre e sorella dello stesso Abantida. Soso nascose in casa il piccolo e successivamente, approfittando della notte per sfuggire ai sicari del nuovo tiranno, lo inviò di nascosto ad Argo in modo che venisse cresciuto da alcuni amici di Clinia..

Plutarco testimonia che Arato crebbe nell'odio per i tiranni, che avevano sterminato la sua famiglia, tanto che all'età di venti anni (251 a.C.) si preparò a liberare la sua città dai tiranni. Nel frattempo, Abantida era stato assassinato da due suoi oppositori, Dinia e Aristotele il Dialettico, che avevano approfittato dell'interesse che aveva il tiranno per la filosofia e lo avevano ucciso mentre effettuava una discussione filosofica in piazza. Il potere era stato quindi preso dal padre di Abantida, di nome Pasea, che a sua volta era stato assassinato a tradimento da un nuovo tiranno, Nicocle.

Liberazione di Sicione

Plutarco, che utilizza le Memorie di Arato come fonte, fa un racconto dettagliatissimo della prima impresa del futuro stratego: la liberazione della sua città natale dal tiranno Nicocle.. Secondo la testimonianza dello storico di Cheronea, Arato decise di entrare a sorpresa a Sicione sfruttando un tratto delle mura che era particolarmente basso all'interno della città. Questa preziosa informazione gli era stata fornita dal fratello del suo amico Senocle, che proprio scavalcando quel tratto di mura era riuscito a fuggire da Sicione, dopo essere evaso dal carcere dove si trovava prigioniero..

Nicocle aveva inviato delle spie ad Argo per sorvegliare Arato, ma questi riuscì a trarli in inganno fingendo di interessarsi solamente a feste e banchetti. Fatte invece costruire delle scale pieghevoli dall'artigiano Eufranore, armati una trentina dei suoi servi ed assoldati alcuni mercenari,. Arato e suoi compagni si recarono prima a Nemea e di qui si diressero di notte verso Sicione, sfruttando l'oscurità. Nel frattempo, Cafisia, uno degli amici del futuro stratego, avrebbe dovuto rinchiudere nella sua casa il giardiniere che abitava nei pressi di quel tratto di mura, per evitare che desse l'allarme.. Plutarco racconta che Arato era preoccupato dei cagnolini del giardiniere perché, pur molto piccoli, erano particolarmente combattivi e rumorosi.

Cafisia riuscì facilmente a catturare il giardiniere, ma i cagnolini gli sfuggirono e si misero a ad abbaiare e a correre di fianco a coloro che stavano trasportando le scale.. Nonostante il rumore dei cani, Arato e poco più di quaranta dei suoi compagni riuscirono, non visti dalle sentinelle, a salire silenziosamente sulle scale montate a ridosso delle mura e a penetrare nella città. Raggiunto in fretta il quartier generale, Arato e i suoi compagni colsero di sorpresa i mercenari nel sonno e li catturarono tutti senza spargimento di sangue. Nel frattempo si era fatto ormai giorno ed Arato fece proclamare dall'araldo la liberazione di Sicione (251 a.C.):

Arrivati poi alla casa del tiranno, la incendiarono e la saccheggiarono, mentre Nicocle riusciva a salvarsi fuggendo da un passaggio segreto. Plutarco sottolinea come nella presa di Sicione non vi fu alcuna vittima, né tra i patrioti di Arato né tra i fautori del tiranno..

Adesione alla lega achea ed alleanza con Tolomeo II

Liberata Sicione, Arato si trovò subito di fronte a due gravi problemi: prima di tutto gli esuli, rientrati in città, pretendevano di rientrare in possesso dei loro beni che il tiranno aveva ridistribuito ad altri cittadini. Inoltre, la città si trovava isolata e sarebbe quindi stata una facile preda del re di Macedonia Antigono II Gonata, che non vedeva di buon occhio le città democratiche ma preferiva governi tirannici che riusciva a controllare meglio.

Arato decise quindi di far uscire Sicione dal suo isolamento facendola entrare nella lega achea, nonostante la differenza etnica. I Siconi erano infatti di stirpe dorica e non achea.

Arato si recò poi da Tolomeo II, re d'Egitto, per ottenere gli aiuti finanziari necessari per rimborsare gli esuli dall'alienazione dei loro beni.. Plutarco testimonia che il viaggio in Egitto fu molto avventuroso perché la nave di Arato fu spinta dai temporali ad Andro, isola filo-macedone, dove fu presa dai nemici. Ma Arato, accompagnato dal suo amico Timante, riuscì a nascondersi in un bosco, dove rimase fino a quando riuscì ad imbarcarsi su una nave romana in transito e diretta in Siria. Convinto il comandante a dirottare la nave verso la Caria, da qui si imbarcò per l'Egitto, dove incontrò Tolomeo e lo convinse ad elargirgli la somma necessaria per la pacificazione delle controversie nella sua città.

Liberazione di Corinto

Arato fu eletto stratego della lega achea per la prima volta nel 245 a.C.. Durante il suo mandato, si alleò con la Beozia nella guerra contro la lega etolica, ma arrivò in ritardo alla battaglia di Cheronea, nella quale i Beoti furono sconfitti e trovarono la morte lo stesso beotarco Abeocrito con mille soldati..

L'anno successivo Arato fu di nuovo eletto stratego. e, con quattrocento uomini, liberò Corinto dalla guarnigione filo-macedone (243 a.C.).. Le modalità di presa della città furono simili alla liberazione di Sicione: mentre otto dei suoi uomini, travestiti da viandanti, uccidevano le sentinelle, Arato e i suoi, avvicinatisi alla città a piedi nudi per non far rumore, portarono le scale pieghevoli e scavalcarono le mura, penetrando a sorpresa nella città. Affrontati e sconfitti i mercenari di Archelao, il comandante della guarnigione macedone, conquistò la rocca di Acrocorinto, liberando la città, che era in mano al regno di Macedonia fin dal 337 a.C..

Dopo aver lasciato andare Archelao, Arato si impadronì di Lecheo, il porto di Corinto, dove requisì 25 navi di Antigono e mise in vendita tutti i beni macedoni, tra i quali cinquecento cavalli e quattrocento schiavi..

Annessione di Megalopoli e di Argo

Conquistata Corinto, negli anni successivi, durante i quali fu più volte eletto stratego della lega achea, Arato tentò più volte di liberare Argo dai tiranni. Dapprima tentò di uccidere il tiranno Aristomaco il Vecchio con un attentato. Inviò infatti ad Argo alcuni uomini travestiti da mercanti e con un piccolo pugnale nascosto tra le merci (era infatti vietato introdurre armi in città) ma l'attentato fallì perché i sicari furono in disaccordo fra loro.. Successivamente, quando Aristomaco fu ucciso da uno schiavo e si impadronì del potere Aristippo, Arato mosse guerra contro quest'ultimo ma non trovò nessun appoggio da parte degli Argivi che, ormai abituati alla tirannide, non fecero nulla per agevolare lo stratego della lega achea..

Arato tentò allora un attacco a sorpresa scavalcando le mura come aveva fatto a Sicione e a Corinto, ma ancora una volta non incontrò alcun aiuto da parte argiva e, ferito ad una gamba, dovette fuggire.. Lo stratego decise allora di affrontare il nemico in campo aperto ma fu sconfitto presso il fiume Carete e si ritirò.

Finalmente, Arato riuscì ad avere la meglio su Aristippo quando quest'ultimo mosse guerra contro Cleone, città del Peloponneso tra Argo e Corinto, che Arato stesso aveva da poco fatto entrare nella Lega Achea. Lo stratego infatti aveva portato di nascosto il suo esercito dentro Cleone all'insaputa di Aristippo e, quando quest'ultimo attaccò la città, fu colto di sorpresa dalla superiorità numerica degli Achei e fu sconfitto, trovando egli stesso la morte in battaglia..

Arato riuscì così a sconfiggere ed eliminare il suo avversario, ma non la città di Argo, perché Aristomaco il Giovane, fratello del tiranno ucciso, riuscì a conservare il potere. Nel 229 a.C., con l'aiuto di Lidiada, Arato riuscì però a convincere il nuovo tiranno a rinunciare spontaneamente al potere e ad annettere Argo alla lega achea..

Lidiada era stato a sua volta il tiranno di Megalopoli ed era stato convinto dallo stesso Arato ad abdicare nel 234 a.C. circa, annettendo anche questa città alla lega achea.

Alleanza con gli Etoli e liberazione dell'Attica Alleatosi con la lega etolica, Arato decise di liberare anche Atene dalla guarnigione macedone che la occupava. Cercò più volte invano di prendere il Pireo e dopo uno di questi tentativi si ruppe una gamba mentre era in fuga..

Quando Antigono II morì e Demetrio II salì sul trono di Macedonia (239 a.C.), Arato cercò lo scontro campale coi Macedoni, ma fu sconfitto a Filacia da Biti, il generale di Demetrio, e si sparse addirittura la voce che lo stesso stratego fosse morto, tanto che Diogene, il comandante della guarnigione macedone, inviò a Corinto dei messaggeri per comunicare la notizia, suscitando però l'ilarità degli Achei, dato che lo stesso Arato si trovava proprio a Corinto al momento dell'arrivo degli inviati di Diogene.

Alla morte di Demetrio (229 a.C.), gli Ateniesi erano ormai maturi per rendersi indipendenti dai Macedoni, ed Arato riuscì a convincere Diogene a consegnargli il Pireo, Munichia, Salamina e i Capo Sunio in cambio di 150 talenti, dei quali 20 sborsati dallo stesso Arato. In conseguenza di ciò, diverse città dell'Attica aderirono o si allearono con la lega achea.

Guerra cleomenea

Quando la lega achea si trovava ormai all'apice della sua potenza, dovette affrontare una guerra contro Sparta, la cosiddetta guerra cleomenea (228-222 a.C.).

Il re di Sparta Cleomene III, infatti, aveva approfittato di alcuni incidenti avvenuti con gli Achei al confine con l'Arcadia per muovere guerra contro la lega stessa. Il motivo per il quale Cleomene aveva scatenato la guerra, secondo Plutarco, era il fatto che il re di Sparta intendeva imporre delle sostanziali riforme alla città e riteneva più opportuno realizzarle in tempo di guerra, forte dei poteri militari che esercitava, piuttosto che in tempo di pace, quando gli efori avevano invece il pieno controllo politico..

Aristomaco, l'ex tiranno di Argo che era stato nominato stratego della lega nel 228 a.C., si preparò alla battaglia contro Cleomene ma Arato lo costrinse al ritiro, nonostante la schiacciante superiorità numerica degli Achei..

Successivamente, Cleomene sconfisse Arato nella battaglia del Monte Liceo (227 a.C.).. In quell'occasione si sparse la voce che lo stesso Arato fosse morto, come era avvenuto anni prima nella battaglia di Filacia contro i Macedoni. Lo stratego della lega, invece, approfittò dell'effetto sorpresa per strappare Mantinea agli Spartani...